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Tag: raimon panikkar

Verso una spiritualità oltre le religioni

Autore: liberospirito 16 Ott 2017, Comments (0)

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Da tempo quel pensare e quella pratica che passa sotto il nome di teologia, seppur in maniera minoritaria, ha scelto di attraversare sentieri inusuali, se non inesplorati: il pluralismo e il dialogo interculturale e interreligioso (teologia del pluralismo religioso), il femminismo e le questioni di genere (teologie di genere, fra cui la teologia queer), l’ecologia (ecoteologia), l’antispecismo e la questione animale (teologia degli animali) sono alcuni di questi cammini in corso d’opera.

All’interno di questo percorso non potevano rimanere fuori dalla discussione i fondamenti della stessa teologia. Da diverso tempo e in diversi settori si parla appunto di post-teologia, vale a dire di un sapere che, pur seguendo strade differenti, prova a mettere in gioco alcune parole-chiave del discorso teologico, a cominciare dall’immagine tradizionale di una divinità trascendente/onnipotente/soprannaturale, esistente al di fuori e distinta dal mondo.

In Italia si tratta di un ordine di idee che proprio ora sta muovendo i primi timidi passi, mentre a livello internazionale vi sono diversi autori che, in forme e sensibilità differenti, da anni stanno affrontando questo genere di tematiche (John Spong, Josè Maria Vigil, Roger Leaners, Don Cupitt, Gretta Vosper, Mary Daly, Sally McFague, Raimon Panikkar, per fare alcuni nomi un po’ alla rinfusa).

Apprendiamo con piacere che proprio intorno a questi temi si svolgerà a dicembre (a Rimini, dall’8 al 10 dicembre) un seminario nazionale indetto dalle Comunità cristiane di base. Tale incontro -dal titolo: “Beati gli atei perché incontreranno Dio” – prende in buona parte avvio dai temi presentati nel libro Oltre le religioni (Gabrielli, 2016), curato da Claudia Fanti e Ferdinando Sudati, che raccoglie testi di alcuni degli autori menzionati poco sopra (Spong, Leaners, Lopez Vigil e di J.M. Vigil), con la prefazione di Marcelo Barros.

Per ogni informazione: http://www.cdbitalia.it – [email protected] – tel. 3391455800 – 3391733363.

 

E’ stato da poco pubblicato il saggio Storie dell’Eden. Prospettive di ecoteologia (Milano, IPOC) di Federico Battistutta. E’ un libro che, partendo dalla crisi globale che ci riguarda direttamente, prova a ragionare a partire da un campo di ricerca ancora pochissimo esplorato in Italia. Ci riferiamo all’ecoteologia e ai numerosi autori che di essa si sono occupati (Leonardo Boff,  Thomas Berry, Jurgen Moltmann, Raimon Panikkar, Matthew Fox, per citare solo i più noti). Di seguito offriamo la sinossi del testo.

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Presso diversi popoli e diverse culture, tanto del passato che del presente, ricorrono narrazioni in cui si parla di spazi e di tempi dove si è resa possibile, come per incanto, un’intesa e un rispecchiamento tra uomo e donna, tra giovani e vecchi, tra l’essere umano e il mondo minerale, vegetale e animale. Cosa dicono a noi contemporanei, in quest’epoca di crisi incombente, tali racconti? Si tratta solo di mitologie, fole nostalgiche e fantasiose riguardanti un passato che forse non è mai esistito? O, al contrario, custodiscono qualcosa di prezioso: una profezia, una speranza, un sogno verso quella nuova innocenza a cui – nel segreto più intimo del suo cuore – da sempre, con passione e intelligenza, l’essere umano aspira?

Di ciò si occupa il presente saggio, prendendo le mosse dalle narrazioni presenti nel testo biblico, passando poi attraverso i classici greci e latini, la letteratura popolare, le ricerche archeologiche e antropologiche, fino a un confronto serrato con alcune figure significative del pensiero moderno e contemporaneo. Lungo questo percorso labirintico vengono esplorate e scandagliate le possibilità e gli esiti meno scontati, rimanendo così all’altezza della radicalità insita in una simile domanda. Come dire: quando il deserto avanza è opportuno pensare in grande e agire di conseguenza.

