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Tag: Unione Europea

La semina maligna dell’Europa

Autore: liberospirito 15 Set 2015, Comments (0)
Una breve riflessione dall’America Latina su quello che sta accadendo in Europa. Lo sguardo è quello di Frei Betto, teologo e scrittore brasiliano, esponente della teologia della liberazione. Poche parole, dirette, che non possono non colpire. In rete esiste presso diversi siti la versione in spagnolo del testo (L’Europa recoge lo que plantó).
frei betto
Tutti seguiamo, tramite i media, il flusso migratorio verso l’Europa occidentale, di africani e arabi di paesi in conflitto come la Siria, l’Iraq, l’Eritrea e Libia. Nel 2015, 332.000 immigrati clandestini sono sbarcati nel Vecchio Continente. Le acque del Mediterraneo hanno sepolto, da gennaio ad agosto di quest’anno, 2.500 persone in fuga dalla miseria e dalla violenza, alla ricerca di un po’ di pane e di pace. Nel 2014, 3.500. Uno dei casi più drammatici è quello dei 71 migranti trovati morti in un camion frigorifero vicino Vienna, asfissiati dalla mancanza di ventilazione.
Quello che hanno fatto i nazisti negli anni 1930 e 1940, ora viene ripetuto su una scala più piccola, ma in un modo non meno tragico.
Papa Francesco ha fatto ripetuti appelli per proteggere le vittime di un mondo egemonizzato da un sistema in cui la libera circolazione delle monete non trova la reciprocità nella libera circolazione delle persone. Al capitale tutte le frontiere sono aperte. Alle persone, tutte si chiudono, soprattutto se sono neri o musulmani. Questi vengono presi, per pregiudizio, come potenziali terroristi.
L’Unione europea ha deciso che ogni paese membro dovrebbe ospitare una certa quota di immigrati. Tuttavia, chi fugge dalla fame e dalla guerra ignora le statistiche. Cerca un posto al sole in questo mondo segnato dalla disuguaglianza e dall’indifferenza.
E’ triste vedere i bambini vagare per le strade e i vecchi strisciare sotto recinzioni di filo spinato; gli obiettivi della polizia è cercare di respingerli con bombe a gas, cani, schermi elettrici .
L’Europa occidentale raccoglie il frutto del seme maligno che ha piantato: secoli di colonialismo in Africa e di sostegno a regimi dittatoriali in Oriente. Dopo aver rapinato risorse naturali e sostenuto dittatori sanguinari, gli europei hanno lasciato un peso di miseria e violenza. Se avessero promosso la democrazia e lo sviluppo di questi paesi, non starebbero ora ad alzare muri per fermare l’orda di immigrati, e questi non rischierebbero la vita nelle acque del Mediterraneo aggrappati alla fragile speranza di una vita migliore.
L’Unione europea ha sostenuto l’intervento brutale degli Stati Uniti nei paesi arabi. Dopo aver sostenuto Saddam Hussein, Gheddafi e Bashar al-Assad, le potenze occidentali, guardando il petrolio da questi paesi, hanno fatto appello al pretesto del terrorismo per rovesciare i loro ex burattini e lasciare il caos nel posto.
Europei occidentali dimenticano il loro stesso passato. Tra il 1890 e il 1910, oltre 17 milioni di europei emigrarono negli Stati Uniti – 570 000 ogni anno. E a migliaia sono venuti in Sud America. Questo quando la popolazione mondiale era quasi una quarto di quella di oggi. La migrazione dell’Atlantico è stata molto più intensa di quella attuale.
Perché l’Europa occidentale non ha chiuso i suoi confini dopo la caduta del muro di Berlino, quando si intensificò la migrazione da est verso ovest? I popoli dell’Est hanno caratteristiche slave, la pelle bianca come la neve, gli occhi chiari. Niente di meglio che averli come dipendenti – in alberghi, ristoranti, negozi e case – persone di “buon aspetto”.
Il pregiudizio uccide – le sue vittime e i valori umani che teoricamente difendiamo. E la discriminazione rivela la nostra vera faccia.
Frei Betto

