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Tag: paradigma post-religionale

Oltre le religioni: un inedito cammino

Autore: liberospirito 20 Ott 2019, Comments (0)

E’ ormai una constatazione comune riconoscere la crisi in cui versano le istituzioni religiose, soprattutto nel cosiddetto “primo mondo” (Europa e Italia incluse, ovviamente). Sembra che sia in corso un nuovo esodo, costituito da una moltitudine di soggetti che a vario titolo non si riconoscono più nelle varie Chiese; uomini e donne che cercano, fuori dai recinti consueti, luoghi ove poter formulare in piena libertà le proprie domande e la propria ricerca.

Secondo alcuni studiosi le istituzioni religiose sono uno degli esiti delle civiltà monumentali di un antico passato: hanno svolto un ruolo fondamentale, ma – come ogni fenomeno storico – dopo la fase aurorale, quella dello sviluppo e della maturità, si stanno incamminando verso uno fase crepuscolare. Noi stiamo vivendo in pieno questo passaggio.

Ma parlare di una fase declinante delle istituzioni religiose non significa liquidare quella domanda di senso radicale che l’esperienza religiosa racchiude e custodisce. Così come è esistita, in un remoto passato, una religiosità prima delle religioni, oggi i tempi sembra che stiano sollecitando una religiosità dopo le religioni e proprio l’attuale società globalizzata della conoscenza e dell’informazione pone con urgenza queste domande.

Su questo e su molto altro si svolgerà un incontro a fine ottobre, a Motta di Livenza. Federico Battistutta – ricercatore indipendente nel campo del religioso contemporaneo – affronterà il tema: Oltre le religioni: un inedito cammino.

Dove: c/o Onorio Zaratin, via della Croce,1 – Motta di Livenza (TV)

Quando: Sabato 26 Ottobre 2019, ore 20,30.

Contatti e info: [email protected]

Per una mistica ribelle

Autore: liberospirito 10 Dic 2016, Comments (0)

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Che cos’è la mistica ribelle? Come riconoscerla? Quali forme espressive adopera? Queste e altre domande sorgono nel prendere in mano l’ultimo libro di Matthew Fox, La spiritualità del creato (edito da Gabrielli e curato da Gianluigi Gugliermetto), che reca appunto tale sottotitolo: manuale di mistica ribelle. Inoltrandoci nella lettura di questo agile testo incontriamo tutta una serie di suggestioni che consentono, pagina dopo pagina, di delineare gli elementi costitutivi di un abbecedario spirituale per il nostro tempo.

Uno scienziato come Einstein aveva definito la mistica come “l’essere rapiti nel mistero”. E’ infatti proprio tale movimento a introdurre nel mistero. Il termine deriva dal greco myein, “chiudere, serrare”. Il mistico è colui che chiude gli occhi e serra la bocca per varcare la soglia del mistero.

Ma la mistica ribelle di cui parla Fox non cerca ripari nell’intimo del proprio foro interiore, nasce innanzitutto da un’indignazione etica, dall’incapacità a sopportare lo scempio in atto versa la terra che abitiamo e calpestiamo. Tale indignazione sa assumere anche i connotati di uno sfogo creativo che, cogliendo come necessaria ma insufficiente la semplice indignazione, prova a “rispondere alla sofferenza non soltanto con la rabbia, ma anche con un’opera creativa ed efficace che guarisce davvero”. Perché è di ciò che abbiamo bisogno. A questo punto possono rivelarsi le condizioni per divenire davvero “co-creatori di una nuova visione storica” che colloca le vicende e i drammi umani nel più ampio contesto della storia cosmica a cui siamo invitati a partecipare. Mistica ribelle significa così costruire percorsi e pratiche di liberazione che andranno a toccare non solo la realtà intra-umana (la giustizia sociale), ma anche le più diverse relazioni fra l’essere umano e il resto del cosmo (geo-giustizia). E ancora: molteplici sono le direzioni da cui possono provenire i contributi creativi per costruire questa rinnovata visione, al punto da ragionare e discutere sull’opportunità di un reincantamento grazie all’incontro tra scienza, arte e, appunto, mistica.

Fox sviluppa questo discorso riferendosi, quando necessario, a quegli autori del passato che conosce e frequenta con perizia da anni, come Meister Eckhart, Ildegarda di Bingen e Francesco d’Assisi. Ma proprio la passione e il rispetto verso questi mistici spingono Fox, seguendo i segni del tempo in cui viviamo, verso strade poco battute; in lui intensa e preponderante è la necessità di osare il mistero e inoltrarsi verso nuove strade, da sondare ed esplorare con passione e con intelligenza; anche questa è mistica ribelle. D’altro canto la cornice entro la quale si sviluppa tutto il discorso sottintende l’esaurimento della funzione epocale svolta fino ad ora dalle grandi istituzioni religiose. E’ la questione, attualissima, della fede in un’età post-religiosa di cui parlava Paul Ricoeur o quello, più recente, di José Maria Vigil circa un nuovo paradigma post-religionale.

