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Tag: Pacha Mama

Domenica 17 di aprile!

Autore: liberospirito 8 Apr 2016, Comments (0)

Staino-trivelle-2016

Nell’America del Sud le popolazioni andine praticano tuttora un culto di ringraziamento verso Pacha-mama, restituendo alla madre terra il nutrimento che essa fornisce loro. Viene scavata un’enorme buca nella quale i partecipanti al rito depongono gli alimenti e le pietanze appositamente cucinate. Ogni partecipante versa una porzione di cibo, ringraziando la madre terra. Al termine la buca viene completamente ricoperta e ogni partecipante depone una pietra. Al termine si forma una vera e propria montagnola di sassi. Solitamente si sceglie sempre il luogo più in alto per far sì che si trovi il più possibile vicino al Sole.

Ricordiamo questa celebrazione (come potremmo ricordarne altre, provenienti da culture differenti) per contrasto con quanto l’Occidente  – un Occidente oramai disteso su gran parte del pianeta – suole praticare nei confronti della Terra, sfruttandola, deturpandola, offendendola, usando ripetutamente violenza verso di lei. Una sensibilità religiosa non può restare indifferente dinanzi a ciò, dedicandosi a coltivare la salvezza della propria interiorità. Ci sono state persone, in passato, che hanno parlato della Terra come il corpo di Dio. Sono stati chiamati mistici; ma questo termine, in realtà, non racconta tutto: qui, mistica e politica scoprono l’intima vocazione di entrambe, dove cielo e terra si parlano e s’incontrano.

Scriviamo queste righe avendo in mente il referendum del 17 aprile. Certamente il quesito referendario è insufficiente, restrittivo (fissare una termine alle trivelle e all’estrazione di gas e petrolio), così come si è visto che l’esito dei referendum sono stati disattesi (si pensi a quello contro la privatizzazione dell’acqua).

Ciononostante è importane andare a votare Sì e andare in tanti. Così come è ugualmente importante rendersi conto che non è certo sufficiente mettere una crocetta su una scheda di tanto in tanto per difendere acqua, terra, diritti, libertà e democrazia. Tutt’al più, in questo modo, possono quietarsi le “anime belle”, le quali altro non desiderano che delegare ad altri e tornare alle occupazioni consuete. Laddove c’è invece necessità (viva, concreta necessità) di collocarsi in quel vasto crogiuolo di trasformazione – di sé, degli altri e del mondo – che tutto chiama, comprende e abbraccia.

Crisi terminale per il capitalismo?

Autore: liberospirito 9 Nov 2013, Comments (0)

Questo intervento (proveniente da http://albainformazione.wordpress.com) di Leonardo Boff, un autore a noi caro, riflette in forma sintetica ma mai superficiale sulla crisi in corso, cogliendone le diverse implicazioni (economiche, ecologiche, finanche spirituali). Un altro tassello in più su cui riflettere. Crisi terminale e definitiva del modello capitalista o curva asintotica in cui la crisi si protrae indefinitamente?

crisi_economica

Da qualche tempo a questa parte sostengo l’idea che l’attuale crisi del capitalismo va oltre il suo carattere congiunturale e strutturale, cioè è terminale. Si può affermare che è giunta la fine dello spirito del capitalismo sempre pronto ad adattarsi al sopraggiungere di qualsiasi circostanza? Sono conscio che poche persone sostengono questa tesi. Tuttavia sono due le ragioni che mi spingono verso questa interpretazione.

La prima ragione è che la crisi è terminale perché tutti noi, ma particolarmente il capitalismo, abbiamo oltrepassato i limiti di sostenibilità della Terra. Abbiamo occupato e depredato tutto il pianeta, distruggendo l’equilibrio sottile che lo regge ed esaurendo i suoi beni e servizi fino al punto che esso non riesce più a rigenerare ciò che gli è stato sottratto. Verso la fine del XIX secolo Karl Marx scriveva in modo profetico che la tendenza del capitale si orientava verso la distruzione delle sue due fonti di ricchezza e di riproduzione: la natura e il lavoro. Ed è ciò che sta avvenendo.