Fermiamo gli EPA. Un appello

Autore: liberospirito 28 Gen 2014, Comments (0)

Come abbiamo fatto in altre occasioni, proponiamo anche questa volta il seguente appello lanciato da Alex Zanotelli, invitando alla sottiscrizione. Riguarda in questo caso la politica aggressiva attuata dall’Unione Europea per costringere i paesi dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico a firmare gli EPA (Economic Partnership Agreements – Accordi di partenariato economico). Sono accordi di cui ignoriamo sia l’esistenza che i possibili effetti distruttivi per i popoli di questi paesi.

africa

L’Unione Europea, anche a motivo della crisi economica, persegue una politica sempre più aggressiva per forzare i paesi ACP (Africa, Caraibi, Pacifico) a firmare gli EPA (Economic Partnership Agreements – Accordi di partenariato economico). Una trattativa questa durata quasi dieci anni; la UE esige che entro il 1 ottobre 2014 gli accordi siano siglati (questo è il primo passo che precede la vera e propria firma che può avvenire anche a diversi mesi di distanza dopo la soluzione di tutti gli aspetti legali).
Le relazioni commerciali tra la UE e i paesi ACP sono state regolate dalla Convenzione di Lomé (1975-2000) e poi di Cotonou (2000-2020) con la clausola che i prodotti ACP – prevalentemente materie prime – potessero essere esportati nei mercati europei senza essere tassati. Questo però non valeva per i prodotti europei esportati nei paesi ACP, che dovevano invece sottostare a un regime fiscale di tipo protezionistico.
Ora, la UE chiede ai paesi ACP di eliminare le barriere protezionistiche in nome del libero scambio perché così richiede il WTO (l’Organizzazione Mondiale del Commercio) che persegue la politica di totale liberalizzazione del mercato. Con gli EPA infatti le nazioni africane saranno costrette a togliere sia i dazi che le tariffe oltre ad aprire i loro mercati alla concorrenza. La conseguenza sarà drammatica per i paesi ACP: l’agricoltura europea (sorretta da 50 miliardi di euro all’anno) potrà svendere i propri prodotti sui mercati dei paesi impoveriti. I contadini africani, infatti, (l’Africa è un continente al 70% agricolo) non potranno competere con i prezzi degli agricoltori europei che potranno svendere i loro prodotti sussidiati. E l’Africa sarà ancora più strangolata e affamata in un momento in cui l’Africa pagherà pesantemente i cambiamenti climatici.
La UE vuole concludere in fretta questo negoziato vista l’importanza strategica dell’accordo soprattutto per il rincaro delle materie prime che fanno molta gola alle potenze emergenti (i BRICS ), in particolare Cina, India e Brasile già così presenti in Africa.
Per di più gli EPA aprirebbero nuovi mercati per i prodotti europei, ma anche nuovi spazi per investimenti e servizi.
Il tentativo dell’Unione Europea di siglare gli EPA con i 6 organismi regionali coinvolti – Comunità dei Caraibi (Cariforum), Africa Centrale (CEMAC), Comunità dell’Africa Orientale (EAC) e Corno d’Africa, Africa Occidentale (ECOWAS), Comunità di sviluppo dell’Africa Australe (SADC) e infine i paesi del Pacifico – sta conoscendo significativi ostacoli. Al momento, la UE ha firmato un accordo definitivo solo con i quindici stati dei Caraibi. Le altre aree si sono rifiutate di firmare in blocco e la UE ha perseguito la politica di firmare EPA provvisori con i singoli paesi: 21 hanno finora siglato gli accordi anche se pochi hanno firmato, dando un chiaro segnale della inaccettabilità degli accordi e della fallibilità diplomatica dell’UE su questo fronte, e che sin dalla Conferenza di Lisbona (2007) si doveva presagire. In questo clima il Coordinamento per i Negoziati EPA, promosso dall’Unione Africana (UA), ha invitato tutti a non firmare per ora gli accordi EPA, ma di aspettare dopo il vertice Africa-UE che si terrà il prossimo aprile.
