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Tag: Marcelo Barros

Verso una spiritualità oltre le religioni

Autore: liberospirito 16 Ott 2017, Comments (0)

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Da tempo quel pensare e quella pratica che passa sotto il nome di teologia, seppur in maniera minoritaria, ha scelto di attraversare sentieri inusuali, se non inesplorati: il pluralismo e il dialogo interculturale e interreligioso (teologia del pluralismo religioso), il femminismo e le questioni di genere (teologie di genere, fra cui la teologia queer), l’ecologia (ecoteologia), l’antispecismo e la questione animale (teologia degli animali) sono alcuni di questi cammini in corso d’opera.

All’interno di questo percorso non potevano rimanere fuori dalla discussione i fondamenti della stessa teologia. Da diverso tempo e in diversi settori si parla appunto di post-teologia, vale a dire di un sapere che, pur seguendo strade differenti, prova a mettere in gioco alcune parole-chiave del discorso teologico, a cominciare dall’immagine tradizionale di una divinità trascendente/onnipotente/soprannaturale, esistente al di fuori e distinta dal mondo.

In Italia si tratta di un ordine di idee che proprio ora sta muovendo i primi timidi passi, mentre a livello internazionale vi sono diversi autori che, in forme e sensibilità differenti, da anni stanno affrontando questo genere di tematiche (John Spong, Josè Maria Vigil, Roger Leaners, Don Cupitt, Gretta Vosper, Mary Daly, Sally McFague, Raimon Panikkar, per fare alcuni nomi un po’ alla rinfusa).

Apprendiamo con piacere che proprio intorno a questi temi si svolgerà a dicembre (a Rimini, dall’8 al 10 dicembre) un seminario nazionale indetto dalle Comunità cristiane di base. Tale incontro -dal titolo: “Beati gli atei perché incontreranno Dio” – prende in buona parte avvio dai temi presentati nel libro Oltre le religioni (Gabrielli, 2016), curato da Claudia Fanti e Ferdinando Sudati, che raccoglie testi di alcuni degli autori menzionati poco sopra (Spong, Leaners, Lopez Vigil e di J.M. Vigil), con la prefazione di Marcelo Barros.

Per ogni informazione: http://www.cdbitalia.it – [email protected] – tel. 3391455800 – 3391733363.

 

Ecologia integrale, un libro

Autore: liberospirito 20 Nov 2016, Comments (0)

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E’ da poco in circolazione la nuova edizione italiana (curata dal Gruppo America Latina della Comunità di Sant’Angelo e da Adista) dell’Agenda latinoamericana, opera aconfessionale, ecumenica e interrreligiosa progettata da Pedro Casaldáliga e José Maria Vigil (http://latinoamericana.org).

Il titolo di questo libro è Ecologia integrale. Una radicale riconversione. Gli autori che partecipano a questo lavoro collettivo provengono per lo più dalle fila pensiero teologico latinoamericano (oltre a Casaldáliga e Vigil ricordiamo Leonardo Boff, Frei Betto, Marcelo Barros, solo per fare qualche nome), ma vi sono testimonianze legate ad altre esperienze, come quelle dell’attivista e pensatrice canadese Naomi Klein, del monaco zen vietnamita Thich Nhat Hanh o del missionario irlandese Diarmaid O’Murchu. L’edizione italiana presenta poi anche alcuni contributi di autori di casa nostra (Claudia Fanti e Cinzia Thomareizis – le quali firmano la prefazione insieme a Vigil -, Luca Pandolfi e Federico Battistutta).

L’ecologia integrale di cui si parla in queste pagine intende varcare i confini talvolta ristretti dell’ambientalismo e, partendo da una cosmovisione rinnovata, desidera proporre uno sguardo che sia integralmente ecologico sul mondo, su sé stessi, finanche sulla spiritualità. Riportiamo dalla quarta di copertina: “La riflessione dei diversi autori si uniscono al clamore della Madre Terra, a quello delle foreste mutilate, dei boschi riarsi, dei fiumi inquinati, delle montagne scavate, degli animali messi alle strette in un habitat invaso”.

