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Tag: eco-femminismo

Comunità plurali

Autore: liberospirito 10 Nov 2015, Comments (0)

Biodiversità, antispecismo, comunità, eco-femminismo, religioni. Sono alcuni degli argomenti presenti nell’intervento di Luciana Percovich, la quale riassume i temi discussi da Vandana Shiva e Starhawk quest’anno, a Salt Lake City, nel corso delle sessioni del Parlamento Mondiale delle Religioni. Argomenti su cui riflettere. La versione integrale la si può leggere al sito comune-info.net.

vandana shiva

Coordinato da Grove Harris, venerdì 16 ottobre di quest’anno, al Parliament of World’s Religions di Salt Lake City (Utah) c’è stato uno sfavillante incontro tra Vandana Shiva e Starhawk. Questa sessione del parlamento, fondato nel 1893 a Chicago da Swami Vivekananda, Charles Bonney e Susan B. Anthony con l’intento di portare a uno scambio permanente tra il pensiero religioso d’Oriente e d’Occidente e che ha continuato da allora a riunirsi in varie parti del mondo, aveva messo a tema quattro filoni di riflessione, su questioni molto attuali e realmente interreligiose: la dignità delle donne e i diritti umani, i conflitti interreligiosi, il cambiamento climatico e le culture delle comunità indigene.

È stata la prima volta che la spiritualità femminile ha avuto voce autonoma e il tavolo con Vandana Shiva e Starhawk ha intrecciato nel migliore dei modi possibili il pensiero delle donne con il pensiero della crisi ecologica.

Il titolo della discussione era “Comunità resilienti, pace giustizia cibo e acqua”. Vandana Shiva, potente reincarnazione di Durga che combatte contro i demoni, ha esordito con molta franchezza e determinazione sottolineando come ogni forma di “comunità” sia ciò che maggiormente viene ostacolato dai detentori degli attuali interessi economici e politici, a cui il mantenimento delle disastrose condizioni attuali è del tutto funzionale, non importa se alla fine resterà solo terra bruciata e miliardi di profughi ambientali. Distruggere le comunità esistenti e rendere difficile la formazione di nuove serve a ridurre le persone a singoli individui privi di terra, di tradizioni e di diritti e non è altro che la prima, vecchissima regola dei sistemi di dominanza. Perché le comunità sono ricche di relazioni e dalle relazioni tra persone nascono le soluzioni ai problemi, la forza, il coraggio e le energie che portano a risultati positivi.

(…)

Prende la parola Starhawk, con molta tranquillità e apparentemente sottotono: non a caso la moderatrice la introduce come the most uncommon common woman.

“Ho da poco finito di scrivere il seguito a La Quinta Cosa Sacra (testo amatissimo da un’intera generazione di eco-femministe), racconta, si chiama City of Refuge e racconta come fare la rivoluzione”. E prosegue dicendo come non sia possibile parlare di sacralità della terra senza parlare di rifiuti (dirt): questa è la strada per evitare i gadget con cui la scienza e il sistema cercano di rispondere al panico. E passa a parlare delle molte connessioni tra suolo e donne, di come le nostre priorità siano adesso “la terra, la gente, il futuro”. E, approfondendo il tema della comunità, invita a fare attenzione alla corretta accezione della parola: non ha più senso parlare solo di comunità umana, la parola comunità deve comprendere gli umani, gli animali, le piante, i batteri, i suoli ecc. ecc. I batteri, prosegue, sono una stupenda manifestazione della Madre, e una comunità è fatta da tutti quanti vivono su uno stesso luogo della terra; si realizza pienamente nel momento in cui questa consapevolezza arriva alla coscienza e quando prendiamo decisioni che tengono insieme tutti questi aspetti di una comunità. È tempo di ragionare per “ecosistemi massivi” che includono tutti i sistemi viventi. Noi sappiamo come rigenerare i suoli e le acque, abbiamo accumulato enormi abilità e capacità, non è questo sapere che ci manca per rispondere al panico, manca la volontà politica di mettere in atto ciò che sappiamo e possiamo fare da subito. Quando ci alziamo in difesa dei beni comuni, stiamo facendo un gesto sacro, proteggiamo noi e la sacralità della terra.

Luciana Percovich