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Il 22 aprile è la Giornata Mondiale della Terra. Le organizzazioni sociali e indigene boliviane, insieme alla vicepresidenza della Bolivia, promuovono per il 21 e il 22 aprile un grande evento globale, aperto alla partecipazione attiva di movimenti sociali, organizzazioni e personalità di tutto il mondo:

IL RE-INCONTRO CON LA NOSTRA MADRE TERRA – PACHAMAMA.

E’ una azione positiva per spostare l’agenda politica globale verso l’alternativa sistemica necessaria a salvare il pianeta e la vita che lo abita.
E’ un contributo a rafforzare la connessione e la convergenza fra gli attori sociali globali, la loro capacità di impatto e di iniziativa politica.
E’ anche un modo per aiutare la Bolivia ad uscire dalla crisi politica che la ha attraversata e ancora la attraversa con un deciso passo in avanti sui contenuti.
L’impegno della Bolivia è arrivare all’incontro con tre nuove leggi approvate e costruite in modo partecipato:
– una legge contro l’ecocidio
– una legge per la difesa dei diritti della madre terra
– un piano di azione per la vita
Eventi globali online di preparazione si terranno il 31 marzo, il 7 e il 14 aprile.
Il 21 e 22 di aprile si terrà il re-incontro globale. Il 22 aprile si terrà una grande sessione plenaria, in parte in presenza e in parte online.
Agli attori sociali di tutto il mondo è fatto appello per:
– aderire e partecipare al re-incontro http://www.pachamama.bo/adhesion/
– allargare l’informazione e produrre comunicazione
– contribuire all’incontro inviando proposte sui temi in discussione http://www.pachamama.bo/contribucion/
L’appello e tutte le informazioni sono sul sito:
www.pachamama.bo
Chi avesse bisogno di ulteriori informazioni , può scrivere a [email protected]
Qui sotto, la traduzione dell’appello di convocazione:
CONVOCAZIONE AL RE-INCONTRO CON LA PACHAMAMA
22 APRILE 2021
Ascoltando il richiamo dei ghiacciai, della giungla, dei fiumi, delle paludi, dei condor, dei giaguari, delle api, dei pangolini, delle montagne, delle pietre.
Ristabilendo la nostra unità con la Pachamama per sentire di nuovo che siamo parte di una grande famiglia, composta non solo da esseri umani, ma da tutti gli esseri che abitano la nostra Madre Terra.
Considerando che Pachamama sta soffrendo una serie di pandemie che portano pericolosamente verso la sesta estinzione della vita sulla Terra.
Constatando che il periodo geologico dell’Olocene, iniziato solo dodicimila anni fa, è stato sostituito dall’Antropocene e in particolare dal Capitalocene che altera i cicli di vita del pianeta Terra attraverso modelli insostenibili di consumo, sfruttamento delle risorse naturali, produttivismo illimitato, produzione di rifiuti e inquinamento di aria, acqua e terra.
Affermando che l’ecocidio rappresenta un crimine massiccio e irreversibile contro la biodiversità, gli ecosistemi e i diritti della Madre Terra.
Evidenziando che l’ecocidio è anche un suicidio ambientale e che la distruzione della nostra casa provocherà il più grande genocidio che l’umanità abbia mai conosciuto, in cui i primi e più colpiti saranno i popoli sfruttati e oppressi dal capitale.
Riconoscendo che la denaturalizzazione del cibo (transgenico) è il prodotto della perdita della relazione intima dell’essere umano con il cibo, che porta a produrre o allevare un essere umano denaturato come ciò che consuma, ed essendo questo un ulteriore meccanismo di ecocidio e genocidio.
Pensando alla pandemia che ci mostra la bassa risposta immunitaria dell’essere umano, fatta esplodere da una base alimentare denaturata che non nutre più, ma ammala e uccide.
Riaffermando che dobbiamo difendere la cultura della vita e non la cultura della morte, la cultura della complementazione e non la cultura della distruzione, la cultura della salute e non la cultura della malattia, la cultura degli esseri viventi e non la cultura della merce.
Rilevando che è necessario avanzare nella messa in opera di meccanismi per sensibilizzare, prevenire, garantire il principio di precauzione, fare giustizia e rendere possibile la rigenerazione degli esseri che esistono/integrano la Madre Terra e che soffrono permanentemente la violazione del loro diritto ad esistere in equilibrio con la Pachamama.
