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Tag: Giovanni Franzoni

Sul movimento #churchtoo

Autore: liberospirito 9 Mar 2018, Comments (0)

Ieri era l’8 marzo. Per non dimenticare troppo in fretta questa giornata proponiamo la lettura di un’intervista a Letizia Tomassone, pastora valdese a Firenze, all’interno del programma radiofonico di RAI Radio1 “Culto evangelico”. La conversazione verte sul movimento #churchtoo, nato sull’esempio di #metoo, per favorire la denuncia degli abusi e delle molestie sessuali all’interno delle chiese. L’agenzia evangelica NEV ne ha pubblicato la trascrizione, che noi qui riproduciamo.

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Come dobbiamo considerare la nascita del movimento #churchtoo? È la dimostrazione che sta crescendo la consapevolezza che anche le chiese possono essere luoghi di abuso verso le persone più vulnerabili? O, al contrario, mostra che questo problema rimane ancora un tabù?

Ciò che secondo me il movimento #churchtoo fa emergere è che le chiese possono e devono essere luoghi di denuncia dell’abuso. Luoghi in cui poter dire la verità proprio a partire dalle molestie e gli abusi subiti dentro le chiese e che invece sono talvolta legittimati da un pensiero, ancora oggi ben presente, che afferma l’inferiorità delle donne.

Si tratta di superare una cultura sessista che è appoggiata teologicamente con l’idea che la donna è stata creata seconda rispetto all’uomo, con l’idea che la donna è in funzione del maschio. E che spesso si associa a una cultura omofoba anch’essa ben presente nelle chiese. Il movimento #churchtoo intende portare avanti una battaglia, che ormai ha alcuni decenni alle spalle, contro la violenza sulle donne, per fare chiarezza, dire la verità su ciò che avviene dentro le chiese e recuperare la dignità, l’integrità delle donne e dei soggetti sessualmente più deboli.

Quali storie emergono dai tweet di chi racconta di abusi subiti?

Emergono soprattutto storie di persone non credute che quando vanno a parlare di ciò che hanno subito sono invitate al silenzio, alla pazienza, all’accettazione, quasi ad un’idea antica di sacrificio. E poi emerge molto forte una cultura della purità in base alla quale se tu sei stata molestata o abusata, da bambina o da bambino, è come se tu fossi impura e spettasse quindi a te recuperare la tua integrità, la tua purezza. Al contrario la posizione di chi abusa non è mai mesa in questione. Queste storie mostrano che le chiese sono ancora strutturalmente misogine.

Nella sua esperienza di pastora e di teologa come si può affrontare efficacemente la questione degli abusi nelle Chiese?

Certamente parlandone, come donne, ma coinvolgendo molto anche gli uomini affinché riflettano sulle loro esperienze, sulle violenze subite e vissute. Riflettendo anche sulla violenza diffusa nelle famiglie. Quindi il primo punto è non considerare questo tema un tabù ma portarlo in primo piano.

Mi ha colpito molto anche la riflessione delle chiese della Nuova Zelanda sulla crocifissione come un momento in cui Gesù vien denudato e abusato sessualmente. Ricordo un discorso di questo genere, emotivamente molto forte, proposto qualche anno fa in Italia da Giovanni Franzoni rispetto al fatto che la tortura che Gesù subisce nel momento della spogliazione poteva sicuramente comprendere anche l’abuso sessuale.

Vorrei inoltre ricordare altri due strumenti che le chiese italiane hanno a disposizione: l’appello ecumenico contro la violenza sulle donne del 2015, firmato da tutte le chiese italiane; e l’Osservatorio che il Segretariato attività ecumeniche (SAE) ha messo in piedi proprio sui temi della violenza contro le donne e della violenza sessuale.

