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Tag: Thomas Berry

La spiritualità salverà il mondo?

Autore: liberospirito 8 Ago 2016, Comments (0)

 La spiritualità salverà il mondo? A settembre uscirà in libreria un nuovo libro di Matthew Fox dal titolo La spiritualità del Creato: manuale di mistica ribelle (Gabrielli Editori). Anticipiamo ampi stralci dell’intervista che Fox ha rilasciato a Gianluigi Gugliermetto, pastore anglicano e fondatore dell’Associazione Spiritualità del Creato, e che costituirà la postfazione del volume. Abbiamo ricavato la conversazione dal sito di Adista, dove è possibile leggere la versione integrale.

matthew fox

Quando scrisse  La spiritualità del Creato, il mondo si trovava forse in una situazione di maggiore speranza. La guerra fredda era terminata, la guerra del Golfo non era ancora iniziata. Anche se lei venne ridotto al silenzio per un anno, e scrisse il libro alla fine di quel periodo, il tono generale del volume è molto ottimistico. È d’accordo? Scriverebbe lo stesso libro oggi? O, meglio: la sintesi della spiritualità del Creato che lei ha proposto in questo libro del 1991 è valida ancora oggi?

È vero, ovviamente, che la storia e la cultura si sono evolute da quando ho scritto questo libro. Per quanto riguarda la Chiesa cattolica, ad esempio, all’epoca alcuni teologi (tra cui Leonardo Boff e io stesso) eravamo posti sotto silenzio per periodi limitati, ma non eravamo ancora stati espulsi come invece accadde alcuni anni dopo. Successivamente, un totale di 106 teologi e teologhe (la lista si trova nel mio libro La Guerra del papa, Fazi, 2012) sono stati messi a tacere, espulsi e posti in condizioni tali di stress da provocar loro attacchi cardiaci ed esaurimenti nervosi. Il Vaticano dell’era Giovanni Paolo II e Benedetto XVI era impegnato a screditare la Teologia della Liberazione e le Comunità di Base, in combutta con il presidente Reagan e la CIA (un fatto che documento nel mio libro), ma non era ancora detto che ci sarebbero riusciti e che avrebbero sostituito dei leader cristiani autentici e davvero eroici, come mons. Romero, il vescovo Casaldáliga, il cardinale Arns, con persone estremamente obbedienti e appartenenti alla destra estrema, membri dell’Opus Dei, della Legione di Cristo, e altri ancora. Il marcio dei preti pedofili e la sua copertura da parte della gerarchia, a partire dal card. Law fino al card. Ratzinger, non era ancora visibile al pubblico. Quando il libro venne pubblicato c’era, quindi, più speranza riguardo alla Chiesa cattolica, a causa di una certa ingenuità. Dal punto di vista culturale, il libro venne ben prima dei drammatici eventi dell’11 settembre e la risposta cieca, guidata dal loro cervello rettiliano, data dall’amministrazione Bush-Cheney, con l’invasione dell’Iraq con ragioni false e con il pandemonio che ne seguì, con il Medio Oriente che continua a bruciare, dalla Siria all’Iraq, alla Libia e in altri luoghi ancora. E la successiva “primavera araba” come sappiamo ha ottenuto risultati ambivalenti. Riguardo la tesi fondamentale del libro, tuttavia, ritengo che stia ancora in piedi. Dopo tutto, io non sono un giornalista. Come teologo spirituale cerco di dare un nome alla correnti profonde della vicenda umana, sia quelle individuali sia quelle comunitarie, correnti che sono presenti in ogni caso, indipendentemente dagli avvenimenti internazionali. Ciò che dico in La spiritualità del Creato è ancora vero, secondo me: abbiamo bisogno ora più che mai di un risveglio interculturale che nasca da una passione profonda per la giustizia e la compassione, per un nuovo sistema economico che funzioni per tutti, per il rinnovo delle forme educative e di una filosofia dell’apprendimento che sottolinei la creatività invece dell’obbedienza, che ritenga l’eco-giustizia essenziale per la nostra sopravvivenza come specie (ovviamente anche delle altre specie) e che si impegni a raccogliere insieme le tradizioni sapienziali di tutta la Terra (inclusa la scienza di oggi) invece di continuare le guerre di religione e le divisioni ideologiche. Queste io le chiamo le “quattro E”: l’educazione, l’ecologia, l’economia e l’ecumenismo. È ovvio che la spiritualità del Creato, che pone il Creato come strada maestra dell’esperienza del divino e del senso del sacro, è al cuore del rinascimento che tutti stiamo cercando. Per questo io continuo a suggerire di passare dalla conoscenza alla sapienza, un passaggio che un vero rinascimento spirituale può effettuare, anzi deve. La scienza ha fatto grandi passi avanti negli ultimi 25 anni, quando questo libro venne pubblicato in lingua inglese, risvegliandoci tutti quanti, attraverso le sue scoperte, all’importanza dell’interconnessione come base della compassione (di cui parlo nel mio libro Compassione: spiritualità e giustizia sociale).

