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Tag: Ratzinger

Auguri Francesco, nonostante tutto…

Autore: liberospirito 13 Mar 2014, Comments (0)

Oggi è un continuo rimando da parte dei media riguardo l’avvenuto primo anno del pontificato di Francesco I. I commenti si sono pressoché uniformati, tanto per cambiare… Una voce fuori dal coro la possiamo leggere sul sito di don Vitaliano Della Sala (www.donvitaliano.it).

don vitaliano della sala

È trascorso solo un anno dalla rinuncia di papa Ratzinger e dall’elezione di papa Bergoglio. Solo un anno: per chi lo vive un’eternità; per l’eternità un attimo. «Dissi un giorno a uno spaventapasseri: “Devi essere stanco di stare in questo campo solitario”. E lui rispose: “La gioia di spaventare è profonda e durevole, e non me ne stanco mai”. “È vero – aggiunsi – anch’io infatti ho conosciuto quella gioia”. E lui a me: “Solo quelli che sono imbottiti di paglia possono conoscerla”. Allora me ne andai, senza comprendere se il suo fosse stato complimento o disprezzo. Trascorse un anno, e quando mi ritrovai di nuovo a passare di là, vidi che due cornacchie stavano costruendo il nido sopra il suo cappello: la gioia di spaventare è degna di una testa di paglia!» (Gibran).

Solo un anno fa eravamo alle prese con una gerarchia vaticana che godeva nel mostrare il suo volto peggiore, con tratti marcatamente reazionari e antidemocratici, incline a sorvolare sulla pedofilia e sugli scandali legati alla banca vaticana, capace di punire duramente non solo chi dissentiva, ma anche chi si permetteva di porsi domande sull’ecclesiologia, sull’infallibilità del papa, sulla reale portata storica del Concilio, sul sacerdozio alle donne, sul celibato dei preti, sui diversi modi di essere famiglia, su quei valori cosiddetti “non negoziabili”. Discutere di questi e altri argomenti ha significato, per molti, subire punizioni canoniche di ogni tipo: «La gioia di spaventare è profonda e durevole, e non me ne stanco mai». Non avveniva da decenni che nella Chiesa ci fosse tanto terrore ad esternare le proprie idee, come è avvenuto nel trentennio di pontificato Wojtyla-Ratzinger; con loro si sono rafforzati i tratti di una Chiesa intollerante, arrogante, inumana, che pretende il rispetto dei diritti dell’essere umano all’esterno, ma non li rispetta per nulla al proprio interno.

Ora, dopo un anno, tutto sembra essere cambiato. La gerarchia, che ha al vertice papa Francesco, non spaventa più “gli uccelli” che, anzi, cominciano a costruire il nido sul cappello di chi, solo un anno fa, spaventava e scacciava chi non la pensava o viveva secondo il pensiero unico. Mi chiedo, e con me se lo chiedono in tanti: è veramente iniziato il tempo di una Chiesa inclusiva, che non emargina, non usa la pesante scure del giudizio contro nessuno, una Chiesa degli esclusi e non dell’esclusione? Ammirando i gesti e ascoltando le parole del papa sembrerebbe di sì; ma poi arrivano immancabili le smentite, i chiarimenti, le precisazioni, le pignolerie morali del solito p. Lombardi, affabile direttore della Sala Stampa vaticana, o del cardinale di turno: una sorta di “profilattico” imposto alla libertà dello Spirito Santo, che vorrebbe soffiare dove vuole.

Forse in piazza San Pietro o in televisione è evidente il cambiamento. Non così in molte parrocchie e diocesi. Che Francesco, come l’omonimo di Assisi, stia sostenendo e restaurando la Chiesa in rovina, non me ne sto accorgendo affatto, e penso di non essere il solo.

Perciò, se mi telefonasse papa Francesco, oltre agli auguri e all’assicurazione di preghiere, “con cristiana franchezza” gli chiederei se non è giunta l’ora di aprire, di spalancare le porte e le finestre di ogni forma di conclave, per far sapere a tutta la Chiesa il perché di certe scelte; ad esempio, perché i cardinali hanno eletto proprio Bergoglio. Si giocherebbe così a carte scoperte, e sarebbe un bene per tutti, alla faccia degli intrighi e dei retroscena.

E perché non discutere di gerarchia? È possibile – è auspicabile – che si capovolga la piramide gerarchica della Chiesa cattolica, e il papa ridiventi “servo dei servi di Dio”? Oppure perché, evangelicamente, non la si spiana del tutto per far ridiventare la Chiesa una comunità di fratelli e sorelle?

