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Tag: Siria

Migranti: sono indignato!

Autore: liberospirito 4 Apr 2018, Comments (0)
Pubblichiamo la denuncia di Alex Zanotelli sull’indegno comportamento che sempre più si sta affermando in tutta Europa rispetto all’arrivo di uomini e donne migranti: “in un prossimo futuro, i popoli del Sud del mondo diranno di noi quello che noi diciamo dei nazisti”. C’è poco o nulla da aggiungere…
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Sono indignato per quanto sta avvenendo sotto i nostri occhi verso i migranti,nell’indifferenza generale. Stiamo assistendo a gesti e a situazioni inaccettabili sia a livello giuridico, etico ed umano.
E’ bestiale che Destinity, donna nigeriana incinta, sia stata respinta dalla gendarmeria francese. Lasciata alla stazione di Bardonecchia, nella notte, nonostante il pancione di sei mesi e nonostante non riuscisse quasi a respirare perché affetta da linfoma. E’ morta in ospedale dopo aver partorito il bimbo:un raggio di luce di appena 700 grammi!
E’inammissibile che la Procura di Ragusa abbia messo sotto sequestro la nave spagnola Open Arms per aver soccorso dei migranti in acque internazionali, rifiutandosi di consegnarli ai libici che li avrebbero riportati nell’inferno della Libia.
E’ disumano vedere arrivare a Pozzallo sempre sulla nave Open Arms Resen, un eritreo di 22 anni che pesava 35 kg, ridotto alla fame in Libia, morto poche ore dopo in ospedale. Il sindaco che lo ha accolto fra le sue braccia , inorridito ha detto :”Erano tutti pelle e ossa, sembravano usciti dai campi di concentramento nazisti”.
E’ criminale quello che sta avvenendo in Libia, dove sono rimasti quasi un milione di rifugiati che sono sottoposti-secondo il il Rapporto del segretario generale dell’ONU, A. Guterres – a “detenzione arbitraria e torture, tra cui stupri e altre forme di violenza sessuale, a lavori forzati e uccisioni illegali.” E nel Rapporto si condanna anche ”la condotta spregiudicata e violenta da parte della Guardia Costiera libica nei salvataggi e intercettazioni in mare.”
E’ scellerato, in questo contesto, l’accordo fatto dal governo italiano con l’uomo forte di Tripoli, El- Serraj (non c’è nessun governo in Libia!) per bloccare l’arrivo dei migranti in Europa.
E’ illegale l’invio dei soldati italiani in Niger deciso dal Parlamento italiano, senza che il governo del Niger ne sapesse nulla e che ora protesta.
E’ immorale anche l’accordo della UE con la Turchia di Erdogan con la promessa di sei miliardi di euro, per bloccare soprattutto l’arrivo in Europa dei rifugiati siriani, mentre assistiamo a sempre nuovi naufragi anche nell’Egeo: l’ultimo ha visto la morte di sette bambini!
E’ disumanizzante la condizione dei migranti nei campi profughi delle isole della Grecia. “Chi vede gli occhi dei bambini che incontriamo nei campi profughi – ha detto l’arcivescovo Hyeronymous di Grecia a Lesbos – è in grado di riconoscere immediatamente, nella sua interezza la “bancarotta dell’umanità.”
E’ vergognoso che una guida alpina sia stata denunciata dalle autorità francesi e rischi cinque anni di carcere per aver aiutato una donna nigeriana in preda alle doglie  insieme al marito e agli altri due figli, trovati a 1.800 m , nella neve.
Ed è incredibile che un’Europa che ha fatto una guerra per abbattere il nazi-fascismo stia ora generando nel suo seno tanti partiti xenofobi, razzisti o fascisti.
“Europa , cosa ti è successo?”, ha chiesto ai leader della UE Papa Francesco. E’ questo anche il mio grido di dolore. Purtroppo non naufragano solo i migranti nel Mediterraneo, sta naufragando anche l’Europa come “patria dei diritti”.
Ho paura che, in un prossimo futuro, i popoli del Sud del mondo diranno di noi quello che noi diciamo dei nazisti. Per questo mi meraviglio del silenzio dei nostri vescovi che mi ferisce come cristiano, ma soprattutto come missionario che ha sentito sulla sua pelle cosa significa vivere dodici anni da baraccato con i baraccati di Korogocho a Nairobi (Kenya). Ma mi ferisce ancora di più il quasi silenzio degli Istituti missionari e delle Curie degli Ordini religiosi che operano in Africa. Per me è in ballo il Vangelo di quel povero Gesù di Nazareth :”Ero affamato, assetato, forestiero…” E’ quel Gesù crocifisso, torturato e sfigurato che noi cristiani veneriamo in questi giorni nelle nostre chiese, ma che ci rifiutiamo di riconoscere nella carne martoriata dei nostri fratelli e sorelle migranti. E’ questa la carne viva di Cristo oggi.
Alex Zanotelli

