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Tag: religione e libertà

Liberospirito con un sito rinnovato

Autore: liberospirito 19 Feb 2019, Comments (0)

Dopo una breve pausa è da poco on line il sito www.liberospirito.org completamente rinnovato. Sorto oramai dieci anni orsono, nel 2009, abbiamo avvertito il bisogno di un piccolo rinnovamento. Nuova è buona parte della grafica e delle immagini, nel complesso il sito risulta così più scorrevole, avendolo alleggerito di alcune parti che risultavano ridondanti o poco attuali. Abbiamo invece inserito una nuova sezione (post-teismo) di maggior interesse e pregnanza. Pertanto liberospirito è presente sulla rete e continua a dotarsi di tre strumenti: il sito, il blog e la pagina Facebook. Ora e più che mai. Quanto scritto non è altro che un invito a continuare a seguirci. Buona navigazione e buona lettura!

Ricordando Aldo Capitini

Autore: liberospirito 4 Ago 2017, Comments (0)

Proprio ieri, in queste giornate calde  e afose, è apparso sul blog personale di Francesco Postorino (http://dioemorto.blogautore.espresso.repubblica.it), un breve articolo dedicato alla figura di Aldo Capitini, autore che continua ad essere ignorato dalle nostre parti. Nonostante tutto Capitini svolge ancora un ruolo centrale per chi desidera coniugare, in maniera radicale, religione e libertà.  Per questa ragione ci sembra giusto suggerire questa lettura. Per chi desiderasse poi approfondirne la conoscenza sul sito www.liberospirito.org c’è un’intera sezione a lui dedicata con diverso materiale da leggere e scaricare: http://www.liberospirito.org/Aldo%20Capitini.html

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Sguardo innocente, corpo fragile. Era davanti a un bivio: iscriversi al Partito fascista, mantenendo un posto di lavoro invidiabile, oppure esprimere un bel No a Mussolini con la certezza di un ritorno alla povertà. Scelse la seconda via, ed è il mio eroe.

Non poteva essere altrimenti. Se alcuni suoi compagni si tenevano i loro ideali al sicuro, protetti dalla vigliaccheria, Aldo Capitini urlava a testa alta il suo antifascismo. Alla Normale di Pisa il suo maestro Giovanni Gentile non è riuscito a convertirlo. E come avrebbe potuto? Capitini amava l’uomo con tutte le sue forze, ma anche i lombrichi, i coccodrilli, le mosche, le farfalle, le piante, gli uccellini, i doni di Dio. Amava la speranza, l’idea che il male potesse essere cancellato per sempre dalla lavagna delle dittature. Un personaggio scomodo, buffo e solitario. La sua religione, contrastata dalla Chiesa ufficiale e dal cattolicesimo ipocrita, è il dolce richiamo all’umanità più profonda. C’è sempre un altro, più in là, da difendere. La democrazia, il liberalismo, il socialismo, il disegno illuminista, gli ordinamenti giuridici di ampio profilo, il ripudio cerimoniale della guerra, la stretta di mano nelle messe preconfezionate, la comoda preghiera, l’elemosina, i manifesti, tutto questo non è sufficiente. Serve «persuasione». Ecco un termine che fa battere i cuori agli uomini giusti.

Provo a interpretare così la sua idea: la persuasione è il primo mattino, il risveglio del fanciullo, lo stiracchiare del gattino dispettoso, il profumo della terra bagnata dopo la pioggia, i sorrisi infilati nel deserto, la fervida attenzione verso gli spazi anonimi, l’amore che non chiede, l’irregolarità che investe i fanatici del sublime, lacrime versate sul dolore, radicalità, pace dopo segrete battaglie, ascolto spontaneo, rispetto fino all’osso, pedagogia, il gesto di Rosa Parks.

