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Tag: teologia della liberazione.

Camilo Torres, cinquanta anni dopo

Autore: liberospirito 16 Feb 2016, Comments (0)

Ricordare, non dimenticare. Ricordare: letteralmente significa “richiamare al cuore” e attraverso questo movimento ciò che appariva sepolto si ridesta, torna finalmente a vivere e palpitare, tenendo viva la consapevolezza di chi siamo, esprimendo dove abbiamo la possibilità di spingerci. Oggi è il giorno della memoria di Camilo Torres. Il testo che segue proviene dal sito di Noi Siamo Chiesa

camilo torres

Il 15 febbraio di cinquanta anni fa nella regione di Santander in Colombia veniva ucciso in uno scontro a fuoco Camilo Torres. Il suo nome è ora poco conosciuto o del tutto sconosciuto nel nostro paese ma egli fu, a quel tempo come il Che Guevara, punto di riferimento per un lungo periodo di una vasta area di opinione non solo in America Latina. Egli fu l’ispiratore di quanti, a partire dalla fede nell’Evangelo che mai abbandonarono, decisero che, in certe situazioni estreme, non c’era possibilità di testimoniare veramente la propria fede se non partecipando direttamente a un movimento organizzato ed armato con lo scopo di ottenere un cambiamento radicale delle strutture sociali.
La sua storia personale fu interamente segnata da scelte di vita che lo misero in luce come studioso e ricercatore rigoroso e al tempo stesso come leader popolare. Dopo aver studiato a Lovanio egli fu un apripista negli studi di sociologia delle classi povere in Colombia, contemporaneamente fu prete e cappellano degli studenti di Bogotà. Questi suoi impegni lo portarono a promuovere programmi di azione comunitaria, a interventi nel campo dell’educazione e infine a cercare di dare vita senza successo a un Frente Unido di tutte le classi sfruttate e di tutte le opposizioni al regime oligarchico vigente. Il suo tentativo non ebbe successo, decise allora di entrare in modo militante, quattro mesi prima della sua morte, nell’ELN (Esercito di Liberazione Nazionale), una formazione guerrigliera nata due anni prima. Morì nella prima azione militare in cui si trovò coinvolto dopo aver chiesto di non essere esentato dallo stare in prima fila, nonostante la sua inesperienza sul campo.
I suoi scritti esprimono il suo percorso appassionato e ricco di esperienze e di ricerca e descrivono le motivazioni della sua decisione finale, assunta con uno spirito di grande sacrificio personale e dalle caratteristiche drammatiche. Egli era convinto che non ci fossero altre strade per affermare la pace fondata sulla giustizia nella Colombia di allora e nell’intera America latina. Egli sostenne, con passione e forti motivazioni, la necessità di un intreccio tra marxismo e cristianesimo per la liberazione dei popoli. Rifletté a lungo sul rapporto violenza-nonviolenza e la sua fede nell’Evangelo fu l’anima di ogni sua riflessione e decisione, dai contrasti con l’autorità ecclesiastica (che lo portarono a lasciare il ministero) fino alla decisione degli ultimi mesi.
La sua figura ci invita a una valutazione attenta della complessità della vicenda storica di quel periodo e non può essere separata da quanto nel mondo cristiano avvenne allora con scelte che rimangono nella storia del cristianesimo ed hanno un grande ruolo anche nella Chiesa di oggi. Nel 1967, nell’enciclica Populorum Progressio, Paolo VI , dopo aver giudicato negativamente l’insurrezione rivoluzionaria, aggiunse però: “salvo nel caso di una tirannia evidente e prolungata che attenti gravemente ai diritti fondamentali della persona e nuoccia in modo pericoloso al bene comune del paese”(cap.31). E’ un’affermazione molto conosciuta e di grande importanza. Forse che non esisteva allora in Colombia “una tirannia evidente e prolungata”? Poco dopo a Medellin nell’agosto del 1968 i vescovi latinoamericani fecero la scelta preferenziale per i poveri e, quasi contemporaneamente, nacque e si sviluppò la Teologia della Liberazione mentre nel 1971 in Cile sorse il Movimento dei cristiani per il Socialismo. In ognuno di questi percorsi vediamo il raggio dello Spirito che soffia su cristiani e su Chiese fino ad allora abbastanza prigioniere di una cultura ecclesiastica che era diretta erede della storia della colonizzazione.
Il nostro orientamento attuale a valorizzare ogni cultura e pratica della nonviolenza deve avere al proprio interno una sensibilità particolare per conoscere e capire realtà in cui violenza e nonviolenza si intrecciano in situazioni e momenti particolarissimi della vicenda umana (Dietrich Bonhoeffer partecipò attivamente all’attentato contro Hitler del luglio del 1944, mentre questa problematica la si può capire per come si è posta ai cristiani nella Resistenza in alcune pagine della “Messa dell’uomo disarmato” di Luisito Bianchi). Dobbiamo sempre ricordare che in quegli anni, e poi per decenni, nella gran parte dei paesi dell’America latina dominava un vero e proprio terrorismo di Stato che, oltre all’oppressione politica e sociale, fece un numero sterminato di vittime con violenze indiscriminate di ogni tipo.
Nelle trattative in corso per una pacificazione generale della Colombia l’ELN, tuttora attivo, ha chiesto all’esercito la restituzione della salma di Camilo e alla Chiesa colombiana un “gesto chiaro e dimostrativo di riconsegnargli il suo posto come sacerdote”. Il capo dello Stato Santos ha fatto esumare i presunti resti e il presidente della Conferenza episcopale, mons. Castro, si è impegnato a esaminare la possibilità di ridargli lo status presbiterale. La riabilitazione di p. Torres contribuirebbe in effetti a pacificare la Colombia, perché riconoscerebbe la legittimità politica (e per la Chiesa quella etica) della scelta compiuta da chi, in quel tempo e contesto, prese le armi per cambiare la società. Ci sembrano due gesti opportuni, anzi necessari.

