Crea sito

Tag: Guarani

Per i Guarani

Autore: liberospirito 21 Set 2015, Comments (0)

braz-guarani

Ricaviamo le informazioni che seguono dalle news di Survival International.

In breve: negli ultimi giorni, i Guarani (popolazione che vive principalmente nelle foreste del Brasile) hanno subito una serie di attacchi terribili, sistematici e premeditati da parte di sicari armati al servizio dei proprietari terrieri che occupano le terre ancestrali delle comunità.

Ad esempio a Nanderu Marangatu hanno assassinato un giovane leader e ferito con proiettili di gomma anti-sommossa altre persone, tra cui un bambino di un anno. Il 3 settembre, la comunità di Guyra Kambi’y è stata circondata da decine di veicoli pieni di allevatori e sicari armati. Hanno aperto il fuoco ripetutamente contro il villaggio costringendo gli indiani, compresi compresi bambini, a fuggire e a nascondersi nei piccoli lembi di foresta sopravvissuti. Poi hanno dato fuoco alle case e distrutto tutto. Ieri, altri sicari hanno rapito una trentina di Guarani di Pyelito Kuê spargendo sangue e terrore. Una donna è stata picchiata e stuprata. Gli strumenti di Tribal Voice forniti da Survival alla comunità per documentare la situazione sono stati distrutti.

Si sparano colpi contro i Guarani ogni giorno. E la cosa straziante è che i Guarani sanno che rioccupare parte delle loro terre ancestrali significa rischiare la vita. Ciò nonostante, non si arrenderanno. Perché senza la loro terra, senza la loro tekoha, non hanno speranza. E più nulla da perdere.

Per Survival il sostegno di tutti è vitale per la sopravvivenza dei Guarani. Ecco cosa si può fare:

Scrivere alla presidente del Brasile per chiederle di demarcare le terre dei Guarani e fermare l’assassinio dei loro leader;

Sostenere la campagna di Survival per i Guarani. Ogni euro raccolto aiuterà i Guarani a difendere i loro diritti umani, a riconquistare le terre ancestrali, a difendere le loro vite, a ripristinare i loro orti. Nessun importo sarà mai troppo piccolo.

Scrivere all’ambasciata brasiliana in Italia.

Brasile: popoli nativi e mondiali di calcio

Autore: liberospirito 12 Giu 2014, Comments (0)

I mondiali di calcio in Brasile sono alle porte e, insieme ad essi, arrivano pure tutte le assurdità del Barnum calcistico. L’associazione Survival International ha reso noto una serie di informazioni che mettono in relazione lo svolgimento dei mondiali con le condizioni di vita delle popolazioni indigene. E’ utile leggerle perchè i grandi organ di stampa preferiscono non parlarne. Basti questa notizia: il governo brasiliano ha stanziato 791 milioni di dollari per il sistema di sicurezza da mettere in atto durante la Coppa del Mondo; è una cifra almeno tre volte superiore al budget annuale del suo Dipartimento agli Affari Indigeni, sempre a corto di finanziamenti.

Chi intende dare il suo contributo a sostegno delle popolazioni indigene può andare a questa pagina di Survival International e seguire le loro proposte.

20140317-2

Gli stadi di calcio sono costruiti sui territori indigeni, e la recente ricchezza del paese deriva dallo sfratto degli Indiani e dal furto delle loro terre. A seguire alcune informazioni su questi stadi e sui popoli nativi che vivono nei dintorni.

Stadio Maracanã (Rio de Janeiro): Maracanã è una parola indigena tupi che significa pappagallo (ma può anche riferirsi al maraca-na – un sonaglio fatto di semi usato dai Guarani durante le cerimonie religiose).  Con l’inizio dei lavori di ricostruzione dello stadio in vista della Coppa del Mondo, circa 70 Indiani appartenenti a 17 diverse tribù furono sfrattati da un edificio del XIX secolo, vicino allo stadio. Gli Indiani che lo abitavano volevano che l’edificio venisse preservato come Centro Culturale Indigeno, ma è stato raso al suolo per fare spazio a un gigantesco parcheggio e a un museo sul calcio. Nel 1910 quella casa coloniale aveva ospitato il primo Istituto di ricerca culturale indigena del Brasile. Subito dopo divenne l’ufficio principale per il Servizio di Protezione dell’Indio (l’odierno FUNAI). Fino al 1978 fu la sede centrale del Museo del Popolo Indiano del Brasile.

Stadio Cuiabá (Mato Grosso): tra le tribù che vivono in quest’area ci sono i Nambiquara, gli Umutina e i Pareci. Gli Umutina furono decimati dal morbillo e da altre malattie. Nel 1862 erano 400, ma nel 1943 ne sopravvivevano solo 73. Oggi il loro numero sta lentamente crescendo. I Nambiquara soffrirono terribilmente quando la fertile vallata del loro territorio ancestrale fu attraversata dalla superstrada BR-364, finanziata dalla Banca Mondiale. Erano 7.000 nel 1915, ma nel 1975 ne erano rimasti solo 530. Oggi i Nambiquara sono 2.000 ma le loro terre sono ancora invase dai cercatori di diamanti, dai taglialegna e dagli allevatori.

Stadio di Belo Horizonte (stato di Minas Gerais): A circa 100 km a nord-est di Belo Horizonte si trova un territorio indigeno chiamato “Fazenda Guarani”, abitato dai Krenak e dai Pataxó. Entrambe le tribù hanno subito enormi perdite nel tentativo di resistere all’espansione della frontiera coloniale. Negli anni ’60 lo stato brasiliano istituì due prigioni segrete gestite dalla polizia militare per punire e rieducare gli indigeni che resistevano all’invasione delle loro terre. La Commissione Nazionale brasiliana per la Verità sta ancora indagando sui maltrattamenti degli Indiani nelle prigioni.