La persuasione è un’arma preziosa contro i fascismi dai mille volti. L’arma di Capitini è la nonviolenza, un’espressione da scrivere e vivere come un’unica parola. Nonviolenza non significa «mi sto fermo mentre quel Tizio stupra mia figlia», ma è un grido silenzioso che racconta passo dopo passo, «aggiunta» dopo «aggiunta», una verità ambientata nell’eterno. Capitini non è pigro. Lui agisce e inventa la marcia della Pace Perugia-Assisi. Ricorda ai padroni della terra che la vera terra, quella del sovrasensibile, non ha padroni. Sfugge al banale, al mediocre, gioca a fare il Socrate perugino durante la notte fascista leggendo Gandhi e San Francesco. Scrive articoli, libri, indossa a modo suo l’abito azionista. Solo che non viene studiato molto. Sono altre le letture incoronate. Io, nel mio piccolo, ho scritto un volume dal titolo Croce e l’ansia di un’altra città, anche per mettere in luce l’ansia inconfondibile che assale un filosofo al servizio della verità.

La sua ansia, incompatibile con quella alimentata dall’odierno nichilista, è respiro, ingenuo entusiasmo, riscoperta del Vangelo, irruzione dell’incanto. L’ansia del postmoderno, invece, è spegnimento, glorificazione del fatto, adesione acritica alla prima offerta «funzionante», morte di dio. La sua vocazione vegetariana, inoltre, non ha niente a che vedere con l’esibizionismo osceno e conformista di chi non sente l’insieme o il circostante.

Capitini vuole tutto e subito. Non crede ai progetti di lungo periodo, a quel triste riformismo che intende affascinare a colpi di «necessità pragmatica». L’umanità va realizzata oggi. Basta con l’inganno. Capitini ci insegna a sperimentare l’onestà senza pause, a respingere il cinismo e soprattutto a lottare contro ogni germe fascista, in piazza o nella propria cameretta, nei sogni di primo mattino o nell’ora drammatica del presente.

Francesco Postorino

Religione e libertà: il convegno

Autore: liberospirito 27 Giu 2015, Comments (0)

Rimandiamo ancora l’informazione – già postata il mese scorso – riguardante il convegno organizzato proprio da noi, il gruppo di uomini e donne che cura questo blog e il sito annesso.

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Ecco, per esteso, il programma:

RELIGIONE E LIBERTA’ – Ricerca, sconfinamenti, trasgressioni per una spiritualità contemporanea

Il bisogno interiore di una spiritualità rinnovata, aperta all’attualità (dalla politica, all’ecologia, fino alle questioni di genere e di specie ecc.) e, contemporaneamente, la crisi di fiducia rispetto alle istituzioni religiose, spingono sempre più uomini e donne verso pratiche che vedono la religione come ricerca di libertà e la  libertà come  ricerca di religione.

Interventi:

Federico Battistutta: La religione dopo le religioni

Elizabeth Green: Il riciclo cristiano: dalla teologia femminista al pensiero queer

Mauro Chiappini: Inattualità di David Lazzaretti nella modernità

Monica Giorgi: La clown di dio: a tu per tu con Simone Weil

Introduce e modera il dibattito (fra i relatori e con il pubblico): Valerio Pignatta

Dove: presso la Sala Consiliare, Palazzo Comunale, piazza Indipendenza, 30 – Arcidosso (GR), con il seguente orario: h 10:00/12:30 – 14:30/18:00.

Per ogni informazione:  [email protected]  oppure tel. 0564.984107

Ne parleremo anche in seguito, sicuramente. Comunque cominciamo col darne la notizia, come si suol dire, in anteprima. Ci riferiamo a un convegno che si svolgerà il 4 luglio (tra poco più di un mese, quindi) ad Arcidosso (provincia di Grosseto), nel cuore dell’Amiata, organizzato proprio da noi: Comunità di ricerca LIBEROSPIRITO. Qualcuno potrebbe aggiungere: “intervenite numerosi!”; più sommessamente ci limitiamo a dire che potrebbe essere una buona occasione, per chi segue questo blog (e sito connesso), per conoscersi, incontrarsi di persona, scambiare idee, impressioni, ecc.