Per ulteriori informazioni sul libro (consultazione dell’indice, lettura del primo capitolo e altro ancora) si può andare a questa pagina.

Chi desiderasse acquistarlo lo può ordinare presso le maggiori librerie on line o direttamente presso l’editore (andando alla pagina già indicata sopra).

Il filo d’oro

Autore: liberospirito 16 Ott 2013, Comments (0)

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A partire da sabato 19 ottobre, a Piacenza, presso la Biblioteca Passerini-Landi, prenderà inizio la rassegna  «Il filo d’oro : incontri con uomini straordinari, dai documentari di Werner Weick».  La rassegna si propone, da un lato di far conoscere l’opera del regista documentarista svizzero Werner Weick,  che nel corso della sua carriera ha ritratto diversi personaggi: filosofi, artisti, studiosi, incontrandoli e studiandoli da vicino, seguendone le tracce in giro per il mondo; dall’altro questi incontri daranno l’opportunità per parlare della spiritualità contemporanea, affrontata a partire da diversi punti di vista e attraverso l’esperienza di autori noti e meno noti che della ricerca spirituale hanno fatto il centro della loro vita.

Gli incontri si terranno nella Sala Balsamo, via Carducci 14 (1° piano), dalle ore 17. Questo Il programma:
19 Ottobre – Presentazione del documentario su Raimon Panikkar, con Federico Battistutta
26 Ottobre – Presentazione del documentario su Jiddu Krishnamurti, con Federico Battistutta
9 Novembre – Presentazione del documentario su Etty Hillesum, con Giovanni Zilioli
16 Novembre – Presentazione del documentario su Thomas Berry, con Federico Battistutta
23 Novembre – Presentazione del documentario su Hermann Hesse, con Roberto Tagliaferri

Per uletriori informazioni: tel. 0523-492410. Sito: http://passerinilandi.biblioteche.piacenza.it.Pagina facebook: https://www.facebook.com/passerinilandi

Ontonomia

Autore: liberospirito 5 Feb 2012, Comments (0)

Proponiamo un contributo di Fabrice Olivier Dubosc, tratto dal blog da lui stesso curato (http://quelcherestadelmondo.wordpress.com), dove, prendendo spunto dal pensiero di Raimon Panikkar, viene proposta una riflessione sulle possibilità riguardanti la coscienza collettiva (e individuale). E’ un tema pregnante per il nostro vivere interculturale e interreligioso e quanto mai vicino all’ordine di considerazioni del blog e del sito del liberospirito.

Raimon Panikkar ha proposto una griglia che permette di contestualizzare i ‘sintomi’ psicosociali in relazione a tre dimensioni della coscienza collettiva e in una prospettiva che aspira a una costruzione dell’umano. Panikkar definisce questi momenti come kairologici più che cronologici. Detto altrimenti si tratta di qualità della coscienza che non coincidono linearmente con mere fase ‘evolutive’ della storia anche se nei ‘sintomi storici’ si esprimono.

La griglia di Panikkar include dunque molteplici differenze a partire da un vertice di osservazione che distingue tre momenti della coscienza collettiva (e individuale): eteronomia, autonomia e ontonomia.

Per eteronomia si intende un livello antropologico della coscienza che contempla il mondo secondo una struttura monarchica o piramidale della società. In questa prospettiva si suppone che le leggi che regolano le varie dimensioni della vita procedono dall’alto verso il basso secondo narrazioni religiose o secolari fortemente gerarchizzate. Una supposta ‘entità superiore’ (o un discorso interpretativo ‘superiore’) darebbe conto del funzionamento di tutto ciò che esiste. È la narrazione dell’ordine e del ‘pensiero unico’ ed è quella delle prospettive monoteiste, moniste, monoculturali, monodisciplinari. Un buon esempio del fatto che la questione non è cronologica si coglie da  un bell’articolo di Barbara Spinelli sulla rivoluzione in corso nel mondo arabo.