Per un nuovo credo

Autore: liberospirito 22 Ott 2013, Comments (0)

Quella che segue (ripresa dal blog Parresia/Teologia e Liberazione – http://teologiaeliberazione.blogspot.it/) è la professione di fede pronunciata da Frei Betto, teologo e scrittore brasiliano, esponente di rilievo – insieme a Leonardo Boff e altri – della Teologia della Liberazione (fra l’altro venne imprigionato e subì torture durante la dittatura miltare nel suo Paese). Le righe che seguono – affrancate da gioghi dogmatici – ci sembrano elementi più che interessanti da cui partire e su cui riflettere.

Frei-Betto

Credo nel Dio liberato dal Vaticano e da tutte le religioni esistenti e che esisteranno. Il Dio che è antecedente a tutti i battesimi, pre-esistente ai sacramenti e che va oltre tutte le dottrine religiose. Libero dai teologi, si dirama gratuitamente nel cuore di tutti, credenti e atei, buoni e cattivi, di quelli che si credono salvati e di quelli che si credono figli della perdizione, e anche di quelli che sono indifferenti al mistero di ciò che sarà dopo la morte.

Credo nel Dio che non ha religione, creatore dell’universo, donatore della vita e della fede, presente in pienezza nella natura e nell’essere umano. Dio orefice di ogni piccolo anello delle particelle elementari, dalla raffinata architettura del cervello umano fino al sofisticato tessuto dei quark.

Credo nel Dio che si fa sacramento in tutto ciò che cerca, attrae, collega e unisce: l’amore. Tutto l’amore è Dio e Dio è il reale. E trattandosi di Dio, non si tratta dell’assetato che cerca l’acqua ma dell’acqua che cerca l’assetato.

Credo nel Dio che si fa rifrazione nella storia umana e riscatta tutte le vittime di tutti i poteri capaci di far soffrire gli altri. Credo nella teofania permanente e nello specchio dell’anima che mi fa vedere gli altri diversi dal mio io. Credo nel Dio, che come il calore del sole, sento sulla pelle, anche se non riesco a contemplare la stella che mi riscalda.

