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Tag: Gesù di Nazareth

Salvator mundi

Autore: liberospirito 9 Gen 2018, Comments (0)

Dal blog arte e natura pubblichiamo una riflessione post-natalizia. Il punto d’avvio riguarda un quadro attribuito a Leonardo da Vinci, battuto per una cifra stratosferica presso una celebre casa d’aste inglese.

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Siamo al nove di gennaio e, come si dice, son finite le feste. E’ finito quel periodo dell’anno che, per i più, si risolve in grandi mangiate e, nonostante tutto, corse agli acquisti. Periodo in cui la vittoria del consumo su ogni altro senso – ottundere i sensi si dice – la fa da padrone fino ai minimi termini.

Nella tradizione religiosa cristiano-cattolica – sorretta da una chiesa che da millenni recita la sua parte di comodo per mantenere intatto il potere che si è conquistata – questo sarebbe il tempo in cui, ricordando la nascita di un profeta chiamato Gesù, si riflette sulla nascita, cioè sulla venuta alla luce. Si potrebbe riflettere anche sull’abitudine che la vita ha di morire e rinascere, dunque sulla ciclicità e infatti non è casuale se questo periodo, alle nostre latitudini, coincide con le feste sostiziali di pagana memoria.

Ma, secondo chi scrive, mai come oggi, nei tempi a cui siamo giunti, il messaggio di quell’uomo così importante nella nostra tradizione occidentale, è reso pura apparenza, bellezza di facciata atta a nascondere ben altro dio: quel denaro su cui ormai si gioca la vita e la morte.

Questo breve pensiero “post-natalizio” va a rinfrescare un fatto accaduto circa alla metà di novembre dell’anno appena terminato: si tratta della vendita, organizzata dalla britannica casa d’aste Christie’s, per 450 milioni di dollari (circa 380 milioni di euro) di una tela attribuita alla mano di Leonardo da Vinci che raffigura il salvatore del mondo. Salvator mundi – recita il titolo in latino – che pare abbia battuto ogni record di vendita.

Intorno all’opera e alla sua autenticità – cioè a dire: è stato realmente dipinto solo da Leonardo oppure il grande maestro ci ha messo mano insieme ai pittori che lo aiutavano a bottega? Se non addirittura: non è possibile invece che sia stato eseguito completamente dalla sua bottega che, come è risaputo, quando ancora il maestro era in vita, poteva rilasciare riproduzioni degli originali del maestro e talvolta anche spacciare qualche quadro come autografo? – c’è stata a quanto pare una certa diatriba perché la tela risulta alquanto rovinata e quindi più difficile da autenticare con certezza.

L’operazione di mercato congeniata intorno a questo quadro – l’opera d’arte diventa un prodotto; quindi anche un capolavoro conta solo se riesce a fare rumore mediatico – l’ha presentato come un nuovo riscoperto capolavoro leonardesco (pare che in realtà fosse conosciuto già da tempo) e la sua apparizione è stata studiata con cura attraverso una massiccia campagna pubblicitaria che ha previsto esposizioni in giro per il mondo (con un totale di circa 27.000 visitatori) compresa la National Gallery di Londra in una recente mostra su Leonardo da Vinci a cui è seguito il gran finale della vendita all’asta.

Lasciamo perdere questo aspetto della questione sul quale, per chi fosse interessato, c’è molto materiale reperibile nel web, e veniamo al dunque. A noi interessa mettere insieme il soggetto rappresentato nel quadro e quell’esorbitante quantità di denaro. Ci interessa rendere evidente come questo accadimento mostri la sostituzione che si è lentamente operata e che oramai trionfa nella nostra società portandola allo sfacelo: colui che ha indicato la strada della salvezza e, con l’esempio di vita, mostrato il modo per percorrerla (che sia realmente esistito ormai pare acclarato, ma anche se fosse personaggio mitico, le cose non cambierebbero) ha smesso da tempo di influire sulle coscienze e la sua immagine/oggetto viene venduta per una cifra con la quale noi gente comune non sappiamo nemmeno fare i conti.

In questo caso si tratta del Messia ma è ogni immagine o idea che abbiamo chiamato dio – mettendo lì dentro il meglio della nostra capacità di esistere in relazione tra noi e il resto del mondo – che ormai da tempo è stata sostiuita dalla divinità denaro che tutti noi adoriamo anche senza accorgercene.

Siamone consapevoli, poi sciegliamo come proseguire. Quella sfera, in fondo, è nelle nostre mani.

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Fare posto all’altro

Autore: liberospirito 21 Dic 2016, Comments (0)

Oggi 21 dicembre cade il solstizio d’inverno in cui, pressoché da sempre, si celebra il passaggio dalle tenebre alla luce. Aggiungiamo anche che il giorno di Natale – il 25 di dicembre – si innesta proprio dentro questo genere di festività ed è bene non scordare questo legame profondo con feste ancestrali. Vogliamo qui ricordare l’approssimarsi di questa giornata con le parole attualissime di don Alessandro Santoro, delle Comunità delle Piagge a Firenze. 