Il libro, il cui ricavato andrà a sostenere un progetto ecologico in El Salvador, non è in distribuzione nelle librerie, ma può essere richiesto ad Adista (tel. 06/68801924, e-mail: [email protected], oppure acquistato online sul sito www.adista.it).

Oltre le religioni. Un libro

Autore: liberospirito 18 Lug 2016, Comments (0)

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Una segnalazione libraria, anche se propriamente non da ombrellone. E’ uscito in questa primavera, presso l’editore Gabrielli, un volume collettivo, curato da Claudia Fanti (giornalista presso “Adista”) e da Ferdinando Sudati (teologo e presbitero diocesano), dal titolo quanto mai accattivante: Oltre le religioni. I quattro autori pubblicati provengono da diverse parti del mondo, a testimoniare – se ce ne fosse ancora il bisogno – come la necessità di un radicale rinnovamento religioso nel mondo cristiano sia avvertita su scala planetaria. Sono studiosi con formazione e percorsi differenti ma accomunati dalla medesima sensibilità. Si tratta di John Spong, vescovo episcopalismo statunitense (v. qui); Maria Lopez Vigil, scrittrice cubano-nicaraguense; Roger Leaners, gesuita belga (v. qui) e infine Josè Maria Vigil, teologo spagnolo ma residente in Sud America da anni e coordinatore della commissione teologica dell’EATWOT (associazione ecumenica dei teologi e teologhe del terzo mondo – v. qui e qui). Inoltre il volume gode di alcune pagine introduttive scritte da Marcelo Barros, monaco benedettino brasiliano ed esponente di punta della teologia della liberazione.

Cosa vuol dire andare oltre le religioni? Significa, in breve, riconoscere il carattere storico, culturale delle religioni così come le conosciamo. Le istituzioni religiose sono il prodotto indiretto della rivoluzione neolitica e delle cosiddette civiltà monumentali nate da quella rivoluzione. Hanno giocato un ruolo fondamentale in molte epoche storiche ma, come ogni fenomeno storico, alla fase iniziale, aurorale, è succeduta quella della piena maturità e sviluppo, per intraprendere poi un’altra fase, quella crepuscolare, declinante. Oggi siamo entrati in questo stadio.

Ma parlare di una fase calante delle istituzioni religiose non significa liquidare in toto l’esperienza religiosa. L’essere umano che noi tutti siamo, quello che gli scienziati chiamano homo sapiens sapiens, ha una vita lunga, assai più antica delle grandi civiltà del passato, siano esse quelle egizie, sumere, cinesi o altre ancora. Come scrive Claudia Fanti: “Fin dal principio, l’homo sapiens è stato anche homo spiritualis, l’idea concreta di Dio è stata elaborata molto più tardi”. Allora come è esistita una religiosità prima delle religioni è altrettanto possibile riflettere su una religiosità dopo le religioni. E’ ciò che Josè Maria Vigil chiama ‘paradigma post-religionale’. La società attuale, della conoscenza e dell’informazione, globalizzata, post-industriale si sta incamminando lungo questa direzione. E’ un fenomeno che ci interessa da vicino, poiché riguarda soprattutto il cosiddetto primo mondo.

Scrive Roberto Mancini, citato nell’introduzione: “Ogni confessione religiosa è una strada, non una casa e tanto meno una fortezza. Se si irrigidisce come se fosse una casa, allora la religione stessa diventa idolatria”. La religione diventa idolatria quando confonde il mezzo con il fine, quando la sopravvivenza dell’istituzione diviene più importante delle ragioni che l’hanno fatta nascere. E’ questo il triste e perverso destino a cui sono destinate tutte le istituzioni (come Ivan Illich ha mostrato assai bene nei suoi lavori), non solo quelle religiose.

