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Tag: Federico Battistutta

Oltre le religioni: un inedito cammino

Autore: liberospirito 20 Ott 2019, Comments (0)

E’ ormai una constatazione comune riconoscere la crisi in cui versano le istituzioni religiose, soprattutto nel cosiddetto “primo mondo” (Europa e Italia incluse, ovviamente). Sembra che sia in corso un nuovo esodo, costituito da una moltitudine di soggetti che a vario titolo non si riconoscono più nelle varie Chiese; uomini e donne che cercano, fuori dai recinti consueti, luoghi ove poter formulare in piena libertà le proprie domande e la propria ricerca.

Secondo alcuni studiosi le istituzioni religiose sono uno degli esiti delle civiltà monumentali di un antico passato: hanno svolto un ruolo fondamentale, ma – come ogni fenomeno storico – dopo la fase aurorale, quella dello sviluppo e della maturità, si stanno incamminando verso uno fase crepuscolare. Noi stiamo vivendo in pieno questo passaggio.

Ma parlare di una fase declinante delle istituzioni religiose non significa liquidare quella domanda di senso radicale che l’esperienza religiosa racchiude e custodisce. Così come è esistita, in un remoto passato, una religiosità prima delle religioni, oggi i tempi sembra che stiano sollecitando una religiosità dopo le religioni e proprio l’attuale società globalizzata della conoscenza e dell’informazione pone con urgenza queste domande.

Su questo e su molto altro si svolgerà un incontro a fine ottobre, a Motta di Livenza. Federico Battistutta – ricercatore indipendente nel campo del religioso contemporaneo – affronterà il tema: Oltre le religioni: un inedito cammino.

Dove: c/o Onorio Zaratin, via della Croce,1 – Motta di Livenza (TV)

Quando: Sabato 26 Ottobre 2019, ore 20,30.

Contatti e info: [email protected]

Il post-teismo di Spong a Piacenza

Autore: liberospirito 20 Mag 2019, Comments (0)

Sabato 1° giugno, alle ore 16.30 presso la Biblioteca Passerini-Landi di Piacenza ci sarà un incontro in cui verrà presentato il pensiero del teologo americano John Shelby Spong. Nato nel North Carolina, nel 1931, è stato per molti anni vescovo episcopaliano di Newark ed è attualmente uno dei più noti saggisti religiosi del mondo anglofono. Come conferenziere è stato invitato a parlare in oltre cinquecento università e istituti teologici. Alcune sue opere sono state tradotte in varie lingue e hanno superato abbondantemente il milione di copie. Anche in Italia, a partire dal 2010, è in crescita il numero dei suoi lettori.

Nel corso dell’incontro si parlerà del percorso umano e intellettuale di Spong con la sua visione post-teistica in materia religiosa. Si discuterà anche degli autori che hanno contribuito, a vario titolo, alla sua formazione, come il tedesco Rudolf Bultmann e l’inglese John A.T. Robinson. Infine verranno presentati le due ultime traduzioni di Spong in lingua italiana: Letteralismo biblico (Massari) e Perché il cristianesimo deve cambiare o morire (Il Pozzo di Giacobbe).

Condurranno l’incontro Federico Battistutta e Ferdinando Sudati (curatore delle opere di Spong in italiano).

Qui c’è il link della biblioteca che illustra l’incontro: http://www.passerinilandi.piacenza.it/calendario/calendario/perche-il-crisitanesimo-deve-cambiare-o-morire

Qui, per chi interessato a un’immediata conoscenza della figura di Spong, c’è il link a Wikipedia: https://it.wikipedia.org/wiki/John_Shelby_Spong

Titolo: Perché il cristianesimo deve cambiare o morire

Quando: sabato 1° giugno, ore 16,30

Dove: Biblioteca Passerini-Landi- Piacenza, via G. Carducci 14, Piacenza

 

Oltre l’antropocentrismo

Autore: liberospirito 30 Nov 2018, Comments (0)

E’ uscito da poco il nuovo numero della rivista Relations. Beyond anthropocentrism, pubblicazione in lingua inglese, ma edita in Italia, sulle tematiche filosofiche riguardante il superamento dell’antropocentrismo nei vari campi del sapere e dell’agire. Nella specifico si tratta di un numero speciale monografico sull’area emergente dell’etica energetica, in cui si prova a sviluppare un dialogo interdisciplinare tra filosofia ambientale ed etica, giustizia ambientale ed energetica, questioni di politica energetica, scienze umane ed ecologiche. Anche le nostre riflessioni hanno trovato ospitalità su questo volume.

A seguire l’indice del volume:

Giovanni Frigo – Energy Ethics: a Literature Review

Damien Delorme – Contesting the Radical Monopoly: a Critical View on the Motorized a Cyclonaut Perspective

Alice Dal Gobbo – Desiring Ethics: Reflections on Veganism from an Observational Study of Transitions in Everyday Energy Use

Bertrand Andre Rossert – Ethical Risk and Energy

M. Joseph Aloi – Coal Feeds My Family: Subsistence, Energy and Industry in Central Appalachia

Roman Meinhold – Human Energy: Philosophical-Anthropological Presuppositions of Anthropogenic Energy, Movement and Activity and their Implications for Well-being

Carl Mitcham, Giovanni Frigo – Energy Ethics Outside the Box

Andrea Natan Feltrin – Energy Equality and the Challenges of Populations Growth

Federico Battistutta – The Energy of Ethics / The Ethics of Energy. A Dialog with Irigaray, Varela and Jullien

Adam Briggle – Cherry Picking Coal 

Pubblichiamo la traduzione di una intervista rilasciata in Francia dal Dalai Lama. Vengono toccati, anche se a volo d’uccello, temi di grande interesse: la pratica religiosa, il rapporto tra politica e spiritualità, i segnali di un futuro post-religioso .

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Intervista esclusiva con il maestro spirituale tibetano durante il suo soggiorno a Strasburgo. Sempre con la medesima ossessione: come evitare di cadere nella violenza?

Per una volta, la pressione del console cinese non ha avuto alcun effetto. A Strasburgo, il Dalai Lama è stato ricevuto a braccia aperte dal comune e dalle autorità europee. Il punto culminante del suo soggiorno nella capitale alsaziana, un fine-settimana da decifrare, davanti a un pubblico di ottomila persone riunite allo Zenith, un’ardua costruzione del nostro secolo. Lì ci ha ricevuti, in una piccola stanza senza finestre, all’interno del vasto edificio. Tra un pranzo veloce e un incontro con un bambino su una sedia a rotelle, ha risposto alle nostre domande, anche le più delicate, prima di salire sul palco e riprendere il filo delle sue spiegazioni metafisiche.

Quando evochiamo la tragedia ancora aperta del Tibet, in particolare la recente ondata di auto-immolazioni, il luccichio malizioso che di solito compare negli occhi del Dalai Lama all’improvviso sparisce. Dal 2009, centoquarantacinque tibetani si sono trasformati in torce viventi per protestare contro Pechino, convinti che il loro sacrificio rispettasse l’ingiunzione alla nonviolenza del loro leader spirituale.

L’impasse delle immolazioni

Questa domanda è estremamente difficile per me“, sospira. “Il suicidio, per i buddisti, è un atto violento. Non posso accettarlo. Ma se esprimessi il mio disaccordo, le famiglie, già ferite dalla perdita di un loro caro, verrebbero profondamente rattristate … Che cosa fare? Non c’è via d’uscita. Posso solo stare zitto”. Anche sul piano puramente politico, vede solo una situazione di stallo: “Qual è il beneficio di questi atti? Oltre al risalto pubblico, modifica ciò che pensano i ‘duri’ al potere? Ne dubito … “.