 

Perché Wojtyła non è un santo

Autore: liberospirito 30 Apr 2014, Comments (0)

Giovanni Franzoni, già abate di San Paolo fuori le Mura (nella cui veste – equiparata a quella di vescovo – ha partecipato al Concilio Vaticano II), è stato convocato agli inizi del 2007 dalla Postulazione per la causa dei santi per portare la sua testimonianza nel processo di beatificazione di Karol Wojtyła. Il ritratto del pontefice che emerge dalla sua deposizione giurata (qui riprodotta) è assai distante dall’iconografia che i media offrono in questi giorni. Il sito della rivista “Micromega” è ritornato sul tema proponendo vari interventi, fra cui quello di dom Franzoni, che riprende e puntualizza quanto aveva precedentemente dichiarato. Perchè Wojtila non è un santo? Basta guardare l’immagine sotto riportata: si tratta dell’incontro ufficiale fra il papa e Pinochet.

wojtila e pinochet

Dopo l’apertura della causa di beatificazione di Giovanni Paolo II un gruppo di teologhe e teologi cattolici, partendo ciascuno dalle proprie conoscenze e dalle proprie sensibilità ferite durante l’esercizio del pontificato di questo papa, ha diffuso un appello nel quale sono confluite le principali obiezioni al processo di canonizzazione. Si è voluto così rispondere all’invito della congregazione competente affinché fossero esposte sia le testimonianze favorevoli sia quelle contrarie alla beatificazione.

Personalmente, oltre che dalla repressione del pensiero teologico cattolico attuata da Wojtyła, ero fortemente colpito da quanto avevo appreso a Managua, nella segreteria del Centro Valdivieso, circa il doloroso isolamento di monsignor Oscar Arnulfo Romero che – ricevuto in udienza privata dal papa affinché potesse riferirgli delle scomparse e delle uccisioni di cittadini, sindacalisti e sacerdoti salvadoregni che avevano sostenuto la causa dei contadini nella presa di possesso delle terre loro concesse dalla riforma agraria – vide disprezzata questa documentazione, si sentì esortare ad andar d’accordo comunque col governo salvadoregno e non riscontrò alcun calore pastorale nel papa.

Per i dettagli di questo doloroso isolamento rinvio alla deposizione già consegnata al tribunale del vicariato di Roma [pubblicata qui]. Aggiungo solo due considerazioni maturate in seguito a quella deposizione.

Quando è emerso lo scandalo degli abusi sessuali su minori compiuti da religiosi cattolici, e non per un atto di consapevolezza da parte della Chiesa ma grazie ai procedimenti legali e risarcitori intentati dalle vittime, l’attenzione del mondo si è rivolta alle responsabilità non solo dei religiosi abusanti ma anche delle autorità della gerarchia che avevano celato il fenomeno agli organi inquirenti laici e si erano accontentate di ammonimenti e di trasferimenti in altre sedi dei preti pedofili (che infatti, in molti casi, hanno proseguito nei loro perversi comportamenti).

Questa modalità di copertura degli scandali oltre a essere contrastante con la lettera dell’Evangelo, secondo il quale è bene che gli scandali siano manifesti perché ci sia chiarezza nella comunità, è risultata anche offensiva nei confronti del rapporto fra corpo ecclesiastico e società laica. Alcuni vescovi costretti tardivamente a dare le dimissioni in seguito all’esplosione degli scandali hanno pubblicamente detto che consultandosi con la Congregazione per la dottrina della fede, di cui era prefetto l’attuale pontefice, avevano operato nella convinzione di essere in armonia con la volontà del papa. Quanto poi allo scandalo che ha coinvolto l’arcivescovo di Vienna, Hans Hermann Groër, costretto alle dimissioni da una corale richiesta dei vescovi austriaci, è noto che la sua promozione da abate benedettino ad arcivescovo fu promossa personalmente da Giovanni Paolo II che aveva stretto un rapporto di amicizia e collaborazione con Groër già da quando era vescovo di Cracovia.

Una seconda considerazione più che la figura di papa Wojtyła riguarda la scelta dell’attuale pontefice di procedere alla cerimonia di beatificazione in una data – il 1° maggio 2011 – che evidentemente viene sottratta alla celebrazione e alla frequentazione di masse di lavoratori organizzati fra i quali vi sono notoriamente cattolici e non cattolici, credenti religiosi e diversamente credenti.
Questa «invasione di campo» costringe alcuni cattolici a scegliere fra partecipazione socio-politica e partecipazione a aventi ecclesiastici. Si tratta di un antagonismo di cui non sentivamo il bisogno.

Giovanni Franzoni