Crea sito

Tag: Rom

Il fiore delicato dell’alterità

Autore: liberospirito 18 Mag 2015, Comments (0)

Riportiamo il commento apparso su “Il manifesto” di ieri a proposito della manifestazione svoltasi a Bologna dalle comunità rom e sinti in difesa dei propri diritti, contro ogni forma di intolleranza e di xenofobia. L’autore è Raffaele K. Salinari.

rom-sinti-

Un apologo tibetano dice: vidi da lontano avvicinarsi una figura indistinta; prima pensai che si trattasse di una bestia feroce ma, quando fu più vicina, intravidi la sagoma di un esser umano, poi infine capii che era mio fratello. La manifestazione delle etnie Rom e Sinti che si è svolta ieri a Bologna, vuole incarnare nelle sue forme attuali questo tema dell’alterità, cioè della necessità, per un modello di civilizzazione come quello che ci impone la globalizzazione, di riconoscere come costitutivo della nostra identità personale e collettiva sia ciò che differenzia sia ciò che unisce tra loro le diversità culturali, pena una montante barbarie che, alla fine, non risparmierà nessuno e nessuna diversità, considerandole tutte come antitetiche le une alle altre. E da chi può scaturire con maggior chiarezza questo messaggio, questa messa in guardia contro le derive dei razzismi e delle xenofobie, se non da chi le vive ogni giorno, da chi le subisce nella carne viva della propria comunità costretta negli angusti spazi degradati, da chi osserva e denuncia con crescente preoccupazione i pregiudizi a diventare presupposti per le decisioni politiche?

Una marcia, più che una manifestazione, quella di Bologna, che ha voluto partire dalla periferia del capoluogo emiliano per arrivare nel centro della città a testimoniare, anche plasticamente, il lungo percorso di avvicinamento a quei diritti universali sempre proclamati in capo a tutti ma di fatto negati alla maggioranza dei Rom e dei Sinti. E però anche la scelta del luogo di ritrovo per gli interventi finali ha mostrato la prospettiva obliqua, lo sguardo nomade, al quale questa cultura ci propone di accostarci. La piazza scelta, infatti, è quella immediatamente vicina alla stazione ferroviaria, a testimoniare l’antica vicinanza col viaggio, la consuetudine ad appartenere solo al vento, ad un corpo storicamente erratico in una società che, pur nella sua supposta liquidità, ha ancora terribili problemi con di miscibilità con ciò che resta fluido, con le sue componenti essenzialmente e non solo forzatamente mobili. Questo scollamento tra ciò che è fisso e ciò che da sempre si rivendica in transito, riproduce nel microcosmo della situazione dei Rom e dei Sinti in Italia quella stessa grande contraddizione tra popoli nomadi e popoli stanziali che rappresenta una delle cifre con le quali si è affermata la modernità coloniale. La vittoria sul nomadismo, infatti, emblematizza la vittoria di chi può e deve controllare, verso chi sfugge alle frontiere tracciate dai poteri coloniali, alle divisioni forzose operate in nome degli interessi economici, la subalternità ontologica di chi rifiuta esistenzialmente quel «sorvegliare e punire» che già alla fine dell’800 fondava i pilastri dell’ordine economico attuale. Eppure è proprio nella rima tra nomadismo e stanzialità che nasce il fiore prezioso dell’alterità, il tempo dello scambio, della possibilità di uno sguardo reciproco che diventa così riguardo, rispetto. Quando alla fine, dai gradini della Porta di Piazza XX settembre, la data della nascita della nazione italiana, si è cantato l’inno di Mameli, sembrava che aleggiasse lo spirito, al tempo stesso di amore verso la propria appartenenza nazionale e di sottile ironia creativa verso una istituzione irrigidita nella sua rappresentazione ottocentesca, che accompagnò Jimi Hendrix durante l’esibizione dell’inno nazionale americano a Woodstock.

