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Tag: Madre Terra

Nel precedente post si parlava del Brasile e dei mondiali di calcio. Rimaniamo in Brasile, occupandoci di ben altro. Il testo che presentiamo (proveniente dal sito www.filosofiatv.org) Leonardo Boff si sofferma sugli aspetti contraddittori del contesto attuale, cercando di valorizzare i semi che, nonostante tutto, stanno germogliando nel mondo. E’ un invito a non arrendersi, proseguendo il proprio cammino.
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Da Sant’Agostino (“in ogni uomo c’è insieme un Adamo e un Cristo), passando per Abelardo (“sic et non”), per Hegel e Marx e arrivando a Leandro Konder, sappiamo che la realtà è dialettica. Vale a dire che é contraddittoria perché
gli opposti non si annullano, ma si intendono e convivono permanentemente generando dinamismo nella storia. Questo non è un difetto di costruzione, ma il segno distintivo della realtà. Nessuno lo ha espresso meglio del poverello di Assisi quando pregava : “Dove c’è odio che io porti amore, dove ci sono tenebre che io porti la luce, dove ci sono errori che io porti la verità…”. Non si tratta di negare o annullare uno dei poli, ma di optare per uno, quello luminoso, e rinforzarlo al punto di impedire che l’altro negativo sia così distruttivo. Perchè questa riflessione? Significa che il male non è mai così male da impedire la presenza del bene, e che il bene non è mai così bene da
prosciugare la forza del male. Dobbiamo imparare a trattare con queste contraddizioni. In un precedente articolo tentai un bilancio della macrorealtà, bilancio negativo; attualmente stiamo andando di male in peggio. Ma
dialetticamente c’è un lato positivo che è importante rilevare. Un bilancio delle microrealtà ci rivela che stiamo assistendo, speranzosi, allo sbocciare di fiori nel deserto. E questo sta accadendo in tutto il pianeta. Basta frequentare i Forum Sociali Mondiali e le basi popolari di molte parti del mondo per notare che una nuova vita sta esplodendo tra le vittime del sistema e perfino nelle imprese e nei dirigenti che stanno abbandonando il vecchio paradigma e si
mettono a costruire una Arca di Noé salvatrice.
Annotiamo alcuni punti del cambiamento che potranno salvaguardare la vitalità della Terra e garantire la nostra civilizzazione.
Il primo è il superamento della dittatura della ragione strumentale analitica, principale responsabile della devastazione della natura, mediante l’incorporazione dell’intelligenza emozionale o cordiale, che ci porta a coinvolgerci con il destino della vita e della Terra, curando, amando e cercando il ben-vivere.
Il secondo è il rafforzamento mondiale dell’economia solidale globale, dell’agroecologia, dell’agri-coltura biologica, della bio-economia e dell’eco-sviluppo, alternative alla crescita materiale misurata dal PIL.
Il terzo è l’ecosocialismo democratico che propone una nuova forma di produzione con la natura e non contro di essa e un necessario governoglobale.
Il quarto è il bioregionalismo che si presenta come alternativa alla globalizzazione omologatrice, valorizzando i prodotti e i servizi di ogni regione, con la sua popolazione e cultura.
Il quinto è il ben vivere dei popoli indigeni andini, che suppone la costruzione dell’equilibrio tra esseri umani e con la natura a base di una democrazia comunitaria e nel rispetto dei diritti della natura e della Madre Terra o l’Indice di Felicità Lorda del governo del Bhutan.
Il sesto è la sobrietà condivisa o la semplicità volontaria che rafforzano la sovranità alimentare di tutti, la giusta misura e l’autocontrollo del desiderio ossessivo di consumare.
Il settimo è il visibile protagonismo delle donne e delle popolazioni indigene che hanno una nuova benevolenza verso la natura e modi più solidali di produzione e consumo.
L’ottavo è l’accettazione lenta ma crescente delle categorie della cura come precondizione per realizzare una reale sostenibilità. Questa si sta slegando dalla categoria sviluppo ed è vista come la logica della rete della vita, che garantisce le interdipendenze di tutti con tutti, assicurando la vita sulla Terra.
Il nono è la penetrazione dell’etica della responsabilità universale, perché siamo tutti responsabili per il nostro destino comune e della Madre Terra.