Quindi lei non è indotto al pessimismo dalle vicende dei nostri giorni?

Thomas Berry ha sottolineato che spesso è nei periodi più oscuri della storia che emergono le fasi più creative. Questo fu il caso della dinastia Han nella Cina del III secolo, e una cosa simile si è verificata nel Medioevo europeo. L’oscurità non deve indurre al pessimismo, ma può essere un invito ad accendere i focolai della creatività e dell’immaginazione sociale. Il movimento della spiritualità del Creato lo fa da decenni nell’area della pedagogia, con risultati stupendi, come anche nell’area dell’ecologia e dell’ecumenismo. E certamente dobbiamo spingere per una nuova economia che funzioni e abbiamo, tra gli altri, l’economista David Korten il quale è impegnato a tracciare un’economia che funzioni per tutti, inclusi i non-umani. Fu Tommaso d’Aquino ad avvertirci che «la disperazione è il più insidioso dei vizi» (mentre il peggiore dei peccati per lui è l’ingiustizia). Quando siamo disperati, osserva Tommaso, non ci amiamo, e per questo non amiamo gli altri. La disperazione caccia via la compassione dai nostri cuori. La speranza quindi è necessaria per sopravvivere, ma mi piace la definizione che della speranza dà l’eco-filosofo David Orr: «La speranza è un verbo che si tira su le maniche». La nostra speranza e il nostro ottimismo sono proporzionali alla fatica che decidiamo di metterci.

Quanto è importante per lei che la spiritualità rimanga distinta dalla religione? Pensa che la Chiesa cattolica, o altre Chiese, si stiano muovendo verso una stagione di riforme? Pensa che le persone possano essere raggiunte dalla spiritualità del Creato anche se non appartengono a nessuna istituzione religiosa?