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Ecco, in breve, il programma:

RELIGIONE E LIBERTA’ – Ricerca, sconfinamenti, trasgressioni per una spiritualità contemporanea

Il bisogno interiore di una spiritualità rinnovata, aperta all’attualità (dalla politica, all’ecologia, fino alle questioni di genere e di specie ecc.) e, contemporaneamente, la crisi di fiducia rispetto alle istituzioni religiose, spingono sempre più uomini e donne verso pratiche che vedono la religione come ricerca di libertà e la  libertà come  ricerca di religione.

Interventi:

Federico Battistutta: La religione dopo le religioni

Elizabeth Green: Il riciclo cristiano: dalla teologia femminista al pensiero queer

Mauro Chiappini: Inattualità di David Lazzaretti nella modernità

Monica Giorgi: La clown di dio: a tu per tu con Simone Weil

Introduce e modera il dibattito (fra i relatori e con il pubblico): Valerio Pignatta

Dove: presso la Sala Consiliare, Palazzo Comunale, piazza Indipendenza, 30 – Arcidosso (GR), con il seguente orario: h 10:00/12:30 – 14:30/18:00.

Per ricevere il programma e ogni altra informazione:  [email protected]  – tel. 0564.984107

Arabi senzadio?

Autore: liberospirito 24 Feb 2015, Comments (0)

Parliamo qui di un libro a venire. O meglio un libro già esistente e in attesa di pubblicazione in Italia. Il libro in questione è Arabs Without God (Arabi senza Dio) ed è uscito a metà 2014 in formato ebook, autopubblicato dall’autore, Brian Whitaker, già caporedattore per il Medio Oriente del “Guardian” dal 2000 al 2007. Attualmente è giornalista freelance, pur continuando a collaborare con il quotidiano britannico.

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Il tema della libertà di pensiero nei Paesi arabi, e in quelli del Medio Oriente in particolare, è di particolare importanza e interesse soprattutto alla luce del sempre più frequente incontro/scontro fra tradizioni e fedi diverse, dentro e fuori l’Europa. In questi Paesi, dichiarare apertamente di non credere in Dio significa compiere un atto clamoroso e talvolta pericoloso, a volte significa firmare la propria condanna a morte. Eppure sempre più persone, incoraggiate dalle rivolte delle passate “primavere arabe” e dalla diffusione dei social media, trovano la forza di esprimere le loro idee. Scopriamo che nei luoghi di origine di una delle più diffuse religioni del mondo c’è molto più fermento e diversità di vedute di quello che siamo abituati a pensare in Occidente. Governi e autorità religiose si trovano di fronte a una sfida radicale alla loro autorità divina. Per questo è importante conoscere il fermento in atto in quei luoghi. Promuove la pubblicazione in Italia la casa editrice Corpo60 (www.corpo60.it).

Di seguito la sintesi di un paio di testimoninaze raccolte nel volume:

Nella città palestinese di Qalqilya, il venticinquenne Waleed al-Husseini era stato folgorato da un’idea stravagante anche se irriverente. Decise che era ora che Dio avesse una pagina su Facebook – e si accinse a crearne una. L’ha chiamata Ana Allah (“Io sono Dio”) e il primo post annunciava scherzosamente che in futuro Dio avrebbe comunicato direttamente con le persone tramite Facebook poiché, pur avendo inviato profeti secoli fa, il suo messaggio non era ancora stato recepito. Waleed è stato incarcerato e sottoposto a un interminabile processo perché il suo ateismo era una “minaccia alla sicurezza nazionale”. Oggi vive in Francia.

Tareq Rajab Sayed de Montfort, invece, è un giovane artista nato in Kuwait, gay dichiarato. Si definisce devoto, anche se in modo non convenzionale. Afferma che la sua omosessualità non lo ha mai portato a dubitare della sua fede o del senso del divino, anche se riconosce che i traumi che altri subiscono possono fare disintegrare ogni forma di fede. Questo problema non si porrebbe, ha suggerito Tareq, se i musulmani ascoltassero il consiglio del Profeta di “pensare da sé”.