Difatti la natura è sottoposta a un grosso stress come non lo è mai stata prima, almeno per quanto concerne quest’ultimo secolo, senza prendere in considerazione le quindici più grandi estinzioni che il pianeta ha conosciuto attraverso tutta la sua storia di oltre quattro miliardi di anni. I fenomeni estremi che si sono verificati in tutte le latitudini e i cambi climatici che tendono verso un sempre maggiore surriscaldamento globale confermano la tesi di Marx. In assenza della natura il capitalismo come potrà riprodursi? Ha ormai raggiunto un limite insormontabile.

Il capitalismo precarizza o prescinde del lavoro. Esiste un grosso sviluppo che fa a meno del lavoro. Il sistema produttivo informatizzato e robotizzato produce di più e meglio con la quasi totale assenza di manodopera. La conseguenza diretta è la disoccupazione strutturale.

Milioni di persone non entreranno mai a formare parte del mondo del lavoro, neppure come esercito di riserva. Il lavoro poiché dipende dal capitale, è da quest’ultimo ignorato. In Spagna la disoccupazione raggiunge il 20% del totale della popolazione e il 40% dei giovani. In Portogallo il 12% del paese e il 30% dei giovani. Questo significa che esiste una grave crisi sociale come quella che colpisce in questo momento la Grecia. Si sacrifica tutta la società in nome di un’economia pensata non per soddisfare la domanda sociale, ma per pagare il debito delle banche e del sistema finanziario. Marx ha ragione: il lavoro sfruttato non costituisce più fonte di ricchezza. Lo è la macchina.

La seconda ragione si riferisce alla crisi umanitaria che il capitalismo sta generando. In passato si limitava ai paesi periferici. Non si può risolvere la questione economica smontando la società. Le vittime, collegate dalle nuove reti della comunicazione, resistono, si ribellano e minacciano l’ordine. Sempre un maggior numero di persone, specialmente i giovani, non accetta la logica perversa dell’economia politica capitalista: la dittatura delle finanze che con il mercato sottopone gli Stati ai propri interessi e la redditività dei capitali speculativi che circolano da una borsa a un’altra, ottenendo profitti senza produrre assolutamente nulla se non maggiori profitti per i rentier.

È stato il capitale a produrre il veleno che lo può uccidere: mentre richiedeva ai lavoratori una formazione tecnica sempre migliore e una maggiore competitività per essere all’altezza di una crescita sempre più accelerata, involontariamente ha creato degli individui che pensano. Essi lentamente vanno scoprendo la perversità del sistema che scuoia le persone in nome di un’accumulazione meramente materiale, la quale si mostra insensibile al momento di esigere una sempre maggiore efficienza fino a stressare profondamente i lavoratori, spingendoli alla disperazione e in alcuni casi anche al suicidio come accade in alcuni paesi, compreso il Brasile.

Le strade di diversi paesi europei e arabi, gli “indignados” che occupano le piazze della Spagna e della Grecia sono l’espressione di una ribellione contro il sistema politico vigente a rimorchio del mercato e della logica del capitale. I giovani spagnoli urlano: «non è una crisi, è un furto». I ladri sono insediati a Wall Street, nel FMI e nella BCE. In altre parole sono i sommi sacerdoti del capitale globalizzato e sfruttatore.

Con l’aggravarsi della crisi in tutto il mondo si svilupperanno le moltitudini che non tollereranno più le conseguenze dello sfruttamento delle proprie vite e della vita della Terra a oltranza e si ribelleranno contro questo sistema economico che ora è in agonia, non per invecchiamento, ma per la forza del veleno e delle contraddizioni che ha generato, punendo la Madre Terra e tormentando la vita dei suoi figli e delle sue figlie.

