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Tag: Sipri

Tutti armati fino ai denti

Autore: liberospirito 4 Mag 2018, Comments (0)

“Non ci sono soldi”, “Dobbiamo tirare la cinghia”: queste e altre frasi simili costituiscono il mantra che governi, esperti e media continuano a recitare. E poi vai a leggere l’ultimo rapporto del SIPRI (Stockholm International Peace Research Institute) sul commercio di armi e scopri che in quel settore non esiste crisi, in tutti gli Stati gli stanziamenti di denaro publico in armi e armamenti sono in sensibile aumento. Lì gli affari vanno a gonfie vele, tanto che verrebbe voglia pure a noi di cantare “Ma così questa crisi?”; se non fosse che il panorama che ci circonda appare tutt’altro che allegro e roseo…

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L’orologio della guerra, la celebre timeline del Doomsday Clock, che segna il cronometro che ci separa dell’apocalisse atomica, bellica o climatica, fissata dagli scienziati dell’Università di Chicago segnala che nel 2016 la lancetta era distante tre minuti dalla «mezzanotte» cioè dalla fine del mondo, nel 2017 si era spostata a due minuti e mezzo e nel 2018 è andata ulteriormente avanti, a due minuti dal disastro.

Più o meno lo stesso andamento della spesa mondiale per gli armamenti e i sistemi d’arma, sempre più tecnologici e sempre più automatizzati, tanto che adesso si sperimentano droni bellici a riconoscimento facciale, micro soldati-robot.

Il rapporto 2018 del Sipri, cioè dello Stockholm international Peace Research Institute, pubblicato ieri, segnala come il Medioriente (+ 6,2% di spesa la regione, + 19 l’Iran e + 22% l’Iraq) sia il vero pozzo di San Patrizio per le industrie armiere anche in questa fase di ribassi dei prezzi petroliferi. «A livello planetario il peso della spesa militare si sta chiaramente spostando dalla regione euro-atlantica», sintetizza Nan Tian, ricercatrice del Sipri.

Le nuove rotte dei commerci di strumentazioni militari si dirigono sempre più verso Cina e Arabia saudita. Il regno guidato da MbS, con l’abbreviazione con cui viene chiamato il giovane e spigliato rampollo della famiglia Saud, il principe ereditario Mohammad bin Salman ha aumentato la spesa militare nel 2017 del 9,2 % e portato Riyad d’un balzo al terzo posto nel mondo per produzione e acquisti di armi. Un valore tra l’altro sottostimato, visto che una parte di questa spesa – quella stimata è pari a 69,4 miliardi di dollari – come quella che serve a finanziare le milizie jihadiste, passa per canali non del tutto tracciabili.

Gli Stati Uniti di Donald Trump – che di recente ha omaggiato il suo principale alleato MbS di una accoglienza principesca a Washington – si attestano per il momento al vertice della top ten. Gli Usa restano leader mondiali almeno della spesa bellica, con investimenti pari a 610 miliardi di dollari. La quota risulta invariata rispetto al 2016 ma «la tendenza al ribasso delle spese militari statunitensi iniziata nel 2010, si è conclusa», certifica Aude Fleurant, direttrice del programma Sipri-Amex.

E nel 2018 le cifre aumenteranno significativamente per sostenere gli aumenti nel personale militare e la modernizzazione delle armi convenzionali e nucleari. In più c’è da considerare che disinvestendo sulla Nato, gli Usa hanno «cartolarizzato» agli alleati europei una parte degli oneri.

La Francia in effetti è già in pieno riarmo, nel 2017 è diventata il sesto paese al mondo in questo campo, come sottolinea Le Monde, anche se è stata superata dall’India, che è quinta. Ma è solo l’inizio per entrambi i Paesi. Parigi con un plafond attuale di 57,8 miliardi di dollari di budget per la difesa, pari al 2,3 per cento del suo Pil, ha intrapreso piani di ammodernamento tecnico per il 2025 che la porteranno a mantenere gli stanziamenti al 2% del Pil, come la Nato vorrebbe facessero tutti gli alleati.

