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Tag: Haim Baharier

Piccola qabbalah quotidiana

Autore: liberospirito 22 Ago 2012, Comments (0)

Un suggerimento di lettura. E’ uscito in libreria questa primavera un libricino di Haim Baharier, studioso di ermeneutica biblica e di pensiero ebraico. Si intitola Qabbalessico (l’editore è Giuntina di Firenze). Non esageriamo nel dire che è un piccolo gioiello: la qabbalah – antico sapere del popolo ebraico – viene presentata non in modo saccente o come un sapere esoterico rivolto a uno sparuto manipolo di prescelti, bensì ne vengono spremute alcune gocce a partire da fatti e contesti perlopiù quotidiani, prosaici (come nel testo che proponiamo sotto). Da lì, da ciò che abbiamo sotto gli occhi – e proprio per questo ci sfugge – vengono alla luce frammenti di sapienza (parola, quest’ultima, da usare oltremodo con pudore) che sanno ricollegarci a personaggi e luoghi della Bibbia, e, come se non bastasse, da lì riescono a condurci lungo sentieri inesplorati che conducono lontano, nella “consapevolezza di una sapienza inattingibile ma necessaria che sta dietro ogni luogo della verifica”.

J come … jeep

Non più mezzi da lavoro, i gipponi di oggi. Suv dal potenziale inespresso, talenti sprecati sui pavè lisci come tombe. Piacciono perchè piallano tutto, niente ostacoli imprevisti.

L’ostacolo è un’opportunità, si ripete in tempo di crisi: un trampolino dal quale spiccare il volo dopo aver sudato sangue. Così ne va della carriera, del successo. La religione invece, quando promette molto, esibisce un altare svettante.

Ci si scorda che l’ostacolo, per sua natura, appartiene all’insignificante. E non nel senso di assoluto: morire non è un incidente di percorso. Insignificante vuol dire che nell’ostacolo ci inciampi e ti imbiestalisci: infimo dislivello rilevato ma non calcolato.

Sul gippone i dislivelli non li senti. Se sbatti, è contro una montagna. Per riacquistare familiarità con il dislivello occorre lasciare la strada maestra per gli sterrati. “Per andare molto lontano, mai chiedere la strada a chi non sa perdersi” diceva il poeta Roland Giguère.

Nel racconto biblico, Mosè abbandona spesso la pista. Lo fa nel deserto quando insegue una pecorella smarrita. Lì si imbatte in un roveto che arde. Niente di miracoloso, Mosè conosce le autocombustioni.

Nel testo si dice che il roveto ardeva senza consumarsi. Sta lì il prodigio?

Prodigiosa è la spiegazione dei qabbalisti: i roveti ardono nel deserto da sempre, non significano. Mosè si ferma e si interroga. Fino a quel momento, lui la storia se l’era raccontata: che le cose vanno in un certo modo, che non si sfugge al destino. Ora è finito il tempo delle risposte, inizia quello delle domande. Davanti all’insignificante irrisolto, Mosè capisce che dovrà tornare in Egitto per liberare il suo popolo.

Il roveto finalmente brucia e si consuma.

Il suv fonde il motore e ti senti di colpo un ammiraglio sul K2.

Haim Baharier