«Tutti i Paesi europei sono sconvolti dai turbini nordafricani, ma è in Italia che lo sgomento s’accoppia a quell’inettitudine, radicale, di interrogare sé stessi. È come se ci fossimo abituati, lungo gli anni, a pensare la democrazia in maniera monistica: come se il dominio , anche da noi fosse, di uno solo. Come se una fosse la fonte della sovranità: il popolo elettore. Una la legge, quella del capo. Una l’opinione, anche quando essa coincide con il parere di una parte soltanto (la maggioranza) della collettività. Monismo e pensiero unico cadono a pazzi oltre il Mediterraneo ma da noi hanno messo radici e vantano trionfi.» [2011]

L’autonomia è l’altra faccia della medaglia: è il momento dell’auto-determinazione in cui ognuno fa da sé la propria legge. E’ anche il momento di una necessaria differenziazione individuale delle personalità e delle coscienze. Ogni precetto che viene da fuori o dall’ ‘alto’ viene considerato un’imposizione illecita. Ogni disciplina, come ogni sfera dell’esistenza, definisce le proprie regole e non vuole interferenze: le nazioni sono sovrane, la ragione è arbitro supremo, nessun individuo può avere più autorità di un altro e deve essere maestro del proprio destino. Il fare dell’uomo diventa centrale. La metodologia scientifica stabilisce paradigmi di democratica replicabilità, ma tende a ignorare le eccezioni. La narrazione storica e sociologica si afferma in contrasto a quella religiosa. La secolarità afferma come valore la vita vissuta da ogni uomo senza cedimenti all’immaginario. L’autonomia è in effetti una reazione contro le incongruenze della concezione eteronoma e tuttavia è animata dalla medesima forza assolutizzante perché tende ancora al monismo della propria ragione superiore, proietta facilmente il ‘male’ sugli altri e tende, all’interno di ogni singola sfera, alla monocultura.

Un piano ulteriore è l’ontonomia, un livello di coscienza in cui si è andati oltre le visioni eteronome della realtà ma anche oltre l’atteggiamento individualista. Panikkar la chiama anche la fase dell’ inter-in-dipendenza. Ognuno prende parte a partire dalla sua libera singolarità ma con attenzione alla processualità emergente nella comunità. Cominciamo ad accorgerci dell’altro. Il cuore della prospettiva ontonomica è per certi versi la comunicazione. In questa fase si riconosce che l’esperienza umana è contingente e relazionale, che la realtà è un intricata rete di relazioni e interdipendenze a cui ognuno contribuisce aderendo alla propria intrinseca vocazione, ma scoprendo che l’ordine emergente non deriva né da una mera imposizione superiore, né dalle leggi che un individuo ha stabilito per sé ma da una processualità in cui il sistema e gli individui che ne fanno parte gradualmente scoprono la realtà mentre la immaginano e mentre inventano insieme il loro destino. L’ontonomia equivale insomma a pensare che esista una relazione costituiva in fieri tra ogni elemento della realtà. Panikkar dice esplicitamente che l’ontonomia è la realizzazione del nómos (la legge) dell’ón (essere) su quel piano profondo in cui l’unità non nega né la diversità né il pluralismo ma in cui l’una è manifestazione dell’altra. L’ontonomia  descrive quella caratteristica speculare della realtà per cui ogni aspetto rispecchia – senza saperlo –  il tutto in una forma particolare.

La categoria dell’ontonomia ci permetterebbe dunque di ragionare su temi che ci stanno a cuore in una prospettiva che rifonda in termini inediti una terapia dell’umano. La dimensione ontonomica ci consente  inoltre di dar conto delle creolizzazioni inaspettate nell’incontro tra sistemi e culture. Se la contaminazione è sempre stata un tratto costitutivo delle culture, in un’epoca in cui l’ibridazione è in gran parte animata dal bisogno di circolazione e consumo delle merci e dal prevalere di istituzioni mortifere, la capacità di ritrovare sentimenti autentici di partecipazione alla vita sociale diventa un fattore cruciale.

