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Tag: John Spong

Domani – 25 di dicembre – è il giorno di Natale, dopo tutti gli stordimenti delle celebrazioni consumistiche che il mega-mercato odierno elargisce in questi giorni e dopo la retorica, per lo più irrigidita e povera di senso per le donne e gli uomini di oggi, che la Chiesa si rassegna a proporre con sempre minore convinzione. Qui invece suggeriamo la lettura di una considerazione, teologicamente laica, di Augusto Cavadi, filosofo di strada palermitano, proveniente dal suo blog http://www.augustocavadi.com. Tempo fa abbiamo anche segnalato l’uscita di un interessante libro di John Spong (teologo statunitense) dedicato proprio al tema della natività; chi fosse interessato può andare qui.

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I biblisti sono ormai unanimi: natale non è il centro dei quattro vangeli. Questi testi sono stati costruiti intorno a ciò che i primi cristiani ritenevano il fulcro della propria fede: la resurrezione di Gesù (e non è un caso che della nascita del Redentore parlano solo Matteo e Luca, redatti successivamente a Marco che ne tace). Eppure…Eppure natale è la festa più emozionalmente avvertita dai cristiani e, per molti versi, dagli abitanti del pianeta. Come mai?

La chiesa dei primi secoli è stata strategicamente geniale nell’adottare come ricorrenza della nascita di Cristo non la sua data cronologica  (per altro impossibile da determinare per mancanza di registri anagrafici all’epoca), ma la festa del dio Sole: un modo semplice, immediato, ma efficace di esprimere la convinzione che il  Maestro fosse la nuova Luce apparsa sulla terra per diradare il buio di quei tempi (e non solo di quelli!).

La rilevanza del natale è sottolineata dal cammino che lo precede e dalle tappe che lo seguono. Lo precedono, infatti, quattro settimane di preparazione interiore e comunitaria: l’Avvento. Sono i giorni di attesa dell’Arrivo (Ad-venire) del Messia. Ma in che senso se ne può parlare? Con i Padri della chiesa, e oltre loro, si potrebbe rispondere: in quattro sensi.

Il Verbo di Dio è venuto una prima volta nella persona storica di Gesù; viene ogni giorno nel cuore di ogni uomo e di ogni donna che si aprano con sincera disponibilità alla Luce; viene ogni giorno nella carne dei deprivati (in questi anni sbarcando fisicamente, sulle nostre spiagge, da barconi stracarichi di disperati); verrà per l’ultima volta alla fine dei tempi – o, per lo meno – alla fine del tempo mortale della nostra mortale umanità.

Se le cose stanno così – almeno nella fede tradizionale dei cristiani – essi fanno molto bene a festeggiare la prima venuta del Salvatore a Betlemme (o a Nazareth o dovunque sia effettivamente avvenuta); ma non fanno altrettanto bene a dimenticare di celebrare le altre due venute (nella propria interiorità e nei propri fratelli più sfruttati dai meccanismi del capitalismo internazionale) e a prepararsi alla fine (prossima o lontana, comunque certa) di questo pianetino sperduto nell’universo.

Il vangelo di Cristo è un patrimonio etnico limitato all’Occidente, che lo ha gelosamente impacchettato in  trattati teologici, dizionari e catechismi , o non piuttosto un evento a cui ogni civiltà ha diritto di attingere liberamente, se necessario traducendo nella propria lingua (nelle proprie categorie culturali) un messaggio comunicato in aramaico venti secoli fa?

La risposta più chiara l’hanno data, da mille anni, le chiese autocefale dell’Oriente cristiano-ortodosso (greche, slave, russe): esse celebrano il natale il 6 gennaio. Non quando il bimbo viene partorito nel guscio di una famigliola mononucleare, ma quando viene esposto al pubblico e offerto ad estranei vicini e lontani. Vicini come i pastori, gente semplice che non ha bisogno di molte spiegazioni: corre in soccorso di chi ha bisogno, a dare latte e paglia a chi soffre fame e freddo. E lontani come i magi che come personaggi storici non hanno le carte in regola, ma come figure simboliche sono insostituibili: la loro presenza attesta, fin dai primordi, che il vangelo non è un affare provinciale ma una proposta potenzialmente universale, destinata non a soppiantare le sapienze già fiorenti (di cui i magi sono, appunto, esponenti) bensì a integrarsi con esse in tensione verso sintesi inedite  da aggiornare in continuazione.  La poesia dell’Epifania (o Manifestazione) va fruita in tutta la sua ricchezza, senza ridurla a quadretti bucolici da presepe. Essa, infatti, veicola una novità talmente dirompente che oggi, dopo venti secoli, sta davanti a noi come un traguardo utopico più che indietro come un residuo archeologico: la novità proclamata dall’ebreo-romano Paolo di Tarso a proposito di un popolo, vasto quanto l’umanità, in cui sarebbero diventate irrilevanti le differenze fra ebrei e pagani, uomini e donne, nobili e proletari.