Penso che la religione istituzionale così come la conosciamo stia per terminare la sua corsa, in Oriente come in Occidente. Gaia – la Terra – è così seriamente in pericolo e le istituzioni moderne sono così lontane dalle persone, che si può tracciare un parallelo tra periodi analoghi della storia dell’Occidente quando nacquero dei nuovi ordini. Penso alla nascita dei Benedettini nel VI secolo, ai Francescani e ai Domenicani nel XIII secolo, ai Gesuiti nel XVI secolo. Gli ordini rispondono più rapidamente ai cambiamenti culturali rispetto ai grandi apparati delle religioni istituzionali. In un certo senso, la moltiplicazione dei movimenti in seno al protestantesimo ha rispecchiato la nascita degli ordini nella Chiesa cattolica romana, ma non completamente. La base del protestantesimo è stata la reazione contro gli abusi della Chiesa cattolica, e sebbene la protesta e il no profetico siano una cosa molto positiva, il risultato ottenuto ha messo in secondo piano il sì mistico alla vita e il misticismo stesso. I limiti del protestantesimo, che oltretutto è nato contemporaneamente al mondo moderno, sono ben visibili oggi, come aveva predetto Paul Tillich 75 anni fa parlando di «fine dell’era protestante». Ma oggi noi viviamo anche nell’era della fine del cattolicesimo romano. Il pianeta Terra si trova in circostanze così preoccupanti che non può permettersi di aspettare che le religioni organizzate si diano una mossa. La Terra stessa sta chiamando molti giovani a realizzare nuove forme comunitarie, un nuovo connubio tra contemplazione e azione, tra misticismo e profezia, che ha luogo al di fuori delle mura dei monasteri e spesso al di fuori delle Chiese. Molti giovani stanno rispondendo con generosità e con coraggio a questa chiamata e sono ben pochi quelli che si aspettano che la guida venga assunta dalla Chiesa istituzionale. Inoltre, l’assunzione di tradizioni e di pratiche spirituali che provengono dall’Oriente e dai popoli indigeni è anch’essa un segno dei nostri tempi. Il suo successo non dipende tanto dalla religione istituzionale quanto dalla fame dei cuori e dal desiderio profondo che hanno le anime di gustare il divino per mezzo di pratiche di meditazione che sono non-dualistiche e che uniscono profondamente corpo, anima e spirito. Lo yoga e la meditazione zen sono degli esempi, ma ci sono molte altre pratiche, tra cui l’arte-come-meditazione, la messa cosmica, i mantra cristiani, lo studio dei nostri mistici occidentali, la permacultura e gli orti, e infine le pratiche di derivazione nativo-americana come la capanna sudatoria e la ricerca della visione. La spiritualità del Creato promuove tutte queste cose, rimanendo attenta a ciò che accade nella cultura. La religione e la spiritualità spesso prendono strade separate, e me ne rammarico. Ma la spiritualità viene per prima. Ovviamente è un bene invitare le persone che frequentano ancora i riti religiosi ad accostarsi all’ambito della spiritualità. (…)

Lei ha preceduto l’eco-teologia, oggi presente nelle scuole di teologia, ma è diventata una disciplina a sé. Come avvenne originariamente per lei la connessione tra teologia ed ecologia? È chiaro che la sua “spiritualità del Creato” non è limitata alla questione ecologica, e tuttavia è intimamente legata alla Terra. Qual è dunque la relazione tra la Terra e Dio?

È incoraggiante scoprire che le Chiese e la società intera hanno fatto dei grandi passi in avanti da quando questo libro è stato pubblicato per la prima volta, riguardo all’importanza dell’eco-teologia e delle pratiche ecologiche. Si possono indicare l’accordo di Parigi sul cambiamento climatico, le rivelazioni della scienza su tale cambiamento e sull’estinzione delle specie, l’enciclica di papa Francesco Laudato si’ (che, tra parentesi, è stata scritta in gran parte da una persona che è stata mio studente in un master di spiritualità del Creato), e il risveglio di interesse nei grandi mistici della spiritualità del Creato di ieri e di oggi. La chiave è la riscoperta della sacralità della Terra e della sua casa più vasta, l’universo. La Terra non ha mai peccato, soltanto gli esseri umani peccano. La Terra è una benedizione originaria che non ha eguali, e tutte le nostre benedizioni derivano da lei. Tutti gli esseri sono un altro Cristo, un Cristo Cosmico. Questa “terza natura” di Cristo, cioè il Cristo Cosmico, è stata ignorata per secoli, ma è presente nei primi scritti della tradizione cristiana: nelle lettere paoline, come ad esempio quella ai Colossesi, e altrove, come nel Vangelo di Tommaso che si potrebbe datare all’epoca di Paolo, prima ancora dei Vangeli sinottici. Dal momento che, come ha detto Thomas Berry, «l’ecologia è l’aspetto funzionale della cosmologia», il Cristo Cosmico è un Cristo ecologico. La luce e la bellezza della Terra ci mostrano la divinità creatrice, ma le sofferenze della madre Terra ci mostrano la crocifissione del Cristo cosmico nella nostra epoca. Uccidere la Terra, la diversità delle sue specie, le acque e i pesci, gli alberi e le foreste, significa crocifiggere di nuovo il santo Cristo. Gli imperi di oggi fanno alla Terra e alle creature quello che fece l’Impero romano a Gesù. Dio e la Terra sono in relazioni intime. (…)

 

Il libro si apre con la «nuova storia della creazione». Cos’è? In che senso si collega alla storia biblica? Il cristianesimo non dovrebbe mantenere la sua storia della creazione?