L’impazienza dei giovani tibetani, che sempre meno sopportano la morsa del giogo cinese, rappresenta un altro dilemma: “Un responsabile venuto da Lhasa mi ha spiegato che i vecchi erano piuttosto contenti della loro condizione attuale, ma che i giovani erano molto insoddisfatti. Mi ha assicurato che finché sono vivo non c’è rischio di violenza. Ma dopo? La mia risposta allora e ora è la stessa: il principio della nonviolenza deve essere rispettato, che io sia vivo o meno. Spero che i tibetani ricorderanno che questo principio è parte della loro cultura“. Il Dalai Lama respinge completamente l’idea che la violenza sia talvolta necessaria o utile. “Nulla di buono può mai venire dalla violenza“, insiste, ricordando la famosa frase del Buddha: “Se l’odio risponde all’odio, l’odio non si fermerà mai“.

Gusto del comico

Che fare quindi di fronte a un potere, come quello di Pechino, disposto a qualsiasi cosa per assicurarsi il suo perpetuarsi? “Innanzitutto dobbiamo ricordare che la Cina appartiene al popolo cinese, non al Partito comunista. Le persone saranno sempre lì. Si può dire lo stesso del Partito, tra dieci, venti o trenta anni? La nostra scelta è di mantenere i legami con i cinesi che sostengono la nostra causa, e fortunatamente ce ne sono sempre di più“.

Anche se è la guida spirituale di milioni di discepoli, il Nobel per la pace non esita a mostrare umorismo e dire buffonate degne di uno scolaro. Ora si copre la testa con un asciugamano bagnato per rinfrescare il suo cranio e, ovviamente, per scatenare l’ilarità generale. Tra il pericolo di prendersi troppo sul serio e quello di essere scambiato per un clown, ha chiaramente fatto la sua scelta.

Ma questo gusto del comico non gli impedisce di affermare con forza le sue convinzioni. Giudica il nostro mondo troppo radicato in valori ‘esterni’ – successo sociale, denaro, potere, comfort, ecc. – e, al contrario, privo di valori ‘interiori’ – senso del dialogo e del perdono, altruismo, ottimismo e soprattutto compassione. È, dice, questa cultura ‘materialistica’ che dà origine a comportamenti egoistici e genera i conflitti del nostro tempo. Per quanto riguarda i valori altruistici, questi non dovrebbero essere presi per desideri pii: “La scienza ha dimostrato che corrispondono alla natura profonda della specie umana“.

 

“Piuttosto marxista”

Un altro errore sarebbe quello di confinare tali valori nel regno della fede. È convinto che questi facciano parte di un’etica universale, che trascende le religioni e le culture. Per evitare di ripetere le tragedie del XX secolo, sostiene che questi valori andrebbero insegnati insieme alla scienza in tutte le scuole del mondo e presi sul serio, a cominciare dagli stati. Il 14° Dalai Lama ha deciso di dare l’esempio. Nel 2011, ha rinunciato a tutte le sue funzioni politiche. Ora vengono eletti dirigenti che presiedono al destino dei tibetani in esilio. “La democrazia è il miglior sistema politico, l’unico che in realtà permette il fiorire di questa etica universale. Anche se, in termini di economia, sono piuttosto marxista“, aggiunge, scoppiando a ridere. “Per quanto riguarda l’istituzione del Dalai Lama, nata secoli fa, l’ho completamente e felicemente abolita“, dice con un tocco di orgoglio. “Questo sistema che mescolava lo spirituale e il temporale era feudalesimo. È finito. Il mio successore, se ce ne sarà uno, non avrà alcun potere politico“.

Scienza della mente

Secondo il noto monaco buddhista francese Mathieu Ricard, il leader tibetano è fondamentalmente una sorta di rivoluzionario che non esita a distruggere le vecchie rovine per rivolgersi solo a concezioni e metodi che possono aiutarci oggi. “Sebbene sia un vero maestro buddhista, la religione e la cultura tibetana non sono, di per sé, ciò che più conta per lui. Se il buddhismo tibetano è prezioso, è soprattutto perché sembra essere l’erede di una vera scienza dello spirito sviluppata nell’antichità da una grande scuola filosofica indiana, la scuola Nalanda (la più importante università buddhista dell’India antica, n.d.t.)”. Questa ‘scienza della mente’ che descrive il nostro funzionamento mentale ed emotivo affascina anche i neurobiologi e gli psicologi, che hanno iniziato un insolito dialogo con gli studiosi tibetani.

A Strasburgo, il Dalai Lama ha partecipato a un convegno presso l’università sulla ricerca che sta studiando l’effetto di diversi metodi di meditazione sulla salute fisica e mentale. Il Dalai Lama riassume: “Il buddismo tibetano appare come un ponte tra scienza e spiritualità e consente di immaginare metodi per migliorare le relazioni tra gli umani“. “Think, think, think” (“pensa, pensa, pensa”), continua a ripetere, un dito sulla tempia, il Dalai Lama. “La preghiera, i rituali, il fervore verso un maestro spirituale sono buoni, ma non è ciò che porterà il cambiamento intimo di cui parla il buddhismo, né aiuta a cambiare il mondo. La fede cieca – inclusi i testi più sacri del buddhismo – è stupidità“. Quindi lasciamole, suggerisce, alle persone che non hanno avuto l’opportunità di sviluppare la propria intelligenza. Coloro che, al contrario, hanno questo ‘splendido strumento’, il cervello umano, devono usarlo per avanzare lungo il sentiero della conoscenza razionale. “Un miliardo di prostrazioni non vale un solo giorno di studio serio“.

Amore e compassione

Volentieri iconoclasta nei confronti del buddhismo, il Dalai Lama non risparmia le sue critiche alla pratica religiosa che si è allontanata dalla ‘essenza’, vale a dire l’amore e la compassione. “Quando vedo come alcuni leader religiosi, inclusi i buddhisti, difendono la loro fede, a volte mi chiedo se il mondo non sarebbe migliore senza religione“, esclama con quella famosa risata che risuona nel piccola stanza. Quanto all’islam, si rifiuta di renderlo un caso speciale: “Le azioni delle canaglie musulmane non provano nulla della natura dell’islam. Altrimenti, bisognerebbe dire che il buddhismo è una religione di odio a causa di alcuni monaci estremisti in Birmania. L’esistenza di versi che autorizzano la violenza nel Corano non dimostra nulla. Lo stesso tipo di fenomeno si trova in tutte le dottrine. Noi buddhisti abbiamo le famose ‘divinità adirate’ che uccidono nel nome del Dharma! Tutto questo, in fondo, non ha nulla a che fare con l’essenza della religione. È una questione di educazione, comprensione intellettuale, dialogo“. In breve, di una mentalità aperta. “Think, think, think!”

(traduzione di Federico Battistutta)

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E’ in libreria un nuovo testo di John Shelby Spong, teologo statunitense molto popolare nel suo Paese. Nato nel 1931 a Charlotte, nel North Carolina, è stato vescovo episcopaliano di Newark (stato del New Jersey) per molti anni. Spong è l’esponente più famoso dell’indirizzo post-teista in campo teologico. In Italia circolano già alcuni volumi, fra i quali forse il più importante fra tutti è Un cristianesimo nuovo per un mondo nuovo (edito da Massari). Questo nuovo libro s’intitola Vita eterna (Gabrielli editori) e ha un sottotitolo molto eloquente: Oltre la religione, il teismo, il cielo e l’inferno.  Si tratta di un viaggio spirituale, in cui la scienza dialoga con la teologia, non in maniera astratta ma attraverso un’appassionata testimonianza personale. Secondo Spong – proseguendo le sue critiche all’approccio teistico presenti nelle precedenti pubblicazioni – Dio è uno, e ognuno di noi è parte integrante di tale unità. «L’obiettivo di ogni religione non è quello di prepararci a entrare nell’altra vita – scrive nel suo libro – ma è una chiamata a vivere ora, ad amare ora, a essere ora, e in questo modo assaporare cosa significhi far parte di una vita che è eterna, di un amore che è senza barriere e dell’essere di un’umanità pienamente autocosciente». In questo modo possiamo partecipare alla vita e all’essere di Dio, condividendone  l’eternità. Come si intuisce, Spong affronta la questione della vita dopo la morte in maniera  molto differente da come ci hanno abituato le religioni. L’esperienza e la scoperta dell’eternità può essere fatta così all’interno della vita di ciascuno di noi, ma per realizzare ciò dobbiamo essere in grado di andare in profondità in noi stessi. Andare in profondità di sé stessi vuol dire riuscire a essere veramente e fino in fondo umani. Sapendo vivere ogni singolo giorno nella pienezza, potremo arrivare a comprendere l’eternità.