Noi, donne e uomini impegnati nella lotta per il rispetto dei diritti umani, missionari e laici, riteniamo che gli EPA siano profondamente ingiusti per queste ragioni:
  • in un’Africa già così debilitata, questi accordi costituirebbero un colpo mortale per l’agricoltura africana, in particolare per l’industria della trasformazione e della lavorazione dei prodotti agricoli, che può e deve arrivare a sfamare la propria gente;
  • l’eliminazione dei dazi doganali nei paesi ACP, che costituiscono una bella fetta del bilancio statale, metterebbero in crisi gli stati ACP;
  • gli accordi fatti dalla UE con i singoli stati d’Africa hanno la conseguenza di spaccare le unità economiche regionali essenziali per una seria crescita dell’Africa;
  • non è vero che sia il WTO a esigere gli EPA, che sono invece frutto delle spinte neoliberiste di Bruxelles;
  • la UE deve rendersi conto che l’Africa sta guardando ai BRICS , in particolare a Cina, Brasile e India come partner più allettanti che l’Europa.
Noi guardiamo anche con grande preoccupazione ai negoziati di libero scambio(DCTFA) con tre importanti paesi del Nordafrica: Egitto, Tunisia e Marocco, ai quali bisogna aggiungere la Giordania. La UE vorrebbe negoziare la liberalizzazione dei settori agricoli, manifatturieri, ittici nonché l’apertura dei mercati pubblici alle compagnie europee. A nostro parere questo costituirebbe una minaccia diretta alle aspirazioni sociali e democratiche promosse dalle ‘primavere arabe’. Questi accordi rinchiuderebbero le economie di questi paesi in un modello di crescita rivolta all’esportazione e aprirebbero i mercati di quei paesi alle multinazionali europee.
L’Europa non può permettersi un negoziato del genere dopo il fallimento del Processo di Barcellona, firmato il 28 novembre 1995, con 15 paesi del Mediterraneo che voleva instaurare un’area di libero scambio nel Mare nostrum.
Siamo alla vigilia delle elezioni europee. Noi chiediamo che questi negoziati sia con i paesi ACP sia con i paesi del Mediterraneo diventino soggetto di dibattito pubblico. Non è concepibile che una potenza economica come la UE non abbia una seria politica estera verso i paesi più impoveriti, verso soprattutto il continente a noi più vicino:l’Africa.
Ci appelliamo a tutti quei gruppi, associazioni, reti, istituti missionari che hanno già lavorato sugli EPA a riprendere a martellare i nostri deputati a Bruxelles.
Non possiamo non ascoltare l’immenso grido dei poveri. E’ in ballo la vita di milioni di persone, ma anche il futuro della UE.
p. Alex Zanotelli – missionario comboniano
Vittorio Agnoletto – medico, network internazionale Flare
Maurizio Ambrosini – professore universitario Scienze Politiche Milano
Sylvie Coyaud – giornalista Il Sole-24Ore/Oggi Scienza
Angelo Del Boca – storico
p. Benito De Marchi – Londra -GERT
Nicoletta Dentico – presidente OISG, Osservatorio Italiano Salute Globale
p. Martin Devenish – Gran Bretagna – GERT:Gruppo Europeo di Riflessione Teologica
Carmelo Dotolo – Roma- GERT
Cristiana Fiamingo – africanista docente di Storia e Istituzioni dei Paesi Afro-Asiatici
Raffaele Masto – scrittore e giornalista di Radio Popolare. Autore del Blog: “Buongiornoafrica.it”
Nora Mc Kean – associazione Terranuova
Silvestro Montanaro – giornalista e scrittore
Antonio Onorati – Centro Internazionale Crocevia
Moni Ovadia – scrittore, attore, regista
Pietro Raitano – direttore Altreconomia
p. Efrem Tresoldi – direttore della rivista Nigrizia
Antonio Tricarico – presidente Re Common
p. Joaquim Valente da Cruz – Portogallo -GERT
p. Fernando Zolli – Commissione Giustizia e Pace degli Istituti Missionari in Italia
Alberto Zoratti e Monica Di Sisto – Fairwatch
p. Franz Weber – Austria – GERT