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Tag: Silvia Papi

E’ possibile cambiare?

Autore: liberospirito 20 Ago 2016, Comments (0)

Dopo il report di Valerio Pignatta, pubblicato circa una settimana fa, ecco il contributo di Silvia Papi sempre in merito all’incontro tenutosi a luglio a Reggello. 

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Oggi è il 15 agosto. Ricordo che già da bambina avvertivo in questo giorno di festa il culmine di qualcosa che stava per finire. Non avevo più davanti ad attendermi i lunghi giorni dell’estate, quel tempo dilatato dal caldo, dall’aperto e dall’assenza di impegni nel quale mi perdevo. La metà di agosto segnava l’entrata nel tempo dell’attesa, dell’avvicinarsi sempre più a ricominciare il ritmo dettato dalla scuola, dal clima autunnale, dagli spazi chiusi.

Ancora oggi il ferragosto per me è un giorno di passaggio e, mentre annuso l’aria che cambia, incomincio a ripensare agli accadimenti dell’estate, con una sorta di desiderio che mi porta a fare il punto della situazione per prepararmi all’autunno. In questa ricapitolazione premono, per esser riguardati, i giorni trascorsi in toscana quando era solo l’inizio di luglio e soprattutto quella giornata d’incontro e parole profetiche ascoltate sulle colline fiorentine.

Cosa abbiamo detto e quale spazio occupa nella mia vita quotidiana la memoria di quei discorsi, che cosa vi hanno portato? Il tema generale è stato fra i più urgenti: tutto quel che accade ci sta portando inesorabilmente verso la distruzione o è possibile cambiare?

Apparentemente può sembrare difficile declinare nella quotidianità dei giorni che si susseguono lo spessore di quegli interventi, invece ho la sensazione di ricavare proprio da quelle parole – anche da quelle parole – la visione globale nella quale poter iscrivere la piccolezza delle mie scelte quotidiane. Ciò che aiuta a fare chiarezza e trovare l’energia utile a orientarsi nella confusione che ci tallona dappresso, deve avere la forza dell’universale affinché ognuno vi possa trovare la sua particolare necessità; quel che sembra detto solo per lui o per lei.

L’incontro che si è tenuto nella bella casa valdese sulle colline di Reggello ha avuto per me questo significato.

La pastora valdese e teologa Letizia Tomassone ha preso spunto dall’antico testamento – precisamente dal libro di Geremia – per vedere le implicazioni della questione religiosa dal punto di vista femminile, e del pensiero religioso femminista in particolar modo. Che ci sia stato un tempo in cui la divinità era immaginata come una Dea e non un Dio e che quel tempo antico abbia corrisposto a un periodo pacifico con un modo di relazionarsi al divino fatto di feste con offerta di cibo e profumi anziché sacrifici animali, quando non addirittura umani, è diventato da tempo, per me, un riferimento a cui attingere per pensare un modo nuovo di rapportarsi tra noi esseri umani che esca dalla visione patriarcale di cui siamo eredi e prosecutori nostro malgrado. Il periodo storico di cui si parla nel libro di Geremia (società assiro-babilonese) è più recente di quello preso in considerazione, ad esempio, da Marija Gimbutas nei suoi studi, quindi, data la relativa vicinanza temporale, è ancor più importante riflettere sulla domanda: perché si è persa quell’immagine del femminile divino? Ponendoci questa domanda e cercando risposte – così ho inteso dall’intervento di Letizia – si compie un lavoro sul linguaggio (e sull’iconografia che lo ha accompagnato, aggiungerei io) che ha modellato e modella la nostra personalità.

Com’è possibile che le parole delle donne siano state completamente dimenticate? Penso che in buona parte la cultura del nostro tempo sia fatta di omissioni e dimenticanze, non solo della parola delle donne, ma anche di tutte quelle minoranze – soprattutto se con cultura orale, ma comunque non solo – ridotte al silenzio di cui sono pieni i tempi anche recenti della nostra storia. Fino ad arrivare all’assoluta cancellazione della voce di chi non ha parola come gli animali non umani (per non dire di tutto il mondo vivente) di cui ha parlato Federico Battistutta.