E’ lungo questo asse che si snodano i quattro interventi, con accenti e toni differenti, seguendo piste di ricerca non sovrapponibili l’una all’altra, ma   affratellati tutti dalla percezione che, sapendo affinare lo sguardo, c’è tutto un mondo che oggi vuole venire alla luce e che desidera esprimere in forme nuove, inedite, la gioia di vivere e il legame che unisce tutti i viventi.

Scriblerus

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Il 10 aprile del 1955 morì a New York Pierre Teilhard de Chardin. In seguito venne sepolto nel cimitero della casa noviziale dei gesuiti a Saint Andrew on Hudson (oggi Hyde Park di New York).

Sono trascorsi dunque sessantanni dalla sua scomparsa. In occasione di questa ricorrenza “Voices” rivista internazionale e multilingue di teologia ha messo on line un numero interamente dedicato al “gesuita proibito”. O meglio, si tratta di una lunga riflessione sull’attualità di Teilhard visto a partire dal sud; un sud in primo luogo geografico (quello che veniva chiamato “terzo mondo”), ma anche un sud inteso dal punto di vista epistemologico. Sono raccolti interventi (in inglese, spagnolo, portoghese e italiano) di Jorge Nicolás ALESSIO, Federico BATTISTUTTA, Frei BETTO, Maria Clara Lucchetti BINGEMER, Roger HAIGHT, Agustín DE LA HERRÁN GASCÓN, Carles James dos SANTOS, Jojo M. FUNG, Luiz Alberto Gómez DE SOUZA e Roberto TOMICHÁ.

Questo è il link per accedere al numero in questione della rivista.

Chi invece volesse prendere visione dei numeri di “Voices” fin qui usciti (si possono leggere – fra gli altri – interventi di Michael Amaladoss, Marcelo Barros, Leonardo Boff, Pedro Casaldaliga, Vito Mancuso, Josè Maria Vigil e di numerosi altri autori) può andare qui. “Voices” è una pubblicazione curata dalla Commissione Internazionale Teologica dell’EATWOT (Ecumenical Association of Third World Theologians). Andando qui si può consultare il sito dell’EATWOT.

Immaginario, decrescita e spiritualità

Autore: liberospirito 1 Ott 2012, Comments (0)

Si è svolta la settimana scorsa a Venezia la Terza conferenza internazionale sulla decrescita. All’interno di tale iniziativa ha avuto luogo un dibattito su “Immaginazione e spiritualità: per una conversione ecologica della società”, che ha visto la partecipazione di Serge Latouche, Alex Zanotelli e Marcelo Barros. Riportiamo la sintesi dell’incontro così come è stata illustrata sul sito www.ilcambiamento.it, nell’augurio di poter disporre, prima o poi, della trascrizione integrale degli interventi.

Nella basilica dei Frari di Venezia, Serge Latouche, tra i massimi esponenti della teoria della decrescita, era seduto tra padre Alex Zanotelli, missionario comboniano, ora al rione Sanità di Napoli, noto per il suo impegno sociale e nei movimenti, e Marcelo Barros, brasiliano, teologo della liberazione, priore del monastero de la Annunciation Goìas Veldho. Gli oratori si sono detti subito meravigliati della grande affluenza in una chiesa “finalmente luogo pubblico di confronto” ha detto padre Zanotelli.

L’incontro, organizzato da Bilanci di Giustizia, è stato introdotto da don Gianni Fazzini, della Pastorale degli stili di vita e moderato da una donna, la teologa e pastora valdese Elisabetta Ribet che ha sollecitato gli ospiti sui temi più vari, dalla fede al cambiamento, dall’immaginario all’ecologia, dalla speranza alle azioni concrete che non si possono più rimandare.