Il profeta di strada

Autore: liberospirito 24 Mag 2013, Comments (0)

Come ci eravamo proposti nel dare tempestiva notizia della morte di don Gallo, intendiamo a distanza ravvicinata (un paio di giorni…) proporre una riflessione sulla sua testimonianza. Tra i numerosi articoli usciti, quello di Moni Ovadia apparso l’altro giorno su “Il manifesto”, ci sembra quello che brilla maggiormente per forza e intensità, in grado di trasmettere la grande tensione di don Gallo, la sua personale aspirazione a coniugare – con coerenza e partecipazione – religione e libertà.

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Don Andrea Gallo, mio fratello, ci ha lasciato. Io che non credo ma che conoscevo la sua forte fibra e resistenza, pure fino all’ultimo ho sperato che il suo sorriso potesse fare il miracolo. Prete da marciapiede come si è sempre definito, è stato uno dei sacerdoti più noti e più amati del nostro sempre più disastrato Paese. Non solo per me, siamo in centinaia di migliaia di persone che da sempre lo abbiamo sentito come un fratello, una guida, un maestro, un compagno.

Ma il «Gallo» è stato prima di tutto e soprattutto un essere umano autentico. Che in yiddish si dice «a mentsch». La nostra nascita nel mondo come donne e uomini, è un evento deciso da altri anche se la costruzione in noi del capolavoro che è un essere umano autentico, dipende in gran parte dalle nostre scelte. Il tratto saliente di questo percorso, è l’apertura all’altro laddove si manifesta nella sua più intima e lancinante verità ovvero nella sua dimensione di ultimo, sia egli l’oppresso, il relitto, il povero, l’emarginato, il disprezzato, l’escluso, il segregato, il diverso.

L’apertura all’altro, sia chiaro, non si manifesta nel melenso atto caritativo che sazia la falsa coscienza e lascia l’ingiustizia integra e perversamente operante, ma si esprime nella lotta contro le ingiustizie, nell’impegno diuturno per la costruzione di una società di uguaglianza, di giustizia sociale in una vibrante interazione di pensiero e prassi con una prospettiva tanto laicamente rivoluzionaria, quanto spiritualmente evangelica. Il «Gallo» è stato radicalmente cristiano, sapendo che il messaggio di Gesù è un messaggio rivoluzionario, radicale e non moderato ed è per questo che l’hanno messo in croce, per la destabilizzante radicalità del cammino che indicava. «Beati gli ultimi perché saranno i primi» non è un invito a bearsi in una permanente condizione di minorità per il compiacimento delle classi dominanti, ma è un’incitazione a mettersi in cammino per liberare l’umanità dalla violenza del potere, per redimerla con l’uguaglianza.
La parola ebraica ashrei, tradotta correntemente con beato, si traduce meno proditoriamente con in marcia come propone il grandissimo traduttore delle scritture André Chouraqui.

È questa consapevolezza che ha fatto di don Gallo un profeta e non nell’accezione volgare e stereotipata con cui spesso si vuole sminuire o sbeffeggiare il ruolo di questa figura, ma nel senso più profondo di uomo che ha incarnato la verità dei grandi pensieri ripetutamente e capziosamente pervertiti dai funzionari del potere, siano essi i soloni del regno terreno, siano essi i chierici del cosiddetto regno celeste. Questa è la ragione per la quale il profeta trasmette la parola del divino e il divino del monoteismo ha eletto come suo popolo lo schiavo e lo straniero, l’esule, lo sbandato, il fuoriuscito, il diverso, il meticcio avventizio perché tali erano gli ebrei e non un popolo etnicamente omogeneo come oggi vorrebbe uno sconcio delirio nazionalista.