L’antica visione delle donne, ci è stato fatto notare, non è stata trasmessa attraverso un canone, quindi possiamo ben vedere come sia importante dare origine a un nuovo canone del mondo che permetta di creare un altro modo di stare nel mondo. Come sia fondamentale dare corpo sociale a questa realtà non duale ma sbilenca – queer, si può anche dire, usando un termine che va diffondendosi negli ultimi anni –, dare visibilità alla comprensione del mondo che si sta formando attraverso il lavoro delle teologhe femministe e di tutti quei ricercatori e ricercatrici che scrutano la trasmissione della visione religiosa attraverso il tempo.

L’incontro che si è tenuto a Reggello è stato in fondo un minuscolo tassello che va a comporre il mosaico di coloro che oggi lavorano a questa trasformazione di civiltà, di coloro che stanno creando una rete di contati e collaborazione per non delegare più la nostra salvezza (insieme a quella del pianeta) a un’immagine di Dio salvatore e non demandare più una buona vita felice in un mondo ipotetico dopo la resurrezione che verrà. Se il tempo è oggi, di certo è urgente lavorare sulla trasformazione, assumendosi ciascuno la responsabilità che ci compete, in tutte le cose.

A cominciare da ciò che in buona parte tutti noi, per cattiva abitudine, facciam finta di non vedere: i miliardi di animali ridotti in pezzi ed esposti in vetrina nei nostri ipermercati. Come ci poniamo verso lo sterminio costantemente in atto di chi non avrebbe che noi per essere salvato? Che ci piaccia o no, non possiamo tirarci fuori ed evitare di sentirci parte in causa, fino a quando esisterà anche un solo mattatoio o un solo allevamento intensivo di esseri viventi. Ma il pensiero di Federico è andato molto più a fondo di queste mie parole, ha toccato tasti più intimi, senza mai essere accusatorio nei confronti di nessuno e, quando si parla di questione animale, non è cosa da poco riuscire a toccare l’animo della gente senza far scattare sensi di colpa e conseguenti meccanismi di difesa. Ma è possibile cambiare? Se rispondiamo in maniera affermativa è di certo perché ci sta a cuore tutto il vivente e non solo la nostra specie.

Le proposte introdotte da Herbert Anders e Samuele Grassi sono andate a integrare questo che mi è sembrato il cuore della giornata, o quello che io ho registrato come tale.

Herbert partendo dall’Apocalisse, ultimo libro del Nuovo Testamento, ha presentato il tema dell’angoscia come elemento che scatena il bisogno di attaccamento e possesso. La paura di rimanere soli, di non avere valore. Tantissime problematiche odierne nascono in fondo da qui e scatenano quell’angoscia portatrice di disagio e comportamenti inconsulti sulla quale subdolamente si insinua la pseudocultura del denaro e del possesso che va per la maggiore e semina vittime. Creando un collegamento con quanto già detto la fiducia è stata posta come una soluzione possibile; fiducia in se stessi e nella propria capacità/responsabilità, alimentata da una rete di relazioni che possa incominciare a ricucire i brandelli del tessuto sociale strappato da secoli di capitalismo e non solo. Su questo mi sono trovata d’accordo mentre quando la fiducia viene posta, anche e ancora, in un Dio che, secondo me, ha esaurito la sua immagine e il suo potere, la mia comprensione viene meno.

Samuele è arrivato alla fine a – si fa per dire – scompaginare le carte in tavola riproponendo e precisando il concetto di queer che era già stato introdotto. Mi piace questo nuovo termine proprio per la caratteristica che lo contraddistingue di non voler stare in nessuna categoria. Mi par di capire che venga usato inappropriatamente per definire il mondo gay mentre la sua peculiarità di essere storto, trasversale lo porta – e con sé coloro che si collocano al suo interno – a essere sfuggente, inafferrabile da quel neoliberismo che sarebbe senz’altro capace di farne uno dei tanti prodotti-immagine a suo uso e consumo. Non essere afferrati, non essere strumentalizzati, cercare territori marginali e ribaltare il rapporto con il futuro a favore di un tempo presente come l’unico possibile nel quale stare per provare a conoscere la propria diversità e costruire la propria autonomia.

