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Tag: intolleranza

130510.MST.Dalai Lama

Tra le diverse iniziative sorte in seguito agli attentati di Parigi ci sono state anche quelle che hanno proposto  la preghiera come momento di fratellanza e di condivisione di fronte al dolore (cfr. #PrayForParis). Ma la preghiera non basta. Non siamo noi a dire questo, ma il Dalai Lama, parlando alla tv di Stato tedesca “Deutsche Welle”. Il leader spirituale tibetano ha affermato: “Non possiamo risolvere questo problema solo con la preghiera. Io sono un buddhista e credo nella preghiera“; aggiungendo poco dopo: “gli esseri umani hanno creato questo problema, e ora stiamo chiedendo a Dio di risolverlo. E’ illogico. Dio avrebbe detto di risolvercelo da soli, perché siamo noi ad averlo creato“. La soluzione secondo il Dalai Lama è “un approccio sistematico per promuovere valori umanistici, di unità e di armonia. Se iniziamo a farlo ora, c’è la speranza che questo secolo sarà diverso dal precedente. E’ nell’interesse di tutti. Quindi dobbiamo lavorare per la pace delle nostre famiglie e della società, e non ci aspettiamo l’aiuto di Dio, di Buddha o dei governi“.

Sempre il Dalai Lama dopo gli atti terroristici di Parigi aveva commentato l’accaduto con queste parole: “Ci sono giorni in cui penso che sarebbe meglio se non ci fossero le religioni”. A chi gli domandava cosa intendesse dire con quelle parole, aveva così puntualizzato: “La conoscenza e la pratica della religione sono state utili, questo è vero per tutte le fedi. Oggi però non bastano più, spesso portano al fanatismo e all’intolleranza e in nome della religione si sono fatte e si fanno guerre. Nel XXI secolo abbiamo bisogno di una nuova etica che trascenda la religione. La nostra elementare spiritualità, la predisposizione verso l’amore, l’affetto e la gentilezza che tutti abbiamo dentro di noi a prescindere dalle nostre convinzioni sono molto più importanti della fede organizzata. A mio avviso, le persone possono fare a meno della religione, ma non possono stare senza i valori interiori e senza etica”.

Pure noi la pensiamo in questo modo.

Siamo tutti yazidi: dalla parte degli eretici

Autore: liberospirito 12 Ago 2014, Comments (0)

Yazidi_Peacock_Angel

“Siamo tutti palestinesi”, ha scritto qualcuno, giorni fa, durante l’assedio del territorio palestinese. Ma negli stessi giorni un cui l’esercito israeliano bombardava Gaza, poco più oltre, in Irak, l’esercito dell’Isis (lo stato islamico jihadista in terra irakena) attuava il massacro degli yazidi. Da una parte il nazionalismo israeliano, dall’altra il più truce fondamentalismo arabo: in entrambi i casi ideologie violente, alimentate e sostenute dalle religioni.

Chi sono gli yazidi contro cui si accanisce la violenza e la crudeltà dell’intolleranza religiosa? Si tratta di un piccolo popolo che vive nell’area mesopotamica, spesso accusato dall’ortodossia islamica di praticare culti eretici e per questo duramente perseguitato prima dagli Ottomani,  poi dal governo turco e da Saddam Hussein che li emarginò e li discriminò socialmente e culturalmente.

Vengono anche chiamati dai tradizionalisti “adoratori del diavolo” poiché nel loro culto vi è l’adorazione  di Melek Tā’ūs, l’Angelo Pavone, figura dominante della religiosità yazidica; si tratta dell’angelo caduto, ma non divenuto come in altre religioni Satana, quindi non adorato in quanto diavolo, ma per la sua natura buona e la sua potenza di creatore. La religiosità degli Yazidi sarebbe antica di oltre 4.000 anni; in esso sarebbero confluiti nel corso del tempo elementi gnostici, zoroastriani, del cristianesimo nestoriano, della qabbalah ebraica e del sufismo islamico.

Le notizie di agenzia riportano che nei giorni scorsi 500 yazidi sono stati uccisi dai miliziani dell’Isis. Tra loro – come accade sempre in ogni guerra – ci sarebbero donne e bambini Si parla anche di persone bruciate vive e di altre sepolte vive.

“Siamo tutti palestinesi”, ha scritto qualcuno, giorni addietro. “Siamo tutti yazidi”, aggiungiamo noi oggi. Per smontare ogni fondamentalismo, dalla parte degli eretici.

Intolleranza, fondamentalismo, fanatismo, integralismo, dogmatismo, etc. etc. Si potrebbe continuare in queste variazioni sul tema. Si tratta di un nemico, esterno quanto interno, che continuamente ci minaccia oppure tenta di sedurci subdolamente con le sue presunte sicurezze. E tutto ciò riguarda non solo la religione, ma, a guardare bene, attraversa ogni campo della vita umana: dall’ambito della socialità alla sfera più intima e personale. Come antidoto a tutto ciò una sana e aperta risata è più efficace di tante raffinate analisi del problema. In questa prospettiva proponiamo una storiella ebraica, raccontata dalllo scrittore Amos Oz nel suo libriccino Contro il fanatismo (Feltrinelli).

Amos Oz, Copyright www.peterrigaud.com

Ora mi torna in mente una vecchia storiella, dove uno dei personaggi – ovviamente siamo a Gerusalemme e dove sennò – è seduto in un piccolo caffè, e c’è una persona anziana seduta vicino a lui, così i due cominciano a chiacchierare. E poi salta fuori che il vecchio è Dio in persona. D’accordo, il personaggio non ci crede subito lì per lì, però grazie ad alcuni indizi si convince che è seduto al tavolino con Dio. Ha una domanda da fargli, ovviamente molto pressante. Dice: “Caro Dio, per favore dimmi una volta per tutte, chi possiede la vera fede? I cattolici o i protestanti o forse gli ebrei o magari i musulmani? Chi possiede la vera fede?”. Allora Dio, in questa storia risponde: “A dirti la verità, figlio mio, non sono religioso, non lo sono mai stato, la religione nemmeno mi interessa”.

Amos Oz