Credo nel Dio della fede di Gesù, Dio che si fa bambino nel ventre vuoto della mendicante e si accosta nell’amaca per riposarsi dalle fatiche del mondo. Il Dio dell’arca di Noé, dei cavalli di fuoco di Elia, della balena di Giona. Il Dio che sorpassa la nostra fede, dissente dei nostri giudizi e ride delle nostre pretese; che si infastidisce dei nostri sermoni moralisti e si diverte quando il nostro impeto ci fa proferire blasfemie.
Credo nel Dio che, nella mia infanzia, piantò una acacia in ogni stella e, nella mia giovinezza, si mise in ombra quando mi vide baciare la mia prima innamorata. Dio festeggiatore e bisboccione, lui che creò la luna per adornare la notte della delizia e l’aurora per incorniciare la sinfonia del volo degli uccelli all’albeggiare.
Credo nel Dio dei maniaci-depressi, dell’ossessione psicotica, della schizofrenia allucinata. Il Dio dell’arte che denuda il reale e fa risplendere la bellezza pregna di densità spirituale. Dio ballerino che, sulla punta dei piedi, entra in silenzio sul palcoscenico del cuore e, cominciata la musica, ci afferra fino alla sazietà.
Credo nel Dio dello stupore di Maria, del camminare laborioso delle formiche e dello sbadiglio siderale dei fiorellini neri. Dio spogliato, montato su un asino, senza una pietra dove appoggiare il capo, atterrato dalla sua stessa debolezza.
Credo nel Dio che si nasconde nel rovescio nella ragione atea, che osserva l’impegno degli scienziati per decifrare il suo gioco, che si incanta con la liturgia amorosa dei corpi che giocano per ubriacare lo spirito.
Credo nel Dio intangibile all’odio più crudele, alle diatribe esplosive, al cuore disgustoso di quelli che si alimentano con la morte altrui. Dio, misericordioso, si fa quatto fino alla nostra piccolezza, supplica un soave messaggio e chiede una ninna nanna, esausto davanti alla profusione delle idiozie umane.
Credo, soprattutto, che Dio crede in me, in ognuno di noi, in tutti gli esseri generati per il mistero abissale di tre persone unite per amore e la cui sufficienza traboccò in questa creazione sostenuta, in tutto il suo splendore, dal filo fragile del nostro atto di fede.
Frei Betto

La Teologia della Liberazione, oggi

Autore: liberospirito 22 Set 2013, Comments (0)

Riportiamo i punti conclusivi (li riprendiamo dal sito www.ildialogo.org) del 33° Congresso di Teologia della Liberazione svoltosi di recente a Madrid. Si tratta di una piattaforma largamente condivisibile per chi ritiene imprescindibile saper coniugare religione e libertà all’interno della propria esperienza di vita.