L’anarchismo queer è l’ambito teorico all’interno del quale lavora Samuele Grassi sostenendo che oggi in ambito anarchico è molto viva la ricerca di nuove pratiche (sarebbe bello davvero) dove si sperimentino solidarietà, responsabilità e libertà per inventare nuovi rapporti tra individui e tra individui e società. Pratiche trasversali che ricercano l’autenticità d’espressione al di fuori di quel pensiero binario che la fa da padrone nei nostri modi d’essere mettendo sempre il bene contrapposto al male, l’etero all’omo, il bianco al nero, con modalità gerarchiche, conflittuali e competitive.

Con queste “storte” argomentazioni si è conclusa la giornata, lasciandomi la testa in subbuglio e confermando quella sensazione che ho da tempo che se molto e buono si sta muovendo da tante parti, la cosa più difficile e più importante sia compiere il lavoro certosino di tessere fili di collegamento che uniscano i punti in comune di ogni diversità.

Silvia Papi

Nascita/natività/natale

Autore: liberospirito 24 Dic 2015, Comments (0)

Come gli altri anni, anche questa volta proponiamo un post sul Natale, in una chiave alquanto differente dalle immagini e dai discorsi che, tristemente, si sentono in giro e popolano il web. Il testo e le immagini in questione provengono dal blog artenatura.altervista.org, curato da Silvia Papi, a cui abbiamo in altre occasioni già attinto materiale utile e condivisibile.

Il tempo che si rinnova

Ecco.

Tutto è pronto: penombra, silenzio, raccoglimento. Il tempo si è fermato.

Il bambino può giungere. (…)

Prima di nascere il bambino viveva nell’unità. (…) non esistevano né il fuori, né il dentro, né il freddo, né il caldo.

Venendo al mondo (…) egli scopre questi opposti, inseparabili. (…) Respirando per la prima volta, valica una soglia. Eccolo, inspira. E da questa inspirazione nasce il suo contrario, l’espirazione. Che a sua volta …

(…) il principio stesso di questo mondo, dove tutto è respirazione, ondulazione, dove tutto, eternamente, nasce dal proprio contrario, il giorno dalla notte, l’estate dall’inverno, la ricchezza dalla povertà, la forza dall’umiltà.

Senza fine. Senza principio.

F. Leboyer, Per una nascita senza violenza

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In questi giorni che precedono il Natale, con la luce che riprende lentamente ad allungare le giornate e già preannuncia il tempo dei germogli, mentre il frastuono commerciale, per occultare dolori e tragedie, tenta di annullare il silenzio, ci è piaciuto ricordare la nascita attraverso le parole di Frederick Leboyer e due dipinti di epoche differenti.

Il primo, del 1600, è una intensa e commovente natività dipinta dal francese Georges de La Tour, uno dei principali esponenti del barocco francese che, si dice, fu fortemente influenzato da Caravaggio.

Fine osservatore della vita quotidiana, con una straordinaria maestria nel dipingere scene illuminate da fonti di luce come candele o lampade, probabilmente non ha voluto ritrarre la natività di Gesù ma una semplice nascita, come il titolo attribuitogli dagli studiosi – le Nouveau-né, il neonato – ci fa intuire. In effetti non vi sono dettagli narrativi e soltanto tre figure riempiono tutto lo spazio scenico. Se il soggetto facesse riferimento alla storia di Gesù potrebbero essere Maria col bambino appena nato in braccio e Anna, la madre di Maria, oppure la nutrice accorsa alla capanna di Betlemme come invece narrano i vangeli apocrifi. Come unica fonte di luce quella di una candela che illumina il neonato il quale, a sua volta, emana un tale splendore da diventare egli stesso sorgente di luce per le donne che gli stanno accanto. Di fatto, chiunque siano le figure nella scena rappresentata, essa ci appare come simbolo, commovente e universale, della maternità e della vita che la comunità familiare genera e custodisce: trasparenza palpabile della presenza divina nella quotidiana normalità che l’intimità della luce diffonde.

