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Tag: mar Mediterraneo

Quanto riportiamo sotto è un intervento di Mussie Zerai, prete cattolico eritreo, da tempo impegnato nel sostegno ai migranti provenienti dal Mediterraneo. Nel 2015 è stato anche nominato al Nobel per la pace; più recentemente invece è stato sottoposto a indagine da parte dell’autorità giudiziaria italiana per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Nel testo si parla delle decisioni politiche ipocrite e disumane prese dall’Italia e dagli altri paesi dell’Unione Europea.

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l blocco per le navi delle Ong a 97 miglia dalle coste africane, ordinato dal Governo di Tripoli con il nulla osta ed anzi il plauso dell’Italia e dell’Unione Europea, chiude il cerchio di quella che appare quasi una guerra contro i migranti nel Mediterraneo. La situazione dei soccorsi ai battelli carichi di profughi che chiedono asilo e rifugio in Europa, viene riportata a quella creatasi all’indomani dell’abolizione del progetto Mare Nostrum quando, dovendo partire le navi da centinaia di chilometri di distanza per rispondere alle richieste di aiuto, ci fu immediatamente una moltiplicazione delle vittime e delle sofferenze. Non a caso, prima Medici Senza Frontiere e poi anche Save the Children e Sea Eye, hanno deciso di sospendere le operazioni di salvataggio in mare: troppo lunga la distanza da percorrere per fronteggiare con efficacia emergenze nelle quali anche un solo minuto di ritardo può risultare decisivo e, soprattutto, troppo rischioso – per sé ma ancora di più per i migranti – sfidare le minacce della Guardia Costiera libica, la quale non esita a sparare contro le unità dei soccorritori, come dimostra tutta una serie di episodi, incluso quello denunciato proprio in questi giorni dalla Ong spagnola Proactiva Open Arms.
La decisione di dare “mano libera” alla Libia purché, attuando veri e propri respingimenti di massa, si addossi il lavoro sporco di fermare profughi e migranti prima ancora che possano imbarcarsi o a poche miglia dalla riva, è il capitolo conclusivo della politica che, iniziata con il Processo di Rabat (2006) e proseguita con il Processo di Khartoum (novembre 2014), con gli accordi di Malta (novembre 2015) e il patto con la Turchia (marzo 2016), mira a esternalizzare fino al Sahara le frontiere della Fortezza Europa, confinando al di là di quella barriera migliaia di disperati in cerca solo di salvezza da guerre, persecuzioni, fame, carestia, e intrappolando nel caos della Libia quelli che riescono ad entrare o sono intercettati in mare e riportati di forza in Africa. Tutto ciò a prescindere dalla libertà, dalla volontà e dalle storie individuali dei migranti, calpestandone i diritti sanciti dalle norme internazionali e dalla Convenzione di Ginevra e senza tener conto della sorte che li aspetta, in Libia, nei centri di detenzione governativi, nelle prigioni- lager dei trafficanti, lungo la faticosa marcia dal deserto alla costa del Mediterraneo. Una sorte orrenda, come denunciano da anni, in decine di rapporti, la missione Onu in Libia, l’Unhcr, l’Oim, l’Oxfam, Ong come Amnesty, Human Rigts Watch, Medici Senza Frontiere, Medici per i Diritti Umani, numerose associazioni umanitarie, diplomatici, giornalisti, volontari. Rapporti che parlano di uccisioni, riduzione in schiavitù, stupri sistematici, lavoro forzato, maltrattamenti e violenze di ogni genere come diffusa pratica quotidiana. Non a caso il procuratore Fatu Bensouda ha annunciato sin dal maggio scorso, di fronte al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che la Corte Penale Internazionale ha aperto un’inchiesta su quanto sta accadendo ai migranti in Libia nei cosiddetti “centri di accoglienza” e su certi episodi che riguardano la stessa Guardia Costiera, avanzando l’ipotesi anche di “crimini contro l’umanità”.
Chiunque sia artefice di questa politica di respingimento e chiusura totale e chiunque la sostenga – sorvolando, tra l’altro, sul fatto che la Libia si è sempre rifiutata di firmare la Convenzione di Ginevra sui diritti dei rifugiati – si rende complice di tutti questi orrori e prima o poi sarà chiamato a risponderne. Domani sicuramente di fronte alla Storia ma oggi, c’è da credere, anche di fronte a una corte di giustizia. Non mancano, infatti, diversi ricorsi a varie corti europee promossi da giuristi, associazioni, Ong, mentre anche il Tribunale permanente dei popoli, nella sessione convocata a Barcellona il 7 luglio, ha posto al centro della sua istruttoria il rapporto di causa-effetto tra le politiche europee sull’immigrazione e la strage in atto.
Alla luce di tutto questo, l’agenzia Habeshia fa appello alla comunità internazionale e alla società civile dell’intera Europa perché contestino le scelte effettuate dalle istituzioni politiche dell’Unione e dei singoli Stati e le inducano a un radicale ripensamento, revocando tutti i provvedimenti di blocco, istituendo canali legali di immigrazione e riformando il sistema di accoglienza, oggi diverso da Paese a Paese, per arrivare a un programma unico con quote obbligatorie, condiviso, accettato e applicato da tutti gli Stati Ue.
A tutti i media e ai singoli giornalisti, in particolare, l’Agenzia Habeshia fa appello perché raccontino giorno per giorno le morti e gli orrori che avvengono nell’inferno ai quali i migranti sono condannati, in Libia e negli altri paesi di transito o di prima sosta, dalla politica della Fortezza Europa, preoccupata solo di blindare sempre di più i propri confini, senza offrire alcuna alternativa di salvezza ai disperati che bussano alle sue porte. Serve come non mai, oggi, una informazione precisa, dettagliata, puntuale, continua perché nessuno possa dire: “Non sapevo…”.
Mussie Zerai