A seguire l’indice del volume:

Federico Battistutta: Dire Dio al di là di Dio. Note sulla teologia di John S. Spong

Ferdinando Sudati: Realtà ultima per credenti in esilio. Né consolazione né terrore a buon mercato nella toccante riflessione del vescovo Spong

PREFAZIONE
1. Ponendo le basi: una parola personale necessaria
2. La vita è casuale
3. Tutta la vita è profondamente legata
4. Danzare con la morte: la scoperta della mortalità
5. Il richiamo della religione
6. L’istinto predominante della vita: la sopravvivenza
7. Il ruolo della religione nella paura della morte
8. I volti della religione
9. Gli strumenti della manipolazione religiosa
10. Liberare la religione dal cielo e dall’inferno
11. Mettere via le cose infantili
12. Il cambiamento del paradigma religioso
13. Chi sono io? Cos’è Dio?
14. L’approccio dei mistici
15. La resurrezione: un simbolo e una realtà
16. Nascondersi – pensare – essere
17. Credo nella vita oltre la morte
Epilogo. Definire la scelta di morire

Dopo secoli di persecuzioni, discriminazioni, caccia alle streghe stiamo attraversando un’epoca di tolleranza. O almeno così sembra o così ci dicono. Ma allora non esistono più gli eretici? Oppure lo spirito, il soffio dell’eresia continua a soffiare, assumendo altre forme e altri linguaggi? In una parola: che cosa significa essere eretici oggi? Di questo e di altre cose se ne parlerà a Firenze, presso l’Ateneo Libertario Fiorentino il giorno 25 novembre. Parteciperanno, dialogando fra loro e con i presenti Federico Battistutta e Alessandro Santoro, sacerdote della Comunità di base delle Piagge di Firenze.

Titolo dell’incontro: L’importanza dell’eresia. Riflessioni sull’anarchismo religioso.

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Dove: Ateneo Libertario Fiorentino, Borgo Ponti 50/R, Firenze

Quando: 25 novembre – ore 20: apericena – ore 21: introduzione e discussione

info: [email protected]

Di cosa parliamo quando parliamo di specie?

Autore: liberospirito 30 Set 2017, Comments (0)

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Il 5 ottobre è la Giornata mondiale degli animali. Per riflettere e discutere su tale tema si svolgerà a Piacenza un incontro con Massimo Filippi, ordinario di Neurologia all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, il quale si occupa da anni della questione animale da un punto di vista filosofico e politico. Questo il titolo dell’incontro: Di cosa parliamo quando parliamo di specie?, nel corso del quale verrà anche presentato il suo ultimo libro, Questioni di specie (Eleuthera).

Dopo aver considerato gli aspetti fondamentali della cosiddetta “questione animale”, in cui lo sfruttamento e la messa a morte dei corpi animali divengono parte integrante dell’ideologia e delle prassi di potere attuali, si cercherà di prendere in esame la nozione di “specie”, mostrandone tutta l’ambiguità, per proporre delle strategie antispeciste. L’antispecismo deve farsi politico, capace di ibridarsi con le acquisizioni teoriche e pratiche degli altri movimenti di liberazione e, al contempo, guadagnare credibilità per smascherare le varie forme di antropocentrismo in grado di insinuarsi e annidarsi anche all’interno degli stessi movimenti di liberazione.

Introduce e modera Federico Battistutta.

Quando: giovedì 5 ottobre, alle ore 17.

Dove: Salone Monumentale
 c/o Biblioteca Passerini-Landi, Via Carducci, 14, Piacenza

Info: tel: 0523 492410 – email: [email protected]

 

 

Presentazione a Cremona

Autore: liberospirito 6 Mag 2017, Comments (0)

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A Cremona, presso il Centro Sociale Autogestito “Kavarna” (via Corte, 11), si terrà sabato prossimo 13 maggio, dalle ore 20, la presentazione del libro di Raoul Vaneigem Disumanità della religione (Massari editore, 2016), nella traduzione di Andrea Babini, con due saggi di Federico Battistutta. Entrambi saranno presenti per dialogare con il pubblico.

Riportiamo la presentazione della serata: “Per Vaneigem, due sono i grandi mali che affliggono l’uomo, anzi le condanne che l’uomo stesso si è autoinflitto: la religione e l’economia. Sia l’una che l’altra negano l’uomo a sé stesso, lo disumanizzano, facendogli credere che la vita non sia altro che una punizione e la felicità una colpa. La rinuncia alla propria corporeità, sensuale e sensoriale, in favore di uno Spirito “che abita il Cielo degli dei e delle idee” e da cui tutto dipende, fa sì che l’essere umano, invece di vivere, sopravviva, schiavo del lavoro e servo delle caste sacerdotali. Ma se la favola mitica si accompagna al mercato della merce, se il rito sacro è tale e quale lo scambio monetario, allora -dice Vaneigem- i soli antidoti che salveranno l’uomo dalle proprie paure sono il desiderio e la gratuità. Sono queste le “scintille incendiarie che ardono sotto la cenere”, fin dai tempi della religio originaria: unione simbiotica fra gli esseri indistinti, rinnovando la quale l’uomo si libera dal bisogno di dare un senso al tutto e diventa capace di creare se stesso come un vivente fra i viventi”.

Per riscoprire l’incanto dell’universo

Autore: liberospirito 4 Feb 2017, Comments (0)

Proponiamo la presentazione di Claudia Fanti del numero speciale di “Adista” in uscita (n.6/febbraio 2017) dal titolo Terra. Di ritorno dall’esilio. L’esilio di cui si parla è proprio dalla terra, la nostra casa comune. Per ogni info: http://www.adista.it

ecology

L’alca gigante era un uccello simile al pinguino, incapace di volare, con ali piccole e tozze, piume bianche sul torace e scure sul dorso e due macchie bianche sopra ogni occhio. A raccontarne la vicenda è Elizabeth Kolbert, che, nel suo magnifico libro La sesta estinzione. Una storia innaturale, riferisce come l’alca gigante, prima che cominciasse il suo «sterminio su larga scala», spaziasse, in milioni di esemplari, dalla Norvegia all’isola di Terranova e dall’Italia alla Florida, finché, essendo lenta a muoversi e dunque facilmente catturabile, non divenne la provvista ideale per i pescatori di merluzzo europei, impegnati, agli inizi del XVI secolo, in regolari spedizioni verso Terranova. Quindi, nei decenni successivi, le alche vennero utilizzate come esche per la pesca, come combustibile («Ci si porta dietro un bollitore – riferì un marinaio inglese di nome Aaron Thomas – e ci si mette dentro un pinguino o due, si accende un fuoco alla base e questo fuoco si alimenta completamente dei due disgraziati pinguini») e come imbottitura per i materassi («Se si è venuti fin qui per il loro piumaggio – raccontò ancora Thomas -, (…) basta afferrarne uno e strappare le piume migliori. Poi il povero pinguino viene lasciato libero, con la pelle seminuda e lacerata, a morire delle ferite riportate»). Non sorprende allora come, alla fine del ‘700, il numero degli uccelli fosse in rapido calo: il commercio delle piume era diventato così redditizio che gli uomini delle spedizioni trascorrevano l’intera estate «a far bollire gli animali e a strappare loro le piume». Sopravvissuta, negli anni ’30 del XIX secolo, solo su uno spuntone roccioso dell’isola di Eldey, in Islanda, l’alca gigante – evidenzia Kolbert – si trovò infine «ad affrontare una nuova minaccia: la sua stessa rarità», diventando ambita preda dei collezionisti. Fu proprio per ordine di questi che l’ultima coppia conosciuta venne uccisa, proprio sull’isola di Eldey, nel 1844.