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Più o meno tre secoli separano il primo dipinto dal secondo, la nascita di Gesù del tedesco Emil Nolde al quale abbiamo dedicato un post agli inizi dello scorso mese di novembre. Rappresentando la nascita l’opera è la prima di una serie di dipinti – con al centro, più grande, la crocefissione – che raccontano la vita di Gesù.

In questo bellissimo quadro espressionista, dove il bambino è sollevato verso il cielo stellato, come dono della vita alla vita, ritroviamo la stessa assenza di falsi misticismi e il corpo nudo di una piccola creatura, quasi casualmente umana, assume la forza potente che la nascita di ogni forma vivente porta con sé.

Con l’augurio che il Natale possa segnare l’inizio, per tutti noi, di un tempo che sempre si rinnova, nel giorno dopo giorno, rendendo onore alla vita.

Il grande sogno dell’umanità

Autore: liberospirito 18 Nov 2015, Comments (0)

Sui fatti di Parigi. Un intervento, rispetto ai molti che capita in questi giorni di leggere o ascoltare, spiazzante. Giustamente spiazzante. In quanto si sostiene che in questi giorni cupi, colmi di tragedia e dolore bisogna tornare al sogno, all’infanzia e alla poesia che li unisce dando forma a opere d’arte. “La bellezza salverà il mondo”, diceva Dostoevskij. Il testo proviene dal blog artenatura.altervista.org, curato da Silvia Papi, che partecipa fin dall’inizio al ‘progetto liberospirito’.

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Abbiamo iniziato a pubblicare materiale su questo blog spinti dal bisogno di cercare quelle condizioni che ci portano a riconoscere e a creare bellezza. Più di un anno fa scrivevamo che separando l’arte dalla natura  abbiamo mutilato il nostro sentire, che siamo rimasti senza visioni mentre è sempre stata la “visione del mondo” che l’arte ha espresso a far grandi le opere, in ogni tempo.

Oggi, mentre ci accingiamo a pubblicare questo post, il mondo intorno dibatte sugli attentati di Parigi. Le pagine dei giornali e del web si riempiono di immagini e parole; come accadde per le morti in mare dei profughi che cercano aiuto sulle nostre coste, per il disastro nucleare di Fukushima e per tanti altri avvenimenti ancora che ci riempirono di sdegno, angoscia, preoccupazione, se non addirittura dolore. Potremmo fare un elenco che di certo sarebbe molto lungo. Poi si spengono i riflettori e nulla cambia, poco si risolve, fino alla prossima catastrofe. Questo è il modo della società dello spettacolo. Quasi banale è sottolineare l’evidenza di un comportamento umano che ha perso il senso del suo stare sulla terra e non sa più interrogarsi. L’equilibrio è rotto da troppo tempo, il disagio e la follia imperversano. Una piccola minoranza rema contro corrente cercando di salvare l’indispensabile, i semi necessari alla nostra vita. Tracce della bellezza che abbiamo saputo vedere e creare: opere d’arte e cultura.

In questo panorama, non casualmente, dedichiamo il nostro settimanale post al Messaggio Biblico dipinto da Marc Chagall.

All’interno di una famiglia di cultura e religione ebraica dove si parlava yiddish, nel 1887, nel villaggio di Vitebsk, allora parte dell’Impero Russo e oggi Bielorussia, da un mercante di aringhe, primo di nove fratelli, nacque Moishe Segal, in russo  Mark Zacharovič Šagalov. Abbreviato in Šagal, divenuto Chagall nella trascrizione francese. Il giorno stesso della sua nascita, il villaggio fu attaccato dai cosacchi durante un pogrom, e la sinagoga venne data alle fiamme. Per questo l’artista – rievocando le proprie origini – usava dire: “Io sono nato morto”.

Le sue origini, il villaggio e l’infanzia – felice nonostante le tristi condizioni in cui vivevano gli ebrei russi sotto il dominio degli zar – non abbandoneranno mai le visioni che Chagall dipingerà durante l’arco della sua lunga vita.

“Non ho letto la Bibbia, l’ho sognata”, e nella sua anima e nella sua infanzia si confondono letture del libro e immagini quotidiane, per dare vita a quella bellissima sintesi che è il mondo di Marc Chhagall ospitato, con grande cura e attenzione,  presso il Musée National Message Biblique Marc Chagall di Nizza.

