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Tag: Jacques Ellul

Lettera di Bifo al Papa su reddito e lavoro

Autore: liberospirito 5 Giu 2017, Comments (0)
Riprendiamo dal sito della casa editrice DeriveApprodi la lettera che Franco Berardi Bifo ha inviato al papa in cui affronta il tema del lavoro e dl non-lavoro oggi. Merita leggerlo per la sua attualità (prende avvio dal discorso del papa ai lavoratori dell’ILVA). Va ricordato che per la sensibilità biblica il non-lavoro lo troviamo esemplificato dal sabato, così come dall’anno giubilare. Entrambi sono stati creati per amore della vita: il riposo non esiste per accrescere l’efficienza produttiva (come sosteneva Aristotele e con lui buona parte del pensiero dominante occidentale), ma per realizzare il culmine del vivere. Cose importanti in merito sono state scritte da Jacques Ellul (v. Lavoro e religione, pubblicato nel 2015 dal Centro Studi Campostrini).
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Santità,
pur sapendo quanto prezioso è il Suo tempo, mi permetto di rivolgermi a Lei perché da quando una sera di marzo ho sentito la sua voce augurarci buonasera, ho intravisto una luce di speranza, nell’oscurità che da alcuni anni sembra scesa sul mondo.
Non essendo credente non pretendo di capire il senso più profondo delle Sue parole, ma so che sono il cibo di cui ha fame l’umanità contemporanea, condotta a un punto estremo di smarrimento e disperazione dalla violenza e dallo sfruttamento.
Forse perché Lei viene dalla fine del mondo, nei pochi anni del Suo Magistero ha detto la parola carità in modo così persuasivo che anche chi non ha la fede può capirla: nelle mie orecchie spiritualmente sorde è risuonata come l’eco della parola solidarietà cancellata da tempo dall’aggressione del capitalismo che mette gli umani l’uno contro l’altro.
Attento come sono a ogni Suo messaggio, giorni fa ho letto il suo discorso agli operai dell’ILVA, e per qualche minuto mi sono arrabbiato molto con Lei. Com’è possibile (ho pensato) che l’uomo che viene dalla fine del mondo, colui che ha visto da vicino quali effetti produca la violenza del capitale finanziario, si accomodi al conformismo dominante, proprio quel conformismo che ha costretto le donne e gli uomini a vendere la loro vita in cambio di un salario miserabile. Sempre più miserabile da quando di lavoro non ce n’è più bisogno.
Lei sa benissimo che la scienza e la tecnologia, il prodotto più alto del lavoro e della cooperazione umana, stanno rendendo inutile il lavoro salariato, particolarmente quello più degradante e più pericoloso. Grazie al sapere non è più un’utopia la parola di Gesù che ci invita a vivere come i gigli nel campo e come gli uccelli nel cielo. L’idea secondo cui occorre lavorare in cambio di salario è una moderna superstizione.
Questa superstizione ha permesso e permette a una piccola minoranza di sfruttatori di accumulare ricchezze sempre più ingenti, mentre milioni di persone perdono il loro tempo, che andrebbe liberato non certo per oziare ma per educare i ragazzi, per curare il corpo e la mente. Infatti oggi le macchine sono in grado di sostituire l’umana fatica: ma il tempo degli umani costa meno che l’applicazione di congegni tecnici di cui pure abbiamo la disponibilità.
Mi perdoni se mi permetto di rivolgermi a Lei così irrispettosamente: non è vero che lavorare in miniera o in mezzo ai fumi mortiferi delle acciaierie è fonte di dignità. Gli operai dell’ILVA (e i loro figli) soffrono e muoiono per malattie polmonari. Come possiamo dirgli che il lavoro è la sola dignità?
A un giornalista che le chiedeva se bisogna accettare l’inquinamento, una donna di Taranto rispose qualche anno fa con parole che sono rimaste, terribili, nella mia memoria: «Meglio morire di cancro che di fame».
A tal punto gli umani hanno subito il ricatto del capitalismo, che pur di dargli pane accettano che il cancro colpisca i loro figli. A tal punto gli umani sono stati defraudati del tempo e della comunità che solo nel luogo dello sfruttamento hanno potuto ricostituire un senso del comune. A tal punto gli umani sono stati costretti ad azzuffarsi per salario, che la guerra dilaga, i migranti sono visti come nemici da affogare in mare, e il fascismo ritorna dovunque più orrendo che mai.
La dignità consiste nel non piegare il capo a questo ricatto. E non piegare il capo è possibile, oggi, perché grazie all’attività libera e intelligente di lavoro salariato c’è n’è sempre meno bisogno.
Le porgo i miei saluti con gratitudine immensa per l’orizzonte di speranza che il Suo magistero apre al mondo.
Francesco Berardi Bifo