teologia-della-Liberazione

Dal 5 all’8 settembre, si è svolto in Madrid il 33° Congresso di Teologia su La Teologia della Liberazione, oggi, che ha riunito un migliaio di persone provenienti da vari paesi e continenti in un clima di riflessione, comunione fraterna e dialogo interreligioso, interculturale, interetnico.
1. Viviamo in un mondo gravemente ammalato, ingiusto e crudele, dove la ricchezza si concentra sempre più in meno mani mentre crescono le disuguaglianze e la povertà. Tra 40.000 e 50.000 persone muoiono ogni giorno per la fame e per le guerre, quando ci sono risorse sufficienti per nutrire il doppio della popolazione mondiale. Il problema non è, quindi, la scarsità, ma la competitività, l’accumulo smisurato e la distribuzione ingiusta, prodotte dal modello neoliberale. I governanti lasciano che governino i poteri finanziari e la democrazia non è arrivata all’economia. L’attuale crisi europea ha come effetto lo smantellamento della democrazia.
2. La crisi economica si è trasformata in una crisi dei diritti umani. Gli eufemisticamente chiamati “tagli” in materia di istruzione e sanità sono, in realtà, violazioni sistematiche dei diritti individuali, sociali e politici, che avevamo ottenuto con tanto sforzo nel corso dei secoli precedenti.
3. Questa situazione, però, non è inevitabile, né naturale, né risponde alla volontà divina. Si può rompere la passività cambiando il nostro modo di vivere, di produrre, di consumare, di governare, di legiferare e di fare giustizia e cercando modelli alternativi di sviluppo nella direzione che propongono e praticano non poche organizzazioni oggi nel mondo.
4. In questi giorni abbiamo ascoltato le testimonianze e le molteplici voci delle differenti Teologie della Liberazione presenti in tutti i continenti e che cercano di collaborare per dare risposte ai più gravi problemi dell’umanità: in America Latina, in sintonia con il nuovo scenario politico e religioso e con le esperienze del socialismo del XXI secolo; in Asia, in dialogo con le visioni del mondo orientali, scoprendo in esse la loro dimensione liberatrice; in Africa, in comunicazione con le religioni e le culture originarie, alla ricerca delle fonti della vita nella natura.
5. Abbiamo verificato che la Teologia della Liberazione continua ad essere viva e attiva di fronte ai tentativi del pensiero conservatore e della teologia tradizionale di condannarla e darla per morta. La TdL è storica, contestuale e si riformula nei nuovi processi di liberazione attraverso soggetti emergenti di trasformazione: donne discriminate che prendono coscienza del loro potenziale rivoluzionario; culture, in altri tempi distrutte, che rivendicano la loro identità; comunità contadine che si mobilitano contro i Trattati di Libero Commercio; giovani indignati, ai quali viene negato il presente e chiuse le porte del futuro; la natura saccheggiata, che grida, soffre, si ribella ed esige rispetto; emigranti maltrattati che lottano per migliori condizioni di vita; religioni indigene e di origine africana che rinascono dopo essere state per secoli ridotte al silenzio.
6. La TdL è teologia della vita, che difende con particolare intensità la vita più minacciata, quella dei poveri, che muoiono presto, prima del tempo. Fa realtà le parole di Gesù di Nazaret: «Sono venuto affinché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza». Chiama a scoprire Dio negli esclusi e crocifissi della terra: questa è la missione fondamentale delle chiese cristiane, una missione dalla quale sono state finora molto lontane.
7. I riformatori religiosi hanno aperto e continuano ad aprire percorsi di compassione e di liberazione integrale, che devono tradursi politicamente, socialmente ed economicamente in ogni momento storico, in modo particolare, Siddhartha Gautama il Buddha e Gesù di Nazareth il Cristo (tema dell’ultima conferenza del Congresso).
8. Denunciamo la mancanza di etica nelle politiche dello Stato che presentano i tagli come riforme necessarie per la ripresa economica. La nostra denuncia si estende a banche, multinazionali e poteri finanziari come veri responsabili della crisi attuale in connivenza con i governi che lo permettono. Optiamo per un altro modello economico i cui criteri siano il principio del bene comune, la difesa dei beni della terra, la giustizia sociale e la condivisione comunitaria.
9. Denunciamo l’uso della violenza, il militarismo, la corsa agli armamenti e la guerra come forme irrazionali e distruttive di soluzione dei conflitti locali e internazionali, a volte giustificati religiosamente. Optiamo per un mondo in pace, senza armi, dove i conflitti vengono risolti attraverso la via del dialogo e del negoziato politico. Sosteniamo tutte le iniziative pacifiche che vanno in quella direzione, come la giornata di digiuno e preghiera proposta da Papa Francesco. Rifiutiamo la teologia della guerra giusta e ci impegniamo a elaborare una teologia della pace.
10. Denunciamo il razzismo e la xenofobia che si manifestano soprattutto nelle leggi discriminatorie, nella negazione dei diritti degli immigrati, nel trattamento umiliante cui sono sottoposti da parte delle autorità e nella mancanza di rispetto per il loro stile di vita, cultura, lingua e costumi. Optiamo per un mondo senza frontiere retto sulla solidarietà, l’ospitalità, il riconoscimento dei diritti umani senza alcuna discriminazione e della cittadinanza-mondo contro la cittadinanza restrittiva vincolata all’appartenenza ad una nazione.
11. Denunciamo la negazione dei diritti sessuali e riproduttivi e la violenza sistematica contro le donne: fisica, simbolica, religiosa, di lavoro, esercitata dall’alleanza dei differenti poteri: leggi sul lavoro, pubblicità, mezzi di comunicazione, governi, imprese, ecc. Tale alleanza favorisce e rafforza il patriarcato come sistema di oppressione di genere. Nella discriminazione e maltrattamento delle donne hanno una responsabilità non piccola le istituzioni religiose. La teologia femminista della liberazione cerca di rispondere a questa situazione, riconoscendo le donne come soggetto politico, morale, religioso e teologico.
12. Chiediamo la sospensione immediata delle sanzioni e la riabilitazione di tutti le teologhe e teologi discriminati (coloro che hanno visto le proprie opere proibite, condannate o soggette a censura, coloro che sono stati espulsi dalle cattedre di insegnamento, coloro ai quali è stato ritirato il riconoscimento di “teologi cattolici”, quelli sospesi a divinis, ecc.), soprattutto durante i pontificati di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, che furono particolarmente repressivi in questioni di teologia morale e dogmatica, nella maggioranza dei casi per il loro coinvolgimento con la Teologia della Liberazione e anche per seguire gli orientamenti del Concilio Vaticano II. Tale riabilitazione è esigenza di giustizia, condizione necessaria per la tanto attesa riforma della Chiesa e prova dell’autenticità della stessa. Rivendichiamo, a sua volta, all’interno delle chiese, l’esercizio dei diritti e libertà di pensiero, riunione, espressione, insegnamento, pubblicazione, spesso non rispettati, e il riconoscimento dell’opzione per i poveri come criterio teologico fondamentale.
Con Pedro Casaldáliga affermiamo che tutto è relativo, compresa la teologia, e che sono assoluti soltanto Dio, la fame e la liberazione.