Convinti che la crisi climatica debba essere affrontata con soluzioni integrali che includano la riduzione delle emissioni di gas serra, la transizione energetica, la modifica dei nostri modelli di consumo e produzione, il cambiamento della logica di accumulazione e concentrazione della ricchezza e del potere, il cambiamento della logica che assume gli esseri della Madre Terra come risorse e merci, e non come nostri fratelli e sorelle, la nostra famiglia; convinti che dobbiamo riprendere la nostra relazione ancestrale di armonia con la Madre Terra.
Preoccupati per le false soluzioni tecnologiche e di mercato che si vogliono attuare per affrontare la crisi climatica, mentre si danno per scontate le loro virtù e si sottovalutano i loro difetti, con l’impegno della tecnologia che ricade sempre nella logica del mercato e non nel sentimento di equilibrio con la Pachamama.
Certi che il cambiamento di sistema necessario per ritrovare la Pachamama implica il superamento dell’estrattivismo, produttivismo, mercantilismo, patriarcato, razzismo, egocentrismo, individualismo, neocolonialismo e antropocentrismo.
Dalla cultura della vita, dalla resistenza, da Abya Yala, da Kollasuyo, da Tiwanaku, dal sacro lago Titikaka, dai guerrieri dell’Arcobaleno, dai nostri sogni e intuizioni, dal fondo del nostro cuore
CONVOCHIAMO all’unisono con tutti i popoli e movimenti sociali del mondo, con le comunità, le organizzazioni nazionali e internazionali che lottano per la vita, il “Re-incontro con la nostra Madre Terra/Pachamama”  il 21 e 22 aprile di quest’anno in Bolivia.
Allo stesso modo, vi invitiamo a partecipare alla costruzione di leggi che proteggano la nostra Madre Terra:
1) Costruiremo in modo comunitario:
a) Una legge per la Protezione dei Diritti della Madre Terra e contro l’Ecocidio.
b) Una legge per la difesa della Madre Terra per garantire i diritti della nostra Madre di fronte alla violenza che subisce ogni giorno.
c) Un Piano d’Azione a partire dalla Vita, dai nostri popoli, dai nostri tessuti, codici e conoscenze, per trovare il nostro cammino che permetta un ritorno all’equilibrio di fronte alla crisi climatica provocata dalla crisi globale del capitalismo.
2) Tutti i contributi e i commenti nel quadro del rispetto reciproco possono essere inviati all’e-mail [email protected] su ognuno dei tre temi precedenti e saranno pubblicati sui siti www.pachamama.bo  www.madretierra.bo e www.motherearth.bo dove costruiremo il consenso per le proposte di legge e il piano d’azione verso la riunione con la Madre Terra.
3) Organizzeremo eventi virtuali il 31 marzo, il 7 aprile e il 14 aprile con partecipanti nazionali e internazionali per approfondire la discussione delle diverse analisi e proposte.
4) Il 22 aprile di quest’anno, terremo un incontro globale in persona e virtuale dove discuteremo della riunione con la nostra madre terra e del ritorno al cammino dell’equilibrio e discuteremo proposte e piani d’azione per affrontare la crisi climatica.
Per partecipare a questo processo, tutte le organizzazioni, istituzioni, scienziati, specialisti e persone interessate devono registrarsi al seguente link: http://www.pachamama.bo/adhesion/
Partecipa alla convocazione.
Siamo consapevoli che la grave crisi ecologica che stiamo vivendo non può essere risolta solo con discorsi e leggi. Le leggi e le proposte saranno un contributo e un segno che stiamo tornando sul cammino della verità, della guarigione, dell’empatia con la nostra Madre Terra.
Il ritorno alla nostra casa comune è un compito per tutte le autorità, i legislatori, i movimenti sociali, i magistrati, i funzionari pubblici, le comunità, le università e ognuno di noi, sia a livello nazionale che internazionale. Torneremo ad essere Qamiri, una persona che vive bene, una persona piena che non pretende di essere migliore degli altri. Torneremo a rispettare le leggi della natura per essere iyambae, persona che non ha padrone. Tornare ad essere K’umara, vita sana, dove tutte le persone raggiungono la piena salute fisica e spirituale.
Questa è la più grande sfida che abbiamo come umanità per ristabilire l’equilibrio perduto con la nostra Madre Terra.