Se l’estinzione dell’alca gigante può apparire drammatica, non è nulla, tuttavia, rispetto alle stragi che la specie autodenominatasi piuttosto arbitrariamente homo sapiens avrebbe realizzato da lì in avanti – il segno distintivo della nuova epoca geologica chiamata Antropocene, caratterizzata proprio dall’impatto senza precedenti dell’azione umana sull’ambiente terrestre –: oggi, come segnala Kolbert, «si stima che un terzo del totale dei coralli che costituiscono la barriera corallina, un terzo di tutti i molluschi di acqua dolce, un terzo degli squali e delle razze, un quarto di tutti i mammiferi, un quinto dei rettili e un sesto di tutti gli uccelli siano destinati a scomparire».

Risuona pertanto quanto mai opportuno il monito di papa Francesco nella Laudato si’: «Essendo stati creati dallo stesso Padre, noi tutti esseri dell’universo siamo uniti da legami invisibili e formiamo una sorta di famiglia universale, una comunione sublime che ci spinge a un rispetto sacro, amorevole e umile. Voglio ricordare che Dio ci ha unito tanto strettamente al mondo che ci circonda, che la desertificazione del suolo è come una malattia per ciascuno, e possiamo lamentare l’estinzione di una specie come fosse una mutilazione». E quanto sia grave, tale perdita, lo si capisce ancora meglio considerando il tempo impiegato dall’universo per generare la vita in tutte le sue meravigliose forme: un cammino iniziato 13,7 miliardi di anni fa, a partire da un minuscolo punto di trilioni di gradi di temperatura, che ha dato vita a un turbinio incessante di particelle, le quali, man mano che il neonato universo ha continuato a espandersi e a raffreddarsi, hanno iniziato a costituire legami stabili, progredendo in comunità sempre più complesse, fino a costituire le stelle e le galassie e i pianeti, tra cui il nostro splendente pianeta bianco-azzurro, grondante di vita e, secondo la teoria di Gaia, vivente esso stesso, come sistema complesso e autoregolato in grado di preservare i presupposti della vita e di produrne sempre nuova. Il tutto, secondo un movimento calibrato in maniera così perfetta che se, per esempio, il ritmo di espansione fosse stato più lento solo di un milionesimo dell’1%, l’universo sarebbe nuovamente collassato e, se fosse stato più veloce, appena – di nuovo – di un milionesimo dell’1%, non si sarebbe formata alcuna struttura in grado di produrre la vita. Una dinamica così sorprendentemente autoregolata, questa, da indurre il fisico Freeman Dyson a dichiarare che, quanto più esaminava i particolari dell’architettura cosmica, tanto più trovava prove «che l’universo, in un certo senso, doveva già sapere che saremmo arrivati». E se, come ha mostrato il Premio Nobel per la chimica Ilya Prigogine, l’evoluzione si realizza nello sforzo di creare ordine nel disordine – il caos, cioè, si rivela altamente generativo, trasformandosi in un fattore di costruzione di forme sempre più alte di ordine – è legittimo sperare che, malgrado tutte le crisi, tutte le traversie, tutte le devastazioni, l’universo vada auto-organizzandosi e autocreandosi in direzione di una sempre maggiore complessità, bellezza, profondità.

È a tale viaggio appassionante che abbiamo allora voluto dedicare questo numero speciale, il primo di una serie di 5 numeri dal titolo “Terra. Di ritorno dall’esilio: la riscoperta della nostra Casa comune”, promossa dalla nostra associazione, Officina Adista, e finanziata con il contributo dell’8 per mille della Chiesa valdese. Un cammino che percorriamo, in queste pagine, in compagnia di Leonardo Boff, Ilia Delio, José Arregi, Elizabeth Green e Federico Battistutta. Buona lettura e buon viaggio.

Claudia Fanti

Ecologia integrale, un libro

Autore: liberospirito 20 Nov 2016, Comments (0)

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E’ da poco in circolazione la nuova edizione italiana (curata dal Gruppo America Latina della Comunità di Sant’Angelo e da Adista) dell’Agenda latinoamericana, opera aconfessionale, ecumenica e interrreligiosa progettata da Pedro Casaldáliga e José Maria Vigil (http://latinoamericana.org).

Il titolo di questo libro è Ecologia integrale. Una radicale riconversione. Gli autori che partecipano a questo lavoro collettivo provengono per lo più dalle fila pensiero teologico latinoamericano (oltre a Casaldáliga e Vigil ricordiamo Leonardo Boff, Frei Betto, Marcelo Barros, solo per fare qualche nome), ma vi sono testimonianze legate ad altre esperienze, come quelle dell’attivista e pensatrice canadese Naomi Klein, del monaco zen vietnamita Thich Nhat Hanh o del missionario irlandese Diarmaid O’Murchu. L’edizione italiana presenta poi anche alcuni contributi di autori di casa nostra (Claudia Fanti e Cinzia Thomareizis – le quali firmano la prefazione insieme a Vigil -, Luca Pandolfi e Federico Battistutta).

L’ecologia integrale di cui si parla in queste pagine intende varcare i confini talvolta ristretti dell’ambientalismo e, partendo da una cosmovisione rinnovata, desidera proporre uno sguardo che sia integralmente ecologico sul mondo, su sé stessi, finanche sulla spiritualità. Riportiamo dalla quarta di copertina: “La riflessione dei diversi autori si uniscono al clamore della Madre Terra, a quello delle foreste mutilate, dei boschi riarsi, dei fiumi inquinati, delle montagne scavate, degli animali messi alle strette in un habitat invaso”.

Il libro, il cui ricavato andrà a sostenere un progetto ecologico in El Salvador, non è in distribuzione nelle librerie, ma può essere richiesto ad Adista (tel. 06/68801924, e-mail: [email protected], oppure acquistato online sul sito www.adista.it).

Liberospirito va a Bookcity, Milano

Autore: liberospirito 13 Nov 2016, Comments (0)

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Il prossimo fine settimana si terrà a Milano un evento intitolato Bookcity che vedrà numerosi incontri con autori di generi diversi (dalla saggistica, alla narrativa, alla poesia, ecc.). Fra i vari appuntamenti sabato 19 novembre, alle ore 16:00, presso il Circolo Filologico (Sala Studio), in via Clerici 10, si terrà un incontro dal titolo “Alla ricerca del senso della vita. Percorsi di spiritualità laica” con Federico Battistutta e Massimo Diana, in cui ci si confronterà con alcune traiettorie intellettuali ed esistenziali, nella convinzione che questi due aspetti non possono essere disgiunti. Modererà il dibattito Pietro Condemi, editore.

In breve: la ricerca di un senso ulteriore – comunemente chiamato “religioso” – coincide, di fatto, con la comparsa dell’uomo sulla Terra: l’homo religiosus viene prima di qualsiasi religione. Pertanto da sempre esiste una religione prima delle religioni, e tale istanza assume oggi una sconcertante forza da cogliere e apprezzare in tutti i suoi aspetti. Si parlerà così di traiettorie esistenziali di spiritualità laica che si alimentano alla straordinaria ricchezza delle tradizioni religiose e sapienziali esistenti, occidentali e orientali, ma senza identificarsi con nessuna di esse. Testimonianze incarnate di come si possano sottoporre a critica valori consunti e apparenti, di come si possa ri-orientare la propria esistenza nel quotidiano e di come si possa ambire, senza presunzione, alla felicità, nella vocazione a essere uomini adulti e completi.