Madrid, 8 settembre 2013

Quale era per l’uomo contemporaneo?

Autore: liberospirito 28 Lug 2011, Comments (0)

Ere geologiche: lezione di ripasso

Conosciamo le ere geologiche che ha attraversato, e ancora sta attraversando, la Terra che ci ospita? Si parla di momenti enormi, quanto a dimensioni temporali, che è pressoché impossibile raffigurarseli nella mente. Forse qualcuno si ricorderà questi nomi ripescandoli nella memoria dei propri trascorsi scolastici. Sono l’era precambriana, paleozoica, mesozoica, cenozoica e neozoica. Seppur brevemente, proviamo a rivederle insieme.

Il Precambriano è la prima grande era che ebbe inizio all’incirca quattro miliardi e mezzo di anni fa. Si conosce veramente poco di quest’epoca. I mari iniziarono poco alla volta a popolarsi di forme di vita molto semplici, poi via via più complesse.

L’era paleozoica deve il suo nome alla scoperta delle prime forme di vita biologica e, anche se successivamente si risalì a forme di vita più antiche, rimase il nome che originariamente le era stato attribuito. Il Paleozoico giunge fino a 271 milioni di anni fa.

L’era mesozoica è l’età di mezzo della terra, che dura 180 milioni di anni; in quest’era prevalgono come specie animali i rettili ed il Mesozoico sarà, fra le altre cose, caratterizzato dalla comparsa e scomparsa dei dinosauri (qualcuno si ricorda di Jurassic Park di Steven Spielberg?).

Poi c’è l’era cenozoica, l’era dei mammiferi. A causa dell’abbassamento della temperatura e della profondità oceanica avvengono le migrazioni di alcune di queste specie verso vaste distese erbose, le praterie, con la conseguente diffusione di animali erbivori, come  gli equini, e dei suoi predatori, i felini. Successivamente si avrà la comparsa delle prime scimmie e il seguente sviluppo di scimmie antropomorfe che condurrà alla specie homo. Infatti, tra i sette e i cinque milioni di anni fa dall’albero evolutivo dei primati si formò il ramo che diede origine ai nostri antenati. Se paragoniamo a un giorno la storia della Terra, ecco che l’orologio sta per battere la mezzanotte: proprio in questo momento l’uomo fa il suo ingresso sul pianeta.

A questo punto entriamo nell’era Neozoica (dal greco vita nuova) o Quaternaria – che deve il nome alla comparsa e alla diffusione dell’uomo – un’età che va da 1,8 milioni di anni fa fino ad oggi. L’arco di tempo caratterizzato dalla presenza umana viene poi suddiviso in periodi i cui nomi sono correlati allo sviluppo della conoscenza, della scienza e della tecnica da parte dell’uomo. Questi periodi sono: il Paleolitico, il Mesolitico, il Neolitico, il Calcolitico (o età del Rame), l’Eneolitico (o età del Bronzo), l’Età del Ferro, sino a giungere all’Età del Silicio, vale a dire l’epoca odierna, caratterizzata dall’uso di materiali elettronici e dall’informatizzazione del sapere e della cultura.

