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Tag: Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti

I conti in tasca: tra Dio e Mammona

Autore: liberospirito 17 Mar 2017, Comments (0)

IL CARDINALE AGOSTINO CASAROLI CON BETTINO CRAXI ALLA FIRMA DELL' ACCORDO DI REVISIONE DEL CONCORDATO D' ITALIA (Umberto Roazzi / Giacominofoto, ROMA - 1984-02-18) p.s. la foto e' utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e' stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate

«Non potete servire Dio e Mammona»

(Mt 6,24; Lc 16,13)

Il sistema di sostentamento del clero attualmente in funzione è quello scaturito dagli accordi firmati nel 1984 dall’allora premier Bettino Craxi (poi coinvolto nell’inchiesta “Mani Pulite”) e dal cardinale Agostino Casaroli, segretario di Stato vaticano. Ora, i dati attualmente a disposizione mostrano come la Chiesa italiana veda assottigliarsi sempre di più i suoi introiti. Le offerte fiscalmente deducibili finalizzate direttamente al sostentamento del clero sono in netta caduta: oltre un terzo in meno in dieci anni, passando dai 18 milioni del 2005 agli 11 del 2014. Osserva amareggiato monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei: “Sono diminuite progressivamente sia la somma complessiva raccolta, sia il numero delle offerte sia il valore medio”.

Come è noto, le offerte deducibili  (fino a duemila euro) dall’Irpef vanno ad aggiungersi alla quota dell’otto per mille dello stesso gettito destinata alla Chiesa. Ma sono parimenti negativi anche i dati relativi all’8 per mille il cui andamento, partito nel 1990 con il 76 per cento,  è stato in salita dal 2005, quando superò l’89 per cento delle firme, per poi cominciare a scendere fino all’81 per cento del 2013. Segni dei tempi, anche questi. Detto ciò, seppure in calo, la somma relativa all’otto per mille assegnata alla Chiesa Cattolica per il 2016 non è uno scherzo, risulta pari a un miliardo e diciotto milioni  di euro.

Su tutte questi problemi l’UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti) ha deciso di dar vita alla piattaforma I costi della Chiesa (http://www.icostidellachiesa.it): l’obiettivo è di presentare una stima di massima che sia la più attendibile e accurata possibile, citando le fonti e utilizzando metodologie trasparenti. L’UAAR parte dall’assunto che tutte le religioni dovrebbero essere sostenute da chi le professa. Ciò non accade perchè Italia ci sono un numero considerevole di leggi e normative emanate in favore delle comunità di fede. Nessuno è al corrente dell’entità dei fondi pubblici e delle esenzioni di cui, annualmente, beneficia la religione che ne gode incomparabilmente più delle altre, cioè la Chiesa cattolica. Pertanto l’impresa è improba. Altri negli anni passati ci hanno provato: Piergiorgio Odifreddi (in Perché non possiamo essere cristiani, del 2007) l’ha stimata in 9 miliardi di euro l’anno, Curzio Maltese (ne: La questua, del 2008) in 4,5 miliardi. Secondo l’UAAR la stima aggiornata dei costi annui della Chiesa cattolica è di € 6.448.569.808. Serve forse un commento?

 

Credenti e non credenti: un convegno

Autore: liberospirito 17 Gen 2014, Comments (0)
Continuiamo il discorso sulla libertà religiosa. Riportiamo sotto la sintesi – ad opera di Antonia Sani (del Comitato Nazionale “Scuola e Costituzione”) – di un convegno, indetto dall’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (UAAR), tenutosi a Roma, venerdì 10 gennaio, nella Sala delle Colonne di Palazzo Marini, presso Camera dei Deputati, dal titolo “Non credenti e credenti: differenti, con identici diritti”. Per chi è interessato gli interventi integrali dei relatori sono disponibili in formato audio-video sul sito di Radio Radicale. Condividiamo il giudizio finale dell’autrice dell’articolo, secondo cui il limite intrinseco del convegno (e degli organizzatori) sta nel voler considerare l’ateismo e l’agnosticismo al pari di una religione, sottovalutandone gli evidenti rischi. Così come è pericoloso rivendicare riconoscimenti istituzionali, scordando che l’istituzionalizzazione conduce inevitabilmente all’irrigidimento e alla conservazione (e al conservatorismo). C’è ancora molto da fare -sotto tutti i punti di vista – nel campo della libertà religiosa.
convegno 10gennaio UAAR
Laicità è cultura/cultura è laicità è il filo rosso che percorre e collega gli interventi dei partecipanti al Convegno “Non credenti e credenti, differenti, con identici diritti” organizzato dall’UAAR lo scorso 10 gennaio a Roma.

Due le ragioni poste dai promotori alla base dell’incontro: “l’approvazione non più rinviabile di una legge sulla libertà religiosa e di coscienza”; la richiesta, sollevata dall’UAAR fin dalla nascita, di “stipulare un’Intesa con lo Stato”, riservata dall’art.8/Cost. alle confessioni religiose diverse da quella cattolica. (Isabella CazzolaUAAR- introduzione)

Entrambe le questioni restano tuttavia sullo sfondo. Il focus si è concentrato sulla preoccupazione comune a tutti i partecipanti: la costruzione di uno spazio pubblico laico, non neutro, non secolarizzato nell’indifferenza, non occupato da razzismi, antisemitismo, omofobia, o da nuove forme di nazionalismo dettate dalla crisi.  Di sociologia della laicità parla Laura Balbo individuando nei soggetti che abitano lo spazio pubblico coloro che coi propri comportamenti, razionali ed emozionali, possono fare dello spazio pubblico uno spazio laico. Stefano Meriggi evoca la polis aristotelica come “insieme di genti diverse”, opposta alle ristrette comunità omogenee, preambolo di una laicità in nuce, ancora oggi lontana dall’essere realizzata per l’assenza di un confronto “scientifico” delle differenze in luogo del potere arbitrario delle maggioranze.