Un breve filmato introdurrà alle argomentazioni e costituirà, unitamente all’esposizione delle singole esperienze, la base per un confronto con il pubblico presente.

La religione, la sua disumanità

Autore: liberospirito 7 Ott 2016, Comments (0)

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Desiderare tutto senza aspettarsi nulla (Raoul Vaneigem)

E’ da poco uscito presso l’editore Massari (www.massarieditore.it) il saggio di Raoul Vaneigem Disumanità della religione. L’originale è apparso in Francia nel 2000, per conto dell’editore Denoel. Diciamo, con una punta di soddisfazione, che il testo in italiano è un vero e proprio “prodotto-liberospirito”. La curatela del volume è opera di Andrea Babini (sua la traduzione, suo uno dei tre testi posti in appendice), l’introduzione è stata scritta da Federico Battistutta (suo un altro degli scritti in appendice; il terzo è dello stesso Vaneigem dal titolo “Per un superamento della religione”).

In questo libro l’autore (esponente di punta del situazionismo negli anni Sessanta/Settanta) compie un’appassionata ricostruzione della nascita delle religioni e della loro sopravvivenza fino ai nostri giorni. E’ un’analisi critica, originale e anche impietosa nei confronti delle istituzioni religiose e delle società all’interno delle quali continuano a prosperare, seminando e coltivando infelicità presso gli esseri umani. Per la modalità con cui affronta l’argomento (critica le religioni senza cadere nell’elogio del pensiero laico e razionalista) è un libro raro che merita conoscere.

Riprendiamo dalla quarta di copertina: “In queste pagine vediamo emergere in maniera netta il conflitto tra religio e religione. Per Vaneigem, con il termine «religione» si intende quel complesso di istituzioni, gerarchie, credenze, riti, scritti e dogmi, sorto come esito indiretto della rivoluzione neolitica in cui l’uomo, addomesticando animali e piante, alla fine ha addomesticato se stesso, divenendo sedentario, cittadino, produttore e infine consumatore. È all’interno di questa divisione del lavoro che sorge il ruolo degli specialisti del sacro, di mediatori tra l’umano e il divino, tra la vita e la morte, proprio delle caste sacerdotali, che trovarono ben presto la loro collocazione sociale nel sostenere il potere costituito, giustificando e benedicendo lo sfruttamento in atto. Per questo Vaneigem afferma che la religione vedrà la sua fine solo con la scomparsa di un mondo che riduce l’uomo al lavoro, che lo strappa al destino di potersi creare, ricreando il mondo. Occorre, secondo l’Autore, rintracciare fin dentro le pieghe delle coscienze e dei vissuti individuali quei tratti morbosi che inducono all’assenza di vita, alla rinuncia, al sacrificio, alla colpevolezza e alla mortificazione per proiettarsi nel cielo degli dei e delle idee” (dall’introduzione di F. Battistutta).

E’ possibile cambiare?

Autore: liberospirito 20 Ago 2016, Comments (0)

Dopo il report di Valerio Pignatta, pubblicato circa una settimana fa, ecco il contributo di Silvia Papi sempre in merito all’incontro tenutosi a luglio a Reggello. 

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Oggi è il 15 agosto. Ricordo che già da bambina avvertivo in questo giorno di festa il culmine di qualcosa che stava per finire. Non avevo più davanti ad attendermi i lunghi giorni dell’estate, quel tempo dilatato dal caldo, dall’aperto e dall’assenza di impegni nel quale mi perdevo. La metà di agosto segnava l’entrata nel tempo dell’attesa, dell’avvicinarsi sempre più a ricominciare il ritmo dettato dalla scuola, dal clima autunnale, dagli spazi chiusi.

Ancora oggi il ferragosto per me è un giorno di passaggio e, mentre annuso l’aria che cambia, incomincio a ripensare agli accadimenti dell’estate, con una sorta di desiderio che mi porta a fare il punto della situazione per prepararmi all’autunno. In questa ricapitolazione premono, per esser riguardati, i giorni trascorsi in toscana quando era solo l’inizio di luglio e soprattutto quella giornata d’incontro e parole profetiche ascoltate sulle colline fiorentine.

Cosa abbiamo detto e quale spazio occupa nella mia vita quotidiana la memoria di quei discorsi, che cosa vi hanno portato? Il tema generale è stato fra i più urgenti: tutto quel che accade ci sta portando inesorabilmente verso la distruzione o è possibile cambiare?

Apparentemente può sembrare difficile declinare nella quotidianità dei giorni che si susseguono lo spessore di quegli interventi, invece ho la sensazione di ricavare proprio da quelle parole – anche da quelle parole – la visione globale nella quale poter iscrivere la piccolezza delle mie scelte quotidiane. Ciò che aiuta a fare chiarezza e trovare l’energia utile a orientarsi nella confusione che ci tallona dappresso, deve avere la forza dell’universale affinché ognuno vi possa trovare la sua particolare necessità; quel che sembra detto solo per lui o per lei.

L’incontro che si è tenuto nella bella casa valdese sulle colline di Reggello ha avuto per me questo significato.

La pastora valdese e teologa Letizia Tomassone ha preso spunto dall’antico testamento – precisamente dal libro di Geremia – per vedere le implicazioni della questione religiosa dal punto di vista femminile, e del pensiero religioso femminista in particolar modo. Che ci sia stato un tempo in cui la divinità era immaginata come una Dea e non un Dio e che quel tempo antico abbia corrisposto a un periodo pacifico con un modo di relazionarsi al divino fatto di feste con offerta di cibo e profumi anziché sacrifici animali, quando non addirittura umani, è diventato da tempo, per me, un riferimento a cui attingere per pensare un modo nuovo di rapportarsi tra noi esseri umani che esca dalla visione patriarcale di cui siamo eredi e prosecutori nostro malgrado. Il periodo storico di cui si parla nel libro di Geremia (società assiro-babilonese) è più recente di quello preso in considerazione, ad esempio, da Marija Gimbutas nei suoi studi, quindi, data la relativa vicinanza temporale, è ancor più importante riflettere sulla domanda: perché si è persa quell’immagine del femminile divino? Ponendoci questa domanda e cercando risposte – così ho inteso dall’intervento di Letizia – si compie un lavoro sul linguaggio (e sull’iconografia che lo ha accompagnato, aggiungerei io) che ha modellato e modella la nostra personalità.

Com’è possibile che le parole delle donne siano state completamente dimenticate? Penso che in buona parte la cultura del nostro tempo sia fatta di omissioni e dimenticanze, non solo della parola delle donne, ma anche di tutte quelle minoranze – soprattutto se con cultura orale, ma comunque non solo – ridotte al silenzio di cui sono pieni i tempi anche recenti della nostra storia. Fino ad arrivare all’assoluta cancellazione della voce di chi non ha parola come gli animali non umani (per non dire di tutto il mondo vivente) di cui ha parlato Federico Battistutta.

L’antica visione delle donne, ci è stato fatto notare, non è stata trasmessa attraverso un canone, quindi possiamo ben vedere come sia importante dare origine a un nuovo canone del mondo che permetta di creare un altro modo di stare nel mondo. Come sia fondamentale dare corpo sociale a questa realtà non duale ma sbilenca – queer, si può anche dire, usando un termine che va diffondendosi negli ultimi anni –, dare visibilità alla comprensione del mondo che si sta formando attraverso il lavoro delle teologhe femministe e di tutti quei ricercatori e ricercatrici che scrutano la trasmissione della visione religiosa attraverso il tempo.