Augusto Cavadi

Verso una spiritualità oltre le religioni

Autore: liberospirito 16 Ott 2017, Comments (0)

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Da tempo quel pensare e quella pratica che passa sotto il nome di teologia, seppur in maniera minoritaria, ha scelto di attraversare sentieri inusuali, se non inesplorati: il pluralismo e il dialogo interculturale e interreligioso (teologia del pluralismo religioso), il femminismo e le questioni di genere (teologie di genere, fra cui la teologia queer), l’ecologia (ecoteologia), l’antispecismo e la questione animale (teologia degli animali) sono alcuni di questi cammini in corso d’opera.

All’interno di questo percorso non potevano rimanere fuori dalla discussione i fondamenti della stessa teologia. Da diverso tempo e in diversi settori si parla appunto di post-teologia, vale a dire di un sapere che, pur seguendo strade differenti, prova a mettere in gioco alcune parole-chiave del discorso teologico, a cominciare dall’immagine tradizionale di una divinità trascendente/onnipotente/soprannaturale, esistente al di fuori e distinta dal mondo.

In Italia si tratta di un ordine di idee che proprio ora sta muovendo i primi timidi passi, mentre a livello internazionale vi sono diversi autori che, in forme e sensibilità differenti, da anni stanno affrontando questo genere di tematiche (John Spong, Josè Maria Vigil, Roger Leaners, Don Cupitt, Gretta Vosper, Mary Daly, Sally McFague, Raimon Panikkar, per fare alcuni nomi un po’ alla rinfusa).

Apprendiamo con piacere che proprio intorno a questi temi si svolgerà a dicembre (a Rimini, dall’8 al 10 dicembre) un seminario nazionale indetto dalle Comunità cristiane di base. Tale incontro -dal titolo: “Beati gli atei perché incontreranno Dio” – prende in buona parte avvio dai temi presentati nel libro Oltre le religioni (Gabrielli, 2016), curato da Claudia Fanti e Ferdinando Sudati, che raccoglie testi di alcuni degli autori menzionati poco sopra (Spong, Leaners, Lopez Vigil e di J.M. Vigil), con la prefazione di Marcelo Barros.

Per ogni informazione: http://www.cdbitalia.it – [email protected] – tel. 3391455800 – 3391733363.

 

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John S. Spong  è un noto teologo statunitense. E’ stato vescovo della Chiesa Eposcopale, a Newark, nel New Jersey (vedi qui info su Spong da Wikipedia). Il suo pensiero teologico si caratterizza per una radicale proposta di un rinnovamento profondo della fede cristiana che l’ha condotto ad allontanarsi dal teismo e dalle dottrine religiose tradizionali. Secondo Spong il teismo, inteso come concetto che definisce Dio, ha definitivamente esaurito la sua funzione e, di conseguenza, la maggior parte del linguaggio teologico riferito al divino perde significato. Bisogna quindi elaborare un modo nuovo per pensare e parlare del divino. Spong sostiene che, se da un lato si è definitivamente consumata l’immagine tradizionale di una divinità trascendente/onnipotente/soprannaturale, esistente al di fuori e distinta dalla “creazione” (su cui occasionalmente interviene compiendo miracoli), resta però in piedi l’immagine del divino inteso come rapporto costante con la vita, con l’amore e con l’essere: la relazione uomo/Dio è pertanto un invito a essere pienamente umani, significa vedere che Dio è l’esperienza della vita, dell’amore e dell’essere che s’incontra dentro l’esperienza di un’umanità ampliata e arricchita. Per Spong, infatti, “il divino è la dimensione ultima e profonda dell’umano” ed è possibile incontrarla quando una persona diviene profondamente e fino in fondo umana.

Di Spong è stato appena pubblicato in italiano, presso l’editore Massari e a cura di Ferdinando Sudati, La nascita di Gesù tra miti e ipotesi, in cui viene compiuta un’attenta rivisitazione dei racconti sulla nascita di Gesù.