Il decimo è la redenzione della dimensione spirituale, al di là delle religioni, che ci permette di sentirci parte del tutto, di percepire l’Energia universale che tutto penetra e sostenta

[…].
Tutte queste iniziative sono più che sementi. Sono già germogli che dimostrano la possibile fioritura di una Terra nuova con una Umanità che sta imparando a responsabilizzarsi, a curare e amare, il che assicura la sostenibilità del nostro piccolo Pianeta.
(traduzione di Antonio Lupo)

There is no Alternative

Autore: liberospirito 18 Feb 2014, Comments (0)
Pubblichiano un nuovo testo di Leonardo Boff, proveniente (in traduzione italiana) dal sito www.ildialogo.org, in cui si parla della relazione invertita tra economia, politica ed etica, con tutte le conseguenze che ne derivano. “There is no Alternative”, dice nella conclusione del suo intervento Boff, riprendendo e ribaltando il senso dello slogan che fu caro a Margaret Thatcher. Perchè al punto in cui siamo non si dà alternativa: o cambiamo (finché saremo in tempo) oppure periremo.
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Di solito le società si assestano sul seguente treppiede: l’economia, che garantisce la base materiale perché la vita dell’uomo sia buona e dignitosa; la politica, per mezzo della quale si distribuisce il potere e si organizzano le istituzioni che fanno funzionare la convivenza sociale; e l’etica, che stabilisce i valori e le norme che reggono i comportamenti umani, perché vi sia giustizia e pace e i conflitti si risolvano senza ricorso alla violenza. In genere l’etica si accompagna a un’aura spirituale che risponde al senso ultimo della vita e dell’universo, esigenze che sono sempre presenti nel quotidiano umano.
In una società efficiente queste esigenze s’incrociano, però sempre in quest’ordine: l’economia obbedisce alla politica e la politica si sottomette all’etica.
Tuttavia dalla Rivoluzione industriale nel secolo XIX, e più esattamente in Inghilterra dal 1834, l’economia incominciò a staccarsi dalla politica e a sotterrare l’etica. Sorse un’economia di mercato tale che tutto il sistema economico sarebbe stato diretto e controllato solamente dal mercato, libero da qualsiasi controllo o limite di carattere etico.
Il marchio registrato di questo mercato non è la cooperazione, ma la competizione, che si estende molto oltre l’economia e impregna tutti i rapporti umani. Quindi, come dice Karl Polanyi, si formò «un nuovo credo totalmente materialista che credeva potessero risolversi tutti i problemi con una quantità illimitata di beni materiali» (La Gran Transformación, Campus 2000, p. 58). Questo credo ancor oggi è fatto proprio, e con fervore religioso, dalla maggior parte degli economisti del sistema imperante e, in generale, dalle politiche pubbliche.
Da quel momento in poi l’economia prese a funzionare come l’unico perno su cui si articolano tutte le proposte sociali. Tutto sarebbe passato attraverso l’economia, in concreto mediante il Prodotto Interno Lordo (PIL). Chi studiò nei dettagli questo processo fu il filosofo e storico dell’economia prima ricordato, Karl Polanyi (1866-1964), di origini ungheresi ed ebree, più tardi convertito al cristianesimo protestante calvinista. Nato a Vienna, sviluppò la sua attività in Inghilterra e in seguito, durante il maccartismo, fra Toronto in Canada e l’Università della Columbia negli Stati Uniti. Egli dimostrò che «invece di essere l’economia inserita nei rapporti sociali, sono i rapporti sociali inseriti nel sistema economico» (p. 77). Quindi avvenne ciò che egli definisce “La Grande Trasformazione”: da un’economia di mercato si passò a una società di mercato.
Come conseguenza si formò un nuovo sistema sociale, mai verificatosi prima di allora, nel quale non esiste la società, ma soltanto gli individui che competono fra loro, ciò che Reagan e la Thatcher hanno ripetuto fino alla nausea. Tutto cambiò, poiché proprio tutto diventa mercanzia. Qualsiasi bene sarà portato sul mercato per essere negoziato al fine del lucro individuale: prodotti della natura, manufatti, cose sacre legate direttamente alla vita umana come l’acqua potabile, le sementi, i terreni, gli organi umani. Polanyi nota infine che tutto questo è «contrario all’essenza umana e naturale delle società». Tuttavia è ciò che trionfò, specialmente nel dopoguerra [ndt.: della II Guerra Mondiale]. Il mercato è «un elemento utile, ma subordinato a una comunanza democratica», dice Polanyi. La sua filosofia sta alla base della «democrazia economica».
Qui occorre ricordare le profetiche parole di Karl Marx in La miseria della filosofia, 1847: «Venne infine un tempo in cui tutto quello che gli uomini avevano considerato inalienabile divenne oggetto di scambio, di traffici, e poteva essere venduto. Il tempo nel quale le stesse cose che fino allora erano compartecipate ma mai scambiate; date, ma mai vendute; acquisite, ma mai comperate – virtù, amore, opinioni, scienza, coscienza, ecc. – tutte passarono nel commercio. Il tempo della corruzione generale, della venalità universale, o per parlare in termini di economia politica, il tempo nel quale qualsiasi cosa, morale o fisica, una volta attribuitale valore venale è portata al mercato per ottenere un prezzo e una volta stabilito il suo valore commerciale è messa sul mercato per ricevere un prezzo, il suo corrispettivo più oggettivo».
I disastrosi effetti socio-ambientali di questa mercificazione di tutto li stiamo sopportando oggi con il caos ecologico della Terra. Dobbiamo ripensare la posizione dell’economia nel complesso della vita umana, in particolare rispetto ai limiti della Terra. L’individualismo più feroce, l’accumulazione ossessiva e illimitata devitalizza quei valori senza i quali nessuna società può considerarsi umana: la cooperazione, la considerazione degli uni per gli altri, l’amore e la venerazione per la Madre Terra e l’ascolto della coscienza, che ci sprona al bene comune.
Una società come la nostra, quando intorpidita dal suo crasso materialismo diventa incapace di sentire l’altro come altro, ma soltanto come possibile produttore e consumatore, si sta scavando la propria fossa. Ciò che ha detto Chomsky in Grecia il 22 dicembre 2012 ha il valore di un segnale d’allarme: «Quelle che guidano la corsa verso l’abisso sono le società più ricche e potenti, con vantaggi incomparabili, come gli Stati Uniti e il Canada. Questa è la dissennata razionalità della “democrazia capitalista” realmente esistente».
Adesso è necessario applicare il There is no Alternative: non c’è alternativa, o cambiamo o periremo, perché i nostri beni materiali non ci salveranno. Si tratta del prezzo letale per aver consegnato il nostro destino alla dittatura dell’economia trasformata in “dio salvatore” di tutti i problemi.
Leonardo Boff
(traduzione dallo spagnolo di José F. Padova)