Nella sua fondamentale opera «Se non ora adesso» (pubblicata da Chiarelettere) che deve essere letta da chiunque voglia capire le parole illuminate di questo prete da marciapiede, Gallo ci ha ricordato che l’etica è più importante della fede, come il filosofo e grande pensatore dell’ebraismo Emmanuel Lévinas suggerisce nel suo saggio «Amare la Torah più di Dio». Come già il profeta d’Israele Isaia dichiara con parole infiammate, il Santo Benedetto stesso chiede agli uomini di praticare etica e giustizia perché disprezza la fede vuota e ipocrita dei baciapile:

«Che mi importa dei vostri sacrifici senza numero. Sono sazio degli olocausti di montoni e del grasso dei giovenchi. Il sangue di tori, di capri e di agnelli Io non lo gradisco… Smettete di presentare offerte inutili, l’incenso è un abominio, noviluni, sabati, assemblee sacre, non posso sopportare delitto e solennità. I vostri noviluni e le vostre feste io detesto, sono per me un peso, sono stanco di sopportarli. Quando stendete le mani, Io allontano gli occhi da voi. Anche se moltiplicate le preghiere, Io non ascolto. Le vostre mani grondano sangue. Lavatevi, purificatevi, togliete il male delle vostre azioni dalla mia vista. Cessate di fare il male, imparate a fare il bene, ricercate la giustizia, soccorrete l’oppresso, rendete giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova». Il profeta autentico non predice il futuro, non è una vox clamans nel deserto, è l’appassionata coscienza critica di una gente, di una comunità, di un’intera società, ed è questa coscienza che si incide nella prole perché le parole diventino fatti, azioni militanti ad ogni livello della relazione interumana e per riconfluire in parole ancora più gravide di quella coscienza trasformatrice.
Questo è a mio parere il senso che don Gallo attribuisce al Primato della Coscienza espresso mirabilmente nel documento conciliare «Nostra Aetate» uscito dal Concilio Vaticano Secondo voluto da Giovanni XXIII, il «papa buono», ma buono perché giusto.

Con il poderoso strumento della sua coscienza cristiana, antifascista, critica, militante, laica ed evangelicamente rivoluzionaria, il prete cattolico Gallo, è riuscito a confrontarsi con i temi socialmente più urgenti ed eticamente più scabrosi smascherando i moralismi, le rigidità dottrinarie, le ipocrisie che maldestramente travestono le intolleranze per indicare il cammino forte della fragilità umana come via per la liberazione.

Quest’ultima e intima verità dell’uomo, Andrea Gallo la sapeva, la sentiva e la riconosceva nelle parole più impegnative delle scritture perché istituiscono l’umanesimo monoteista ma anche l’umanesimo tout court nella sua dirompente radicalità: «Ama il prossimo tuo come te stesso, ama lo straniero come te stesso, ciò che fai allo straniero lo fai a Me».
La passione per l’uomo, per la vita e per l’accoglienza dell’altro, si sono così coniugate in questo specialissimo uomo di fede con un folgorante humor che dissìpa ogni esemplarità predicatoria per aprire la porta del dialogo fra pari a chiunque voglia entrare, crisitano o mussulmano, ebreo o buddista, credente o ateo.

In don Gallo si è compiuto il miracolo dell’ubiquità: lui è stato radicalmente cristiano e anche irriducibilmente cattolico, ma potrebbe anche essere ricordato come uno tzaddik chassidico, così come è stato un militante antifascista ed un laicissimo libero pensatore.
Per me il Gallo resta un fratello, un amico, una guida certa, un imprescindibile e costante riferimento.
Per me personalmente, la speranza tiene fra le labbra un immancabile sigaro e ha il volto scanzonato di questo prete ribelle.

Moni Ovadia

Liberospirito: Un, due e tre!

Autore: liberospirito 30 Apr 2013, Comments (0)

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Liberospirito si fa in tre! Tra il 2009 e il 2010 prendeva vita, in sordina, il sito www.liberospirito.org, con un sottotitolo programmatico: religione e libertà. L’idea era quella di creare nel mare magnum del web una piccola biblioteca on line sull’argomento, con autori e tematiche (per lo più riguardanti il nostro passato prossimo: la modernità e la contemporaneità) gravitanti intorno al nesso religione/libertà – per noi inscindibile, ma poco considerato dagli addetti di cose religiose. Decine e decine di materiali su autori (da J. Ellul a I. Illich, da L. Tolstoj a S. Weil, da M. Gimbutas a J. Krishnamurti, giusto per riportarne alcuni) o su temi (citando anche qui un po’ a caso: ecoteologia, dialogo interreligioso, teologia in lingua materna, anarchismo religioso) possono essere letti e consultati in formato pdf o comodamente scaricati.