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Nel Vangelo ci viene raccontato il viaggio che Maria e Giuseppe, con la loro famiglia povera e irregolare, fanno da Nazareth nella Galilea fino alla Giudea per essere censiti dall’impero, e arrivati là scoprono che “non c’è posto per loro”. Ho sempre sentito questa frase come un invito a riflettere sull’incapacità, nelle nostre città, nelle nostre relazioni, nelle nostre azioni a fare posto, a fare spazio a ciò che sorprende e “sovverte” la nostra vita. Tutti i giorni ci affanniamo per riempirci di cose, per riempire le nostre case, il nostro tempo; spendiamo energie per accumulare, per crescere, per accaparrare fino a non avere più posto… ciò che rimane poi di tutto questo è quasi sempre vuoto, malessere, solitudine. Ci scordiamo l’arte sapiente, semplice e vitale di fare posto, di fare spazio; ci dimentichiamo di dare la precedenza allo spostare, all’eliminare, al togliere ciò che copre e nasconde, per liberare l’inedito, il Mistero, le attese dense di speranza, il camminare lento ma tenace verso la liberazione e la pace,  verso gli incontri senza infingimenti con la vita e la storia dell’altro. In questa notte, giorno e tempo di Natale, l’invito che mi faccio e che vi faccio è quello di lasciarsi “disturbare” da questo richiamo a fare posto e a fare spazio, a farlo davvero… forse solo così potrà nascere qualcosa di nuovo nella nostra vita, forse solo così potremo riconoscere davvero quel piccolo bambino palestinese di nome Gesù come il sogno di liberazione di Dio che si fa carne, si fa possibile dentro la storia di  ognuno di noi e del nostro sogno comune di umanità nuova e di “terra e cieli nuovi”. Allora buon “fare posto” perché tu viva e sia felice.  Buon Natale

don Alessandro Santoro – Comunità delle Piagge, Firenze

La genealogia orizzontale di Gesù

Autore: liberospirito 22 Dic 2013, Comments (0)

Riceviamo e pubblichiamo questo breve testo proveniente dalla Rete lodigiana per l’accoglienza. Ci sembra una riflessione sul Natale più profonda e puntuale di tanti discorsi altisonanti e pretenziosi che si sentono in questo periodo.

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Dal 4 novembre 2013 al 15 dicembre 2013 in via San Giacomo a Lodi abbiamo incontrato almeno 69 persone che accedono, o non accedono, ai due dormitori (17 posti letto di emergenza). Non sono persone qualunque: tra loro ci sono Otto Emmanuel, Mahmudu, Bouazza, Messan, Komlan, Mbaye, Mobarok, Hossain Abzar Miah, Jules, Gheorghe, Modibo, Mohammed, Antonio, Saad, Mohamed Omar, Sheriff, Mostafa, Florya, Hamed, Walid, Carlo, Chaouki, Abdelhadi, Gheorge, Nelu, Robert, Maurizio, Federico, Komlan, Stefano, Driss, El moustafa, Allal, Simret, Cristian, Gabriel-Dorin, Anicet, abdullah, Idris, Emmanuel, Anouar, Awad, Haralambie, Nikoll, Alassane, Djime, Andrea, Daniel, Andrea, Fernando, Attilio, Maurizio, Pasquale, Mostafa, Calogero, Aoued, Salim, Adel …

Rappresentano la genealogia orizzontale di “poveri Cristi”, figli dello stesso Dio, nonostante le apparenze: ogni giorno nascono e muoiono nella nostra indifferenza. Esattamente come fu per Gesù 2013 anni fa’.

Ognuna di loro è una storia diversa, una vita che deve proseguire, tesa alla risurrezione. Noi siamo chiamati a dare loro un po’ di ossigeno, di luce… ma quanto riusciamo nel nostro intento? e quanto loro ci restituiscono in forza, determinazione, umiltà,… se solo non avessimo paura di camminare insieme a loro. Da questo augurio di coraggio arriva il nostro Buon Natale di speranza.

Rete lodigiana per l’accoglienza

Amare o armare la pace

Autore: liberospirito 6 Dic 2013, Comments (0)

“Sia il vostro linguaggio: sì, sì; no, no; il superfluo procede dal maligno”. Così leggiamo nel Vangelo di Matteo (5, 37). E’ un impegno diretto ed esplicito che va contro ogni bizantinismo, ogni avvitamento del linguaggio su sè stesso; sia ricorrendo a un lessico burocratico tanto freddo quanto incomprensibile o a forme espressive “colte” (o presunte tali: il latinorum di don Abbondio…) o, ancora, a glosse prive di costrutto che anziché illuminare gettano solo ombra e caligine. Per questo sottoscriviamo, e invitiamo vivamente a farlo, l’appello di Alex Zanotelli che riprendiamo dal sito www.ildialogo.org.

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Per amare la pace devi armare la pace”. Lo ha dichiarato nel giugno 2013 il ministro italiano della difesa Mario Mauro. Ora lo stesso slogan, ma in inglese (“to love peace you must arm peace“), è stato usato dal colosso americano dell’industria bellica Lockheed Martin, per la campagna pubblicitaria degli ormai tristemente noti jet F35, caccia bombardieri utilizzabili anche per portare bombe nucleari, che ci costeranno 14 miliardi di euro. Pagati con il sangue dei poveri di questo nostro paese.
Il Ministro Mario Mauro si dichiara cristiano e cattolico. Gesù è stato molto chiaro sul tema della pace sia nel suo insegnamento, come nelle sue scelte personali che gli costarono la vita.
Come cristiani chiediamo dunque al ministro Mauro, di scegliere se essere ministro della guerra o cristiano, fedele al Vangelo o strumento di guerra e di morte. O l’uno o l’altro.
Come cristiani, crediamo non sia più tollerabile lo scandalo di chi, pur professandosi cristiani, tradiscono invece il Vangelo e gli insegnamenti di quel Gesù di Nazareth che ha inventato la nonviolenza attiva per i suoi seguaci.
Primi firmatari
p. Alex Zanotelli – missionario comboniano
Giovanni Sarubbi – Direttore www.ildialogo.org
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