Crisi terminale per il capitalismo?

Autore: liberospirito 9 Nov 2013, Comments (0)

Questo intervento (proveniente da http://albainformazione.wordpress.com) di Leonardo Boff, un autore a noi caro, riflette in forma sintetica ma mai superficiale sulla crisi in corso, cogliendone le diverse implicazioni (economiche, ecologiche, finanche spirituali). Un altro tassello in più su cui riflettere. Crisi terminale e definitiva del modello capitalista o curva asintotica in cui la crisi si protrae indefinitamente?

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Da qualche tempo a questa parte sostengo l’idea che l’attuale crisi del capitalismo va oltre il suo carattere congiunturale e strutturale, cioè è terminale. Si può affermare che è giunta la fine dello spirito del capitalismo sempre pronto ad adattarsi al sopraggiungere di qualsiasi circostanza? Sono conscio che poche persone sostengono questa tesi. Tuttavia sono due le ragioni che mi spingono verso questa interpretazione.

La prima ragione è che la crisi è terminale perché tutti noi, ma particolarmente il capitalismo, abbiamo oltrepassato i limiti di sostenibilità della Terra. Abbiamo occupato e depredato tutto il pianeta, distruggendo l’equilibrio sottile che lo regge ed esaurendo i suoi beni e servizi fino al punto che esso non riesce più a rigenerare ciò che gli è stato sottratto. Verso la fine del XIX secolo Karl Marx scriveva in modo profetico che la tendenza del capitale si orientava verso la distruzione delle sue due fonti di ricchezza e di riproduzione: la natura e il lavoro. Ed è ciò che sta avvenendo.

Difatti la natura è sottoposta a un grosso stress come non lo è mai stata prima, almeno per quanto concerne quest’ultimo secolo, senza prendere in considerazione le quindici più grandi estinzioni che il pianeta ha conosciuto attraverso tutta la sua storia di oltre quattro miliardi di anni. I fenomeni estremi che si sono verificati in tutte le latitudini e i cambi climatici che tendono verso un sempre maggiore surriscaldamento globale confermano la tesi di Marx. In assenza della natura il capitalismo come potrà riprodursi? Ha ormai raggiunto un limite insormontabile.

Il capitalismo precarizza o prescinde del lavoro. Esiste un grosso sviluppo che fa a meno del lavoro. Il sistema produttivo informatizzato e robotizzato produce di più e meglio con la quasi totale assenza di manodopera. La conseguenza diretta è la disoccupazione strutturale.