L’incontro che si è tenuto a Reggello è stato in fondo un minuscolo tassello che va a comporre il mosaico di coloro che oggi lavorano a questa trasformazione di civiltà, di coloro che stanno creando una rete di contati e collaborazione per non delegare più la nostra salvezza (insieme a quella del pianeta) a un’immagine di Dio salvatore e non demandare più una buona vita felice in un mondo ipotetico dopo la resurrezione che verrà. Se il tempo è oggi, di certo è urgente lavorare sulla trasformazione, assumendosi ciascuno la responsabilità che ci compete, in tutte le cose.

A cominciare da ciò che in buona parte tutti noi, per cattiva abitudine, facciam finta di non vedere: i miliardi di animali ridotti in pezzi ed esposti in vetrina nei nostri ipermercati. Come ci poniamo verso lo sterminio costantemente in atto di chi non avrebbe che noi per essere salvato? Che ci piaccia o no, non possiamo tirarci fuori ed evitare di sentirci parte in causa, fino a quando esisterà anche un solo mattatoio o un solo allevamento intensivo di esseri viventi. Ma il pensiero di Federico è andato molto più a fondo di queste mie parole, ha toccato tasti più intimi, senza mai essere accusatorio nei confronti di nessuno e, quando si parla di questione animale, non è cosa da poco riuscire a toccare l’animo della gente senza far scattare sensi di colpa e conseguenti meccanismi di difesa. Ma è possibile cambiare? Se rispondiamo in maniera affermativa è di certo perché ci sta a cuore tutto il vivente e non solo la nostra specie.

Le proposte introdotte da Herbert Anders e Samuele Grassi sono andate a integrare questo che mi è sembrato il cuore della giornata, o quello che io ho registrato come tale.

Herbert partendo dall’Apocalisse, ultimo libro del Nuovo Testamento, ha presentato il tema dell’angoscia come elemento che scatena il bisogno di attaccamento e possesso. La paura di rimanere soli, di non avere valore. Tantissime problematiche odierne nascono in fondo da qui e scatenano quell’angoscia portatrice di disagio e comportamenti inconsulti sulla quale subdolamente si insinua la pseudocultura del denaro e del possesso che va per la maggiore e semina vittime. Creando un collegamento con quanto già detto la fiducia è stata posta come una soluzione possibile; fiducia in se stessi e nella propria capacità/responsabilità, alimentata da una rete di relazioni che possa incominciare a ricucire i brandelli del tessuto sociale strappato da secoli di capitalismo e non solo. Su questo mi sono trovata d’accordo mentre quando la fiducia viene posta, anche e ancora, in un Dio che, secondo me, ha esaurito la sua immagine e il suo potere, la mia comprensione viene meno.

Samuele è arrivato alla fine a – si fa per dire – scompaginare le carte in tavola riproponendo e precisando il concetto di queer che era già stato introdotto. Mi piace questo nuovo termine proprio per la caratteristica che lo contraddistingue di non voler stare in nessuna categoria. Mi par di capire che venga usato inappropriatamente per definire il mondo gay mentre la sua peculiarità di essere storto, trasversale lo porta – e con sé coloro che si collocano al suo interno – a essere sfuggente, inafferrabile da quel neoliberismo che sarebbe senz’altro capace di farne uno dei tanti prodotti-immagine a suo uso e consumo. Non essere afferrati, non essere strumentalizzati, cercare territori marginali e ribaltare il rapporto con il futuro a favore di un tempo presente come l’unico possibile nel quale stare per provare a conoscere la propria diversità e costruire la propria autonomia.

L’anarchismo queer è l’ambito teorico all’interno del quale lavora Samuele Grassi sostenendo che oggi in ambito anarchico è molto viva la ricerca di nuove pratiche (sarebbe bello davvero) dove si sperimentino solidarietà, responsabilità e libertà per inventare nuovi rapporti tra individui e tra individui e società. Pratiche trasversali che ricercano l’autenticità d’espressione al di fuori di quel pensiero binario che la fa da padrone nei nostri modi d’essere mettendo sempre il bene contrapposto al male, l’etero all’omo, il bianco al nero, con modalità gerarchiche, conflittuali e competitive.

Con queste “storte” argomentazioni si è conclusa la giornata, lasciandomi la testa in subbuglio e confermando quella sensazione che ho da tempo che se molto e buono si sta muovendo da tante parti, la cosa più difficile e più importante sia compiere il lavoro certosino di tessere fili di collegamento che uniscano i punti in comune di ogni diversità.

Silvia Papi

Libero spirito in libera terra. Un report

Autore: liberospirito 12 Ago 2016, Comments (0)

“Libero spirito in libera terra” è il titolo redazionale apparso qualche giorno fa su Confronti.net riguardante il report, scritto da Valerio Pignatta, sul nostro incontro pubblico tenutosi a Casa Cares, presso Firenze. Per necessità redazionali il testo è breve, comunque sintetizza bene quanto emerso in quella giornata. Lo offriamo alla lettura per chi, pur essendo interessato, non ha potuto partecipare all’incontro.

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Nel mese di luglio si è tenuto a Reggello nella splendida cornice della valdese Casa Cares un convegno dal titolo “Ecoteologia per il XXI secolo. Destino di distruzione o possibilità di cambiamento?”.

Il convegno è nato dall’intenzione di portare all’attenzione di tutti, e anche di coloro che sono su un percorso spirituale, la necessità di affrontare con pratiche e riflessioni la drammatica condizione ecologica del pianeta.
Tali pratiche e riflessioni potrebbero prendere spunto dal bisogno di coerenza etica che dovrebbe scaturire direttamente dalla comprensione e applicazione del proprio sentiero religioso e/o delle Sacre Scritture di riferimento quando presenti in esso.

A tal fine, si sono avvicendati al tavolo quattro relatori che hanno sviscerato il problema da altrettante diverse visuali. La pastora valdese Letizia Tomassone ha affrontato il tema del ruolo del patriarcato nella società umana come forte causa di scollamento tra l’essere umano e la sacralità del mondo. Il ricercatore Federico Battistutta ha invece trattato il tema della teologia degli animali, argomento ancora poco dibattuto nel nostro paese, ma di cui si sente sempre più la necessità visto l’andamento della condizione animale ormai insostenibile, sia negli allevamenti industriali sia negli stessi ambienti naturali devastati da ogni tipo di distruzione. Herbert Anders, pastore battista, ha poi portato l’attenzione sulla biodiversità e la proprietà intellettuale e ha inquadrato sulla base della scrittura biblica apocalittica la situazione attuale. Infine lo scrittore e attivista Samuele Grassi ha tracciato un’analisi della crisi ambientale da un punto di vista queer, che inserisce il percorso distruttivo in atto all’interno delle diverse categorie di sfruttamento dell’ultraliberismo dominante: sfruttamento di genere, di classe, di specie, di razza ecc.

L’iniziativa è partita dal gruppo che fa riferimento al sito e blog internet liberospirito.org, attivo da anni nell’ambito di temi come l’anarchismo religioso, l’ecoteologia, il dialogo interreligioso, le eresie e la teologia femminista, temi su cui produce libri, articoli ed eventi culturali come in questo caso.

Valerio Pignatta

9 luglio: Ecoteologia per il XXI secolo

Autore: liberospirito 15 Giu 2016, Comments (0)

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Ne abbiamo già parlato il mese scorso, ne ridiamo oggi nuovamente notizia. Si tratta di un incontro pubblico che si svolgerà il 9 luglio, a pochi chilometri da Firenze, per la precisione nel comune di Reggello. Il tema è quello, davvero attuale, dell’ecoteologia, vale a dire  una riflessione che vuole tenere insieme sia la questione ecologica con la sua emergenza, sia la questione religiosa con l’urgenza di un suo radicale rinnovamento. Non è un convegno per addetti ai lavori: poiché si parla di cose vive, i temi interessano tutti e pertanto gli interventi dei quattro relatori si propongono di offrire elementi per facilitare un confronto e una discussione fra tutti i presenti.