“De-colonizzare l’immaginario”, come ha più volte scritto nei suoi testi, significa per Latouche “prendere coscienza che le nostre menti sono colonizzate dall’idolatria dell’economia alla quale l’Occidente si è convertito con la
modernità. Ora è tempo di de-economicizzare la nostra mente”. Marcelo Barros si è detto convinto che movimenti come quello della decrescita e dei Bilanci di giustizia possono cominciare questa opera di “conversione”, possibile “tornando a parlare la lingua del Vangelo. Io vengo da un paese dove gli indios sono stati schiavizzati, quindi, quando ci chiediamo se il cristianesimo può decolonizzare l’immaginario, dobbiamo intenderci su quale cristianesimo”. Per Zanotelli siamo un po’ tutti prigionieri del sistema e “solo quando ne esci ne vedi i limiti”. Il missionario ha accennato alla sua esperienza a Korogocho, baraccopoli di Nairobi, in Kenya: “Per me ci sono voluti dodici anni di lavoro lì per capire: il futuro del Cristianesimo dipende della abilità dei cristiani di assumersi le proprie responsabilità nei confronti della Terra, perché salvare la Terra, la prima Bibbia che abbiamo, è parte essenziale del salvare la presenza divina nel mondo. Se la tribù bianca non si converte, non c’è speranza per nessuno”.

Quanto alla speranza, ciascuno la invoca nella propria religione, con evidenti trasversalità: la sacralità della natura accomuna il pensiero della decrescita (“abbiamo perso la capacità di meravigliarci della bellezza della natura – ha detto Latouche – come delle opere dell’uomo: il computer è un oggetto straordinario, ma come possiamo meravigliarci di qualcosa che dopo sei mesi è già obsoleto?) a quello cristiano, anche se, ha aggiunto Zanotelli “in tanti anni mai nessuno mi ha confessato un peccato contro l’ambiente”. Zanotelli intravede segni di speranza in tante piccole esperienze che, se diventano mobilitazione, come è successo per i referendum sull’acqua, producono risultati. “La speranza nasce dal basso, dall’alto non aspettiamoci più nulla”, ha chiosato il missionario.

Ampio il confronto sul Sud del mondo, che per ragioni diverse ha plasmato il pensiero dei tre interlocutori. Latouche ha ricordato che è stata la sua esperienza professionale e di vita prima in Congo poi nel Laos a fargli abbandonare la fede nella religione dello sviluppo che negli anni Sessanta permeava tutta la cultura occidentale. “Nel Laos non c’era né sviluppo né sottosviluppo. C’era piuttosto la grande gioia di vivere di questo popolo che non aveva bisogno di lavorare tanto per la propria sussistenza e aveva molto tempo da dedicare allo svago. Lì ho capito che il mio lavoro di ‘sviluppista’ era quello di distruggere l’equilibrio di una società tradizionale e creare dei bisogni in funzione del mercato. Allora sono tornato in Francia e ho cominciato il mio percorso di critica allo sviluppo che ho poi approfondito ancora in Africa dove si può vivere bene anche fuori dall’economia, fuori dalla società dei consumi che genera solo frustrazione”. Barros ha invece sottolineato l’importanza della rinascita dei movimenti delle popolazioni indigene in America Latina che ha dato nuova dignità a popoli che negli anni Settanta venivano dati per estinti che invece “stanno dimostrando grande vitalità”.

“La rivoluzione bolivariana non è di Chavez, ma del popolo. Un giorno, in uno stadio affollato con 28 mila persone, un soldato indio mi ha chiesto “sei tu il prete che benedice la nostra rivoluzione? In quel momento ho avuto una rivelazione: non è la rivoluzione che va benedetta, è la rivoluzione che benedice noi, la rivoluzione è sana, spirituale”.

Tante le indicazioni sulle azioni da non procrastinare: non perdere la gioia, la convivialità, l’affetto, la fratellanza per Barros; chiedere perdono ai giovani per lo scempio ambientale che è stato fatto negli ultimi decenni e dare loro fiducia, ha detto padre Zanotelli, mentre l’ecologista Zanotelli ha chiesto la riduzione degli imballaggi (“in Germania gli stessi prodotti in vendita in Italia li trovate con meno incartamenti”) e delle bottiglie di plastica;
Latouche invita a buttare la televisione (“il vero strumento della colonizzazione dell’immaginario”) e a fare un po’ di tecno-digiuno: vivere senza cellulare, senza automobile, senza computer “è un atto politico”.

www.ilcambiamento.it