Milioni di persone non entreranno mai a formare parte del mondo del lavoro, neppure come esercito di riserva. Il lavoro poiché dipende dal capitale, è da quest’ultimo ignorato. In Spagna la disoccupazione raggiunge il 20% del totale della popolazione e il 40% dei giovani. In Portogallo il 12% del paese e il 30% dei giovani. Questo significa che esiste una grave crisi sociale come quella che colpisce in questo momento la Grecia. Si sacrifica tutta la società in nome di un’economia pensata non per soddisfare la domanda sociale, ma per pagare il debito delle banche e del sistema finanziario. Marx ha ragione: il lavoro sfruttato non costituisce più fonte di ricchezza. Lo è la macchina.

La seconda ragione si riferisce alla crisi umanitaria che il capitalismo sta generando. In passato si limitava ai paesi periferici. Non si può risolvere la questione economica smontando la società. Le vittime, collegate dalle nuove reti della comunicazione, resistono, si ribellano e minacciano l’ordine. Sempre un maggior numero di persone, specialmente i giovani, non accetta la logica perversa dell’economia politica capitalista: la dittatura delle finanze che con il mercato sottopone gli Stati ai propri interessi e la redditività dei capitali speculativi che circolano da una borsa a un’altra, ottenendo profitti senza produrre assolutamente nulla se non maggiori profitti per i rentier.

È stato il capitale a produrre il veleno che lo può uccidere: mentre richiedeva ai lavoratori una formazione tecnica sempre migliore e una maggiore competitività per essere all’altezza di una crescita sempre più accelerata, involontariamente ha creato degli individui che pensano. Essi lentamente vanno scoprendo la perversità del sistema che scuoia le persone in nome di un’accumulazione meramente materiale, la quale si mostra insensibile al momento di esigere una sempre maggiore efficienza fino a stressare profondamente i lavoratori, spingendoli alla disperazione e in alcuni casi anche al suicidio come accade in alcuni paesi, compreso il Brasile.

Le strade di diversi paesi europei e arabi, gli “indignados” che occupano le piazze della Spagna e della Grecia sono l’espressione di una ribellione contro il sistema politico vigente a rimorchio del mercato e della logica del capitale. I giovani spagnoli urlano: «non è una crisi, è un furto». I ladri sono insediati a Wall Street, nel FMI e nella BCE. In altre parole sono i sommi sacerdoti del capitale globalizzato e sfruttatore.

Con l’aggravarsi della crisi in tutto il mondo si svilupperanno le moltitudini che non tollereranno più le conseguenze dello sfruttamento delle proprie vite e della vita della Terra a oltranza e si ribelleranno contro questo sistema economico che ora è in agonia, non per invecchiamento, ma per la forza del veleno e delle contraddizioni che ha generato, punendo la Madre Terra e tormentando la vita dei suoi figli e delle sue figlie.

Leonardo Boff

Sull’orlo dell’abisso (ecologico)