Raffaele K. Salinari

Pubblichiamo la lettera aperta all’attuale sindaco di Roma Ignazio Marino in merito alla drammatica vicenda in cui versa una comunità di rom serbi a Roma. In particolare quanto sta accadendo rivela come la giunta in carica non si impegni nell’affrontare la condizione dei rom nella capitale – allineandosi in ciò alla precedente amministrazione Alemanno – nonostante le reiterate promesse e dichiarazioni durante la campagna elettorale. La lettera è comparsa ieri su “Il manifesto”.

sgombero-rom-

Caro sindaco Ignazio Marino,

Le scriviamo in merito ad un fatto molto grave che si è recentemente verificato nella Sua città. Una comunità di famiglie Rom di origine serba è fuggita, qualche mese fa, dal campo nomadi autorizzato di Castel Romano sulla via Pontina. Il portavoce e i membri di questa comunità avevano già denunciato negli anni passati gravi forme di violenze e vessazioni verificatesi nel campo. Ad una tesa situazione di conflitti etnici e religiosi, dovuta alla convivenza forzata del piccolo nucleo serbo di religione cristiana con le quasi duemila persone di origine bosniaca e di fede musulmana, si aggiungevano le condizioni del campo, isolato, sovraffollato e distante dai servizi, frutto del controverso piano nomadi del suo predecessore. Il Suo stesso schieramento politico aveva denunciato la situazione fin dal 2010, insieme a Opera Nomadi.

Le denunce dei residenti sono state successivamente raccolte in un documento datato 14 marzo 2012, inoltrato al Quinto Dipartimento. Il portavoce della comunità dichiara che la risposta del Dipartimento fu che il bilancio del Comune era insufficiente a spostare le famiglie in una situazione più sicura per loro. Gli incendi dolosi che si sono verificati nel campo di Castel Romano sono stati più volte documentati dalla stampa. Tali violenze sono state l’ultima goccia che ha portato le famiglie di origine serba a fuggire dal campo e a rifugiarsi in via Salviati (zona Tor Sapienza) vicino ai loro parenti residenti nel nucleo abitativo storico del campo tollerato “Salviati 1”. Due giornalisti freelance e militanti radicali stavano girando un documentario sui campi nomadi quando si sono imbattuti nei racconti di questi rifugiati. I due militanti sono i destinatari del gratuito patrocinio concesso dalla Giunta del Municipio V (ex VII) ad aprile, composta da una maggioranza Pd/Sel, al progetto “Operazione risarcimento danni” nella stessa area di Tor Sapienza, volto a risarcire, simbolicamente e non, i minori danneggiati dagli sgomberi illegali effettuati dalla Giunta Alemanno. Tale progetto è culminato, a giugno, in un evento gratuito al Parco Madre Teresa di Calcutta, a cui Lei è stato invitato e ha risposto con un plauso che ha reso felici gli organizzatori e i partecipanti. I due militanti hanno quindi accolto con enorme stupore la notizia della Sua ordinanza che prevedeva lo sgombero dell’insediamento il 12 agosto 2013.

Notando il preavviso insufficiente e l’illegalità dell’ordinanza ai sensi della legge 881/77 e delle linee guida ministeriali sugli sgomberi, e avendo documentato le gravi denunce di violenze su donne e minori riferite dalla comunità, si sono rivolti al consigliere radicale in gruppo Pd, Riccardo Magi, il quale ha inviato tale documentazione alla Commissione delle Politiche Sociali, sottolineando come le autorità competenti si fossero rifiutate di incontrare la comunità, contrariamente a quanto previsto dalle norme in materia. L’amministrazione ha assicurato che la situazione a Castel Romano è tornata sicura per via di un’operazione di polizia recentemente effettuata, che ha portato ad alcuni arresti. Il consigliere ha però fatto presente le problematiche di convivenza alla base del conflitto, che non possono in alcun modo essere lenite dagli arresti effettuati. Inoltre, la comunità avrebbe ai sensi di legge ugualmente il diritto di concordare soluzioni abitative diverse con l’amministrazione ai fini di migliorare le proprie condizioni di vita. Infine, la legge 353 del 2000 vieta espressamente di edificare strutture abitative in luoghi dove sono stati documentati incendi di natura dolosa. La mattina del 12 agosto, però, le ruspe si sono presentate ugualmente. Erano presenti, oltre alla comunità rifugiata, i due militanti, Radio Radicale, l’Associazione 21 luglio e il parroco don Paolo lacovelli. La richiesta legittima di incontrare l’amministrazione, presentata dalla comunità e dai militanti alle ore 7.00, è stata soddisfatta dal vicesindaco Luigi Nieri solo alle ore 17.00, dopo un’ininterrotta opposizione nonviolenta congiunta della comunità e dei radicali, che hanno invocato il rispetto del diritto, come documentato dal giornalista e conduttore Andrea Billau di Radio Radicale. La comunità ha espresso chiaramente la sua ferma volontà di lasciare l’insediamento occupato abusivamente, ma ha richiesto, a fronte delle gravi violenze denunciate e documentate, di non essere trasferita a Castel Romano e di concordare soluzioni alternative con l’amministrazione, come la legge prevede. Il vicesindaco ha ribadito di voler effettuare lo sgombero dell’insediamento proponendo come unica destinazione il campo da cui queste famiglie sono fuggite in preda al panico. Di fronte a una così palese violazione dei diritti umani da parte della Sua amministrazione, i militanti hanno dichiarato lo sciopero della fame a .oltranza finché il Comune non decida di rientrare nel quadro della legalità e del diritto. In seguito all’immediata adesione della comunità all’iniziativa nonviolenta proposta dai militanti radicali, il vicesindaco Luigi Nieri ha concesso una proroga di dieci giorni, promettendo alla comunità un incontro con l’amministrazione. Lo sciopero della fame è oggi sospeso in virtù di tale proroga, ma sia i militanti che la comunità sono pronti a riprenderlo qualora il Comune persistesse nell’ignorare i loro diritti. Il gravissimo episodio del 12 agosto costituisce un precedente intollerabile per chi ha a cuore la legalità e i diritti umani nel Comune di Roma. Tanto più grave in quanto Lei è stato ingiustamente diffamato, durante le elezioni amministrative, con l’accusa ridicola di avere comprato i voti delle famiglie Rom alle primarie.