In conclusione una considerazione circa la forma espressiva di Fox e il bisogno di un rinnovamento linguistico all’altezza dei mutamenti in corso. E’ nota un’espressione di Wittgenstein secondo cui “i limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo”. Ora si ha la sensazione di trovarsi proprio in un frangente simile. Non a caso lo stesso Fox avverte la necessità, parlando di “spiritualità del creato”, di risemantizzare il patrimonio linguistico esistente (come del resto hanno sempre fatto i mistici) spiegando cosa intenda per “spirito” e cosa per “creato”. Analogo lavoro, senza cedimenti, va fatto oggi su diversi altri termini, quali “Dio” o “religione”, ad esempio. Non possiamo sottrarci: c’è tutto un lavoro da fare sul linguaggio che, in ultima analisi, è un lavoro da fare su sé stessi: se davvero i limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo, devo, a partire dalla mia esperienza del mondo, sondare questi limiti, calpestarne i confini e comprendere la possibilità di oltrepassamento. E, in fondo, pure questa è mistica ribelle.

Scriblerus

 

 

Oltre le religioni. Un libro

Autore: liberospirito 18 Lug 2016, Comments (0)

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Una segnalazione libraria, anche se propriamente non da ombrellone. E’ uscito in questa primavera, presso l’editore Gabrielli, un volume collettivo, curato da Claudia Fanti (giornalista presso “Adista”) e da Ferdinando Sudati (teologo e presbitero diocesano), dal titolo quanto mai accattivante: Oltre le religioni. I quattro autori pubblicati provengono da diverse parti del mondo, a testimoniare – se ce ne fosse ancora il bisogno – come la necessità di un radicale rinnovamento religioso nel mondo cristiano sia avvertita su scala planetaria. Sono studiosi con formazione e percorsi differenti ma accomunati dalla medesima sensibilità. Si tratta di John Spong, vescovo episcopalismo statunitense (v. qui); Maria Lopez Vigil, scrittrice cubano-nicaraguense; Roger Leaners, gesuita belga (v. qui) e infine Josè Maria Vigil, teologo spagnolo ma residente in Sud America da anni e coordinatore della commissione teologica dell’EATWOT (associazione ecumenica dei teologi e teologhe del terzo mondo – v. qui e qui). Inoltre il volume gode di alcune pagine introduttive scritte da Marcelo Barros, monaco benedettino brasiliano ed esponente di punta della teologia della liberazione.

Cosa vuol dire andare oltre le religioni? Significa, in breve, riconoscere il carattere storico, culturale delle religioni così come le conosciamo. Le istituzioni religiose sono il prodotto indiretto della rivoluzione neolitica e delle cosiddette civiltà monumentali nate da quella rivoluzione. Hanno giocato un ruolo fondamentale in molte epoche storiche ma, come ogni fenomeno storico, alla fase iniziale, aurorale, è succeduta quella della piena maturità e sviluppo, per intraprendere poi un’altra fase, quella crepuscolare, declinante. Oggi siamo entrati in questo stadio.

Ma parlare di una fase calante delle istituzioni religiose non significa liquidare in toto l’esperienza religiosa. L’essere umano che noi tutti siamo, quello che gli scienziati chiamano homo sapiens sapiens, ha una vita lunga, assai più antica delle grandi civiltà del passato, siano esse quelle egizie, sumere, cinesi o altre ancora. Come scrive Claudia Fanti: “Fin dal principio, l’homo sapiens è stato anche homo spiritualis, l’idea concreta di Dio è stata elaborata molto più tardi”. Allora come è esistita una religiosità prima delle religioni è altrettanto possibile riflettere su una religiosità dopo le religioni. E’ ciò che Josè Maria Vigil chiama ‘paradigma post-religionale’. La società attuale, della conoscenza e dell’informazione, globalizzata, post-industriale si sta incamminando lungo questa direzione. E’ un fenomeno che ci interessa da vicino, poiché riguarda soprattutto il cosiddetto primo mondo.

Scrive Roberto Mancini, citato nell’introduzione: “Ogni confessione religiosa è una strada, non una casa e tanto meno una fortezza. Se si irrigidisce come se fosse una casa, allora la religione stessa diventa idolatria”. La religione diventa idolatria quando confonde il mezzo con il fine, quando la sopravvivenza dell’istituzione diviene più importante delle ragioni che l’hanno fatta nascere. E’ questo il triste e perverso destino a cui sono destinate tutte le istituzioni (come Ivan Illich ha mostrato assai bene nei suoi lavori), non solo quelle religiose.

E’ lungo questo asse che si snodano i quattro interventi, con accenti e toni differenti, seguendo piste di ricerca non sovrapponibili l’una all’altra, ma   affratellati tutti dalla percezione che, sapendo affinare lo sguardo, c’è tutto un mondo che oggi vuole venire alla luce e che desidera esprimere in forme nuove, inedite, la gioia di vivere e il legame che unisce tutti i viventi.

Scriblerus