Per una legge sugli ecoreati

Autore: liberospirito 8 Mag 2015, Comments (0)

Dalla “Terra dei fuochi” giunge questo grido di denuncia. L’autore è Maurizio Patriciello, parroco al quartiere Parco Verde in Caivano (NA). Non si può che condividere il dolore, la preoccupazione e la rabbia presenti in queste parole (l’articolo proviene dal quotidiano “Avvenire”). E’ su questi temi concreti che oggi è chiamata confrontarsi quella visione della vita e della religione che chiamiamo ecoteologia o ecosofia.

terra dei fuochi

Siamo rimasti addolorati. Increduli. Basiti. Il disegno di legge sugli ecoreati in discussione alla Camera non passa e ritorna al Senato. Il rischio che tanti paventano e che tanto ci spaventa è che venga affossato. E senza una legge che punisca severamente chi inquina, c’è poco da sperare. La domanda, semplice, logica, obbligatoria è: perché?
Questi ultimi anni hanno visto uomini e donne della “Terra dei fuochi” scendere in campo come non mai per gridare al mondo lo scempio in atto in Campania. Un vero esercito di volontari si è fatto carico delle paure e degli affanni di un popolo cui è stato rubato il diritto alla serenità, al respiro, alla salute. I vescovi campani, con pacata fermezza, sono intervenuti nel pubblico dibattito portando il loro indispensabile sostegno. Un dialogo serio, fruttuoso, pacifico, civile si è instaurato tra i palazzi del potere e il popolo. I cittadini hanno fatto tutto ciò che era in loro potere fare. Hanno protestato, studiato, informato, invocato, supplicato chi aveva il dovere di intervenire. Gli interessi economici in ballo sono tanti. Interessi milionari. Una schiera di malfattori, imbonitori, colletti una volta bianchi e sempre più insozzati, politici corrotti, collusi, camorristi e complici vari hanno da tempo annusato l’affare e si sono arricchiti sulle spalle della povera gente. Come fermarli? Come fa un Paese democratico a difendere i propri cittadini dalle grinfie di questi criminali senza scrupoli? Lo sanno tutti che quando si vanno a toccare gli interessi, si corrono anche rischi per la vita.
Senza una legge che punisca severamente chi avvelena la terra, l’acqua, l’aria, beni preziosi e indispensabili per la sopravvivenza umana, tutto diventa inutile. Occorre dare ai magistrati le armi adeguate per combattere un nemico cinico ed esperto. La mia gente è sfiduciata e stanca. I giovani vanno perdendo la fiducia e la speranza. Assolutamente non deve accadere. Sono trascorsi più di 20 anni, ma queste armi ancora non sono state forgiate. Un ritardo inescusabile che si fa complice. Anni in cui siamo stati ingannati. Anni in cui si è parlato e straparlato sempre e solamente dei rifiuti urbani, mentre il vero, incommensurabile problema erano gli scarti delle industrie sversati illegalmente in Campania e in tante altre regioni d’Italia. Queste affermazioni non sono semplici opinioni, sono fatti duri come le pietre. I “pentiti” della camorra – gli unici fino a oggi – nei processi lo hanno raccontato a chiare lettere. E i riscontri lo hanno confermato. Camorra e imprenditoria disonesta. Industriali criminali e camorristi. Un abbraccio che si è rivelato asfissiante, diabolico, mortale. «Un popolo e l’altro sul collo vi sta…».
Occorre fermarli. Subito. Immediatamente. Occorre fermare queste associazioni a delinquere. Non è sopportabile che il colpevole di tanta sofferenza, facendo affidamento su un sistema legislativo insufficiente, non venga adeguatamente punito. I vescovi campani, insieme a tante altre associazioni, avevano supplicato nei giorni scorsi i deputati ad approvarla, quella legge. Non è successo. Vorrei poter credere che non è successo ancora. Vorrei poter essere certo che succederà.
Più di una volta ho invitato il presidente di Confindustria a venire nella “Terra dei fuochi”, come hanno fatto in questi anni tanti ministri e parlamentari per rendersi conto personalmente della situazione. Non ha mai raccolto l’invito. Leggo in questi giorni la sua preoccupazione «per le conseguenze che una impostazione antistorica e anti-industriale del provvedimento potrebbe avere sul nostro sistema produttivo. Con questo non sono ad assolvere chi scientemente commette un atto criminale. Chiedo solo che il legislatore distingua, come in ogni legislazione che si rispetti, l’atto doloso dall’atto accidentale». Confindustria fa sentire la sua autorevole voce. La difesa dell’ambiente e della salute dei cittadini però, hanno la precedenza su tutto. Nessuna «impostazione antindustriale e antistorica», quindi. Prima degli interessi economici degli industriali viene l’uomo. L’uomo con la sua inalienabile dignità. I suoi veri diritti. Di questo il legislatore deve prendere atto. Al più presto.

Maurizio Patriciello