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Tag: Peter Maurin

A seguire un articolo (apparso ieri su “Il manifesto”, a firma di Alessandro Santagata) dedicato alla figura di Dorothy Day, esponente anarco-cristiana e fondatrice del Catholic Worker Movement. Viene giustamente definita come una delle coscienze critiche della società americana e purtroppo si tratta di un personaggio alquanto sconosciuto e poco indagato in Italia. La casa editrice Jaca Book ha di recente proposto una nuova edizione di un saggio dedicato appunto a Dorothy Day.

A picture of Dan Berrigan, et al.

Quella di Dorothy Day è stata una vita di frontiera, al confine tra la rivoluzione sociale e la profezia. Nel 2015 papa Francesco, parlando al Congresso degli Stati Uniti, l’ha indicata, insieme a Lincoln, Luther King e Thomas Merton, come una delle figure più importanti della storia americana. In Italia è probabilmente meno conosciuta; risulta quindi particolarmente preziosa questa nuova edizione di Jaca Book del lavoro storico di William D. Miller, Dorothy Day e il Catholic Worker Movement, riveduta e ampliata con l’aggiunta di un breve saggio dell’editore statunitense Robert Ellsberg. Si tratta di una ricostruzione appassionata, scritta da uno studioso che ha conosciuto da vicino il movimento negli anni del Vietnam e dello scontro interno alla Chiesa americana con la frangia militarista guidata dal card. Francis Spellman. Le pagine più interessanti però sono quelle dedicate alle origini e all’incontro tra l’allora giovane giornalista di orientamento socialista e l’eccentrico filosofo francese Peter Maurin. La fondazione del bollettino, il The Catholic Worker, diffuso per la prima volta in un corteo organizzato dai comunisti nella Union Square di New York, risale al 1 maggio 1933 ancora nel ciclo Grande Depressione.

Maurin è un pensatore errante che vive di espedienti. Figlio della cultura personalista francese, intende mettere in pratica il messaggio cristiano di emancipazione sociale. La sua filosofia risente, in particolare, del pensiero radicale di Emmanuel Mounier e di Nikolaj Berdjaev. Il secondo polo d’ispirazione è l’umanesimo di Dostoevskij, a cui i due ideatori del Worker si rifanno nella loro ricerca di una terza via tra il capitalismo e il socialismo sovietico. Siamo di fronte a un’esperienza quasi del tutto estranea ai caratteri della società statunitense. Dal punto di vista teorico, il Worker si dichiara «socialista cristiano» con venature anarchiche, derivate da Proudhon e Kropotkin, che riguardano la decentralizzazione del potere e il comunitarismo. Nella prassi, il gruppo, che riuscirà a diffondere oltre 100mila copie, è impegnato nel sostenere gli scioperi e offrire un appoggio ai lavoratori rimasti senza tetto. Tornando a Dorothy Day, Miller illustra i passaggi che porteranno alla sua conversione al cattolicesimo e che sono indispensabili per comprendere la natura del movimento. Nei primi anni Trenta collabora con il quotidiano di orientamento radicale «The Masses» e partecipa ai picchetti delle suffragette e dei sindacati. È una figura romantica, immersa nella letteratura e alla ricerca di un’emancipazione che passa per una separazione dolorosa e una figlia da crescere senza un posto fisso.

Dorothy conosce il carcere, vive a stretto contatto con le miserie del suo tempo, ma non si nega le felicità della vita con i compagni. Emerge una personalità tormentata, segnata da un anelito di libertà, ma lacerata da un senso di oppressione interiore che si esprime nella ricerca di un orizzonte religioso. Nel 1927 si battezza e inizia un percorso accidentato, fatto di scontri con l’intelligencija cattolica e nell’incomprensione dei militanti di un tempo. Il Catholic Worker prende posizioni contro le simpatie franchiste dell’episcopato, il diffondersi dell’antisemitismo cattolico e, anche dopo Pearl Harbor, contro l’intervento in guerra. Tale pacifismo radicale viene giustificato alla luce della dottrina della Chiesa, che Maurin propone come alternativa alla società secolarizzata. È un integrismo eterodosso che si alimenta di Vangelo e di anticapitalismo. Nel dopoguerra le campagne per l’obiezione alla leva proseguono all’interno di una visione che rifiuta le logiche della guerra fredda e, nel pieno della rivolta studentesca, esprime vicinanza a Castro e Ho Chi Minh, ma rimane distante dalla rivoluzione sessuale e consumista. Dorothy morirà nel 1980 lasciando in eredità quel movimento, che è stato definito una delle coscienze critiche della società americana.

Alessandro Santagata