La scienza ci ha fatto dono di una nuova storia della creazione che unisce molti popoli del pianeta, al di là delle loro culture, etnie o tradizioni religiose. Questa è una buona cosa, perché le tribù umane sono sempre rimaste unite attorno alla loro storia della creazione, e oggi noi esseri umani stiamo diventando una sola tribù, pur nella differenza di filoni di idee e costumi culturali. Io non sto dicendo che dobbiamo gettar via la cornucopia di storie della creazione che abbiamo ricevuto dai nostri antenati, siano esse bibliche o derivanti dalle tradizioni indigene, ecc. Si tratta di un et-et. La storia scientifica risveglia la meraviglia e ci dice come siamo giunti fino qui. Si tratta di cose che è necessario conoscere e che sono più che banalmente edificanti. Sono verità universali, come è la scienza. Ma anche le nostre storie bibliche (e ce ne sono più di una, sia nella Bibbia ebraica sia in quella cristiana) hanno molto da insegnarci. Comunque, molte delle lezioni che possiamo apprendere non stanno tanto nella lettera dei fatti scientifici, ma nel nostro comportamento quando li veniamo a conoscere.

Lei offre una serie di «regole per vivere nell’universo». Qual è la sua relazione con la disciplina, nel senso che lei di solito sembra più interessato alla liberazione dalle regole che a dettarne di nuove. Inoltre, quant’è difficile obbedire alle regole di cui lei parla?

Quando parlo di “regola” parlo anche di “habitus” oppure di “virtus”, nel senso latino, oppure di valori. Perché questi valori prendano piede c’è bisogno di disciplina interiore e di sostegno collettivo. Ma se la società decide di aderire ad essi, diventa più facile farli vivere. Essi diventano parte della nostra educazione scolastica, delle storie collettive e dell’arte, sia essa musica, cinema, teatro, danza o riti. È compito di una collettività sana rendere più facile l’adesione a queste “regole”. Ci vogliono soprattutto coraggio e generosità, che io vado sempre cercando nelle persone perché ritengo che siano i segni più rilevanti dello spirito nel nostro tempo. Sono lieto di trovarli specialmente nei giovani. Celebrare questi valori e lodarli pubblicamente fa parte della sapienza intergenerazionale che vogliamo promuovere, come anche l’incarnarli nell’educazione, nella religione, ecc.  [Tra le “regole” di cui Fox parla nel libro si trovano la stravaganza, l’espansione, la varietà, il vuoto, la creatività, la giustizia e la bellezza – nota del curatore]. (…)

 

E’ stato da poco pubblicato il saggio Storie dell’Eden. Prospettive di ecoteologia (Milano, IPOC) di Federico Battistutta. E’ un libro che, partendo dalla crisi globale che ci riguarda direttamente, prova a ragionare a partire da un campo di ricerca ancora pochissimo esplorato in Italia. Ci riferiamo all’ecoteologia e ai numerosi autori che di essa si sono occupati (Leonardo Boff,  Thomas Berry, Jurgen Moltmann, Raimon Panikkar, Matthew Fox, per citare solo i più noti). Di seguito offriamo la sinossi del testo.

storie dell'eden

Presso diversi popoli e diverse culture, tanto del passato che del presente, ricorrono narrazioni in cui si parla di spazi e di tempi dove si è resa possibile, come per incanto, un’intesa e un rispecchiamento tra uomo e donna, tra giovani e vecchi, tra l’essere umano e il mondo minerale, vegetale e animale. Cosa dicono a noi contemporanei, in quest’epoca di crisi incombente, tali racconti? Si tratta solo di mitologie, fole nostalgiche e fantasiose riguardanti un passato che forse non è mai esistito? O, al contrario, custodiscono qualcosa di prezioso: una profezia, una speranza, un sogno verso quella nuova innocenza a cui – nel segreto più intimo del suo cuore – da sempre, con passione e intelligenza, l’essere umano aspira?