Leonardo Boff

Sull’orlo dell’abisso (ecologico)

Autore: liberospirito 27 Ott 2013, Comments (0)
Questo intervento di Alex Zanotelli (proveniente da www.ildialogo.org) affronta un tema di un’urgenza a dir poco allarmante (concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera, aumento della temperatura globale, etc.). E l’allarme è determinato proprio dall’indifferenza generale dei cosiddetti organi competenti; la cui competenza è ristretta all’elaborazione di strategie volte alla massimizzazione dei profitti. Costi quel che scosti, appunto…Da leggere e, per quanto possibile, da far girare.
cambiamenti-climatici
Stiamo andando nel silenzio generale verso un altro importante appuntamento internazionale: la Conferenza delle Parti (COP 19) che si terrà a Varsavia, 11-12 novembre. Eppure non c’è nell’agenda dei nostri politici.
E questo nonostante il quinto Rapporto IPCC (Panel Internazionale per i Cambiamenti Climatici) presentato a Stoccolma il 27 settembre scorso e frutto di una ricerca scientifica durata sei anni.
Il Rapporto afferma che la concentrazione di CO2 (anidride carbonica) nell’atmosfera è al limite di guardia e tra dieci anni saremo fuori dall’area di sicurezza. Le emissioni di gas serra continuano a crescere del 2-3% l’anno. Andando avanti così, gli scienziati dell’IPCC dicono che , a fine secolo, la temperatura potrebbe arrivare a +5,5 gradi. Gli scienziati indicano anche le cause responsabili di questo processo: i combustibili fossili (petrolio, carbone e metano) e la deforestazione. E la comunità scientifica concorda che la colpa è dell’uomo.
Il clima è impazzito e la Madre Terra non sopporta più il più vorace degli animali: l’uomo. Ci attende una tragedia con conseguenze devastanti per l’umanità (scioglimento dei ghiacciai, innalzamento dei mari, tempeste come Sandy, centinaia di milioni di rifugiati climatici).
E’ in atto un biocidio , un geocidio .
“Moralmente noi abbiamo sviluppato una risposta al suicidio, all’omicidio, al genocidio- ha scritto il teologo ecologista Thomas Berry – ma ora ci troviamo a confrontarci con il biocidio , l’uccisione di sistemi vitali, e il geocidio, l’uccisione del Pianeta Terra nelle sue strutture vitali e funzionali. Queste opere sono un male maggiore di quanto abbiamo conosciuto fino ad oggi, male per il quale non abbiamo principi né etici, né morali di giudizio. Una semplice dottrina della custodia del creato non sembra più adeguata per affrontare problemi così gravi.” E’ una situazione che interpella tutti, credenti e non. Giustamente lo stesso Berry afferma che “la più significativa divisione tra gli esseri umani non è basata né su nazionalità né sull’etnia né sulla religione, ma piuttosto è una divisione fra coloro che dedicano la loro vita a sfruttare la terra in una maniera deleteria, distruggendola, e coloro che si dedicano a preservare la terra in tutto il suo naturale splendore.”. Credenti e non sono convocati oggi nella storia a un salto di qualità per affrontare una situazione così grave e minacciosa. E’ in ballo la vita, è in ballo il futuro dell’umanità.
Lo stiamo toccando con mano qui in Campania , una terra avvelenata da rifiuti tossici, dai fuochi di materiali tossici, dalle megadiscariche…Noi stiamo morendo di tumori, leucemie. Lo stiamo toccando con mano a Taranto avvelenata dall’inquinamento industriale, con quasi novemila malati di cancro, con piombo nel sangue dei bambini e diossine nel latte materno. Nel microcosmo osserviamo quello che avviene nel macrocosmo: la Madre Terra è violentata, avvelenata, degradata; non sopporta più la specie umana.
Sono però profondamente convinto che ce la possiamo fare partendo dalle nostre realtà locali. Per questo c’è bisogno di un grande lavoro di informazione e coscientizzazione che porti a una rivoluzione culturale (è agghiacciante il silenzio dei media su questi temi!).
Una rivoluzione culturale che chiede a tutti:
-stile di vita più sobrio ed essenziale;
-riciclaggio totale dei rifiuti ,opponendoci agli inceneritori;
-bilancio energetico nazionale che riduca del 30% le emissioni di gas serra entro il 2020;
-sostegno al Piano della Commissione Europea che prevede una riduzione per tappe dell’80% delle emissioni di gas serra entro il 2050;
-un fondo per le nazioni del Sud del mondo per fronteggiare i cambiamenti climatici, ricordando il nostro debito ecologico nei loro confronti.
E’ partendo da queste basi che dobbiamo mobilitarci, dal basso, come cittadinanza attiva, per forzare i governi e la politica a una svolta epocale. Purtroppo in questi anni abbiamo in larga parte fallito sia a livello locale che nazionale ed internazionale. Basterebbe, a livello mondiale, ricordare il fallimento delle varie Conferenze delle Parti (COP) sui cambiamenti climatici, da Copenhagen (2009) a Durban (2010), da Cancun (2011) a Doha (2012). Il prossimo appuntamento importante sarà a Varsavia dove si terrà la COP19 (11-12 novembre 2013). Dopo un Rapporto così duro dell’IPCC sulla situazione climatica del Pianeta, non possiamo accettare un altro fallimento a Varsavia.
L’IPCC afferma che il disastro ambientale potrebbe essere evitato se in pochi anni si dimezzassero le emissioni di gas serra causate dall’uso di petrolio, carbone e metano. Ma manca la volontà politica per farlo. Infatti dopo il fallimento del vertice del 2009 a Copenhagen i governanti si sono affidati agli impegni volontari di riduzione del CO2, rimandando al 2020 una cura più efficace..
“Proseguendo su questa strada- ha scritto il teologo della liberazione Leonardo Boff – ci troveremo di fronte , e non manca molto, a un abisso ecologico. Come ai tempi di Noè, continuiamo a mangiare, a bere, e ad apparecchiare la tavola del Titanic che sta affondando. La casa sta prendendo fuoco e mentiamo agli altri dicendo che non è niente.”
Alex Zanotelli

