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Tag: post-patriarcato

Teologia e femminicidio

Autore: liberospirito 13 Feb 2018, Comments (0)

Pubblichiamo un recente intervento di Augusto Cavadi (proveniente dal sito http://livesicilia.it) in cui viene istituita una relazione tra violenza maschile sulle donne, struttura sociale a base patriarcale e teismo. Il testo è ricco di numerosi spunti che invitano alla riflessione e al dibattito nella prospettiva di poter costruire una religiosità su base post-patriarcale. Augusto Cavadi oltre a essere docente, filosofo, studioso e scrittore, è anche ispiratore e componente del “Gruppo Noi uomini a Palermo contro la violenza sulle donne”.

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Per molto tempo si è supposto che la mafia esista quando spara, solo tardi ci si è chiarito che essa emerge quando trova ostacoli sulla sua escalation e tace, sommersa, quando può dominare incontrastata. Quando cesseremo di ripetere l’errore a proposito della violenza maschile sulle donne?

Neppure in questo caso si tratta di un’emergenza. I casi di cronaca sono solo la spia di una condizione stabile, strutturale, di oppressione sistemica: i maschi uccidono quando questa dominazione psicologica e sociologica viene messa in dubbio dalla ribellione di questa o di quella donna. Se ciò non accade, il maschilismo patriarcale vige e si diffonde come un cancro silenzioso, asintomatico. Potremmo dire che esso è più forte quando, incontrastato, non ha neppure bisogno di alzare la clava sulla testa delle donne.

Una prevalenza così radicata e diffusa si spiega con ragioni fisiche, psichiche, economiche, sociali e politiche: ma anche culturali. Basta interrogare i miti religiosi, le fiabe popolari, le leggende tradizionali per capire quali “archetipi” (diceva Jung) abitano l’immaginario collettivo dell’umanità. E’ senza significato, ad esempio, che nel Mediterraneo siano prevalse tre religioni monoteistiche (ebraismo, cristianesimo, islamismo) secondo le quali il Divino si è configurato come Padre, onnipotente, dai voleri imperscrutabili e indiscutibili? Nelle quali il ruolo della donna è nettamente inferiore ai ruoli riservati ai maschi? Il sistema patriarcale vigente in terra è stato, per così dire, proiettato in cielo: ma, a sua volta, il patriarcato celeste è servito da legittimazione ideologica del patriarcato terrestre.

La teologa Hanna Wolff (alla cui valorizzazione ho dedicato il mio libretto Tenerezza) ha notato come Gesù di Nazareth abbia tentato di rivedere criticamente questa idea di Dio-patriarca mettendo in evidenza i caratteri femminili-materni del Divino; ma come, alla sua morte, da san Paolo in poi, l’antica prospettiva maschile-maschilista sia riemersa in tutta la sua pesantezza. Ecco perché oggi non è solo la teologia femminista a riesaminare le concezioni tradizionali di Dio per restituire al Mistero quella assoluta incomprensibilità che lo sottragga a rappresentazioni infantili, primitive. Come scrive qualche teologa, sino a quando Dio viene concepito sempre e solo come Maschio, il maschio avvertirà la tentazione di concepirsi come dio. E queste dinamiche – sia specificato per chiarezza – riguardano credenti, non-credenti e agnostici: sia che lo professa sia chi lo nega, è comunque prigioniero di un’idea del Divino antropomorfica e sessista. Liberarsene a livello di riflessione critica personale, ma anche nell’orizzonte di senso collettivo, sarebbe un modo molto concreto di indebolire alle radici la visione della supremazia maschile di cui le violenze quotidiane e i femminicidi sono soltanto l’effetto terminale.

Augusto Cavadi

Il metodo narrativo/autobiografico si basa sulla considerazione che i processi narrativi vanno intesi sia come percorsi individuali d’attribuzione di senso, sia come pratiche collettive di costruzione consensuale o co-costruzione di mondi esperienziali. Noi abbiamo provato ad applicare tale metodo a quella personale ricerca di senso che va sotto il nome di ‘cammino religioso’. Quanto segue è la sintesi del seminario autoformativo (interno alla comunità di ricerca “Liberopirito”) svoltosi in luglio a Faenza, dove abbiamo provato a usare questo approccio come strumento per comprendere e approfondire il proprio percorso religioso. Per questo ci è capitato di porre in relazione la crisi della società (e della famiglia) patriarcale con la crisi delle istituzioni religiose (anch’esse patriarcali), in direzione di una sensibilità religiosa aperta, plurale, orizzontale, anziché gerarchica, autoritaria, monolitica e verticale; mettendo in questo modo in discussione  l’immagine tradizionale di una divinità trascendente/onnipotente/soprannaturale, esistente al di fuori e distinto dalla “creazione” (su cui occasionalmente interviene compiendo miracoli), avvicinandoci alla sensibilità della teologia post-teista che in Italia da poco sta muovendo i primi timidi passi.

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1. Il 15 e 16 luglio si è tenuto a Faenza un seminario auto-formativo interno alla comunità di ricerca Liberospirito. Il titolo individuato era: “Storie di famiglia. Narrare i nodi e i possibili modi delle relazioni”. Quanto segue è solo una sintesi delle due giornate nella quale si è cercato di rendere in maniera sequenziale e organica un dibattito per forza di cose assai complesso e articolato, ricco di testimonianze personali, digressioni, divagazioni, ecc.; in altre parole, fatto di tutto quell’andare e tornare che è l’espressione viva di una ricerca, anche quando, nella propria indagine, si ha una base comune di riferimento (ad esempio il riconoscimento della presenza di discriminazioni di genere all’interno delle famiglie; oppure – su un altro piano – la crisi delle istituzioni religiose).

Il metodo seguito è stato quello narrativo/autobiografico: ciò ha voluto dire che, quando uno dei partecipanti intendeva fare un’affermazione, essa era raccontata partendo dall’elaborazione della propria esperienza personale diretta, cercando in questo modo di dare maggior concretezza alle singole narrazioni, arginando i rischi di eccessive astrazioni o di commenti giudicanti.

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