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A seguire il programma dell’iniziativa (cliccando sulle immagini si possono leggere ulteriori informazioni):

Titolo: Destino di distruzione o possibilità di cambiamento? Ecoteologia per il XXI secolo

Dove: presso Casa Cares (centro valdese), a Reggello (vicino a Firenze).

Quando: sabato 9 luglio, mattino e pomeriggio.

Interventi:

Letizia Tomassone (Focacce per la regina dei cieli. Donne e arti)

Federico Battistutta (Teologia della liberazione animale)

Herbert Anders (Biodiversità e proprietà intellettuale)

Samuele Grassi (Un’ecologia queer per il terzo millennio)

Note: Per chi lo desidera c’è possibilità di pernottare e/o di pranzare a Casa Cares (tel. 055.8652001)

Contatti:  [email protected]

Un’ecoteologia per il XXI secolo

Autore: liberospirito 9 Mag 2016, Comments (0)

Circa un anno fa veniva resa pubblica l’enciclica di Francesco I “Laudato si'”. Senza entrare nello specifico di quel documento, delle sue luci come delle sue ombre, un pregio indubbio l’ha avuto:  porre, una volta per tutte, all’attenzione dei media mondiali la questione dell’emergenza ambientale e, in particolare, del rapporto tra religione ed ecologia. “Ecoteologia” è il neologismo che prova a descrivere questo campo di esperienze. Lo ripetiamo: non intendiamo entrare nel merito di quel testo, diciamo solo che ci sarebbe stata sicuramente la necessità di un esame più attento e approfondito, al di là dei facili entusiasmi che ha suscitato, soprattutto nel mondo laico; entusiasmi che, così come  sono spuntati rapidamente, altrettanto rapidamente oggi sembrano essere sfumati.

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Ecoteologia è anche una delle parole-chiave che compaiono su questo blog, uno dei punti di maggiore attenzione verso cui siamo rivolti. Tanto che quest’estate (in luglio, a essere precisi) abbiamo organizzato un incontro proprio su questo tema. Ne riparleremo ancora, in modo più articolato. Per adesso ci limitiamo a segnalare l’iniziativa, in modo tale che qualcuno si possa già segnare la data.

Titolo: Destino di distruzione o possibilità di cambiamento? Ecoteologia per il XXI secolo

Dove: presso Casa Cares (centro valdese), a Reggello (vicino a Firenze).

Quando: sabato 9 luglio, mattino e pomeriggio.

Interventi: Herbert Anders (Biodiversità e proprietà intellettuale), Federico Battistutta (Teologia della liberazione animale), Samuele Grassi (Un’ecologia queer per il terzo millennio), Letizia Tomassone (Focacce per la regina dei cieli. Donne e arti).

Note: Gli interventi dei relatori si propongono di offrire elementi per un confronto e una discussione fra tutti i presenti. Per chi lo desidera: possibilità di pernottare e/o pranzare a Casa Cares.

Contatti: [email protected]

Liberospirito sbarca oltre Manica

Autore: liberospirito 20 Apr 2016, Comments (0)

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E’ da poco nelle librerie inglesi il volume Therapy & the Counter-tradition: The Edge of Philosophy, pubblicato da Routledge (una delle case editrici più importanti nel settore delle pubblicazioni accademiche). Si tratta di un libro collettivo, curato da M. Bazzano e J. Webb, in cui esponenti della psicoterapia contemporanea, filosofi e saggisti, esplorano le relazioni possibili tra le idee filosofiche e il lavoro di terapia. Diamo questa notizia perché tra i collaboratori c’è anche chi partecipa al progetto liberospirito. A seguire l’indice del libro. Sarebbe auspicabile, prima o poi, una traduzione italiana.

Part 1 – The Threshold Experience 

  1. Manu Bazzano: ‘Changelings’: The Self in Nietzsche’s Psychology
  2. John Lippitt : What can Therapists learn from Kierkegaard
  3. Diana Voller: John Keats and Negative Capability: The Psychotherapist’s X factor?
  4. Nick Duffell: That Piece of Supreme Art, a Man’s Life
  5. Subhaga Gaetano Failla: Tears of Joy: Pascal’s ‘Night of Fire’

Part 2 – Ethics and Politics 

  1. Julie Webb:Who am I? You tell me: Desire and Judith Butler
  2. Richard Pearce: The Liberation Psychologist: A Tribute to Jean-Paul Sartre
  3. Federico Battistutta: Instances of Liberation in Rousseau
  4. James Belassie: A Metaphysical Rebellion: Camus and Psychotherapy

Part 3 – Self, Other, World 

  1. Manu Bazzano: Desire-Delirium: Notes on Deleuze and Therapy
  2. Paul Gordon: A Poetry of Human Relations: Merleau-Ponty and Psychotherapy
  3. Eugenia Lapteva: This Culture of Me: On Singularity, Secrecy and Ethics
  4. Federico Battistutta: Energy Ethics and the Thought of Difference in Luce Irigaray

Part 4 – Therapy, Language, Metaphysics 

  1. Julie Webb: Under Arrest: Wittgenstein and Perspicuity
  2. John Mackessy: A Penetrating Beam of Darkness
  3. Jeff Harrison: Lifting the Curse: Wittgenstein, Buddhism and Psychotherapy
  4. Devang Vaidya: Amor Fati: Suffering to Become the Person One is

 

Voci dall’esilio

Autore: liberospirito 1 Nov 2015, Comments (0)

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Ancora la segnalazione di un incontro.  Anche questo avrà luogo a Piacenza. Fa parte di un mini-ciclo di incontri intitolato Voci dall’esilio. Tre incontri sul tema della relazione fra l’uomo e il cosmo, attraverso il mito, la speranza e il desiderio infinito di nuova innocenza. La serie è iniziata in ottobre con la proiezione di un filmato dedicato a Pierre Rabhi (saggista e agricoltore biologico), con la presenza di Carola Benedetto, regista del documentario.

Invece sabato 7 novembre alle ore 16,30 Federico Battistutta parlerà di Storie dell’Eden. Ecologia e spiritualità: alle radici della crisi contemporanea; in quell’occasione presenterà il suo ultimo libro che si chiama appunto Storie dell’Eden. Prospettive di ecoteologia (Ipoc edizioni). Il luogo in cui avverrà l’evento è la Biblioteca comunale “Passerini-Landi”, in via Carducci, 14.

Il ciclo si chiuderà nel mese di dicembre con una conferenza di Antonietta Potente dal titolo: Se imparassimo a prendere meno posto: complessità delle relazioni. La data è l’11 dicembre, alle ore 21, sempre alla “Passerini-Landi”.

Per info: tel. 0523492410 – email: [email protected]

 

Educazione come arte di vivere

Autore: liberospirito 19 Ott 2015, Comments (0)

Segnaliamo un’iniziativa che si terrà dalle parti di Piacenza domenica prossima. Si tratta del primo di un breve ciclo di tre incontri intitolato Una scuola per la vita. Pensiero ed educazione in J. Krishnamurti.

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In breve: il primo incontro/conversazione sarà con Federico Battistutta. Il tutto presso la sede dell’associazione “Terra senza sentieri”, strada di Albiano n.5, a Pontenure (PC) alle ore 17.00. L’ingresso è libero.

I successivi incontri si terranno il 22 Novembre e il 20 Dicembre presso lo stesso luogo. Ci saranno proiezioni di alcuni discorsi di J. Krishnamurti e la lettura di alcuni passi del suo libro Educare alla vita. Dopo le proiezioni e le letture, chi lo desidera può partecipare alla condivisione delle proprie riflessioni con con gli amici presenti.