Pacha mama e i pirati della libertà

Autore: liberospirito 2 Ott 2013, Comments (0)

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Continua il lavoro di stupro della natura. E di conseguenza continuano anche le proteste. Ci riferiamo a quanto sta accadendo proprio in questi giorni in Russia. Inbreve: la mattina del 18 settembre due attivisti di Greenpeace vengono arrestati mentre protestano contro le trivellazioni petrolifere sulla Prirazlomnaya, una piattaforma di estrazione della Gazprom nel mare di Pechora, al largo delle coste russe. Il giorno successivo la Guardia costiera russa abborda illegalmente la nave Arctic Sunrise di Greenpeace International, in acque internazionali, arrestando altri 28 attivisti. Martedì la nave arriva nel porto di Murmansk. Giovedì 26/09 ha inizio il processo: immediata arriva la notizia della custodia cautelare di due mesi per ventidue attivisti,  in attesa di ulteriori indagini. Per gli altri otto il verdetto viene formalizzato nel corso del weekend. Infine, oggi 2 ottobre vengono diffusi ulteriori, inquietanti aggiornamenti: la giustizia russa ha formalmente contestato l’accusa di pirateria nei confronti di cinque dei 30 attivisti, i quali ischiano fino a 15 anni di carcere. Immediata la reazione da parte dell’organizzazione. Con le parole di Kumi Naidoo, direttore di Greenpeace International: «L’accusa di pirateria è rivolta a uomini e donne il cui unico crimine è quello di avere una coscienza. Questo è assolutamente scandaloso e mina alla base i principi della protesta pacifica. Assurdo qualificare gli attivisti come pirati, vogliono solo intimidirci e farci tacere, ma non desisteremo».

E’ immediatamente partita, a livello internazionale, una campagna per chiedere che tutti gli attivisti trattenuti vengano immediatamente rilasciati e che al contempo vengano interrotte le trivellazioni petrolifere nell’Artico. Al momento più di 700mila persone hanno sottoscritto la petizione. Pure noi, nel nostro piccolo sosteniamo questa mobilitazione, per difendere la natura (ciò che i popoli amerindi chiamano Pacha Mama, la madre terra), per difendere la libertà.  E’ possibile appoggiare concretamente questa iniziativa inviando subito un’e-mail all’ambasciata russa in Italia, chiedendo la liberazione degli attivisti incarcerati e l’interruzione del lavoro delle trivelle.