Per le donne di Kobane

Autore: liberospirito 11 Ott 2014, Comments (0)

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Vi ricordate di Srebrenica, nel luglio 1995? Laggiù, in terra bosniaca, a poca distanza dall’Italia, ebbe luogo un genocidio: ottomila persone finirono trucidate dai serbi. Giustamente, c’è chi in questi giorni ha accostato Kobane – città della Siria, al confine con la Turchia – a Srebrenica. Lo ha fatto, ad esempio, proprio l’inviato speciale dell’Onu per la Siria, Staffan de Mistura: ha paragonato quanto sta accadendo a Kobane alla “vergogna” di Srebrenica, quando migliaia di civili vennero trucidati dai serbi davanti agli occhi delle truppe Onu, le quali quasi nulla fecero per impedirlo. «Non possiamo restare in silenzio», ha aggiunto de Mistura, chiedendo tra l’altro allo stato turco di permettere il passaggio ai volontari curdi in Turchia per recarsi «con le loro armi» a combattere con i curdi siriani. Queste parole, non scordiamolo, vengono da un diplomatico (che, fra l’altro, fu pure viceministro degli affari esteri nel governo Monti).

Intanto la Turchia di Erdogan se a parole condanna l’Isis, nei fatti continua a impedire il sostegno concreto dei curdi, presenti sul suo territorio, ai confratelli al di là del confine. Sale infatti il bilancio delle vittime degli scontri scoppiati durante le proteste della comunità curda in Turchia, contro l’avanzata dei militanti dello Stato islamico sulla città di Kobane (si parla di almeno 21 morti e 150 feriti).

Figura non migliore la stanno facendo gli Usa di Obama e i loro alleati anti-Isis. L’altro giorno un articolo del “Sole-24ore” titolava così: “L’Isis avanza a Kobane e la Coalizione si gioca la faccia”.

Non va dimenticato che le forze dell’Isis sono il prodotto delle alchimie politiche di americani, petro­-mo­nar­chie e turchi (vedi il precedente post su questo blog). L’incapacità di sostenere militarmente i curdi, le cui milizie costituiscono, di fatto, l’unico avversario credibile al Califfato in Siria, come in Iraq, sta ridicolizzando una coalizione che sembra esistere solo sulla carta. Il segretario di Stato americano, John Kerry, pur definendo «una tragedia» l’avanzata dell’Isis a Kobane, ha cercato di sminuire l’importanza strategica della città curda. In altre parole: si può lasciare massacrare il popolo di Kobane…

Sul motivo per cui la città di Kobane susciti così poco interesse c’è un bell’articolo di Sandro Mezzadra, apparso di recente sul “Manifesto”. In breve: la città è il cen­tro di uno dei tre can­toni che si sono costi­tuiti in «regioni auto­nome demo­cra­ti­che» di una con­fe­de­ra­zione di «curdi, arabi, assiri, cal­dei, tur­co­manni, armeni e ceceni», come recita il pre­am­bolo della Carta della Rojava (come si chiama il Kurdistan occi­den­tale o siriano). E’ un testo che parla di libertà, giu­sti­zia, dignità e democra­zia; di ugua­glianza e di «ricerca di un equi­li­brio eco­lo­gico». Il fem­mi­ni­smo, che vediamo in campo nei corpi delle guer­ri­gliere in armi, è riconosciuto nel prin­ci­pio della partecipazione pari­ta­ria a ogni istituto di auto­go­verno, che giorno per giorno mette in discus­sione le strutture patriar­cali. E l’autogoverno della città, pur tra mille difficoltà e con­trad­di­zioni, esprime dav­vero il prin­ci­pio di coo­pe­ra­zione, tra liberi e uguali. Un’entità comunista libertaria l’ha definita un articolo del “Fatto quotidiano”.

Infine, non va dimenticato che l’Isis si scontra non solo con le altre religioni o con i presunti eretici della propria, ma persegue, con ostinazione programmatica, l’ odio nei confronti delle donne. E non è un caso se sul campo di battaglia ci sono migliaia di donne in armi, pronte a ostacolarli, le quali non sono disposte a cedere ciò che hanno raggiunto. Affinchè a Kobane non tocchi lo stesso destino di Srebrenica. Il coraggio di queste donne va ricordato, con forza. Vogliamo dedicare questo post alla diciannovenne Ceylan Ozalp, che, nello scontro contro i miliziani islamisti, pur di non finire nelle mani dell’Isis ha rivolto l’ultimo proiettile verso di sé.

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