“Io sto con le Ong”

Autore: liberospirito 19 Mag 2017, Comments (0)

Riportiamo un’intervista a Erri De Luca sulla questione degli sbarchi dei migranti in Italia. Come sempre con lucidità e passione l’autore  sa entrare nel merito del problema, a dispetto di tutte le ipocrisie e le menzogne che capita di leggere sui vari quotidiani o di sentire in televisione.  L’intervista è apparsa sul sito di MicroMega.

04 Jan 2016, Greece --- Jan. 4, 2016 - Greece - Europe, Greece, Lesbos isle, January 5, 2016 : thousands of migrants land every day on the shores of the island of Lesbos from neighboring Turkey , distant only 4 nautical miles. (Credit Image: © Danilo Balducci via ZUMA Wire) --- Image by © Danilo Balducci/ZUMA Press/Corbis

Dalla chiusura dell’operazione Mare Nostrum, voluta dal governo Letta nell’ottobre 2013 e sospesa a ottobre 2014 dopo lunghissime polemiche, gli sbarchi sono aumentati e, con essi, i morti e dispersi in mare. Solo nel 2017 sono 43.357 i migranti arrivati per mare in Italia, Grecia e Spagna. In Europa siamo di fronte ad un’emergenza da fronteggiare?

Non si può usare il termine emergenza per un fenomeno che dura in continuità da venti anni. Emergenza è un terremoto, un’alluvione, una siccità. Qui si tratta di incompetenza, di volontario affidamento dei flussi migratori ai trafficanti, di passiva gestione di chi comunque arriva.

C’è chi parla di “invasione”, secondo lei viviamo una fase di grande distorsione tra percezione e realtà? E i media, con la loro imprenditoria della paura, hanno responsabilità?

Esiste il freddo reale misurabile in gradi di temperatura e il freddo percepito più intensamente, dovuto per esempio al vento. Nel caso dei flussi migratori registriamo una percezione ingigantita che istiga l’allarme di invasione. È vero il contrario, le poche decine di migliaia di nuovi arrivi non compensano l’esodo di italiani verso residenze all’estero. Passivo è anche il saldo tra nascite e decessi, in parte compensato dalla natalità dei nuovi arrivi. L’Italia è un paese in via di disabitazione. Una percezione sobria della realtà dovrebbe rallegrarsi del rabbocco di nuovi residenti. Si sparge invece artificialmente l’allarme per giustificare la parola emergenza, che a sua volta giustifica assegnazioni senza gara di appalti e di denaro pubblico a imprenditori legati ai partiti.

La sinistra storicamente ha assunto la posizione “no borders” e dell’accoglienza indiscriminata. Veramente in Italia non esiste un problema migrazione e abbiamo la capacità di inserire tutti i migranti nel nostro tessuto socio-economico?