Di ciò si occupa il presente saggio, prendendo le mosse dalle narrazioni presenti nel testo biblico, passando poi attraverso i classici greci e latini, la letteratura popolare, le ricerche archeologiche e antropologiche, fino a un confronto serrato con alcune figure significative del pensiero moderno e contemporaneo. Lungo questo percorso labirintico vengono esplorate e scandagliate le possibilità e gli esiti meno scontati, rimanendo così all’altezza della radicalità insita in una simile domanda. Come dire: quando il deserto avanza è opportuno pensare in grande e agire di conseguenza.

Per ulteriori informazioni sul libro (consultazione dell’indice, lettura del primo capitolo e altro ancora) si può andare a questa pagina.

Chi desiderasse acquistarlo lo può ordinare presso le maggiori librerie on line o direttamente presso l’editore (andando alla pagina già indicata sopra).

Sull’orlo dell’abisso (ecologico)

Autore: liberospirito 27 Ott 2013, Comments (0)
Questo intervento di Alex Zanotelli (proveniente da www.ildialogo.org) affronta un tema di un’urgenza a dir poco allarmante (concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera, aumento della temperatura globale, etc.). E l’allarme è determinato proprio dall’indifferenza generale dei cosiddetti organi competenti; la cui competenza è ristretta all’elaborazione di strategie volte alla massimizzazione dei profitti. Costi quel che scosti, appunto…Da leggere e, per quanto possibile, da far girare.
cambiamenti-climatici
Stiamo andando nel silenzio generale verso un altro importante appuntamento internazionale: la Conferenza delle Parti (COP 19) che si terrà a Varsavia, 11-12 novembre. Eppure non c’è nell’agenda dei nostri politici.
E questo nonostante il quinto Rapporto IPCC (Panel Internazionale per i Cambiamenti Climatici) presentato a Stoccolma il 27 settembre scorso e frutto di una ricerca scientifica durata sei anni.
Il Rapporto afferma che la concentrazione di CO2 (anidride carbonica) nell’atmosfera è al limite di guardia e tra dieci anni saremo fuori dall’area di sicurezza. Le emissioni di gas serra continuano a crescere del 2-3% l’anno. Andando avanti così, gli scienziati dell’IPCC dicono che , a fine secolo, la temperatura potrebbe arrivare a +5,5 gradi. Gli scienziati indicano anche le cause responsabili di questo processo: i combustibili fossili (petrolio, carbone e metano) e la deforestazione. E la comunità scientifica concorda che la colpa è dell’uomo.
Il clima è impazzito e la Madre Terra non sopporta più il più vorace degli animali: l’uomo. Ci attende una tragedia con conseguenze devastanti per l’umanità (scioglimento dei ghiacciai, innalzamento dei mari, tempeste come Sandy, centinaia di milioni di rifugiati climatici).
E’ in atto un biocidio , un geocidio .
“Moralmente noi abbiamo sviluppato una risposta al suicidio, all’omicidio, al genocidio- ha scritto il teologo ecologista Thomas Berry – ma ora ci troviamo a confrontarci con il biocidio , l’uccisione di sistemi vitali, e il geocidio, l’uccisione del Pianeta Terra nelle sue strutture vitali e funzionali. Queste opere sono un male maggiore di quanto abbiamo conosciuto fino ad oggi, male per il quale non abbiamo principi né etici, né morali di giudizio. Una semplice dottrina della custodia del creato non sembra più adeguata per affrontare problemi così gravi.” E’ una situazione che interpella tutti, credenti e non. Giustamente lo stesso Berry afferma che “la più significativa divisione tra gli esseri umani non è basata né su nazionalità né sull’etnia né sulla religione, ma piuttosto è una divisione fra coloro che dedicano la loro vita a sfruttare la terra in una maniera deleteria, distruggendola, e coloro che si dedicano a preservare la terra in tutto il suo naturale splendore.”. Credenti e non sono convocati oggi nella storia a un salto di qualità per affrontare una situazione così grave e minacciosa. E’ in ballo la vita, è in ballo il futuro dell’umanità.
