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Tag: Pedro Casaldáliga

Ecologia integrale, un libro

Autore: liberospirito 20 Nov 2016, Comments (0)

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E’ da poco in circolazione la nuova edizione italiana (curata dal Gruppo America Latina della Comunità di Sant’Angelo e da Adista) dell’Agenda latinoamericana, opera aconfessionale, ecumenica e interrreligiosa progettata da Pedro Casaldáliga e José Maria Vigil (http://latinoamericana.org).

Il titolo di questo libro è Ecologia integrale. Una radicale riconversione. Gli autori che partecipano a questo lavoro collettivo provengono per lo più dalle fila pensiero teologico latinoamericano (oltre a Casaldáliga e Vigil ricordiamo Leonardo Boff, Frei Betto, Marcelo Barros, solo per fare qualche nome), ma vi sono testimonianze legate ad altre esperienze, come quelle dell’attivista e pensatrice canadese Naomi Klein, del monaco zen vietnamita Thich Nhat Hanh o del missionario irlandese Diarmaid O’Murchu. L’edizione italiana presenta poi anche alcuni contributi di autori di casa nostra (Claudia Fanti e Cinzia Thomareizis – le quali firmano la prefazione insieme a Vigil -, Luca Pandolfi e Federico Battistutta).

L’ecologia integrale di cui si parla in queste pagine intende varcare i confini talvolta ristretti dell’ambientalismo e, partendo da una cosmovisione rinnovata, desidera proporre uno sguardo che sia integralmente ecologico sul mondo, su sé stessi, finanche sulla spiritualità. Riportiamo dalla quarta di copertina: “La riflessione dei diversi autori si uniscono al clamore della Madre Terra, a quello delle foreste mutilate, dei boschi riarsi, dei fiumi inquinati, delle montagne scavate, degli animali messi alle strette in un habitat invaso”.

Il libro, il cui ricavato andrà a sostenere un progetto ecologico in El Salvador, non è in distribuzione nelle librerie, ma può essere richiesto ad Adista (tel. 06/68801924, e-mail: [email protected], oppure acquistato online sul sito www.adista.it).

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Il 10 aprile del 1955 morì a New York Pierre Teilhard de Chardin. In seguito venne sepolto nel cimitero della casa noviziale dei gesuiti a Saint Andrew on Hudson (oggi Hyde Park di New York).

Sono trascorsi dunque sessantanni dalla sua scomparsa. In occasione di questa ricorrenza “Voices” rivista internazionale e multilingue di teologia ha messo on line un numero interamente dedicato al “gesuita proibito”. O meglio, si tratta di una lunga riflessione sull’attualità di Teilhard visto a partire dal sud; un sud in primo luogo geografico (quello che veniva chiamato “terzo mondo”), ma anche un sud inteso dal punto di vista epistemologico. Sono raccolti interventi (in inglese, spagnolo, portoghese e italiano) di Jorge Nicolás ALESSIO, Federico BATTISTUTTA, Frei BETTO, Maria Clara Lucchetti BINGEMER, Roger HAIGHT, Agustín DE LA HERRÁN GASCÓN, Carles James dos SANTOS, Jojo M. FUNG, Luiz Alberto Gómez DE SOUZA e Roberto TOMICHÁ.

Questo è il link per accedere al numero in questione della rivista.

Chi invece volesse prendere visione dei numeri di “Voices” fin qui usciti (si possono leggere – fra gli altri – interventi di Michael Amaladoss, Marcelo Barros, Leonardo Boff, Pedro Casaldaliga, Vito Mancuso, Josè Maria Vigil e di numerosi altri autori) può andare qui. “Voices” è una pubblicazione curata dalla Commissione Internazionale Teologica dell’EATWOT (Ecumenical Association of Third World Theologians). Andando qui si può consultare il sito dell’EATWOT.

La Teologia della Liberazione, oggi

Autore: liberospirito 22 Set 2013, Comments (0)

Riportiamo i punti conclusivi (li riprendiamo dal sito www.ildialogo.org) del 33° Congresso di Teologia della Liberazione svoltosi di recente a Madrid. Si tratta di una piattaforma largamente condivisibile per chi ritiene imprescindibile saper coniugare religione e libertà all’interno della propria esperienza di vita.