E, infine, gli chiederei: la Chiesa è, come afferma il Concilio, «una umana realtà impregnata di divina presenza» o un regno che assomiglia troppo a quelli medievali e poco a quello di Dio, descritto dal Vangelo? In quello secondo Marco, Gesù racconta una parabola, che ricorda il racconto di Gibran, nella quale paragona il Regno di Dio a un granello di senape, il più piccolo tra i semi che però diventa un albero frondoso, «e fa rami tanto grandi che gli uccelli del cielo possono ripararsi alla sua ombra»: paradigma della Chiesa-altra che tanti cristiani sognano e si impegnano a costruire. E in quello secondo Luca, Gesù conclude le anti-beatitudini con un arrabbiato «guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi»: se ci si sforza di essere un vero profeta, un autentico discepolo di Cristo, si finisce immancabilmente per essere contrastati dal sistema di potere; quando questo ti ossequia, ti loda, ti applaude, vuol dire che non sei un buon discepolo, significa che hai tradito il messaggio di Gesù, troppo scomodo per essere applaudito da tutti. Al contrario, quando il potere che controlla la società, ti osteggia, ti perseguita, ti zittisce, allora rallegrati, perché sei sicuro di stare dalla parte del Signore!

Sono certo che papa Francesco sarebbe dispostissimo a discutere di questi e di altri argomenti… ma già prevedo l’immancabile smentita di p. Lombardi & Co.

Perciò, auguri di cuore, papa Francesco.

don Vitaliano Della Sala

Matthew Fox in Italia

Autore: liberospirito 15 Set 2013, Comments (0)

Tra la fine di settembre e i primi di ottobre sarà in Italia il teologo americano Matthew Fox (già frate domenicano, espulso dall’ordine nel 1993 su richiesta dell’allora cardinale Ratzinger), con diverse tappe e un fitto calendario: il 23 settembre a Soave (Verona), il 24 a San Bonifacio (Verona), il 25 a  Rimini, il 26 a Roma, il 28 e il 29 aTorino, il 1° ottobre  a  Milano e infine il 2 ottobre  a Firenze. Saranno una serie di incontri e di seminari nei quali Fox svilupperà le parole-chiave che sostengono la sua visione antropologica dell’uomo e il significato profondo e divino della felicità nel piano salvifico di Dio. Riportiamo una recente intervista di Silvia Lanzi a Fox, ripresa dal sito www.gionata.org, in cui si parla di questo suo prossimo viaggio in Italia. Ricordiamo che sul nostro sito www.liberospirito.org si può leggere e scaricare un testo di Fox dal titolo La spiritualità ecologica.

fox Matthew

Come mai ancora in Italia a poco tempo dal lancio del suo ultimo libro In principio era la gioia?

La risposta a quel libro in Italia è stata profonda. Vorrei incontrare altri italiani per incoraggiarli a continuare a scoprire la tradizione antica e profonda della spiritualità del creato che è parte integrante del genio italico (pensate, per cominciare, a san Francesco, san Tommaso e Dante) e che è ciò di cui il mondo oggi ha bisogno come giustizia ecologica, giustizia sociale, giustizia di genere, giustizia di “preferenza di genere”, festa, gioia, comunità. Inoltre ci sono altri libri miei che sono stati pubblicati o stanno per essere pubblicati in italiano, compreso il volume Creatività, e chi conosce meglio la creatività degli italiani?

Lei sottolinea in questo ciclo di conferenze, come del resto in In principio era la gioia, il tema della gioia, della spiritualità e del rinnovamento. In che cosa si differenzia, se si differenzia, dall’impostazione cattolica “classica”?

Il vecchio insegnamento riguardo al cammino spirituale parlava di purgazione, illuminazione e unione. Questo non è biblico e non è ebraico. Viene da Plotino, un filosofo del terzo secolo che non conosceva la Bibbia o i Vangeli. Esclude la gioia, esclude la creatività, esclude la giustizia. Tommaso dice: “La gioia è il più nobile degli atti umani”. Perché non cominciare da lì?
L’archeologa femminista Marija Gimbutas dice che “l’essenza della civiltà della dea era la celebrazione della vita”. Perché non cominciare da lì? Perché non possiamo costruire un movimento spirituale globale a partire dalla gioia e dalla giustizia invece che dalla purgazione? La vita ha le sue lotte, e certamente anche i suoi momenti di purgazione. Ma non c’è motivo di aggiungerne altri. Un rabbino ha detto: “La gioia è una mitzvah”, cioè una buona azione. Questa è la tradizione di Gesù.

Qual è la sua idea sul nuovo pontefice?