Cristiani e anarchici. Un’intervista

Autore: liberospirito 13 Dic 2015, Comments (0)

Riprendiamo un discorso per noi centrale, quello del rapporto tra religione e libertà. Nello specifico parliamo di anarchismo religioso, a proposito del quale c’è una sezione intera sul nostro sito. Chi desidera approfondire può trovare lì diversi materiali da leggere ed eventualmente scaricare. Invece il post che segue riguarda un’intervista ad Alexandre Christoyannopoulos, coordinatore dell’ASIRA (Academics and Students Interested in Religious Anarchism), con cui siamo in contatto da  anni. Si tratta di un’esaustiva per quanto sintetica esposizione dell’anarchismo cristiano. L’intervista è ad opera di Dario Ronzoni ed è apparsa su www.linkiesta.it.

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Si può essere cristiani e al tempo stesso anarchici? Certo che sì. Non sono molti che lo fanno, a dire il vero. È anche difficile individuarli e ancor di più etichettarli. Ma contano, tra le loro file, nomi illustri come lo scrittore russo Lev Tolstoj o il (meno noto) Jacques Ellul. Secondo Alexandre Christoyannopoulos, professore di Relazioni Internazionali  all’Università di Loughborough, autore di Christian Anarchism: A Political Commentary on the Gospel ci sono molti modi con cui si può essere e diventare anarchici e cristiani. «Uno di questi è il pacifismo: si rifiuta la violenza e al tempo stesso ci si ribella all’autorità che la commette». Ma è solo una parte dell’intera questione, che è molto, ma molto complicata.

Chi sono gli anarchici-cristiani?
Per tradizione, gran parte degli anarchici sono anti-clericali e atei. Ma non tutti. Alcuni hanno mantenuto legami, o anche qualcosa di più, con la religione. È difficile catalogarli. Prima di tutto perché le etichette sono molto scivolose. E poi perché non esiste un movimento ufficiale, una linea comune. Sono più una galassia di persone e di comunità, e si riconoscono a posteriori. In generale li accomuna il rifiuto di un’autorità superiore sulla base del cristianesimo. Certo, bisogna capire di quale tipo di cristianesimo si sta parlando.

Ad esempio?
Partiamo da Tolstoj: il suo cristianesimo passava per una lettura razionale dei testi sacri, si rapportava alla tradizioni individuando le sue posizioni anche nei testi dei Padri della Chiesa, più o meno costruendo un sistema coerente dal punto di vista teorico. Stiamo parlando di un autore, isolato e unico. Ce ne sono altri, come Jacques Ellul e Dave Andrews, che partono da posizioni protestanti e si rifanno alla tradizione anabattista. Per loro il rifiuto dell’autorità costituita è, in un certo modo, genetico. C’è anche Dorothy Day, che era anarchica e cattolica. Fondò il Movimento degli Operai Cattolici nel 1933 in piena depressione. Nel suo caso è evidente come l’interesse per i poveri, la non-violenza, la battaglia per i diritti delle donne trovassero corrispondenza in posizioni religiose. Non è chiaro, però, come avrebbe agito se il Papa le avesse imposto di fermarsi.

Esistono ancora anarchici-cristiani attivisti?
Certo. Il movimento dei lavoratori cattolico esiste ancora. Promuovono azioni di lotta e proteste contro le iniziative militari. Appartengono alla più larga sfera degli anarchici-cristiani pacifisti che si ribellano ai governi e alle autorità in nome del rifiuto della guerra dettato da convinzioni religiose. Anche a Occupy, per fare un esempio, c’erano gruppi cristiani.