È ben noto a chi da anni segue la questione Rom nella Capitale che Lei ha invece rappresentato una speranza senza precedenti per la tutela dei diritti dì questa stigmatizzata minoranza nel Comune di Roma. Può ben immaginare con quale dolore le stesse persone che hanno collaborato con il suo schieramento politico e hanno creduto nella sua elezione stanno in queste ore accogliendo la notizia della gravissima azione intentata dalla Sua amministrazione nei confronti dei rifugiati di via Salviati. Le rivolgiamo pertanto un accorato appello affinché Lei mantenga le promesse fatte in campagna elettorale e affinché la sua Giunta si comporti in modo coerente con la linea politica che il suo schieramento ha intrapreso e portato avanti in modo deciso quando si trovava al- l’opposizione. Le chiediamo di incontrare questi rifugiati e di concordare con loro una soluzione abitativa condivisa. Con stima e fiducia,

Moni Ovadia, Alexian Santino Spinelli, Antun Blazevic, Fabio Alberti, Paolo lzzo, Andrea Billau, Raffaella Di Marzio, Sandor “Dragan” Trajkovic, Gianni Carboni, Camillo Maffia, Rudi Salkanovic, Rita Bernardini, Irene Testa.

Riprendiamo – poichè ci pare utile amplificare simili tematiche – un articolo apparso sulla rivista “Confronti” (mensile di fede, politica e vita quotidiana, edito dalla cooperatica Com-Nuovi tempi) riguardante la discriminazione di cui è oggetto il popolo rom presente in Italia  a causa della devastante politica dell’emergenza e della conseguente alimentazione di una cultura della paura e dell’odio verso coloro che possono rientrare a vario titolo nella categoria dei “diversi-da-noi”.

«Il diritto all’alloggio non si sgombera». Questo lo slogan della campagna lanciata dall’associazione «21 Luglio» lo scorso marzo e che ha visto l’adesione di numerosi esponenti della società civile e del mondo della cultura tra cui Dario Fo, Franca Rame, Erri De Luca, Moni Ovadia, Ascanio Celestini , Margherita Hack, Alex Zanotelli, Piero Colacicchi, Leonardo Piasere, Nando Sigona.

I trasferimenti forzati di molte famiglie rom dagli insediamenti informali, presenti in particolare nelle grandi città, sono stati considerati illegali. Una denuncia di fatto a tutto l’impianto delle azioni pianificate e messe in atto dal 2008 ad oggi, in seguito all’approvazione dei piani di emergenza rom adottati dall’ex ministro dell’Interno Maroni che, accolti con il plauso di molti sindaci, improvvisati
paladini della nostra sicurezza, avrebbero dovuto rappresentare la soluzione definitiva atta a contrastare il pericolo che in quegli anni stava minacciando il nostro Paese: i rom. Ricordiamo l’escalation dell’odio contro gli «zingari» e i «diversi» di ogni risma.