In questi giorni cupi e carichi di tragedia è proprio al sogno, all’infanzia, ai racconti fondanti di ogni cultura e alla poesia che li unisce facendone opere d’arte, che dedichiamo questo modesto contributo, convinti che in essi stiano aiuto e sollievo per tutti noi. Accompagniamo la riproduzione di alcune opere con parole dello stesso Chagall.

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Si parla spesso del modo. In quali forme, in quale “movimento” porre il colore. Ma questo colore è una cosa innata. Non dipende né dal modo, né dalla forma in cui lo ponete. E non dipende nemmeno dalla maestria del pennello. E’ al di fuori da ogni “movimento”. Di tutti i “movimenti”, sono rimasti nella storia solo quelli, rarissimi, che hanno posseduto il colore innato … i “movimenti” sono stati dimenticati.

La pittura, il colore, non sono forse ispirati dall’amore? La pittura è solo il riflesso del nostro io interiore, e per questo stesso la maestria del pennello è superata. Non conta affatto. Il colore con le sue linee contiene il vostro carattere e il vostro messaggio.

Se ogni vita va inevitabilmente verso la fine, dobbiamo durante la nostra colorarla con i nostri colori di amore e speranza. In quest’amore si trova la logica sociale della vita e l’essenziale di ogni religione.  Per me, la perfezione nell’arte e nella vita è sgorgata dalla fonte biblica. Senza questo spirito, la sola meccanica di logica e di costruttività, nell’ arte e nella vita, non porta frutti.

Fin dalla mia prima giovinezza sono stato affascinato dalla Bibbia. Mi è sempre sembrato, e ancora mi sembra, che sia la più grande forma di poesia di ogni tempo. La Bibbia è come una risonanza della natura, e questo segreto ho cercato di trasmetterlo.

Questi quadri, nel mio pensiero, non rappresentano il sogno di un solo popolo, ma quello dell’umanità.

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Ancora a proposito del convegno di Arcidosso: pubblichiamo alcune riflessioni sulle quattro relazioni da parte di una persona che ha seguito e partecipato alla giornata di studio.

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Ho seguito sin dall’inizio la storia di questo “liberospirito”, la ricerca puntigliosa, costante e senza fretta di tutte quelle parole, sparpagliate in giro per il mondo, nate dal bisogno che non si esaurisce di porsi domande, di far traballare le certezze e spingersi in territori dove l’essere umano trova un valore, interiore ed esteriore, nel suo sentire più intimo e nella pratica della vita, che attraversa il tempo tessendo ponti tra passato e futuro.

Negli anni si è andato raccogliendo tutto il materiale – e ancora si raccoglie – che costituisce quella sorta di biblioteca on line che è liberospirito.org. Ma dietro gli scaffali, virtuali o meno, di una biblioteca ci sono sempre persone e il loro lavoro. Dietro quelli di una biblioteca così specifica c’è anche la passione, la ricerca e la messa in gioco personali.

Il convegno estivo ad Arcidosso è stata la prima uscita allo scoperto di queste persone che per iniziare hanno scelto quel territorio geografico proprio perché fu il luogo dove, a suo tempo, una delle ultime figure eretiche in Italia visse e creò un’esperienza di vita comunitaria. Il monte Labbro di David Lazzaretti dista infatti pochi chilometri dal comune di Arcidosso e la figura di Lazzaretti è stato anche l’argomento di uno degli interventi della giornata, uno dei due che nel pomeriggio portavano “persone ad esempio” e non solo pensiero teorico come spunti per riflettere e discutere.

David Lazzaretti e Simone Weil a me che ascoltavo sono parsi accomunati dalla ricerca di una verità assoluta costi quello che costi, seppure in maniere completamente diverse, vuoi per l’epoca storica (XIX secolo per l’uno, XX per l’altra), per la storia personale, le differenze culturali e per essere uno uomo e l’altra donna.

Vado a memoria e quel che racconto è ciò che è rimasto in me, che poche parole appuntate su un foglio rievocano ma che, in fondo, penso sia la finalità ultima di operazioni di questo genere: quel che ti hanno lasciato, che è rimasto.