Fabrice Olivier Dubosc

http://quelcherestadelmondo.wordpress.com

Omaggio a Raimon Panikkar

Autore: liberospirito 30 Ago 2010, Comments (0)

E’ morto il 26 agosto Raimon Panikkar, filosofo e teologo spagnolo di origini indiane (era nato a Barcellona da madre catalana e padre indiano), all’età di 91 anni. Tutti i quotidiani italiani ne hanno dato ampia notizia sulle pagine culturali. Qui, si può solo ribadire come sia stato a tutti gli effetti un personaggio-chiave (pur con tutte le umane contraddizioni) dell’ampliamento degli orizzonti filosofico-religiosi, in senso stretto, e culturali, nell’accezione più ampia del termine. Ci resta in eredità  la sua vasta opera, come fonte e materiale per la meditazione e la discussione a venire.

Sul “Corriere della sera” del 28 agosto è stato pubblicato anche un estratto di un testo inedito a cui Panikkar stava lavorando. Lo riproduciamo come omaggio a questa importante figura del nostro tempo. Leggere le sue parole è il modo migliore per ricordarlo.

 

Unire cielo e terra serve a ridare un senso al mondo

Raimon Panikkar

Nel corso dei millenni l’uomo è stato attratto, spesso ossessionato e talvolta affascinato, da due forze che i mistici chiamerebbero trascendenza e immanenza, i poeti cielo e terra, i filosofi spirito e materia. L’uomo si è dibattuto tra questi due poli attribuendo di volta in volta più importanza all’uno o all’altro, disprezzando, trascurando o magari negando realtà all’uno dei due (la materia è male, il corpo è schiavitù, il tempo è illusione) oppure viceversa (il cielo non esiste, lo spirito è mera proiezione, l’eternità un sogno).

La religione, intesa quale dimensione umana che potremmo chiamare religiosità, messa di fronte al problema del significato della vita ha oscillato tra questi due poli senza riuscire a dimenticare completamente l’altro. Carpe diem: la terra è troppo attraente per non godere dei suoi piaceri. Fuga mundi: il mondo è troppo fugace per riporvi la nostra fiducia.

Non v’è dubbio, tuttavia, che molte delle principali religioni ai nostri giorni hanno decisamente spostato la bilancia verso il trascendente, lo spirituale, l’ultraterreno. «Come andare in cielo» è il compito della religione; «come vanno i cieli» è l’incombenza della scienza: è stata questa la materia di discussione tra uno scienziato (Galileo Galilei) e un teologo (Roberto Bellarmino).

La dicotomia è stata letale per entrambi. La religione è bandita dagli affari umani e la scienza diventa una specialità astratta, avulsa dalla vita umana. La religione diventa un’ideologia e la scienza un’astrazione. In entrambi i casi il corpo è praticamente irrilevante. Compito della nostra generazione, se non vogliamo contribuire all’estinzione dell’homo sapiens, è di tornare a celebrare l’unione tra cielo e terra, quello hieros gamos o sacra unione di cui parlano tante tradizioni, non esclusa la cristiana.

Lo studio delle tradizioni religiose dell’umanità ci mostra che «scienza» (per non usare altri termini) ha voluto dire qualcosa più che descrizione empirica di comportamenti «religiosi» e delle loro interpretazioni «scientifiche» e che religione non è riducibile a pratiche o credenze definite «religiose» dal punto di vista della razionalità intesa nel senso in cui l’ha interpretata il cosiddetto illuminismo. Dicendo «scienze» non vogliamo escludere alcuna forma di coscienza né di saggezza.

Nel dire «religioni» non vogliamo cadere nel monopolio di questa parola da parte di istituzioni («religiose»); ci riferiamo invece a quel nucleo ultimo di ogni cultura, e anche di ogni vita umana, che si crede dia un certo senso alla vita.

È molto significativo che la parola polisemica «religione» sia stata ritenuta poco meno che sconveniente in alcuni ambienti e che si sia voluto sostituirla con «spiritualità». Ciò però dimostra che l’allergia alla parola «religione» è solo superficiale, dato che la parola «spirito» potrebbe farci cadere a sua volta in un altro «ghetto» esclusivo degli «spiritualisti». Se si critica la religione in quanto oasi chiusa che esclude i cosiddetti non-credenti, la spiritualità a sua volta potrebbe essere intesa come la confederazione di religioni in antitesi a coloro che negano ciò che è spirituale.

Sin dai tempi di Confucio si sa che esiste una politica delle parole.