Non so a che sinistra si riferisce. Il centrosinistra ha introdotto i campi di detenzione abusiva per stranieri colpevoli di viaggio non autorizzato. Ha esordito con il governo Prodi Veltroni affondando il barcone albanese Kater i Rades nella Pasqua del ‘97 per imporre un blocco navale illegale. Invece l’accoglienza economica esiste, eccome: manodopera sottopagata, senza limiti di orario di lavoro, sistemata in alloggi degradati. Succedeva già a Torino negli anni ‘60 e ‘70, gli operai meridionali vivevano in soffitte, dividendosi in due la stessa branda, secondo i turni di lavoro in fabbrica. Il sistema economico tende a ridurre al minimo il costo della manodopera e la nuova disponibilità di stranieri senza diritti sindacali è la pacchia del profitto. L’accoglienza economica avviene sopra e sotto banco.

Verrà accusato di essere un “buonista”, lo sa?

Ignoro il significato. So che chi vorrebbe infilare un immaginario preservativo all’Italia è un autolesionista che non vede a un centimetro dal proprio naso e si rifiuta di documentarsi sulle cifre.

Non crede che la questione debba essere risolta in chiave europea magari con un meccanismo di quote migratorie per ogni Paese? L’Europa non sta abbandonando l’Italia al proprio destino?

L’Italia e i Paesi di confine sud si sono danneggiati da soli firmando il trattato di Dublino, che assegna al Paese di primo arrivo l’intero onere di identificazione e trattenimento. Il governo d’Europa invece lascia che i flussi migratori se la sbrighino da soli. Ogni tanto l’Europa impone il blocco alle frontiere, sospendendo il trattato di Schengen. Va sospeso invece quello di Dublino.

Passiamo alla polemica sulle Ong generata dalle frasi del grillino Luigi Di Maio: come si spiega la sortita del leader del M5S?

Un atto di autolesionismo politico e morale: se c’è un calcolo nel ripetere a pappagallo la diffamazione contro i salvatori di vite umane in mare, è calcolo sbagliato. Potrà incassare qualche voto, ma produce di più un’emorragia di consensi. Con questa posizione sono diventati non più votabili per chi era uscito dall’astensionismo. Il Movimento aveva raccolto quell’area di astenuti, che ora ha restituito al vento.

Però sulla base di un rapporto di Frontex si ipotizza che le modalità operative delle navi umanitarie finiscano con il favorire i trafficanti. Che idea si è fatto di questa bagarre politica?

Sono stato in mare con Medici Senza Frontiere. Ho visto che l’unica condizione necessaria ai trafficanti è che il mare sia extrapiatto. Le camere d’aria lunghe dieci metri e cariche di centocinquanta persone in media, spinte da un motorino di 40 cavalli, partono solo se le condizioni meteo del mare sono ideali. Quando sussistono queste condizioni, i trafficanti lanciano a mosca cieca le camere d’aria al largo verso nord, senza neanche uno di loro alla guida. Se ci sono o non ci sono delle navi soccorso, è affare che non riguarda i trafficanti. Se le zattere naufragano o no, loro hanno già incassato il prezzo del biglietto. Non ha alcun senso logico né pratico l’ipotesi inventata di una loro intesa con le navi soccorso. Sono queste navi che devono dannarsi dall’alba al tramonto per cercare a vista di binocolo quei dieci metri di esseri umani accatastati, alla deriva nell’enorme Golfo della Sirte.

Ma le parole del procuratore Carmelo Zuccaro, sui presunti legami tra trafficanti libici e organizzazioni umanitarie impegnate nel soccorso dei migrant in mare, hanno gettato benzina sul fuoco di una questione irrisolta che si affaccia sulle coste del Mediterraneo?

Sono dichiarazioni irresponsabili del rappresentante di un’istituzione preposta a svolgere indagini, che ha parlato ammettendo di non avere elementi di prova, deragliando dal suo compito di ufficio.

Durante l’audizione in Senato il pm di Trapani, Ambrogio Cartosio, ha parlato di soccorsi senza informare la guardia costiera annunciando che “membri delle Ong sono indagati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”. Una di queste Ong, tra l’altro, è Medici senza Frontiere… Solo macchina del fango o dietro c’è del vero?