Ma come si regolano nei confronti dell’autorità religiosa?
Per alcuni Dio non è solo colui che ha dettato le regole della religione, ma anche “amore”, “vita”. Lo individuano in aspetti dell’esistenza diversi e più ampi. Che è un modo per evitare la questione. Per quanto riguarda la Chiesa come istituzione le posizioni sono diverse. Tornando a Tolstoj: la Chiesa per lui era l’anti-Cristo: predicava in suo nome ma agiva facendo l’esatto contrario. Disonesta e pericolosa. Se invece guardiamo all’atteggiamento delle comunità, si registra, in genere un certo distacco. La Chiesa è identificata con la comunità in cui si vive e si opera. Quella di Roma, la Chiesa Cattolica, è solo una tra le tante. Nella storia ci sono stati molti esperimenti di comunità più radicali, meno legate al potere e alle istituzioni ufficiali: anche adesso è così.

Come vivono invece temi più complicati come l’aborto, o il matrimonio tra coppie omosessuali?
Non c’è una linea sola. Sono argomenti di dibattito, per ogni comunità ci sono posizioni sono diverse. In certi casi può prevalere la sacralità della vita, per cui sull’aborto si allineano alle posizioni, ad esempio, della Chiesa. Ma potrebbero anche non farlo. La questione è qui: possono rivendicare autonomia nelle loro opinioni senza dover sottostare alle decisioni di un’autorità precisa.

Quali tratti della figura di Gesù sono più “anarchici”?
Serve una premessa: si sta facendo un discorso anacronistico. Prima del 1800 la parola anarchico è comunque una forzatura. Se la si utilizza è perché costituisce una categoria utile per legare insieme fenomeni diversi, accomunati da un grado di libertà e autonomia dal potere e da una identificazione religiosa. Ecco: anche Gesù, quello cosiddetto “storico”, può essere visto così. La sua predicazione era sovversiva e radicale: contro la dominazione romana, ma anche contro le altre autorità. Rovesciare i tavoli del tempio è un atto decisivo. All’epoca il tempio era il fulcro del potere politico, religioso, militare, economico. In più, a differenza degli altri gruppi ribelli anti-romani del periodo è pacifista. La sua nuova società era molto diversa, e per questo l’establishment lo temeva. Era pericoloso. E sì, in un certo senso era anarchico.

Che possano esistere dei cristiani anarchici (o degli anarchici cristiani) potrà stupire molti. L’accostamento dei due termini sembra un vero e proprio ossimoro. Eppure… Eppure esiste un cristianesimo anarchico: basti pensare a diverse correnti considerate come eretiche nei secoli passati. O per venire al nostro tempo ricordare figure, fra loro molto diverse, ma accomunate dalla medesima sensibilità religiosa e politica: da Lev Tolstoj a Simone Weil, da Ivan Illich a Jacques Ellul. E in Italia Aldo Capitini, Ferdinando Tartaglia e, vicinissimo a noi (dal punto di vista cronologico) don Gallo.

thecatholicworkerfarm.org

Questa breve premessa per segnalare un convegno che si terrà in Inghilterra (per la precisione presso la Catholic Worker Farm) nel mese di luglio. Tale evento è organizzato in collaborazione con la rivista “A Pinch of Salt”;  il titolo è:  Comforting the Afflicted, Afflicting the Comfortable. Sono previsti workshop, tavole rotonde, momenti di riflessione e di socializzazione. Ci sono alcuni posti letto a disposizione e lo spazio nel campo per chi porta la propria tenda. Gli arrivi sono previsti entro le ore 12 del 18 luglio: le partenze per le ore 12 del 21 luglio. Gli organizzatori sono in grado di accogliere le persone in piccoli gruppi presso la stazione della metropolitana Rickmansworth (Metropolitan Line London Underground). Tutto il convegno è gratuito, ma le donazioni a sostegno della comunità ospitante e a “A Pinch of Salt” saranno benvenute.

L’indirizzo completo è il seguente: The Catholic Worker Farm, Lynsters Farm, Old Uxbridge Road, West Hyde, Hertfordshire, WD3 9XJ United Kingdom.

Web Site: www.thecatholicworkerfarm.org
E-mail:  [email protected]