In entrambi ho sentito risuonare la bellezza dell’universo. In un Lazzaretti che, se non sbaglio, parlava di noi umani come “addetti alla manutenzione dell’universo” mi sembra che bellezza significhi “fare le cose necessarie” e farle fino in fondo, allo stesso modo mi par di vedere la bellezza di una figura quale quella di Simone Weil – o quantomeno così mi è arrivata attraverso l’intenso parlare di Monica Giorgi –  proprio nel suo provare ad uscire da quella teoria che le veniva così bene per sperimentare con tutta sé stessa, fare esperienza pratica del suo pensiero, come se proprio grazie a quel corpo maldestro facesse le esperienze più profonde, confermasse sé a sé stessa, si legasse al corpo dell’universo fatto di corpi e vi trovasse sacralità.

Ognuno di noi procede poi per libere associazioni e Lazzaretti – attraverso le parole di Mauro Chiappini, che ricordava l’essenzialità per quell’uomo del rapporto con la morte – così come quel voler andare così a fondo della Weil, mi hanno riportato alla figura di un mistico molto più noto quale è stato Francesco d’Assisi e al suo cantico delle creature come lode assoluta della vita in tutti gli aspetti, arrivando a ringraziare anche per sora nostra morte corporale, oltrepassando così, in un balzo, il binomio vita/morte e aprendo un varco verso un’unica ininterrotta esperienza di vita-morte.

Gli interventi della mattinata li definirei di stampo teorico tra virgolette, perché l’impegno dei due relatori nel fare discorsi molto forti e appassionati ha avuto il pregio di avvicinare così bene il loro pensiero a noi che ascoltavamo da far vivere quel che dicevano come “la storia che ha portato alla nostra necessità”.

Federico Battistutta ha gettato uno sguardo storico, ampio e articolato, sul fenomeno religioso sottolineando che se le umane costruzioni, incluse quelle religiose, hanno sempre avuto un inizio e una fine, non si può dire la stessa cosa del bisogno che ci caratterizza di dare una spiegazione al mistero della vita-morte. Ha inteso dire, per farla semplice, che un conto sono le confessioni religiose con tutte le loro chiese e le loro storie, un conto è la religione come bisogno, come ricerca che ci accompagna da quando, al principio dei tempi, incominciammo a comprendere che la nostra vita ha una fine e tutto affonda nel mistero.

Il cuore del pensiero di Federico mi è parso essere proprio questo: la ricerca di una religione prima delle religioni, una ricerca nel passato più arcaico per gettare ponti verso un futuro sconosciuto di cui abbiamo nostalgia e necessità. In questo modo la religione assolverebbe al suo compito principale che sta proprio – come il significato etimologico della parola ci insegna – nel  religare, legare, gettare fili che uniscono passato a futuro attraversando il presente, con il sogno che si fa materia concreta di sperimentazione di un esistere ampio e inclusivo di diversità, siano esse di specie come di genere.

Elisabeth Green ha sviluppato la sua relazione rimanendo volutamente in ambito cristiano – territorio che ben conosce essendo pastora battista – ma osservandolo con l’ottica del riciclo, ossia di uno sguardo attento che tiene il buono e getta l’inutile.  Ho trovato il suo discorso estremamente proficuo per capire meglio “come sono andate le cose” all’interno di quella cultura religiosa di cui, tutti noi in Europa, siamo figli nostro malgrado. Così mi si è chiarito come la religione cristiana sia stata e sia sostanzialmente legata all’egemonia patriarcale nella quale l’oppressione – soprattutto femminile – ha avuto un ruolo complesso e variegato. La chiesa patriarcale a suo tempo ha creato da un lato la povertà, sostenendo la divisione gerarchica in classi sociali, e dall’altro la normalizzazione della sessualità, arrivando alla pretesa religiosa di normalizzare Dio.