La drammatica uccisione di Giovanna Reggiani, a parer mio strumentalizzata, ne diventa l’innesco. Ancora i roghi di Ponticelli a Napoli, le irruzioni notturne delle forze di polizia nel campo di Salone a Roma, i fatti di Milano. Così inizia (continua) la «persecuzione». Ruspe, anche mediatiche, e ronde, diventano gli strumenti per bonificare le nostre città e tranquillizzare la popolazione dal minaccioso
male. Si ricorre così ai rituali collettivi di «purificazione» ben noti alla storia. Si mettono in atto quindi false politiche sociali, che usano linguaggi e metodi diretti purtroppo solo ed esclusivamente al controllo e alla separazione dal resto del tessuto urbano e umano, più che alla costruzione di percorsi di accoglienza e inclusione sociale delle comunità rom e sinti. Lo stesso approccio è adottato anche verso altri gruppi presenti nel nostro Paese. Basti pensare ai giovani nati in Italia da genitori stranieri che attendono la maggiore età con l’angoscia di non essere più cittadini. Incombe anche su di
loro lo spettro dei Cie (Centri di identificazione ed espulsione) e dei rimpatri forzati nei luoghi da cui sono fuggiti, spesso da crudeltà ancora più feroci. Sgomberi, schedature, concentramento di molte famiglie in luoghi marginali e degradati della città hanno rappresentato le uniche direttrici su cui si sono mosse le azioni di un Piano emergenza nomadi già costato alla collettività un ingente quantitativo di denaro pubblico. Il fallimento delle politiche di emergenza è risultato così evidente che il Consiglio di Stato, con la sentenza 6050 del 16 novembre 2011, ha determinato l’illegittimità dello stato d’emergenza. «È una vittoria per i diritti umani», commentava il presidente dell’associazione «21 Luglio» Carlo Stasolla, auspicando una nuova stagione di
politiche sociali non più segnate da misure discriminatorie e lesive dei diritti delle comunità rom e sinte.

Purtroppo questo non è accaduto. Gli sgomberi continuano: solo a Roma più di 400 negli ultimi due anni. Centinaia di famiglie in totale assenza di soluzioni alternative adeguate e, per la maggior parte di esse, sono state ignorate le procedure di garanzia dei diritti. Le osservazioni del Comitato per l’eliminazione della discriminazione razziale delle Nazioni Unite (Cerd) hanno rilevato nel marzo
scorso la mancanza di adozione di misure correttive da parte dell’Italia, così come indicato dal Consiglio di Stato con l’annullamento del Decreto emergenza nomadi.

Oggi l’associazione «21 Luglio» rinnova la sua battaglia insieme ad Asgi, Amnesty international, Human rights watch e Open society justice iniziative, appellandosi al governo affinché non venga annullata la sentenza 6050 del novembre 2011, poiché il Consiglio di Stato il 9 maggio 2012 ne ha sospeso gli effetti in attesa del giudizio di Cassazione.

Allo stesso tempo anche il popolo rom sta reagendo. Sono proprio i giovani i veri protagonisti di questa nuova battaglia pacifica per l’affermazione dei diritti di cittadinanza: ragazze e ragazzi nati in Italia, di seconda e terza generazione, da genitori apolidi o residenti irregolarmente nel nostro Paese, si sentono parte integrante della nostra società. Sono loro che si «ribellano» all’umiliazione della reclusione nei Cie; sono i giovani che rivendicano centralità e attenzione chiedendo, con un forte appello al presidente della Repubblica, il riconoscimento della cittadinanza italiana come presupposto di base su cui
fondare percorsi di inserimento regolare e legale nella comunità civile. I giovani hanno creduto nelle parole del Capo dello Stato, pronunciate il 22 novembre al Quirinale, nel corso del Convegno «Il protestantesimo nell’Italia di oggi», alla presenza degli evangelici italiani della Fcei: «Cittadinanza agli immigrati nati in Italia». Una campagna, «L’Italia sono anch’io», promossa da 19 associazioni rafforza il monito rivolto al Paese da Giorgio Napolitano. Attualmente sono circa un milione i minorenni residenti in Italia, figli di genitori stranieri. Una legge (la n. 91 del 1992) ormai inadeguata attende la presa di coscienza di governo e Parlamento, nell’auspicio che la decisione della Corte di Cassazione, in linea con i principi costituzionali, restituisca all’Italia la dignità di Paese accogliente e plurale.

Rocco Luigi Mangiavillano

www.confronti.net