Il suo rifiuto di andare a vivere nel palazzo, la sua forte condanna del “capitalismo selvaggio”, la sua apertura alle piccole comunità, i suoi sforzi di iniziare a fare pulizia per quanto riguarda gli scandali della pedofilia, la banca vaticana e l’intorpidimento della curia; la sua scelta di alcuni preti che non sono dell’Opus Dei come vescovi, la sua apertura al dialogo con persone di altre fedi e con gli scienziati (penso al suo libro di dialoghi con il rabbino argentino che è anche uno scienziato) e la sua apertura all’ascolto… tutte queste cose fanno ben sperare.
Ho scritto una serie di lettere a questo papa nel mio nuovo libro Lettere a Papa Francesco. In queste lettere lo sfido a essere fedele al suo nome, che ha scelto lui stesso per sottolineare il suo impegno nei confronti dei poveri e dell’ecologia. Vorrei vederlo viaggiare per il mondo insieme al Dalai Lama per parlare delle pressanti questioni morali del nostro tempo, inclusa la disoccupazione, il modo in cui trattiamo la terra e il modo in cui trattiamo le donne. Proprio sui questo sembra che il papa abbia molto da imparare.
Ha detto che non esiste una teologia delle donne, che è un’affermazione assurda. Le donne fanno teologia da tempo, e alcuni teologi maschi sono femministi da tempo (io lo sono da 45 anni), ma siamo stati condannati a più riprese dai due papi precedenti.
L’obiezione principale di Ratzinger alla mia teologia, quando mi ridusse al silenzio, fu che ero “un teologo femminista” e che chiamavo Dio “madre”. Molti mistici medievali chiamavano Dio “madre”, ma la Chiesa patriarcale istituzionale è contro le donne in maniera viscerale.

Quali sono i suoi progetti futuri?

La prossima settimana esce il mio nuovo libro Occupy Spirituality. Si tratta di un dialogo con Adam Bucko, un giovane straordinario che lavora con i giovani adulti che vivono per strada nella città di New York. Il libro riguarda la generazione dei giovani adulti, ne abbiamo intervistati molti, sia per mezzo di questionari sia con la telecamera, e abbiamo incluso le loro parole nel libro. Come vedono loro la spiritualità, la religione, la Chiesa, le generazioni precedenti? Cosa pensano del rapporto tra sessualità e spiritualità? Cosa pensano delle pratiche spirituali? In realtà il libro tratta del futuro della religione/spiritualità. La chiave è il misticismo unito alla lotta, la contemplazione unita alla giustizia sociale, in una parola: l’attivismo spirituale. Ho appena terminato il manoscritto di un altro libro su Meister Eckhart, che ho intitolato Meister Eckhart: A Mystic-Warrior for our Times e in cui lo metto a confronto con altre persone come Thich Naht Hahn, Bede Griffiths, David Korten, Heschel e Alce Nero. Eckhart era così profondo che può entrare in un profondo dialogo ecumenico con questi grandi pensatori contemporanei.  Continuo ad occuparmi delle Messe Cosmiche che combinano danza estatica e culto (ne abbiamo appena creata una alla Sounds True Conference in Colorado), e di Awe Project, che riguarda la reinvenzione dell’educazione per i bambini che vivono nei quartieri poveri, un tipo di insegnamento che inizia con la creatività e porta alla luce la saggezza che è viva dentro di loro. Il direttore di questo progetto si trova in questo momento in Messico per lavorare insieme a dei giovani locali.

In ricordo di Enzo Mazzi

Autore: liberospirito 6 Nov 2011, Comments (0)

Per ricordare don Mazzi, il “prete dissidente” dell’Isolotto recentemente scomparso, pubblichiamo un suo intervento critico riguardante il libro scritto dall’attuale pontefice su Gesù. Il testo è apparso sul quotidiano “Il manifesto” ed è stato poi riportato sul web. Noi l’abbiamo recuperato dal sito di “Tempi di Fraternità”. Tra i suoi testi ricordiamo Il valore dell’eresia (2010) e Cristianesimo ribelle (2008), entrambi pubblicati da Manifestolibri.

Il nuovo libro di Ratzinger. Il Gesù «storico» e le verità della Chiesa
Enzo Mazzi

Rivela un affanno il nuovo libro su Gesù con cui papa Ratzinger si adopera a mostrare e dimostrare la storicità di Cristo e in particolare della morte-resurrezione di lui. Lo ammette chiaramente quando scrive: “la barca della Chiesa … spesso si ha l’impressione che debba affondare”. Ed ecco l’importanza della realtà pienamente divina e pienamente umana del Salvatore Gesù.
E’ Gesù Cristo l’unico salvatore e la chiave della salvezza universale. Ed è la Chiesa cattolica governata dal papa e dai vescovi uniti al papa la custode unica e universale per tutti i secoli della chiave affidatale da Gesù. Tutta la ricerca umana di senso della vita e di salvezza materiale e morale sarebbe completamente inutile senza il Dio che si fa uomo e offre in sacrificio la sua vita.