MSF non ha ricevuto, al momento che rispondo alla sua domanda, nessun avviso di indagine. Sono stato a bordo con loro per due settimane in aprile e ho conosciuto tutta la loro macchina organizzativa. In più ho conosciuto l’equipaggio della nave Prudence, noleggiata, e l’ho visto coinvolto dallo stesso spirito di servizio e di dovere di soccorso in mare, che anima i volontari. Favoreggiamento? Favoriscono il più indispensabile soccorso a chi sta per annegare.

E perché le Ong si rifiutano di far salire unità di polizia giudiziaria a bordo? La maggiore trasparenza (delle attività e dei fondi) non sgombrerebbe il campo da dubbi ed illazioni?

Perché non sono un corpo di polizia. Ci pensa già Frontex e la Guardia Costiera a svolgere con pieni poteri e autorità questo compito. I volontari di pace e di soccorso salvano vite senza nessuna divisa. Ricordo che durante la guerra di Bosnia negli anni ‘90 i convogli di aiuti ai quali partecipavo come autista, rifiutavano la scorta armata in zona di guerra. Non si va al soccorso con le armi. 

Non crede che sia possibile che qualche Ong, lavorando in contesti difficili, abbia rapporti ambigui e poco chiari? Le indagini della magistratura alla fine non potrebbero far luce sulla situazione, colpendo soltanto le mele marce della cooperazione internazionale? La giustizia non deve fare il suo regolare corso, perché temerla?

Ripeto: ai trafficanti non serve nessun contatto e comunque possono sapere se ci sono navi soccorso dai pescherecci libici che incrociano al largo e che recuperano i motori di 40 cavalli dai gommoni, dopo che le navi soccorso hanno issato a bordo i salvati. È veramente assurdo e inverosimile attribuire ai trafficanti lo scrupolo di assicurarsi un buon fine al carico umano del quale si liberano appena il mare è calmo.

Il Cara più grande d’Italia era da dieci anni nelle mani della ‘ndragheta per un giro d’affari di oltre 30 milioni di euro. In manette anche il parroco della chiesa di isola Caporizzuto. Come si contrasta il nuovo business sull’accoglienza (e sulla pelle) dei migranti?

In altre parte d’Italia la manodopera straniera viene impiegata senza nessuno scrupolo e a pieno sfruttamento. Non è diverso dal centro CARA calabrese, dove tutta quella forza lavoro lasciata inerte fa gola a chi può approfittarne. Non è peggio di chi ha la gestione dell’accoglienza e intasca la quota procapite, lasciando spiccioli agli ospiti che hanno diritto a quella somma.

Quali le responsabilità della politica?

Di infischiarsene, di lasciare che l’economia selvaggia lucri sulla vita, il lavoro, il bisogno di chi ha solo la forza e la gioventù come merce di scambio.

In effetti su sicurezza e immigrazione tanto il Pd – tra decreto Minniti ed estensione della legittima difesa – quanto il M5S sembrano inseguire la peggior destra, quella razzista di Salvini. È così? Si fa a gara a chi la dice più grossa contro i migranti per racimolare qualche voto?

Il recente ignobile decreto toglie al richiedente asilo il diritto di appello in caso di prima sentenza di respingimento della sua domanda. A chi ha perso tutto quello che si può perdere nella vita, viene tolto anche il ricorso in appello. È un provvedimento incostituzionale e il ministro lo sa, ma che importa? Basta sbattere sul tavolo di una perpetua campagna elettorale l’accanimento contro il più debole. Il decreto è stato preceduto dal ridicolo e certamente costoso accordo con un caporione libico, uno fra i tanti, per trattenere i profughi più a lungo.

E in tutto questo, la sinistra dov’è, esiste ancora?

E’ stata amputata dopo lunga cancrena. Come gli arti amputati, ogni tanto continua a far male in assenza. Nella questione dei flussi migratori è in discussione la semplice appartenenza alla specie umana e alla civiltà del Mediterraneo.