“Ma chi non ha identità non può costruire una società laica” (Aurelio Mancuso). Lo spazio laico si realizza nel riconoscimento reciproco delle identità, anche se profondamente diverse dalla propria.  Laicità dunque come metodo-strumento per la civile convivenza, fondata sull’uguaglianza come confronto-accettazione delle diversità.

Stefano Levi della Torre affronta la complessa questione dell’identità. La ricerca di sicurezza favorisce il proliferare di piccole comunità omogenee dove si alimentano forme di razzismo, “innamoramento di se stessi” prima ancora che odio per il diverso, ma oggi la dimensione globale della società impone il pluralismo, formazioni di grandi gruppi “non idolatri”, anzi tendenti a sviluppare identità soggettive; ma il riconoscimento di identità diverse, il contrasto alle ingiustizie sulle minoranze non può significare accettazione acritica di pratiche che offendono la dignità della persona umana.

L’integrazione (Khaled Fouad Allam) deve cancellare l’uso del termine etnia, che nel nome del rispetto delle diversità “sancisce un’ irrimediabile distanza” tra i soggetti sociali spostandoli all’ indietro nella riaffermazione di credenze, superstizioni, religioni ataviche, con un allontanamento della società nel suo insieme da valori precedentemente condivisi, frutto di un’evoluzione di secoli su cui si è fondato il patto delle società democratiche (Aurelio Mancuso).

La constatazione della non condivisione nella società pluralista di una tavola di valori comuni suscita interrogativi allarmanti. Come gestire il conflitto? Quale spazio al dubbio? Alla tolleranza? Quali aspetti positivi nel relativismo cattolico? E come gestire identità individuali in conflitto con l’identità del gruppo di appartenenza? Paolo Ferrero parla di identità plurale. L’identità soggettiva non può essere appiattita sui caratteri identitari del gruppo di appartenenza. La costruzione di soggettività critiche è il fondamento di una società laica. La nostra società non è laica, piuttosto potrebbe essere definita “diversamente religiosa”: dalle leggi della Chiesa alle leggi del mercato. Si tratta in entrambi i casi di assoluti accettati irrazionalmente…

A Gherardo Colombo il nodo laicità/diritto-diritti. Il percorso storico da lui evocato non lascia margini “L’efficacia delle leggi avviene dopo l’affermazione di una cultura disposta a recepirle”.  La laicità non si realizza con l’affermazione di un’uguaglianza acritica. Ogni diversità va rispettata (anche con forme di mediazione transitorie), nel perseguimento di vie culturali adeguate a creare la consapevolezza del valore dell’affermazione dei diritti umani. Tra questi, il valore della spiritualità che non va confuso con Chiese e religioni.

Lucio Malan, presentatore di una proposta di legge sulla libertà religiosa, si domanda se davvero tutto ciò che ha a che fare con la religione sia retrogrado, e progressista ciò che riguarda la laicità… Sottolinea l’ambito dell’art.8/Cost. relativo alle confessioni religiose.

In conclusione, alla funzione taumaturgica della cultura, la pars construens, sintetizzata da Raffaele Càrcano (UAAR , coordinatore del convegno) nella formula “Che fare?”.  La laicità, dalla vetrina delle enunciazioni alla prova dei luoghi fisici… Un confronto col pubblico, purtroppo non previsto, avrebbe dato concretezza a prospettive di azione, in particolare nella scuola, dove è vivo il conflitto tra le posizioni dell’UAAR in difesa dell’istituzionalizzazione dell’ “Ora alternativa all’Insegnamento della Religione Cattolica”, e quella di altre associazioni laiche.   La scuola è il più importante spazio pubblico in cui si incontrano cittadini di tutte le età e di tutte le condizioni socio-economiche per la formazione critica dei giovani. Additare come obiettivo il conseguimento di un insegnamento curricolare in alternativa all’ IRC significa legittimare la presenza dell’ IRC nella scuola, spegnere ogni forma di reale contestazione, abituare a considerare il privilegio inaccettabile consentito alla religione maggioritaria, benché non più “religione di Stato”, come una sorta di “civile convivenza delle diversità”…

Similmente stupisce l’accanimento con cui l’UAAR persegue con ricorsi su ricorsi la possibilità di essere ammessa a stipulare un’intesa con lo Stato, entrando a far parte della piramide discriminante – peraltro stigmatizzata dalla stessa UAAR – che si fonda su privilegi concordatari estendendone una minima parte a talune confessioni non cattoliche…   Una legge sulla libertà religiosa e di coscienza potrebbe superare la vecchia legge dei “culti ammessi” solo se il regime concordatario e delle conseguenti Intese venisse abrogato. Un cambiamento culturale di dimensioni epocali….

Ma i passi devono essere rivolti inequivocabilmente in quella sola direzione. E la scuola è la prima palestra pubblica per la costruzione di questa consapevolezza.

Antonia Sani