Lo stiamo toccando con mano qui in Campania , una terra avvelenata da rifiuti tossici, dai fuochi di materiali tossici, dalle megadiscariche…Noi stiamo morendo di tumori, leucemie. Lo stiamo toccando con mano a Taranto avvelenata dall’inquinamento industriale, con quasi novemila malati di cancro, con piombo nel sangue dei bambini e diossine nel latte materno. Nel microcosmo osserviamo quello che avviene nel macrocosmo: la Madre Terra è violentata, avvelenata, degradata; non sopporta più la specie umana.
Sono però profondamente convinto che ce la possiamo fare partendo dalle nostre realtà locali. Per questo c’è bisogno di un grande lavoro di informazione e coscientizzazione che porti a una rivoluzione culturale (è agghiacciante il silenzio dei media su questi temi!).
Una rivoluzione culturale che chiede a tutti:
-stile di vita più sobrio ed essenziale;
-riciclaggio totale dei rifiuti ,opponendoci agli inceneritori;
-bilancio energetico nazionale che riduca del 30% le emissioni di gas serra entro il 2020;
-sostegno al Piano della Commissione Europea che prevede una riduzione per tappe dell’80% delle emissioni di gas serra entro il 2050;
-un fondo per le nazioni del Sud del mondo per fronteggiare i cambiamenti climatici, ricordando il nostro debito ecologico nei loro confronti.
E’ partendo da queste basi che dobbiamo mobilitarci, dal basso, come cittadinanza attiva, per forzare i governi e la politica a una svolta epocale. Purtroppo in questi anni abbiamo in larga parte fallito sia a livello locale che nazionale ed internazionale. Basterebbe, a livello mondiale, ricordare il fallimento delle varie Conferenze delle Parti (COP) sui cambiamenti climatici, da Copenhagen (2009) a Durban (2010), da Cancun (2011) a Doha (2012). Il prossimo appuntamento importante sarà a Varsavia dove si terrà la COP19 (11-12 novembre 2013). Dopo un Rapporto così duro dell’IPCC sulla situazione climatica del Pianeta, non possiamo accettare un altro fallimento a Varsavia.
L’IPCC afferma che il disastro ambientale potrebbe essere evitato se in pochi anni si dimezzassero le emissioni di gas serra causate dall’uso di petrolio, carbone e metano. Ma manca la volontà politica per farlo. Infatti dopo il fallimento del vertice del 2009 a Copenhagen i governanti si sono affidati agli impegni volontari di riduzione del CO2, rimandando al 2020 una cura più efficace..
“Proseguendo su questa strada- ha scritto il teologo della liberazione Leonardo Boff – ci troveremo di fronte , e non manca molto, a un abisso ecologico. Come ai tempi di Noè, continuiamo a mangiare, a bere, e ad apparecchiare la tavola del Titanic che sta affondando. La casa sta prendendo fuoco e mentiamo agli altri dicendo che non è niente.”
Alex Zanotelli

Il filo d’oro

Autore: liberospirito 16 Ott 2013, Comments (0)

filo_d_oro_weick

A partire da sabato 19 ottobre, a Piacenza, presso la Biblioteca Passerini-Landi, prenderà inizio la rassegna  «Il filo d’oro : incontri con uomini straordinari, dai documentari di Werner Weick».  La rassegna si propone, da un lato di far conoscere l’opera del regista documentarista svizzero Werner Weick,  che nel corso della sua carriera ha ritratto diversi personaggi: filosofi, artisti, studiosi, incontrandoli e studiandoli da vicino, seguendone le tracce in giro per il mondo; dall’altro questi incontri daranno l’opportunità per parlare della spiritualità contemporanea, affrontata a partire da diversi punti di vista e attraverso l’esperienza di autori noti e meno noti che della ricerca spirituale hanno fatto il centro della loro vita.

