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Tag: secolarizzazione

Cambiare l’Islam

Autore: liberospirito 9 Mar 2014, Comments (0)

Abbiamo letto su “Tempi di Fraternità” (www.tempidifraternita.it) questo intervento sull’islam contemporaneo, che proponiamo ai lettori per la sua immediatezza. E’ anche un piccolo contributo alla giornata dell’8 marzo, appena trascorsa. In fondo, anche una religione come quella islamica non può non risentire dell’impatto con il mondo occidentale, con quel fenomeno denominato secolarizzazione. Si tratta di un discorso, questo, qui solo accennato, quindi da riprendere con respiro più ampio.

muslimwomensrights

Pochi giorni sono passati dalla festa degli innamorati. In Italia si vedono coppie giovani e meno giovani girare per la città regalandosi un sorriso e un fiore, ma in altre parti del mondo non solo è proibita ogni espressione d’affetto, anzi ci sono sempre nuove prescrizioni per sottomettere le donne.

È proprio di questi giorni la notizia, che arriva dall’Arabia Saudita, secondo cui la suprema autorità religiosa ha imposto una nuova fatwa che vieta alle donne di andare da sole da un medico, senza essere accompagnate dal marito o da un parente stretto. Anche se questo divieto era precedente, le donne lo ignoravano facilmente e quindi c’è stato un giro di vite che ha portato anche a tragedie come quella della studentessa universitaria che non ha potuto essere soccorsa da medici uomini ed è morta per un attacco al cuore. Questo accade in un Paese ormai diventato economicamente ricco, grazie al petrolio, ma che dimentica facilmente il proprio passato di popolo di pastori itineranti con i propri cammelli, vestiti di bianco con i turbanti, che gli uomini portano ancora con fierezza, dimenticando però il passato. Oggi la politica di questo Paese è molto legata ai Paesi occidentali, ma la mentalità è anacronistica, perché certi divieti e chiusure non sono legati alle origini dell’Islam, ma a sue successive interpretazioni e soprattutto all’uso che i poteri dei potentati hanno fatto e fanno della religione.

Io da piccolo, cresciuto in una famiglia islamica, ho sempre conosciuto il rispetto delle persone, la religiosità delle donne che era sincera e non conosceva oppressioni e divieti. Provo quindi un senso di sdegno e di vergogna di fronte alla grande ingiustizia che in Paesi che si vantano di essere islamici le donne siano tanto oppresse. Le associazioni islamiche nel mondo dovrebbero reagire e prendere le distanze di fronte a certe leggi e comportamenti. Si rizzano i capelli a leggere certe notizie: possibile che i giovani musulmani sul nostro territorio non reagiscano? Non sentano vilipesa la loro religione che dall’opinione pubblica è superficialmente identificata con quelle leggi?

Faccio quindi un appello: per migliorare la religione, come la politica, come la società, bisogna anche criticarla. Le donne sono esseri umani come noi uomini, non quindi proprietà di uno sceicco come i cammelli da sfruttare. Hanno gli stessi diritti di muoversi in autonomia, di accedere ad una professione, di vivere in libertà. Non si può interpretare il Corano in modo restrittivo, questi errori appartengono al passato, noi dobbiamo cambiare, com’ è successo per altre religioni e culture. La parola “ermeneutica”, nata nell’antica Grecia, voleva dire concretamente critica alla politica che era marcia e poi si è estesa alle religioni monoteistiche nel bacino del Mediteranno, interpretando i testi sacri dell’Ebraismo e del Cristianesimo. Così la situazione è migliorata molto rispetto ai secoli passati. Sarebbe necessario che anche il Corano fosse interpretato, tenendo presente il periodo storico in cui è stato scritto e la trasformazione della società di oggi. Un testo può essere letto in modi diversi. Nella festa di San Valentino una lettera d’amore per noi uomini e donne del ventunesimo secolo, credenti di una qualunque religione o non credenti, ha un significato particolare quando siamo innamorati, ma non ha lo stesso significato se l’ amata ci ha lasciato. Credo che anche l’Islam ha bisogno di un cambiamento forte che venga dalla base, per vedere il testo sacro in un modo nuovo e per condannare i poteri politici che usano a modo loro la religione. Questo però vuol dire aprirsi a una mentalità nuova, al dialogo con altre religioni, al rispetto dei diritti delle donne, a nuovi modelli di vita, pur conservando i grandi valori della tradizione che sono i rispetto, la solidarietà e l’ospitalità del diverso.

Alidad Shiri

Media e secolarizzazione

Autore: liberospirito 28 Mar 2013, Comments (0)

La Fondazione Critica liberale e l’Ufficio Nuovi Diritti della CGIL nazionale, ormai da quasi un decennio sono impegnati a realizzare ogni anno una ricerca sulla diffusione della secolarizzazione in Italia. In tale occasione viene anche elaborato un “Indice generale di secolarizzazione”. Parallelamente a ciò, la Fondazione Critica liberale da tre anni, con il contributo della Tavola Valdese e all’apporto scientifico dell’Isimm, ha aggiunto a questa prima ricerca due altri studi autonomi, uno sulla presenza delle confessioni religiose nei media televisivi privati e pubblici, e il secondo – più specifico – sui telegiornali e sul tempo di parola e di notizia  concesso al pontefice. I risultati di tali ricerche dimostrano, in maniera pressochè inoppugnabile, come venga violata la libertà religiosa in Italia e come la Chiesa cattolica di fatto goda di privilegi ingiustificati. Tutti i dossier sono pubblicati nel numero del mensile “Critica liberale” (n. 205-206) appena uscito. Di seguito riportiamo l’articolo a firma di Michele Smargiassi apparso su “La Repubblica” del 23 marzo scorso in cui viene data notizia della pubblicazione del dossier.

secolarizzazione

Cresce lo spread della laicità

Gli italiani seguono sempre meno la Chiesa. La Chiesa insegue sempre più gli italiani. In vent’ anni, la distanza fra i comportamenti di massa e gli insegnamenti delle gerarchie si è allargata come un baratro. C’ è un indice che ne misura lo spread, una sorta di Dow Jones del sentimento religioso, fondendo indicatori diversi: pratiche e riti, matrimoni e divorzi, vocazioni e donazioni.