L’era ecozoica

Giunti fin qui, il discorso si può ritenere concluso o si possono intravedere già nuovi esiti possibili? Proponiamo, accostandoli, i punti di vista di due importanti ecoteologi: Thomas Berry e Leonardo Boff, i quali con spirito affatto profetico squarciano il velo che ottenebra la capacità di comprendere e di vedere oltre le crisi in cui ci troviamo.

Thomas Berry, discepolo e prosecutore del pensiero di Teilhard de Chardin, storico delle culture, bioregionalista, ha dedicato gran parte della sua attività nel propugnare un cambiamento della società occidentale in chiave ecocentrica, in grado di riconoscere la storia della Terra come un unico testo sacro di una visione spirituale (meglio: ecospirituale) del mondo, in base alla quale ciascuno si impegna a vivere con consapevolezza nel proprio territorio, nella propria bioregione. Egli ha anche tratteggiato i lineamenti di una futura era ecozoica, rispetto ai quali proponiamo alcune interessanti articolazioni.

Secondo Th. Berry, se i principali sviluppi del Cenozoico avvennero, per forza di cose, interamente al di fuori di ogni intervento umano, nell’Ecozoico noi umani avremo invece un’influenza determinante pressoché in quasi tutti i processi evolutivi: “anche se non sappiamo come produrre un filo d’erba, questo non potrà crescere se non è accettato, protetto e sostenuto da noi”. Pertanto nell’Ecozoico si imporrà un nuovo ruolo sia per la scienza che per la tecnologia. Le prime dovrebbero provvedere a una comprensione integrale della Terra e delle modalità in cui le attività umane e terrestri possono vicendevolmente potenziarsi. Dal canto loro le scienze biologiche svilupperanno un “sentimento per tutto ciò che vive”, un rispetto più profondo della soggettività presente nei vari esseri viventi della Terra. E, per finire, le tecnologie umane si armonizzeranno finalmente con quelle del mondo naturale. Ma questa era ecozoica potrà diventare una realtà solo mediante il riconoscimento della dimensione femminile della Terra e mediante l’assunzione di una responsabilità comune – sia maschile che femminile – per stabilire una comunità terrestre integrata.

Sempre lungo la medesima linea si collocano le riflessioni di Leonardo Boff, teologo brasiliano, già esponente di punta della teologia della liberazione. Egli definisce la fase attuale nei termini di era tecnozoica. Oggi, qui, domina la tecnoscienza, al servizio della megamacchina produttiva, con la quale si sfruttano in forma sistematica e sempre più accelerata tutte le risorse, per lo più a beneficio di una minoranza della popolazione mondiale, lasciando ai margini il resto dell’umanità. A tale scopo, tutta la Terra viene occupata, dominata e sfruttata, saturandola di elementi tossici al punto che essa rischia di perdere ogni capacità di metabolizzarli.

Anche secondo Boff l’alternativa sta nel passaggio all’era ecozoica. Da oltre tredici miliardi di anni l’universo esiste e si espande, spinto da una insondabile energia di fondo; è un processo unitario, articolato e complesso che ha prodotto le galassie, il nostro Sole, i pianeti, compresa la Terra; ha dato inoltre origine alle prime cellule viventi, agli organismi multicellulari, al proliferare della fauna e della flora, fino all’autocoscienza umana che consente di percepirci come parte di un tutto. Ma il futuro di questo vasto processo si giocherà proprio nel passaggio da un’era tecnozoica, con i tremendi rischi che contiene, a quella ecozoica, la quale ambisce a mantenere i ritmi della Terra, producendo e consumando dentro i limiti necessari, ponendo la persistenza e il benessere dell’uomo unitamente a quelli di tutta la comunità terrestre come interesse precipuo. Qui si gioca il futuro prossimo venturo, qui scienza, politica, cultura e religione possono e debbono incontrarsi e collaborare.

Federico Battistutta

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