Stadio di Manaus (stato di Amazonas):  sarà l’unica città amazzonica a ospitare la Coppa del Mondo. L’architettura dello stadio riprende lo stile di un cesto indigeno. Verso la fine del XVIII secolo la città di Manaus crebbe notevolmente grazie ai proventi del boom della gomma. Decine di migliaia di indigeni furono ridotti in schiavitù e costretti a estrarre la gomma. Nei confronti degli Indiani furono commesse atrocità terribili: a migliaia morirono per le torture, la malnutrizione e le malattie. Alcuni riuscirono a evitare la schiavitù rifugiandosi presso le sorgenti più remote degli affluenti del Rio delle Amazzoni, dove ancora oggi vivono cercando di evitare ogni contatto con la società nazionale. A un centinaio di chilometri da Manaus c’è il territorio dei Waimiri Atroari. La tribù oppose una valorosa resistenza ai cacciatori e ai lavoratori della gomma che invadevano il loro territorio; molti Indiani morirono negli scontri violenti. La tribù fu però contattata negli anni ’70, quando il governo spianò la loro foresta per costruire una superstrada. Centinaia di indigeni morirono per le malattie e negli scontri violenti con le unità dell’esercito inviate per sedare la resistenza. La Commissione Nazionale brasiliana per la Verità sta indagando sulle atrocità commesse in quel periodo nei confronti dei Waimiri Atroari.

Stadio di Brasilia: A solo cinque ore di macchina da Brasilia, alcuni piccoli gruppi di Indiani si nascondono nella vasta macchia spinosa. Sono gli Avá Canoeiro, gli ultimi 24 sopravvissuti di una tribù forte e fiera costretta a una vita in fuga dal 1780, e oggi sull’orlo dell’estinzione.

Stadi nel nord-est del Brasile: Recife, Salvador, Fortaleza e Natal: Delle 23 tribù della costa nord-orientale, solo i Fulnio hanno mantenuto la loro lingua. Quest’area fu una delle prime a essere colonizzate, ed oggi è teatro di alcuni dei conflitti territoriali più accesi. I Pataxó Hã Hã Hãe lottano da decenni per il loro diritto alla terra; nel corso del tempo hanno subito numerose violenze e i loro leader sono stati assassinati. A sei ore di macchina da Salvador, i Tupinambá vengono presi di mira dalla polizia, che ha assaltato i loro villaggi per sfrattarli dalle terre e fare spazio agli allevamenti di bestiame. Nell’agosto 2013 quattro Tupinambá sono stati uccisi e il loro corpi mutilati, e 26 case sono state distrutte.

Difendiamo la terra degli uomini rossi

Autore: liberospirito 17 Dic 2013, Comments (0)

Dal sito di Survival international apprendiamo che Ambrosio Vilhalva, leader indigeno e interprete del film “Birdwatchers – La terra degli uomini rossi”, è stato trovato morto nella sua capanna, accoltellato da ignoti. Nelle scorse settimane aveva ricevuto molte minacce.

Da anni lottava per difendere il diritto del suo popolo a vivere nella terra ancestrale, nello stato brasiliano del Mato Grosso do Sul. Nel 2004 aveva guidato con successo la sua comunità, nota come Guyra Roká, alla rioccupazione di un minuscolo fazzoletto della sua terra. Ancora oggi, però, grandi porzioni del territorio restano nelle mani di imprenditori che le hanno trasformate in vaste piantagioni di canna da zucchero lasciando i Guarani senza terra a sufficienza per vivere. Aveva detto: “Ecco cosa vorrei più di ogni altra cosa: terra e giustizia… Vivremo nella nostra terra ancestrale; non ci arrenderemo mai”.

I Guarani di Guyra Roká furono sfrattati dalla loro terra alcuni decenni fa, per mano degli allevatori. Per anni hanno vissuto senza niente, sul ciglio di una strada. Nel 2004 hanno rioccupato una parte della terra ancestrale, e ora vivono in un piccolo lembo di quello che prima era il loro territorio. La maggior parte della loro terra è stata spianata per far spazio a enormi piantagioni di canna da zucchero. Tra i principali proprietari terrieri coinvolti ci sono potete figure politiche locali. Oggi, ai Guarani non è rimasto quasi niente.

“Mio marito è stato ucciso perché si batteva per la demarcazione delle nostre terre ancestrali…” ha dichiarato Maria, moglie di Ambrosio. “Dicono che io sarò la prossima vittima… che sarò uccisa allo stesso modo.”

Survival International invita tutti a  mandare un messaggio urgente alla presidente del Brasile per chiedere che tutto il territorio di Guyra Roká sia ratificato e protetto come previsto dalla costituzione, e restituito immediatamente ai Guarani, prima che altri siano uccisi.  E’ possibile copiare e incollare il testo riportato qui sotto oppure scriverne uno personale, infatti un testo originale sarà ancor più efficace. Scriviamo pure in italiano!

Questo è l’indirizzo mail: [email protected]
e in copia a: [email protected]

Sua Eccellenza, sono rimasto sconcertato nell’apprendere dell’assassinio di Ambrosio Vilhalva, leader Guarani e star cinematografica. Le chiedo di completare subito la demarcazione e la ratifica della terra della sua comunità – Guyra Roká – prima che altri Guarani debbano subire lo stesso tragico destino. Cordiali saluti.

ambrosio_vilhalva