Si chiama  “Indice di secolarizzazione” e lo calcola ogni anno, da otto anni, un rapporto elaborato dall’ Osservatorio Laico, sostenuto dalla Fondazione Critica Liberale assieme alla Cgil Nuovi Diritti. Bene, l’ ultimissimo Rapporto dà un fixing a quota 1,38. Era pressoché zero nel 2001. Era sottozero, a quota -1,64, nel 1991.

Un numero astratto, che sintetizza però decine di tendenze reali. Non tutte lineari. Tant’ è che nel 2010, ultimo anno di rilevazione, l’ indice ha fatto un lieve passo indietro. Segno che la Chiesa italiana non se ne sta con le mani in mano, combatte la sua battaglia in qualche caso con efficacia. Se prendiamo i battesimi, atto di iscrizione del singolo alla comunità dei credenti, dal 1991 al 2010 se ne sono persi per strada uno su cinque, ossia quasi centomila. Va messo nel conto anche il calo delle nascite, certo, e qualcosa si recupera con l’ apporto degli immigrati cattolici. Ma anche le prime comunioni sono calate del 20% in vent’ anni (lieve recupero nell’ ultimo anno). Ogni mille cattolici nel ‘ 91 si contavano quasi dieci prime comunioni l’ anno: ora, meno di otto.

Gli andamenti non sono però sempre lineari. Ci sono soste, controtendenze. Quelli tra il 2005 e il 2007, i primi del pontificato di Ratzinger, sembrano essere stati anni di recupero, o almeno di freno: separazioni in rallentamento (riprese poi con forza dal 2007), divorzi pressoché stabili a quota 54mila negli ultimi 3 anni (ma più che raddoppiati dal ‘ 91), matrimoni religiosi meno rovinosamente in crisi (anzi, in lieve ripresa fra 2009e 2010) anche se, nel 2011, si registra lo storico sorpasso delle nozze civili nel Nord Italia (51,7 contro 48,3%). La Chiesa, infatti, reagisce raddoppiando l’ attivismo sociale. I “centri per la vita”, nuova veste dei consultori familiari cattolici, sono quintuplicati in vent’ anni, e la controffensiva alla legge 194 ottiene significative vittorie: gli ospedali pubblici in cuiè possibile abortire sono calati di un quinto in vent’ anni, con obiezioni di coscienza strategiche. A una deriva comportamentale, insomma, la Chiesa risponde con uno sforzo istituzionale. Può farlo grazie a risorse materiali che non sembrano affatto in crisi: benché le firme per l’ 8 per mille fossero in calo costante a metà del primo decennio, il gettito fiscale trasferito dallo Stato alla Chiesa è cresciuto esponenzialmente, superando il miliardo di euro nel 2010. Dato curioso, se si considera che invece le donazioni spontanee, in vent’ anni, sono diminuite di un terzo.

Deve però arrangiarsi con risorse umane in calo: 8mila sacerdoti in meno di vent’ anni fa. I seminari soffrono, invece è un vero boom di diaconi: triplicati. Ma anche questo è un paradossale segno di secolarizzazione: non soggetti a voti, i diaconi possono sentirsi uomini di Dio senza rinunciare alla famiglia. In queste condizioni, la mappa degli interventi viene rimodulata. La sorpresaè una certa stasi nell’ educazione (scuole cattoliche ferme al 14% del totale, ma hanno perso ottantamila alunni in vent’ anni) e una ricollocazione sul sostegno alla famiglia e l’ assistenza agli anziani: l’ invecchiamento della popolazione hai suoi effetti anche nelle opere.

Infine, la Chiesa deve fronteggiare l’ erosione del suo magistero sociale in un contesto di oscuramento mediatico. La sorpresa viene da un rapporto parallelo sulla presenza religiosa in tv: i tempi di schermo dedicati alla Chiesa cattolica (che la fa comunque da padrona col 92% di presenze) si sono contratti nel 2011, soprattutto nei telegiornali: da 10 a 8 ore sul Tg1, da 6 a 3 sul Tg2, da 8 a 5 sul Tg5, ma anche nei talk show (crollo del tema religioso a “Porta a Porta”, da 49 trasmissioni a 12). Il dossier laico dà una spiegazione maliziosa: in anni di infortuni mediatici come lo scandalo pedofilia e le polemiche sull’ Ici esentata, per il bene stesso delle gerarchie era il caso di mettere un po’ la sordina alle notizie sulla Chiesa. Un cordone mediatico-sanitario rimpiazzato da un flusso corposo di fiction “benedette”, ben 268 puntate. Ma neanche le vite dei santi sembrano in grado, al momento, di invertire una tendenza di lungo periodo. La secolarizzazione lenta, a volte esitante ma progressiva del paese cardine del cattolicesimo è sul tavolo di papa Francesco.

Michele Smargiassi