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Tag: Enrico Ferri

Dell’islam e dell’anarchia

Autore: liberospirito 6 Mar 2015, Comments (0)

Ancora sull’islam. Questa volta affrontando un caso-limite: il rapporto tra islam e anarchia. Vero e proprio paradosso, eresia delle eresie, vera e propria sfida per il pensiero. Contro chi vuole vedere tutto in maniera univoca, tagliando via il campo dell’esperienza viva, della singolarità e della messa in gioco di ogni visione dogmatica: ecco come un suggerimento di lettura un paio di materiali (entrambi provenienti dal ns. sito www.liberospirito.org) su cui riflettere.

Il primo ripercorre le testimonianze di tre figure fra loro molto diverse, ma accomunate dalla sfida volta a coniugare islam e anarchia: si tratta di Henri-Gustave Jossot, Leda Rafanelli e, più vicino a noi, Hakim Bey (alias Peter Lamborn Wilson). L’articolo (apparso sul mensile “A”) lo si può leggere qui.

L’altro contributo consta in una lunga conversazione con Enrico Ferri (apparsa, in formato cartaceo, su “Umanità Nova” nel mese di dicembre). Qui è possibile leggere il testo integrale. Di seguito ci limitiamo a offrirne l’incipit.

islam & anarchy

Ti occupi da anni della filosofia e della visione del mondo tipica dell’anarchismo, ma allo stesso tempo del pensiero religioso. C’è a tuo avviso un punto d’incontro tra queste due dimensioni?

La ricerca filosofica, la riflessione sull’uomo e sulle sue relazioni non hanno confini. Ogni filosofia , ogni civiltà, ogni “visione del mondo” pone al centro l’uomo, le sue scelte, le sue risposte ai problemi esistenziali e materiali tipici della condizione umana. Un confronto tra le più diverse prospettive serve anche a chiarire le proprie.

Ma anarchismo e dimensione religiosa sono agli antipodi, hanno due visioni dell’uomo incompatibili!

Forse, ma Hegel dice che “con il Cristianesimo ci è divenuta familiare l’idea di un uomo perfetto”. Alla base dell’anarchismo c’è la convinzione che sia possibile un’ “Umanità nova”, un mondo nuovo senza guerre e prevaricazioni, un mondo “perfetto” che non è mai esistito, ma che si ritiene non solo possibile, ma il solo degno di essere vissuto. La formula un pò bislacca,“nella storia ma contro la storia”, vuole proprio indicare questa presenza/assenza del movimento anarchico nel tempo storico, in attesa e in preparazione di un mondo più “umano”, veramente umano: il mondo nuovo o, per usare il linguaggio degli hegeliani, “il regno di Dio in terra”.

Preti e anarchici, prospettiva libertaria e dogma religioso mirano ad uno stesso fine: il paradiso in cielo o il paradiso in terra? Non è una visione ottocentesca e un pò datata?

Anche in ambito libertario ci sono quanti, come Onfray e Berti, sostengono che la prospettiva di una radicale trasformazione dell’uomo e del mondo , la “conciliazione” tra la sua “natura” –io preferisco dire le sue “potenzialità”- e la sua esistenza è una prospettiva religiosa e superata. Non si capisce bene quale sia la “soluzione”: quella liberale/libertaria o quella dell’anarchismo qui e adesso tra pochi intimi? Occorre intendersi poi su cosa si intende per religione, mi sembra che nel mondo libertario ci sia un pò di confusione. (continua…)