E’stato il movimento femminista – ci racconta Elisabeth in maniera precisa e articolata – che, denunciando la connivenza delle chiese con l’oppressione delle donne, ha innestato l’autocritica del messaggio cristiano che oggi, nelle sue forme più interessanti e all’avanguardia, include la presenza di quello che lei chiama “popolo queer”, il portatore di diversità, di tutto ciò che non sta nella normalizzazione del potere, il Dio straniero, la seconda venuta di Cristo. Il messaggio cristiano è passato nei secoli come portatore della verità unica, oggi è arrivato il tempo di vedere le cose in maniera pluricentrica, inclusiva e destabilizzante quale a mio avviso è sempre stata la figura di Gesù, queer per eccellenza.

Forse tutti noi cerchiamo risposte che ci aiutino a gestire l’esistenza, sicuramente io le ho cercate. Oggi che ormai la vecchiaia è alle porte della mia vita, mi trovo ad avere bisogno dell’esatto contrario, ad avere necessità di spostarmi continuamente dalle certezze e aprire, aprire spiragli che mi permettano altri punti di vista, come se questa fosse per me una risorsa vitale, energia buona a cui attingere. Di questo la giornata del 4 luglio ad Arcidosso è stata molto ricca.

 Silvia Papi

 P.S. : Sul dizionario inglese per il termine queer ho trovato questi significati: strano, inusuale, ciò che causa dubbio, fuori dall’ordine e, in linguaggio slang, per dire di persona omosessuale.

Il linguaggio dimenticato

Autore: liberospirito 17 Ott 2014, Comments (0)

Il linguaggio dimenticato è  il titolo di un saggio di Erich Fromm, apparso negli anni Cinquanta, in cui lo studioso tedesco (e naturalizzato americano), esamina la dimensione del sogno, del mito e della fiaba. Con il medesimo titolo prende avvio sabato prossimo, a Piacenza, presso la Biblioteca “Passerini Landi”, una serie di iniziative che si concluderanno il 22 novembre. Pittura, arte-terapia, fiaba, psicologia del profondo e formazione della persona sono alcuni degli ambiti che verranno toccati e approfonditi attraverso varie proposte. Di seguito riportiamo in forma sintetica il programma. Andando al link della biblioteca si possono recuperare informazioni più dettagliate.

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sabato 18 ottobre, ore 17: Leader di sé in un mondo alla rovescia, incontro a cura di Mauro Scardovelli.

sabato 25 ottobre, ore 17: Omaggio a C.G. Jung, incontro a cura di Federico Battistutta.

sabato 8 novembre, ore 17: Suoni, gesti, forme, colori all’origine della narrazione, incontro a cura di Giulia Cremaschi Trovesi.

sabato 15 novembre, ore 17: Le fiabe non raccontano favole, incontro a cura di Silvano Petrosino, Enrico Garlaschelli e Matteo Bergamaschi.

Inoltre, dal 18 ottobre al 22 novembre sono allestite due mostre:

La ragazza mela, una fiaba dipinta, mostra di pitture di carta di Silvia Papi.

Un giorno sarai grande abbastanza per ricominciare a leggere le fiabe, mostra antologica di illustrazione per fiabe, a cura della Biblioteca ragazzi “Giana Anguissola”.

Infine, sabato 22 novembre, ore 16: Vedere, ascoltare, raccontare, laboratorio artistico per bambini dai 5 ai 10 anni, condotto da Silvia Papi.

Per info: 0523.492410 E-mail: [email protected]

Sette incontri tra natura e cultura

Autore: liberospirito 11 Lug 2014, Comments (0)

Segnaliamo la quarta edizione di Razzolando nel cortile: sette incontri tra natura e cultura, che avrà luogo dal 26 luglio al 6 settembre, in Località Ferrari 24/A, Bore (PR). L’iniziativa è organizzata dall’associazione Psiche&Natura (www.psichenatura.it). A seguire il programma completo della rassegna.

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Sabato 26 luglio, ore 18.00
Natura e Fotografia
Impressioni sulle acque del fiume Sesia, mostra fotografica di Cesaria Zaccarini (in mostra tutti i sabati dal 26 luglio al 6 settembre, dalle ore 17 alle 20).
L’inaugurazione sarà preceduta da una conversazione di Federico Battistutta: L’acqua: materia, simbolo e mito.