Come scrive Ferdinando Sudati nell’ampia introduzione che costituisce un utile viatico al volume: “Il nuovo lavoro di Spong sarà una felice sorpresa per molti lettori, soprattutto cattolici, che in questi anni si sono familiarizzati con il problema del Gesù storico. Vi troveranno in bella sintesi i dati della migliore storiografia critica e indipendente attorno ai vangeli dell’infanzia, cioè dei racconti del concepimento e della nascita di Gesù come sono riportati da Matteo e Luca. In realtà, il commento storico-critico a questi capitoli dei vangeli è dovuto a un credente, addirittura un vescovo, quindi a una persona che ha un grande interesse per Gesù di Nazareth. Può darsi che per qualcuno la sorpresa non abbia solo aspetti culturalmente e religiosamente piacevoli, ma sia fonte di disagio. Ciò a motivo della messa in discussione di un’eredità religiosa, ricevuta dal passato e ben sedimentata nella coscienza cristiana credente, da parte di un vescovo emerito della Chiesa episcopaliana qual è John Shelby Spong. Il disagio potrebbe risolversi in conflitto interiore e perfino in irritazione verso l’autore, generando un rifiuto della sua proposta. A queste persone, soprattutto, è rivolto l’invito a mantenere la calma e a pensare che si trovano nel mezzo di un’operazione, culturale che esige di essere affrontata con strumenti adeguati”.

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Oltre le religioni. Un libro

Autore: liberospirito 18 Lug 2016, Comments (0)

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Una segnalazione libraria, anche se propriamente non da ombrellone. E’ uscito in questa primavera, presso l’editore Gabrielli, un volume collettivo, curato da Claudia Fanti (giornalista presso “Adista”) e da Ferdinando Sudati (teologo e presbitero diocesano), dal titolo quanto mai accattivante: Oltre le religioni. I quattro autori pubblicati provengono da diverse parti del mondo, a testimoniare – se ce ne fosse ancora il bisogno – come la necessità di un radicale rinnovamento religioso nel mondo cristiano sia avvertita su scala planetaria. Sono studiosi con formazione e percorsi differenti ma accomunati dalla medesima sensibilità. Si tratta di John Spong, vescovo episcopalismo statunitense (v. qui); Maria Lopez Vigil, scrittrice cubano-nicaraguense; Roger Leaners, gesuita belga (v. qui) e infine Josè Maria Vigil, teologo spagnolo ma residente in Sud America da anni e coordinatore della commissione teologica dell’EATWOT (associazione ecumenica dei teologi e teologhe del terzo mondo – v. qui e qui). Inoltre il volume gode di alcune pagine introduttive scritte da Marcelo Barros, monaco benedettino brasiliano ed esponente di punta della teologia della liberazione.

Cosa vuol dire andare oltre le religioni? Significa, in breve, riconoscere il carattere storico, culturale delle religioni così come le conosciamo. Le istituzioni religiose sono il prodotto indiretto della rivoluzione neolitica e delle cosiddette civiltà monumentali nate da quella rivoluzione. Hanno giocato un ruolo fondamentale in molte epoche storiche ma, come ogni fenomeno storico, alla fase iniziale, aurorale, è succeduta quella della piena maturità e sviluppo, per intraprendere poi un’altra fase, quella crepuscolare, declinante. Oggi siamo entrati in questo stadio.

Ma parlare di una fase calante delle istituzioni religiose non significa liquidare in toto l’esperienza religiosa. L’essere umano che noi tutti siamo, quello che gli scienziati chiamano homo sapiens sapiens, ha una vita lunga, assai più antica delle grandi civiltà del passato, siano esse quelle egizie, sumere, cinesi o altre ancora. Come scrive Claudia Fanti: “Fin dal principio, l’homo sapiens è stato anche homo spiritualis, l’idea concreta di Dio è stata elaborata molto più tardi”. Allora come è esistita una religiosità prima delle religioni è altrettanto possibile riflettere su una religiosità dopo le religioni. E’ ciò che Josè Maria Vigil chiama ‘paradigma post-religionale’. La società attuale, della conoscenza e dell’informazione, globalizzata, post-industriale si sta incamminando lungo questa direzione. E’ un fenomeno che ci interessa da vicino, poiché riguarda soprattutto il cosiddetto primo mondo.

Scrive Roberto Mancini, citato nell’introduzione: “Ogni confessione religiosa è una strada, non una casa e tanto meno una fortezza. Se si irrigidisce come se fosse una casa, allora la religione stessa diventa idolatria”. La religione diventa idolatria quando confonde il mezzo con il fine, quando la sopravvivenza dell’istituzione diviene più importante delle ragioni che l’hanno fatta nascere. E’ questo il triste e perverso destino a cui sono destinate tutte le istituzioni (come Ivan Illich ha mostrato assai bene nei suoi lavori), non solo quelle religiose.

E’ lungo questo asse che si snodano i quattro interventi, con accenti e toni differenti, seguendo piste di ricerca non sovrapponibili l’una all’altra, ma   affratellati tutti dalla percezione che, sapendo affinare lo sguardo, c’è tutto un mondo che oggi vuole venire alla luce e che desidera esprimere in forme nuove, inedite, la gioia di vivere e il legame che unisce tutti i viventi.