Nell’estate del 2010 il nostro progetto raddoppiava: il sito veniva affiancato dal presente blog, in modo da dare più ampio spazio a riflessioni concernenti l’attualità e ci sembra che al momento il tutto proceda bene (ad esempio, per una piccola iniziativa come questa superare i 1700 visitatori al giorno sul blog è un risultato confortante).

Ora il “progetto liberospirito” si fa in tre. Per offrire un ulteriore visibilità a queste e altre future iniziative abbiamo creato, pur con qualche alcune esitazione, una pagina facebook (inserendo la parola-chiave “religione e libertà facebook” in qualsiasi motore di ricerca oppure direttamente: www.facebook.com/pages/Religione-e-libertà/259192924225273), così da segnalare puntualmente a chi ci segue sia gli aggiornamenti che via via compaiono sul sito e sul blog, sia appuntamenti, interventi, etc. che ci sembra opportuno portare all’attenzione. Oltre – com’è in uso su facebook – offrire l’opportunità a chi ci segue di poter lasciare qualche commento. Anche questi piccoli feedback hanno la loro importanza.

Dunque, un rinnovato grazie a chi ci segue e buona prosecuzione anche su facebook. A presto leggerci…

Libero spirito

Autore: liberospirito 14 Lug 2010, Comments (0)

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Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va

L’espressione “spirito libero” la troviamo utilizzata per lo più in riferimento a persone di ampie vedute, insofferenti al conformismo e a forme di pensiero rigide. Ma l’espressione “libero spirito” non dice solo questo, indica qualcosa d’altro, allude a qualcosa di più.

Vi è innanzitutto un rimando storico ai fratelli del libero spirito, presenti nel basso medioevo in diverse aree europee, dalla Francia ai Paesi Bassi, dalla Boemia all’Italia; essi professavano tutti la presenza della Spirito santo che li pervadeva e li rendeva puri, secondo il detto di Paolo di Tarso “Tutto è puro per i puri” (Lettera a Tito 1,15) e, in tal senso, si ritenevano liberi da ogni autorità ecclesiastica. Non solo: quello che è interessante è che il libero spirito assunse la forma del movimento, non quello di una nuova Chiesa – con tanto di dogmi e gerarchie – da contrapporre a quella di Roma. A questo indirizzo, assai diversificato al suo interno, può essere collegato quello delle beghine e dei begardi (un nome fra i tanti: Margherita Porete), quello degli apostolici di fra Dolcino e Margherita di Trento, così come lo spirito di libertà annunciato da Bentivegna di Gubbio, o la corrente della libera intelligenza del XIV secolo, solo per ricordare, in modo frammentario e disordinato, alcuni dei nomi di questa indimenticabile esperienza.

Queste sono le parole con cui abbiamo aperto alcuni mesi or sono il sito www.liberospirito.org. Si tratta di un archivio e di una biblioteca on line da aggiornare costantemente, divisa per autori e tematiche, mettendo a disposizione materiali da consultare, leggere e scaricare. Ci siamo resi conto che mancava però uno spazio legato all’attualità: abbiamo preso allora la decisione di dare vita a un blog, in modo da avere l’opportunità di comunicare iniziative in corso (incontri, convegni, seminari), dibattere su questioni urgenti o contingenti, con l’intenzione di creare e mantenere un rapporto più stretto con chi – come noi – è interessato a riflettere intorno a quest’area di idee e  pratiche.

Il nostro desiderio è quello di riuscire a costruire un dialogo religioso vero, aperto, plurale, dove l’attributo ‘religioso’ possa realmente indicare, prima ancora di designare uno specifico settore d’indagine (l’ambito religioso, appunto), la religiosità inerente al dialogare stesso di noi esseri umani. Di questo si sente forte la mancanza oggi, di qui vogliamo partire.

Per ogni contatto: [email protected]