L’Europa, complessivamente, ha una parte imponente della spesa armiera: nei 29 Paesi l’anno scorso hanno impiegato così 900 miliardi di dollari, il 52% della torta mondiale. Il trend è più accentuato nell’ Europa centrale, dove la crescita è pari al 12 %, con l’alibi della minaccia russa in Ucraina e nella zona danubiana. Minaccia che però al momento non c’è. Il Sipri avverte i che Mosca ha diminuito il budget per il suo esercito per la prima volta dal 1998, una decrescita del 20 per cento fino a 66,3 miliardi di dollari a causa – spiega il ricercatore senior Siemon Wezenam – «dei problemi economici che il Paese vive dal 2014».

L’Italia questa volta purtroppo non è fanalino di coda. Vede un rialzo del2,1 per cento, come aveva certificato il rapporto Milex della Rete Disarmo. E la Germania una crescita del 3,5 per cento.

La Cina ha raggiunto la vetta della classifica, è seconda per volumi dopo gli Usa, con 228 miliardi di dollari, e intende investire ancora con “buona pace” dei venti di pace tra le due Coree. Mentre l’India ha piani molto ambiziosi. Il nuovo regime ultra induista di Narendra Modi, come segnala l’Agenzia Nova, intende passare da essere il principale importatore – deriva dall’estero il 65 per cento delle armi in dotazione all’esercito indiano, in gran parte da Usa e Israele – a esportatore di componenti e prodotti finiti attraverso joint venture e una rete di fornitori, subfornitori, micro fornitori della sua industria bellica principale, statale, attraverso il programma governativo Make in India per l’innovazione del suo sistema produttivo. Per il momento secondo l’Institute for Defence Studies and Analysis la spesa bellica va quasi tutta in stipendi e pensioni e tolte quelle dal 2,1 si passa all’1,6 per cento del Pil in spese per la difesa.

Rachele Gonnelli

L’arte della guerra (e della menzogna)

Autore: liberospirito 15 Apr 2015, Comments (0)

E’ tempo di vacche magre – si dice – per questo dobbiamo tutti tirare la cinghia e ciascuno dovrà fare la sua parte… Queste sono alcune delle frasi fatte che sentiamo ripetere in questi tempi dai vari governanti. Insomma, non ci sono soldi per scuola, sanità, trasporti, per i disoccupati, per gli immigrati, per le pensioni, per i rinnovi contrattuali. Eccetera, eccetera. Eppoi arriva il rapporto del Sipri (Stockolm International Peace Research Institute) sulle spese militari nel mondo a contraddire tutte quelle parole. Così apprendiamo che ogni minuto si spendono nel mondo – a scopo militare  – 3,4 milioni di dollari, 204 milioni ogni ora, 4,9 miliardi al giorno. E l’Italia fa la sua bella parte, spendendo ottanta milioni al giorno in spese militari (collocandosi al dodicesimo posto mondiale). L’articolo che segue (l’autore è Manlio Dinucci, il quotidiano è “Il manifesto” di ieri) parla di ciò. Leggere per credere.

Military-Spending

La spesa mili­tare ita­liana, cal­co­lata al tasso di cam­bio cor­rente dollaro/euro, è salita da 65 milioni di euro al giorno nel 2013 a circa 70 nel 2014.

Anche nell’ipotesi che resti inva­riata nel 2015 (cosa impos­si­bile per­ché la Nato preme per un aumento), la spesa annuale del 2014 equi­vale, all’attuale tasso di cam­bio, a 29,2 miliardi di euro, ossia a 80 milioni di euro al giorno.

