Crea sito

Tag: sioux

tumblr_static_tumblr_static_e3xs5n0wg084cwwww4g8kksks_640

Ogni tanto circola qualche buona notizia: ce l’hanno fatta! Non ci riferiamo alla vittoria del no al referendum costituzionale che, comunque sia, è un buon risultato anche se non esaltante. Pensiamo invece alla decisione degli engineers dell’esercito Usa (praticamento il genio militare) di non autorizzare la costruzione del tratto della Dakota Access Pipeline – un oleodotto sotterraneo progettato per congiungere i siti di estrazione petrolifera del North Dakota allo stato dell’Illinois – da mesi contestata dai nativi americani. Riguarda in particolare quella parte dell’oleodotto che profana la terra sacra nella quale il popolo sioux ha seppellito per secoli i suoi morti. Qui il sentire religioso e l’azione politica si sono incontrati con successo.

Nell’estate scorsa l’accampamento della protesta degli indiani è cresciuto fino a diventare una cittadella di settemila attivisti provenienti da centinaia di tribù indiane, innanzitutto Sioux, ma anche Apache, Cheyenne, Arapaho, e da molte organizzazioni ecologiste e radicali.

La rivolta era stata condannata non solo dai politici locali del North Dakota che avevano autorizzato l’opera (dal 2007 lo stato del Midwest statunitense è la nuova frontiera dell’estrazione del petrolio americano, grazie alla tecnologia del cosiddetto “fracking”), ma anche da diversi agricoltori, favorevoli alla costruzione dell’impianto, nonostante i rischi, soprattuto per via dei grandi indennizzi che hanno ricevuto in cambio del permesso di far attraversare le loro proprietà dall’oleodotto. Ma la ribellione sioux è andata avanti, diventando ben presto il catalizzatore delle proteste di tutte le tribù che vivono in riserve poverissime, flagellate da un tasso di disoccupazione spesso superiore al cinquanta per cento e dalla piaga dell’alcolismo. E alla fine le svariate forme di protesta – cortei, sit-in, scontri con le forze dell’ordine, concerti, ecc. – hanno dato un risultato soddisfacente. Che anche per noi possa essere davvero di buon auspicio!

Scriblerus

Per non dimenticare. Ancora

Autore: liberospirito 31 Gen 2016, Comments (0)

indiani038

Nuovamente a proposito di giornate da dedicare alla memoria. Domani 1° febbraio 1876 cade l’anniversario di una dichiarazione di guerra troppo spesso ignorata o non considerata come tale. Il ministro degli Interni degli Stati Uniti d’America dichiarò guerra ai “Sioux ostili”, quelli cioè che non avevano accettato di trasferirsi nelle riserve, dopo che era stato scoperto l’oro nelle Black Hills, vale a dire il cuore del territorio. Come era possibile trasferire migliaia di uomini, donne e bambini dalla terra dov’erano nati, in una stagione dell’anno in cui il territorio era ormai ricoperto di neve?

Quella dichiarazione di guerra del 1° febbraio segna l’inizio del massacro degli Indiani d’America, che culminerà con l’eccidio di Wounded Knee, passato alla storia grazie a testimonianze, libri, canzoni, e film. Sul finire del dicembre 1890, la tribù di Miniconjou guidata da Piede Grosso, una volta appresa la notizia dell’assassinio di Toro Seduto, decise di partire dall’accampamento sul torrente Cherry, sperando nella protezione di Nuvola Rossa. Il 28 di dicembre furono intercettati dal Settimo reggimento di cavalleria, che aveva l’ordine di condurli in un accampamento sul Wounded Knee: lì, uomini, donne e bambini furono portati sulla riva del torrente, circondati da due squadroni di cavalleria e trucidati. Il campo venne falciato dalle mitragliatrici e dei 350 Miniconjou presenti ne morirono circa trecento. Ora a Wounded Knee, sul cartello verde dove si può leggere la storia del massacro, è riportata la scritta “Massacre of Wounded Knee”; la scritta “massacre” è stata aggiunta, sostituendo la vecchia scritta “battle”.

Oggi tutte le terre ex-indiane delle Grandi Pianure sono utilizzate per l’agricoltura estensiva (grano, mais, soia, girasoli) o per l’allevamento (bovini, suini, ovini). Secondo alcuni dati, fra gli abitanti delle riserve indiane l’85% risulta disoccupato e il 97% vive sotto il livello di povertà; la speranza di vita oscilla fra i 40 e i 50 anni, mentre il tasso di suicidi supera di quattro volte la media nazionale americana.

Chiudiamo questo ricordo con le parole con cui Alce Nero (uomo-medicina sioux che fu ferito proprio a Wounded Knee) apre la sua autobiografia. Sono parole che testimoniano una sensibilità religiosa nei confronti del cosmo di cui noi oggi avvertiamo quella mancanza che si fa sempre più insopportabile:

“Amico, ti racconterò la storia della mia vita, come tu desideri; e se fosse soltanto la storia della mia vita credo che non la racconterei, perché che cosa è un uomo per dare importanza ai suoi inverni, anche quando sono già così numerosi da fargli piegare il capo come una pesante nevicata? Tanti altri uomini hanno vissuto e vivranno la stessa storia, per diventare erba sui colli. È la storia di tutta la vita che è santa e buona da raccontare, e di noi bipedi che la condividiamo con i quadrupedi e gli alati dell’aria e tutte le cose verdi; perché sono tutti figli di una stessa madre e il loro padre è un unico spirito” (da John G. Neihardt, Alce Nero parla, Adelphi).