Sono due millenni che queste “verità”, questi assoluti, vengono ripetuti identici, declinati in codici espressivi diversi tradotti in tutte le lingue del mondo ma sempre nella sostanza uguali a se stessi: è Gesù l’unico salvatore universale attraverso il suo sacrificio perenne.
Di fatto del Gesù storico non si sa quasi nulla. Ormai è un dato acquisito nella teologia biblica non servile. I Vangeli non sono la storia di Gesù ma la riflessione teologica in forme narrative o rituali delle comunità cristiane del primo secolo in ambiente pagano. Inoltre è accertato ormai che le più antiche testimonianze scritte non sono i Vangeli canonici. Sono le tradizioni dei cosiddetti “loghia”, cioè dei “detti” di Gesù.
Che prima sono stati tramandati oralmente nell’ambiente palestinese e poi sono stati inseriti nei Vangeli. Quei “detti” di Gesù sono “il Vangelo prima dei Vangeli”. Poi il Vangelo dei detti di Gesù è andato perso perché gli scribi smisero di farne copie in conseguenza della fissazione autoritativa del canone. Oggi si direbbe sbrigativamente che ha subito una censura.

E’ stato recuperato o riscoperto nel 1838, attraverso un delicato lavoro di filologia, incastonato nei Vangeli canonici. E’ stato pubblicato solo nel 2007 in italiano dalla Queriniana in un volume a cura di un grande specialista, James M. Robinson: I detti di Gesù. Questo ritardo di quasi due secoli la dice lunga sulle resistenze poste dall’autorità ecclesiastica alla pubblicazione di un testo storico che mette in crisi le certezze dogmatiche.

Perché è importante questo “Proto-Vangelo”? Perché l’immagine di Gesù che se ne ricava è molto diversa da quella fissata nelle narrazioni canoniche dei Vangeli. E soprattutto è diversa l’immagine che si ricava del cristianesimo nascente. Non ci sono che nel sottofondo racconti di miracoli e soprattutto non c’è notizia dei fatti della nascita, della morte e della resurrezione. Questa assenza di eventi così fondamentali per i Vangeli canonici e poi per il dogma è impressionante.

L’accento è posto non sulla persona di Gesù ma sul messaggio e sul movimento messianico di impegno per la realizzazione del “Regno di Dio”. Il quale tradotto in termini moderni si potrebbe definire come movimento per un “mondo nuovo possibile”. Il Gesù del “Proto-Vangelo” è soprattutto un “figlio dell’uomo” che alla lettera può significare “Figlio dell’umanità”, parte di un movimento storico di liberazione radicale.
C’è in quel documento solo un’eco flebile del processo di mitizzazione della persona di Gesù che è appena agli inizi e che però presto sfocerà nella divinizzazione. E’ assente l’essere divino-umano, il dio incarnato che si sacrifica per redimere l’umanità peccatrice. Il quale invece sarà poi offerto soprattutto dalla Chiesa di Paolo al mondo pagano avido di sacro e di salvezza mistica.

Ovviamente le persone all’origine di questo Proto-Vangelo, che di bocca in bocca si tramandavano i detti di Gesù, conoscevano la morte di Gesù. Ma per loro la morte del profeta non aveva il significato di sacrificio. Non si sentivano impegnati ad annunciare la morte. “Seguimi e lascia che i morti seppelliscano i loro morti” – è un’affermazione fondamentale del Proto-Vangelo.

Non la morte né il sacrificio né il miracolo aveva cambiato la loro vita. Ma il messaggio culturalmente rivoluzionario di Gesù aveva dato un senso nuovo alla loro esistenza; in quello e non nel miracolo trovavano il senso della resurrezione; quel messaggio e l’esperienza di vita che c’era dietro si sentivano impegnati ad annunciare perché cambiasse la vita di molti e trasformasse radicalmente la società dando vita a un mondo nuovo.
La teologia sacrificale del Cristo che salva in quanto Figlio di Dio morto e risorto verrà dopo, quando il cristianesimo dovrà rivolgersi al mondo pagano. Sarà tale teologia la carta vincente, il fulcro del trionfo della nuova religione. Un trionfo però contestato da persone, anche sinceramente credenti, con senso critico, lungo tutta la storia, dall’antichità fino ad oggi, quale tradimento e devitalizzazione del Dna generativo del movimento di Gesù.

www.tempidfraternita.it