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Dal 5 all’8 settembre, si è svolto in Madrid il 33° Congresso di Teologia su La Teologia della Liberazione, oggi, che ha riunito un migliaio di persone provenienti da vari paesi e continenti in un clima di riflessione, comunione fraterna e dialogo interreligioso, interculturale, interetnico.
1. Viviamo in un mondo gravemente ammalato, ingiusto e crudele, dove la ricchezza si concentra sempre più in meno mani mentre crescono le disuguaglianze e la povertà. Tra 40.000 e 50.000 persone muoiono ogni giorno per la fame e per le guerre, quando ci sono risorse sufficienti per nutrire il doppio della popolazione mondiale. Il problema non è, quindi, la scarsità, ma la competitività, l’accumulo smisurato e la distribuzione ingiusta, prodotte dal modello neoliberale. I governanti lasciano che governino i poteri finanziari e la democrazia non è arrivata all’economia. L’attuale crisi europea ha come effetto lo smantellamento della democrazia.
2. La crisi economica si è trasformata in una crisi dei diritti umani. Gli eufemisticamente chiamati “tagli” in materia di istruzione e sanità sono, in realtà, violazioni sistematiche dei diritti individuali, sociali e politici, che avevamo ottenuto con tanto sforzo nel corso dei secoli precedenti.
3. Questa situazione, però, non è inevitabile, né naturale, né risponde alla volontà divina. Si può rompere la passività cambiando il nostro modo di vivere, di produrre, di consumare, di governare, di legiferare e di fare giustizia e cercando modelli alternativi di sviluppo nella direzione che propongono e praticano non poche organizzazioni oggi nel mondo.
4. In questi giorni abbiamo ascoltato le testimonianze e le molteplici voci delle differenti Teologie della Liberazione presenti in tutti i continenti e che cercano di collaborare per dare risposte ai più gravi problemi dell’umanità: in America Latina, in sintonia con il nuovo scenario politico e religioso e con le esperienze del socialismo del XXI secolo; in Asia, in dialogo con le visioni del mondo orientali, scoprendo in esse la loro dimensione liberatrice; in Africa, in comunicazione con le religioni e le culture originarie, alla ricerca delle fonti della vita nella natura.
5. Abbiamo verificato che la Teologia della Liberazione continua ad essere viva e attiva di fronte ai tentativi del pensiero conservatore e della teologia tradizionale di condannarla e darla per morta. La TdL è storica, contestuale e si riformula nei nuovi processi di liberazione attraverso soggetti emergenti di trasformazione: donne discriminate che prendono coscienza del loro potenziale rivoluzionario; culture, in altri tempi distrutte, che rivendicano la loro identità; comunità contadine che si mobilitano contro i Trattati di Libero Commercio; giovani indignati, ai quali viene negato il presente e chiuse le porte del futuro; la natura saccheggiata, che grida, soffre, si ribella ed esige rispetto; emigranti maltrattati che lottano per migliori condizioni di vita; religioni indigene e di origine africana che rinascono dopo essere state per secoli ridotte al silenzio.
6. La TdL è teologia della vita, che difende con particolare intensità la vita più minacciata, quella dei poveri, che muoiono presto, prima del tempo. Fa realtà le parole di Gesù di Nazaret: «Sono venuto affinché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza». Chiama a scoprire Dio negli esclusi e crocifissi della terra: questa è la missione fondamentale delle chiese cristiane, una missione dalla quale sono state finora molto lontane.
7. I riformatori religiosi hanno aperto e continuano ad aprire percorsi di compassione e di liberazione integrale, che devono tradursi politicamente, socialmente ed economicamente in ogni momento storico, in modo particolare, Siddhartha Gautama il Buddha e Gesù di Nazareth il Cristo (tema dell’ultima conferenza del Congresso).
8. Denunciamo la mancanza di etica nelle politiche dello Stato che presentano i tagli come riforme necessarie per la ripresa economica. La nostra denuncia si estende a banche, multinazionali e poteri finanziari come veri responsabili della crisi attuale in connivenza con i governi che lo permettono. Optiamo per un altro modello economico i cui criteri siano il principio del bene comune, la difesa dei beni della terra, la giustizia sociale e la condivisione comunitaria.
9. Denunciamo l’uso della violenza, il militarismo, la corsa agli armamenti e la guerra come forme irrazionali e distruttive di soluzione dei conflitti locali e internazionali, a volte giustificati religiosamente. Optiamo per un mondo in pace, senza armi, dove i conflitti vengono risolti attraverso la via del dialogo e del negoziato politico. Sosteniamo tutte le iniziative pacifiche che vanno in quella direzione, come la giornata di digiuno e preghiera proposta da Papa Francesco. Rifiutiamo la teologia della guerra giusta e ci impegniamo a elaborare una teologia della pace.
10. Denunciamo il razzismo e la xenofobia che si manifestano soprattutto nelle leggi discriminatorie, nella negazione dei diritti degli immigrati, nel trattamento umiliante cui sono sottoposti da parte delle autorità e nella mancanza di rispetto per il loro stile di vita, cultura, lingua e costumi. Optiamo per un mondo senza frontiere retto sulla solidarietà, l’ospitalità, il riconoscimento dei diritti umani senza alcuna discriminazione e della cittadinanza-mondo contro la cittadinanza restrittiva vincolata all’appartenenza ad una nazione.
11. Denunciamo la negazione dei diritti sessuali e riproduttivi e la violenza sistematica contro le donne: fisica, simbolica, religiosa, di lavoro, esercitata dall’alleanza dei differenti poteri: leggi sul lavoro, pubblicità, mezzi di comunicazione, governi, imprese, ecc. Tale alleanza favorisce e rafforza il patriarcato come sistema di oppressione di genere. Nella discriminazione e maltrattamento delle donne hanno una responsabilità non piccola le istituzioni religiose. La teologia femminista della liberazione cerca di rispondere a questa situazione, riconoscendo le donne come soggetto politico, morale, religioso e teologico.
12. Chiediamo la sospensione immediata delle sanzioni e la riabilitazione di tutti le teologhe e teologi discriminati (coloro che hanno visto le proprie opere proibite, condannate o soggette a censura, coloro che sono stati espulsi dalle cattedre di insegnamento, coloro ai quali è stato ritirato il riconoscimento di “teologi cattolici”, quelli sospesi a divinis, ecc.), soprattutto durante i pontificati di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, che furono particolarmente repressivi in questioni di teologia morale e dogmatica, nella maggioranza dei casi per il loro coinvolgimento con la Teologia della Liberazione e anche per seguire gli orientamenti del Concilio Vaticano II. Tale riabilitazione è esigenza di giustizia, condizione necessaria per la tanto attesa riforma della Chiesa e prova dell’autenticità della stessa. Rivendichiamo, a sua volta, all’interno delle chiese, l’esercizio dei diritti e libertà di pensiero, riunione, espressione, insegnamento, pubblicazione, spesso non rispettati, e il riconoscimento dell’opzione per i poveri come criterio teologico fondamentale.
Con Pedro Casaldáliga affermiamo che tutto è relativo, compresa la teologia, e che sono assoluti soltanto Dio, la fame e la liberazione.

Madrid, 8 settembre 2013