Gli incontri si terranno nella Sala Balsamo, via Carducci 14 (1° piano), dalle ore 17. Questo Il programma:
19 Ottobre – Presentazione del documentario su Raimon Panikkar, con Federico Battistutta
26 Ottobre – Presentazione del documentario su Jiddu Krishnamurti, con Federico Battistutta
9 Novembre – Presentazione del documentario su Etty Hillesum, con Giovanni Zilioli
16 Novembre – Presentazione del documentario su Thomas Berry, con Federico Battistutta
23 Novembre – Presentazione del documentario su Hermann Hesse, con Roberto Tagliaferri

Per uletriori informazioni: tel. 0523-492410. Sito: http://passerinilandi.biblioteche.piacenza.it.Pagina facebook: https://www.facebook.com/passerinilandi

Quale era per l’uomo contemporaneo?

Autore: liberospirito 28 Lug 2011, Comments (0)

Ere geologiche: lezione di ripasso

Conosciamo le ere geologiche che ha attraversato, e ancora sta attraversando, la Terra che ci ospita? Si parla di momenti enormi, quanto a dimensioni temporali, che è pressoché impossibile raffigurarseli nella mente. Forse qualcuno si ricorderà questi nomi ripescandoli nella memoria dei propri trascorsi scolastici. Sono l’era precambriana, paleozoica, mesozoica, cenozoica e neozoica. Seppur brevemente, proviamo a rivederle insieme.

Il Precambriano è la prima grande era che ebbe inizio all’incirca quattro miliardi e mezzo di anni fa. Si conosce veramente poco di quest’epoca. I mari iniziarono poco alla volta a popolarsi di forme di vita molto semplici, poi via via più complesse.

L’era paleozoica deve il suo nome alla scoperta delle prime forme di vita biologica e, anche se successivamente si risalì a forme di vita più antiche, rimase il nome che originariamente le era stato attribuito. Il Paleozoico giunge fino a 271 milioni di anni fa.

L’era mesozoica è l’età di mezzo della terra, che dura 180 milioni di anni; in quest’era prevalgono come specie animali i rettili ed il Mesozoico sarà, fra le altre cose, caratterizzato dalla comparsa e scomparsa dei dinosauri (qualcuno si ricorda di Jurassic Park di Steven Spielberg?).

Poi c’è l’era cenozoica, l’era dei mammiferi. A causa dell’abbassamento della temperatura e della profondità oceanica avvengono le migrazioni di alcune di queste specie verso vaste distese erbose, le praterie, con la conseguente diffusione di animali erbivori, come  gli equini, e dei suoi predatori, i felini. Successivamente si avrà la comparsa delle prime scimmie e il seguente sviluppo di scimmie antropomorfe che condurrà alla specie homo. Infatti, tra i sette e i cinque milioni di anni fa dall’albero evolutivo dei primati si formò il ramo che diede origine ai nostri antenati. Se paragoniamo a un giorno la storia della Terra, ecco che l’orologio sta per battere la mezzanotte: proprio in questo momento l’uomo fa il suo ingresso sul pianeta.

A questo punto entriamo nell’era Neozoica (dal greco vita nuova) o Quaternaria – che deve il nome alla comparsa e alla diffusione dell’uomo – un’età che va da 1,8 milioni di anni fa fino ad oggi. L’arco di tempo caratterizzato dalla presenza umana viene poi suddiviso in periodi i cui nomi sono correlati allo sviluppo della conoscenza, della scienza e della tecnica da parte dell’uomo. Questi periodi sono: il Paleolitico, il Mesolitico, il Neolitico, il Calcolitico (o età del Rame), l’Eneolitico (o età del Bronzo), l’Età del Ferro, sino a giungere all’Età del Silicio, vale a dire l’epoca odierna, caratterizzata dall’uso di materiali elettronici e dall’informatizzazione del sapere e della cultura.