Ciò emerge dai dati sulla spesa mili­tare mon­diale, pub­bli­cati ieri dal Sipri. Più pre­cisi di quelli del Mini­stero della difesa, il cui bud­get uffi­ciale ammonta nel 2014 a 18,2 miliardi di euro, ossia a circa 50 milioni di euro al giorno. Ad esso si aggiun­gono però altre spese mili­tari extra-budget, che gra­vano sul Mini­stero dello svi­luppo eco­no­mico per la costru­zione di navi da guerra, cac­cia­bom­bar­dieri e altri sistemi d’arma e, per le mis­sioni mili­tari all’estero, su quello del Mini­stero dell’economia e delle finanze.

Net­ta­mente in testa restano gli Stati uniti, con una spesa nel 2014 di 610 miliardi di dol­lari (equi­va­lenti, all’attuale tasso di cam­bio, a 575 miliardi di euro).

Stando ai soli bud­get dei mini­steri della difesa, la spesa mili­tare dei 28 paesi della Nato ammonta, secondo una sua sta­ti­stica uffi­ciale rela­tiva al 2013, ad oltre 1000 miliardi di dol­lari annui, equi­va­lenti al 56% della spesa mili­tare mon­diale sti­mata dal Sipri. In realtà la spesa Nato è supe­riore, soprat­tutto per­ché al bilan­cio del Pen­ta­gono si aggiun­gono forti spese mili­tari extra bud­get: ad esem­pio, quella per le armi nucleari (12 miliardi di dol­lari annui), iscritta nel bilan­cio del Dipar­ti­mento dell’energia; quella per gli aiuti mili­tari ed eco­no­mici ad alleati stra­te­gici (47 miliardi annui), iscritta nei bilanci del Dipar­ti­mento di stato e della Usaid; quella per i mili­tari a riposo (164 miliardi annui), iscritta nel bilan­cio del Dipar­ti­mento degli affari dei vete­rani. Vi è anche la spesa dei ser­vizi segreti, la cui cifra uffi­ciale (45 miliardi annui) è solo la punta dell’iceberg.

Aggiun­gendo que­ste e altre voci al bilan­cio del Pen­ta­gono, la spesa mili­tare reale degli Stati uniti sale a circa 900 miliardi di dol­lari annui, circa la metà di quella mon­diale, equi­va­lenti nel bilan­cio fede­rale a un dol­laro su quat­tro speso a scopo militare.

Nella sta­ti­stica del Sipri, dopo gli Stati uniti ven­gono la Cina, con una spesa sti­mata in 216 miliardi di dol­lari (circa un terzo di quella Usa), e la Rus­sia con 85 miliardi (circa un set­timo di quella Usa). Seguono l’Arabia Sau­dita, la Fran­cia, la Gran Bre­ta­gna, l’India, la Ger­ma­nia, il Giap­pone, la Corea del sud, il Bra­sile, l’Italia, l’Australia, gli Emi­rati Arabi Uniti, la Turchia.

La spesa com­ples­siva di que­sti 15 paesi ammonta, nella stima del Sipri, all’80% di quella mondiale.

La sta­ti­stica evi­den­zia il ten­ta­tivo di Rus­sia e Cina di accor­ciare le distanze con gli Usa: nel 2013–14 le loro spese mili­tari sono aumen­tate rispet­ti­va­mente dell’8,1% e del 9,7%. Aumen­tate ancora di più quelle di altri paesi, tra cui: Polo­nia (13% in un anno), Para­guay (13%), Ara­bia Sau­dita (17%), Afgha­ni­stan (20%), Ucraina (23%), Repub­blica del Congo (88%).

I dati del Sipri con­fer­mano che la spesa mili­tare mon­diale (cal­co­lata al netto dell’inflazione per con­fron­tarla a distanza di tempo) è risa­lita a un livello supe­riore a quello dell’ultimo periodo della guerra fredda: ogni minuto si spen­dono nel mondo a scopo mili­tare 3,4 milioni di dol­lari, 204 milioni ogni ora, 4,9 miliardi al giorno. Ed è una stima per difetto della folle corsa alla guerra, che fa strage non solo per­ché porta a un cre­scente uso delle armi, ma per­ché bru­cia risorse vitali neces­sa­rie alla lotta con­tro la povertà.

Manlio Dinucci