Scriblerus

Dio ci dà a conoscere che dobbiamo vivere come persone che senza Dio fanno fronte alla vita. (Dietrich Bonhoeffer)

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Lunedì 5 maggio, dalle ore 15,30 alle 18,30 si terrà un seminario, presso l’Università di Bergamo, nella città alta, sede di via Salvecchio 19 (aula 42 – piano terra), dal titolo La mistica tra risveglio e trasformazione di civiltà, condotto da Gianni Vacchelli (scrittore, saggista e docente). Introduce Fulvio Manara, coordinatore della Comunità di ricerca “Culture religioni diritti nonviolenza” dell’Università di Bergamo. Interviene Federico Battistutta, coordinatore del sito web www.liberospirito.org, luogo virtuale per lo studio delle connessioni tra religione e libertà.

L’iniziativa è stata organizzata dalla Fondazione Serughetti – La Porta e dall’Università di Bergamo. In precedenza entrambi gli enti avevano organizzato due incontri con i teologi John Spong (in ottobre) e Roger Lenaers (in gennaio). L’intera iniziativa ha per titolo La ricerca del divino oltre le religioni.

Per info: [email protected]

Roger Lenaers in Italia

Autore: liberospirito 22 Gen 2014, Comments (0)

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Roger Lenaers, teologo gesuita belga che da anni riflette sul rapporto tra fede religiosa e modernità, sarà in Italia la prossima settimana. Sono previsti due incontri a Bergamo. L’intera iniziativa è stata chiamata “La ricerca del divino oltre le religioni”.

Lunedì 27 gennaio, alle ore 17.00 si terrà un seminario presso l’Università di Bergamo (aula 1 sede di S. Agostino), in piazzale S. Agostino, 2. Dialogheranno con Lenaers: Fulvio Manara, Federico Battistutta, Giuliano Zanchi, Luciano Zappella, Giulio Brotti, Giangabriele Vertova, Marco Ubbiali e Roberto Massari. Invece martedì 28 gennaio, alle ore 20.45 lo stesso Lenaers terrà una conferenza presso la sala della Fondazione Serughetti La Porta, in viale papa Giovanni XXIII, 30, in cui presenterà i suoi due saggi: Il sogno di Nabucodonosor o la fine di una Chiesa medievale e Benché Dio non stia nell’alto dei cieli, entrambi pubblicati dall’editore Massari. Introdurrà Ferdinando Sudati.

Questi due libri hanno suscitato vasta eco a livello mondiale e propongono un’originale riflessione sull’incontro/scontro fra modernità e immagine tradizionale della fede, proponendo una loro riconciliazione mediante una innovativa proposta di riformulazione della fede per gli uomini secolarizzati del XXI secolo.

L’iniziativa è stata organizzata dalla Fondazione Serughetti La Porta e dall’Università di Bergamo. L’autunno scorso entrambi gli enti avevano organizzato analoghi incontri con il teologo statunitense  John Spong.

Per info: [email protected]

 

John Shelby Spong in Italia

Autore: liberospirito 6 Ott 2013, Comments (0)

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Il teologo americano John Shelby Spong sarà in Italia. Vescovo episcopaliano di Newark (U.S.A.), ha insegnato presso diverse università: Harvard, Drew, University of the Pacific e Berkeley Graduate Theological Union. E’ autore di diversi saggi, alcuni dei quali hanno raggiunto un vasto pubblico. In italiano sono stati tradotti, per l’editore Massari e a cura di Ferdinando Sudati i seguenti libri: Un cristianesimo nuovo per un mondo nuovo (2010), Gesù per i nonreligiosi (2012) e Il quarto Vangelo (2013).

In Italia, sarà a Bergamo per un paio di incontri dal titolo “Dio non è così. Recuperare il divino al cuore dell’umano”. Lunedì 14 ottobre, presso la sala della Fondazione Serughetti La Porta alle ore ore 20.45 terrà una conferenza, preceduta da un’introduzione di  Ferdinando Sudati. Martedì 15 ottobre, presso l’aula 2 della facoltà di Scienze umanistiche dell’Università di Bergamo, in via Pignolo 123, dalle ore 16.45 alle 20.00 si terrà un seminario di approfondimento con John S. Spong, a cui parteciperanno Federico Battistutta, Giulio Brotti, Enrico Giannetto, Ivo Lizzola, Marco Marzano, Giuliano Zanchi e Luciano Zappella; coordinerà l’incontro Fulvio Manara.

L’iniziativa avviene ad opera della Fondazione Serughetti La Porta, dell’Università di Bergamo e della Comunità di Ricerca “Culture Religioni Diritti Nonviolenza”. Per eventuali informazioni: [email protected]