L’era ecozoica

Giunti fin qui, il discorso si può ritenere concluso o si possono intravedere già nuovi esiti possibili? Proponiamo, accostandoli, i punti di vista di due importanti ecoteologi: Thomas Berry e Leonardo Boff, i quali con spirito affatto profetico squarciano il velo che ottenebra la capacità di comprendere e di vedere oltre le crisi in cui ci troviamo.

Thomas Berry, discepolo e prosecutore del pensiero di Teilhard de Chardin, storico delle culture, bioregionalista, ha dedicato gran parte della sua attività nel propugnare un cambiamento della società occidentale in chiave ecocentrica, in grado di riconoscere la storia della Terra come un unico testo sacro di una visione spirituale (meglio: ecospirituale) del mondo, in base alla quale ciascuno si impegna a vivere con consapevolezza nel proprio territorio, nella propria bioregione. Egli ha anche tratteggiato i lineamenti di una futura era ecozoica, rispetto ai quali proponiamo alcune interessanti articolazioni.

Secondo Th. Berry, se i principali sviluppi del Cenozoico avvennero, per forza di cose, interamente al di fuori di ogni intervento umano, nell’Ecozoico noi umani avremo invece un’influenza determinante pressoché in quasi tutti i processi evolutivi: “anche se non sappiamo come produrre un filo d’erba, questo non potrà crescere se non è accettato, protetto e sostenuto da noi”. Pertanto nell’Ecozoico si imporrà un nuovo ruolo sia per la scienza che per la tecnologia. Le prime dovrebbero provvedere a una comprensione integrale della Terra e delle modalità in cui le attività umane e terrestri possono vicendevolmente potenziarsi. Dal canto loro le scienze biologiche svilupperanno un “sentimento per tutto ciò che vive”, un rispetto più profondo della soggettività presente nei vari esseri viventi della Terra. E, per finire, le tecnologie umane si armonizzeranno finalmente con quelle del mondo naturale. Ma questa era ecozoica potrà diventare una realtà solo mediante il riconoscimento della dimensione femminile della Terra e mediante l’assunzione di una responsabilità comune – sia maschile che femminile – per stabilire una comunità terrestre integrata.

Sempre lungo la medesima linea si collocano le riflessioni di Leonardo Boff, teologo brasiliano, già esponente di punta della teologia della liberazione. Egli definisce la fase attuale nei termini di era tecnozoica. Oggi, qui, domina la tecnoscienza, al servizio della megamacchina produttiva, con la quale si sfruttano in forma sistematica e sempre più accelerata tutte le risorse, per lo più a beneficio di una minoranza della popolazione mondiale, lasciando ai margini il resto dell’umanità. A tale scopo, tutta la Terra viene occupata, dominata e sfruttata, saturandola di elementi tossici al punto che essa rischia di perdere ogni capacità di metabolizzarli.

Anche secondo Boff l’alternativa sta nel passaggio all’era ecozoica. Da oltre tredici miliardi di anni l’universo esiste e si espande, spinto da una insondabile energia di fondo; è un processo unitario, articolato e complesso che ha prodotto le galassie, il nostro Sole, i pianeti, compresa la Terra; ha dato inoltre origine alle prime cellule viventi, agli organismi multicellulari, al proliferare della fauna e della flora, fino all’autocoscienza umana che consente di percepirci come parte di un tutto. Ma il futuro di questo vasto processo si giocherà proprio nel passaggio da un’era tecnozoica, con i tremendi rischi che contiene, a quella ecozoica, la quale ambisce a mantenere i ritmi della Terra, producendo e consumando dentro i limiti necessari, ponendo la persistenza e il benessere dell’uomo unitamente a quelli di tutta la comunità terrestre come interesse precipuo. Qui si gioca il futuro prossimo venturo, qui scienza, politica, cultura e religione possono e debbono incontrarsi e collaborare.

Federico Battistutta

www.ilcambiamento.it