Sabato 2 agosto, ore 18.00
Natura e Popoli
Tuareg, l’altra berberità, con Emilio Bibini e Zakaria Yahaya.

Sabato 9 agosto, ore 18.00
Natura e Architettura
L’architettura in terra cruda, ricchezza e marginalità, con Gaia Bollini.

Sabato 16 agosto, ore 18.00
Natura e Arte
Nel giardino segreto, proiezione del documentario sull’artista Mainrad Craighead. Introduce Silvia Papi.

Natura e Guerra
Esigete! Un disarmo nucleare totale, presentazione del libro di Stéphane Hessel e Albert Jacquard con Alfonso Navarra.

Sabato 30 agosto, ore 18.00
Natura e Psicologia
I primati siamo noi. L’uomo scimmia. Implicazioni psicologiche animali e comparate, con Angelo Tartabini.

Sabato 6 settembre, ore 21.00
Natura e Musica
Canti e ritmi d’oriente. Il linguaggio iniziatico della musica di Gurdjieff. Concerto con l’Ensemble de la Paix.

Per informazioni: Emilio Bibini, tel. 0525 79593. 333 4859 671. E-mail: [email protected]

Razzolando nel cortile

Autore: liberospirito 16 Lug 2013, Comments (0)

Questa volta diamo il comunicato di un’iniziativa che si svolgerà lungo l’arco dell’estate. Chi si trova in zona può venire a vedere di cosa si tratta.

Inizia sabato 20 luglio, a Bore (sull’appennino parmense, al confine con quello piacentino)  la terza edizione di “Razzolando nel cortile: otto incontri tra Natura e Cultura”, organizzata dall’associazione Psiche e Natura (www.psichenatura.it/).

razzolando nel cortile

E’ una rassegna estiva dedicata al rapporto tra natura e cultura, con un ciclo d’interventi che, come negli anni precedenti, cercheranno, attraverso variegate argomentazioni, di stimolare la riflessione e il pensiero critico. Il programma toccherà diversi temi: arte, industrializzazione, etica animale, storia, antropologia culturale, filosofia, religione, psicologia, per concludersi il 7 settembre con un concerto di musica antica.

Per tutto il ciclo sarà presente nel salone espositivo una mostra d’arte e un banchetto librario.

Questo il calendario degli incontri:

Sabato 20 luglio, ore 18.00

La ragazza mela e altre storie

pitture di carta di Silvia Papi

(in mostra tutti i sabati dal 20 luglio al 7 settembre, dalle ore 17 alle 20)

L’inaugurazione sarà preceduta da una conversazione di Federico Battistutta: Sulla fiaba. Significato e attualità

Sabato 27 luglio, ore 18.00

Natura e industrializzazione: La natura oltraggiata. Fabbriche sataniche e nuova ruralità

a cura di Edoardo Bricchetti

Sabato 3 agosto, ore 18.00

Natura ed etica animale: Antispecismo. Il dovere nei confronti della diversità

a cura di Adriano Fragano

Sabato 10 agosto, ore 18.00

Natura e Popoli: Berberità. I berberi tra natura, cultura e islam

a cura di Cesaria Zaccarini

Sabato 17 agosto, ore 18.00

Natura e filosofia: I luoghi del pensiero. I filosofi e la natura

a cura di Franco Toscani

Sabato 24 agosto, ore 18.00

Natura e religione: Religiosità naturale. Nostalgia delle origini o“nuova innocenza”?

a cura di Federico Battistutta

Sabato 31 agosto, ore 18.00

Natura e psiche: Aspetti psicologici nel rapporto uomo animale

a cura di Maurizio Corsini

Sabato 7 settembre, ore 21.00

Natura e musica: Un Satyre Cornu. Giochi di corte: ninfe, pastori, satiri, e boschi nell’immaginario francese tra Cinquecento e Seicento concerto con l’ensemble Silentia Lunae

L’ingresso è libero per tutti gli incontri e con offerta libera per il concerto.

L’indirizzo completo è il seguente: “Razzolando nel cortile” – loc. Ferrari 24/A – Bore PR

Per informazioni: Emilio Bibini  [email protected] – tel. 0525 79593 – cell. 333 4859 671