Autore: liberospirito 27 Ott 2013, Comments (0)
Questo intervento di Alex Zanotelli (proveniente da www.ildialogo.org) affronta un tema di un’urgenza a dir poco allarmante (concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera, aumento della temperatura globale, etc.). E l’allarme è determinato proprio dall’indifferenza generale dei cosiddetti organi competenti; la cui competenza è ristretta all’elaborazione di strategie volte alla massimizzazione dei profitti. Costi quel che scosti, appunto…Da leggere e, per quanto possibile, da far girare.
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Stiamo andando nel silenzio generale verso un altro importante appuntamento internazionale: la Conferenza delle Parti (COP 19) che si terrà a Varsavia, 11-12 novembre. Eppure non c’è nell’agenda dei nostri politici.
E questo nonostante il quinto Rapporto IPCC (Panel Internazionale per i Cambiamenti Climatici) presentato a Stoccolma il 27 settembre scorso e frutto di una ricerca scientifica durata sei anni.
Il Rapporto afferma che la concentrazione di CO2 (anidride carbonica) nell’atmosfera è al limite di guardia e tra dieci anni saremo fuori dall’area di sicurezza. Le emissioni di gas serra continuano a crescere del 2-3% l’anno. Andando avanti così, gli scienziati dell’IPCC dicono che , a fine secolo, la temperatura potrebbe arrivare a +5,5 gradi. Gli scienziati indicano anche le cause responsabili di questo processo: i combustibili fossili (petrolio, carbone e metano) e la deforestazione. E la comunità scientifica concorda che la colpa è dell’uomo.
Il clima è impazzito e la Madre Terra non sopporta più il più vorace degli animali: l’uomo. Ci attende una tragedia con conseguenze devastanti per l’umanità (scioglimento dei ghiacciai, innalzamento dei mari, tempeste come Sandy, centinaia di milioni di rifugiati climatici).
E’ in atto un biocidio , un geocidio .
“Moralmente noi abbiamo sviluppato una risposta al suicidio, all’omicidio, al genocidio- ha scritto il teologo ecologista Thomas Berry – ma ora ci troviamo a confrontarci con il biocidio , l’uccisione di sistemi vitali, e il geocidio, l’uccisione del Pianeta Terra nelle sue strutture vitali e funzionali. Queste opere sono un male maggiore di quanto abbiamo conosciuto fino ad oggi, male per il quale non abbiamo principi né etici, né morali di giudizio. Una semplice dottrina della custodia del creato non sembra più adeguata per affrontare problemi così gravi.” E’ una situazione che interpella tutti, credenti e non. Giustamente lo stesso Berry afferma che “la più significativa divisione tra gli esseri umani non è basata né su nazionalità né sull’etnia né sulla religione, ma piuttosto è una divisione fra coloro che dedicano la loro vita a sfruttare la terra in una maniera deleteria, distruggendola, e coloro che si dedicano a preservare la terra in tutto il suo naturale splendore.”. Credenti e non sono convocati oggi nella storia a un salto di qualità per affrontare una situazione così grave e minacciosa. E’ in ballo la vita, è in ballo il futuro dell’umanità.
Lo stiamo toccando con mano qui in Campania , una terra avvelenata da rifiuti tossici, dai fuochi di materiali tossici, dalle megadiscariche…Noi stiamo morendo di tumori, leucemie. Lo stiamo toccando con mano a Taranto avvelenata dall’inquinamento industriale, con quasi novemila malati di cancro, con piombo nel sangue dei bambini e diossine nel latte materno. Nel microcosmo osserviamo quello che avviene nel macrocosmo: la Madre Terra è violentata, avvelenata, degradata; non sopporta più la specie umana.
Sono però profondamente convinto che ce la possiamo fare partendo dalle nostre realtà locali. Per questo c’è bisogno di un grande lavoro di informazione e coscientizzazione che porti a una rivoluzione culturale (è agghiacciante il silenzio dei media su questi temi!).
Una rivoluzione culturale che chiede a tutti:
-stile di vita più sobrio ed essenziale;
-riciclaggio totale dei rifiuti ,opponendoci agli inceneritori;
-bilancio energetico nazionale che riduca del 30% le emissioni di gas serra entro il 2020;
-sostegno al Piano della Commissione Europea che prevede una riduzione per tappe dell’80% delle emissioni di gas serra entro il 2050;
-un fondo per le nazioni del Sud del mondo per fronteggiare i cambiamenti climatici, ricordando il nostro debito ecologico nei loro confronti.
E’ partendo da queste basi che dobbiamo mobilitarci, dal basso, come cittadinanza attiva, per forzare i governi e la politica a una svolta epocale. Purtroppo in questi anni abbiamo in larga parte fallito sia a livello locale che nazionale ed internazionale. Basterebbe, a livello mondiale, ricordare il fallimento delle varie Conferenze delle Parti (COP) sui cambiamenti climatici, da Copenhagen (2009) a Durban (2010), da Cancun (2011) a Doha (2012). Il prossimo appuntamento importante sarà a Varsavia dove si terrà la COP19 (11-12 novembre 2013). Dopo un Rapporto così duro dell’IPCC sulla situazione climatica del Pianeta, non possiamo accettare un altro fallimento a Varsavia.
L’IPCC afferma che il disastro ambientale potrebbe essere evitato se in pochi anni si dimezzassero le emissioni di gas serra causate dall’uso di petrolio, carbone e metano. Ma manca la volontà politica per farlo. Infatti dopo il fallimento del vertice del 2009 a Copenhagen i governanti si sono affidati agli impegni volontari di riduzione del CO2, rimandando al 2020 una cura più efficace..
“Proseguendo su questa strada- ha scritto il teologo della liberazione Leonardo Boff – ci troveremo di fronte , e non manca molto, a un abisso ecologico. Come ai tempi di Noè, continuiamo a mangiare, a bere, e ad apparecchiare la tavola del Titanic che sta affondando. La casa sta prendendo fuoco e mentiamo agli altri dicendo che non è niente.”
Alex Zanotelli