“Terra senza sentieri”, promotrice degli incontri, è un’associazione di genitori ed educatori che si propone di promuovere realtà educative ispirate alla proposta di J. Krishnamurti e ai principi dell’educazione libertaria. Dal luglio 2015 ha dato vita, nella campagna piacentina, a un progetto di scuola parentale autogestita, ispirato ai principi pedagogici delle scuole libertarie e delle scuole nel bosco.

Per info: mail: [email protected] – tel.: 333 2864714 (Filippo), 338 9880933 (Cristina), 328 3095164 (Silvia). Pagina Facebook: Educazione Libertaria Piacenza.

Ancora a proposito del convegno di Arcidosso: pubblichiamo alcune riflessioni sulle quattro relazioni da parte di una persona che ha seguito e partecipato alla giornata di studio.

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Ho seguito sin dall’inizio la storia di questo “liberospirito”, la ricerca puntigliosa, costante e senza fretta di tutte quelle parole, sparpagliate in giro per il mondo, nate dal bisogno che non si esaurisce di porsi domande, di far traballare le certezze e spingersi in territori dove l’essere umano trova un valore, interiore ed esteriore, nel suo sentire più intimo e nella pratica della vita, che attraversa il tempo tessendo ponti tra passato e futuro.

Negli anni si è andato raccogliendo tutto il materiale – e ancora si raccoglie – che costituisce quella sorta di biblioteca on line che è liberospirito.org. Ma dietro gli scaffali, virtuali o meno, di una biblioteca ci sono sempre persone e il loro lavoro. Dietro quelli di una biblioteca così specifica c’è anche la passione, la ricerca e la messa in gioco personali.

Il convegno estivo ad Arcidosso è stata la prima uscita allo scoperto di queste persone che per iniziare hanno scelto quel territorio geografico proprio perché fu il luogo dove, a suo tempo, una delle ultime figure eretiche in Italia visse e creò un’esperienza di vita comunitaria. Il monte Labbro di David Lazzaretti dista infatti pochi chilometri dal comune di Arcidosso e la figura di Lazzaretti è stato anche l’argomento di uno degli interventi della giornata, uno dei due che nel pomeriggio portavano “persone ad esempio” e non solo pensiero teorico come spunti per riflettere e discutere.

David Lazzaretti e Simone Weil a me che ascoltavo sono parsi accomunati dalla ricerca di una verità assoluta costi quello che costi, seppure in maniere completamente diverse, vuoi per l’epoca storica (XIX secolo per l’uno, XX per l’altra), per la storia personale, le differenze culturali e per essere uno uomo e l’altra donna.

Vado a memoria e quel che racconto è ciò che è rimasto in me, che poche parole appuntate su un foglio rievocano ma che, in fondo, penso sia la finalità ultima di operazioni di questo genere: quel che ti hanno lasciato, che è rimasto.

In entrambi ho sentito risuonare la bellezza dell’universo. In un Lazzaretti che, se non sbaglio, parlava di noi umani come “addetti alla manutenzione dell’universo” mi sembra che bellezza significhi “fare le cose necessarie” e farle fino in fondo, allo stesso modo mi par di vedere la bellezza di una figura quale quella di Simone Weil – o quantomeno così mi è arrivata attraverso l’intenso parlare di Monica Giorgi –  proprio nel suo provare ad uscire da quella teoria che le veniva così bene per sperimentare con tutta sé stessa, fare esperienza pratica del suo pensiero, come se proprio grazie a quel corpo maldestro facesse le esperienze più profonde, confermasse sé a sé stessa, si legasse al corpo dell’universo fatto di corpi e vi trovasse sacralità.

Ognuno di noi procede poi per libere associazioni e Lazzaretti – attraverso le parole di Mauro Chiappini, che ricordava l’essenzialità per quell’uomo del rapporto con la morte – così come quel voler andare così a fondo della Weil, mi hanno riportato alla figura di un mistico molto più noto quale è stato Francesco d’Assisi e al suo cantico delle creature come lode assoluta della vita in tutti gli aspetti, arrivando a ringraziare anche per sora nostra morte corporale, oltrepassando così, in un balzo, il binomio vita/morte e aprendo un varco verso un’unica ininterrotta esperienza di vita-morte.

Gli interventi della mattinata li definirei di stampo teorico tra virgolette, perché l’impegno dei due relatori nel fare discorsi molto forti e appassionati ha avuto il pregio di avvicinare così bene il loro pensiero a noi che ascoltavamo da far vivere quel che dicevano come “la storia che ha portato alla nostra necessità”.

Federico Battistutta ha gettato uno sguardo storico, ampio e articolato, sul fenomeno religioso sottolineando che se le umane costruzioni, incluse quelle religiose, hanno sempre avuto un inizio e una fine, non si può dire la stessa cosa del bisogno che ci caratterizza di dare una spiegazione al mistero della vita-morte. Ha inteso dire, per farla semplice, che un conto sono le confessioni religiose con tutte le loro chiese e le loro storie, un conto è la religione come bisogno, come ricerca che ci accompagna da quando, al principio dei tempi, incominciammo a comprendere che la nostra vita ha una fine e tutto affonda nel mistero.

Il cuore del pensiero di Federico mi è parso essere proprio questo: la ricerca di una religione prima delle religioni, una ricerca nel passato più arcaico per gettare ponti verso un futuro sconosciuto di cui abbiamo nostalgia e necessità. In questo modo la religione assolverebbe al suo compito principale che sta proprio – come il significato etimologico della parola ci insegna – nel  religare, legare, gettare fili che uniscono passato a futuro attraversando il presente, con il sogno che si fa materia concreta di sperimentazione di un esistere ampio e inclusivo di diversità, siano esse di specie come di genere.

Elisabeth Green ha sviluppato la sua relazione rimanendo volutamente in ambito cristiano – territorio che ben conosce essendo pastora battista – ma osservandolo con l’ottica del riciclo, ossia di uno sguardo attento che tiene il buono e getta l’inutile.  Ho trovato il suo discorso estremamente proficuo per capire meglio “come sono andate le cose” all’interno di quella cultura religiosa di cui, tutti noi in Europa, siamo figli nostro malgrado. Così mi si è chiarito come la religione cristiana sia stata e sia sostanzialmente legata all’egemonia patriarcale nella quale l’oppressione – soprattutto femminile – ha avuto un ruolo complesso e variegato. La chiesa patriarcale a suo tempo ha creato da un lato la povertà, sostenendo la divisione gerarchica in classi sociali, e dall’altro la normalizzazione della sessualità, arrivando alla pretesa religiosa di normalizzare Dio.

E’stato il movimento femminista – ci racconta Elisabeth in maniera precisa e articolata – che, denunciando la connivenza delle chiese con l’oppressione delle donne, ha innestato l’autocritica del messaggio cristiano che oggi, nelle sue forme più interessanti e all’avanguardia, include la presenza di quello che lei chiama “popolo queer”, il portatore di diversità, di tutto ciò che non sta nella normalizzazione del potere, il Dio straniero, la seconda venuta di Cristo. Il messaggio cristiano è passato nei secoli come portatore della verità unica, oggi è arrivato il tempo di vedere le cose in maniera pluricentrica, inclusiva e destabilizzante quale a mio avviso è sempre stata la figura di Gesù, queer per eccellenza.

Forse tutti noi cerchiamo risposte che ci aiutino a gestire l’esistenza, sicuramente io le ho cercate. Oggi che ormai la vecchiaia è alle porte della mia vita, mi trovo ad avere bisogno dell’esatto contrario, ad avere necessità di spostarmi continuamente dalle certezze e aprire, aprire spiragli che mi permettano altri punti di vista, come se questa fosse per me una risorsa vitale, energia buona a cui attingere. Di questo la giornata del 4 luglio ad Arcidosso è stata molto ricca.

 Silvia Papi

 P.S. : Sul dizionario inglese per il termine queer ho trovato questi significati: strano, inusuale, ciò che causa dubbio, fuori dall’ordine e, in linguaggio slang, per dire di persona omosessuale.