Il Mediterraneo come campo di sterminio

Autore: liberospirito 20 Apr 2015, Comments (0)

Dalle informazioni (in realtà, spesso dis-informazioni) che apprendiamo dai media si parla di oltre 700 morti nel canale di Sicilia, altre versioni stimano invece più di 900 vittime. Forse, con precisione, non sapremo mai quantificare le morti dell’altro giorno. Quel che è certo è che è in corso uno sterminio di massa: lo scorso febbraio la cronaca aveva dovuto registrare la morte di 300 migranti, mentre nell’ottobre del 2013 le vittime erano state 339. Fermiamoci a questi ultimi dati, senza  andare più indietro: sono cifre di una guerra in corso, anzi di un  vero e proprio sterminio. Riportiamo sotto una riflessione a caldo (tratta dal ilfattoquotidiano.it/blog) di un operatore sociale a Lampedusa. 

morti immigrati

Ieri nel centro del paese c’erano bambini lampedusani che giocavano a calcio con i profughi, ridevano e scherzavano, mentre nella chiesa con i volontari stavamo dando vestiti alle persone che vengono dal mare. Ho visto le donne di quest’isola, messa al fronte dall’indifferenza europea, fare qualcosa di straordinario nella sua semplicità. Riuscire a regalare sorrisi e abbracci nel percorso di queste persone, svuotare i loro armadi e dare quello che potevano. Sono andato a letto felice, pensando a loro, e ai bambini che ho preso in braccio in questi giorni per le strade di Lampedusa. Sani, salvi e morbidi come lo era il mio in quell’età. Nessuna emergenza, solo bella umanità ho incontrato in questi giorni.

Questa mattina però, di nuovo, ho dovuto mettermi davanti le agenzie e contare i morti nel Canale di Sicilia. Sentire le dichiarazioni dei soliti sciacalli, le solite frasi di commento dei politici europei, incontrare i giornalisti. Mi escono le lacrime in diretta su un’intervista in radio perché ho troppa rabbia addosso. Penso alle storie che ho sentito dai ragazzi in questi giorni e penso a quelli come loro che stanotte sono stati inghiottiti per sempre dal mare. Nel nero della notte, senza stelle.

Mentre scrivo questo post un amico mi manda un messaggio con i commenti degli italiani che godono della morte degli innocenti sui social network. Respiro e penso che il sistema mediatico italiano è riuscito dove nemmeno Goebbels era arrivato, far odiare talmente degli innocenti da far gioire cittadini della loro morte pubblicamente. Siamo oltre la banalità del male, nell’indifferenza generale stiamo diventando parte attiva nello sterminio, tifiamo la morte. Con rabbia infinita penso a chi scrive queste cose, poi mi calmo e mi sforzo di restare lucido, cerco di trovare le parole per dire che queste non sono tragedie. Questo infatti è un crimine contro l’umanità.

Il Mediterraneo è un campo di sterminio prodotto dall’indifferenza europea, dal suo egoismo diffuso, dalle guerre per il gas e per il petrolio, dallo sfruttamento di interi continenti. No, non è questione di riflettere se aumentare o meno le missioni di salvataggio per uomini, donne e bambini. Il semplice discuterne dal punto di vista economico è il segno della devastazione in cui siamo sprofondati. Occore invece affrontare  una questione che è politica e da venti anni ed oltre sbatte sulle frontiere d’occidente. Una questione che non può e non deve essere affrontata solo dall’Europa, ma dal Consiglio di sicurezza dell’Onu che deve riunirsi immediatamente e mettere in piedi un corridoio umanitario globale per proteggere i profughi e richiedenti asilo. Utilizzando le ambasciate come luoghi in cui presentare domanda di protezione umanitaria risolveremmo molti dei problemi e al tempo stesso toglieremmo ai criminali il mercato di carne umana. Ogni nazione aderente alla Carta dei diritti dell’uomo dovrebbe aderire per comune responsabilità.

Risponderemmo così, in maniera globale, ad un fenomeno globale che per dimensioni è paragonabile agli effetti di una guerra mondiale. Sono quasi 25 anni che l’Occidente fa le guerre, destabilizza intere nazioni impoverendole, togliendo la speranza per milioni di persone che prendono così le rotte del nord. Usa e Francia, per non parlare della Gran Bretagna e delle monarchie dei petrodollari, oggi si lavano le mani in un mare che hanno contribuito a trasformare in cimitero. Non serve accusarli semplicemente per questo crimine, ma costruire una campagna globale, di massa, in grado di costringere le potenze del mondo a rimediare ai danni che hanno provocato.

Francesco Piobbichi