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Tag: Corano

Quanto vale un velo

Autore: liberospirito 4 Ago 2016, Comments (0)

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Da alcuni giorni stanno circolando sulla rete alcune immagini di uomini con il capo coperto. Si tratta di un’iniziativa lanciata dalla blogger iraniana Masih Alinejad con l’hashtag #MenInHijab (Uomini con l’hijab) per incoraggiare gli uomini a sostenere le donne nella protesta contro l’obbligo di indossare il velo. Così diversi uomini hanno deciso di postare sui loro profili social foto che li ritraggono con il capo velato.

Si tratta di una protesta sul piano simbolico. La blogger iraniana ha tenuto a precisare che non si tratta di una campagna contro l’hijab, ma contro una legge che impone l’utilizzo dell’hijab stessa alle donne. Secondo le leggi iraniane le donne sono costrette a vestire “in modo adeguato” in pubblico, ossia indossando un velo, portando abiti larghi che non lascino trasparire in alcun modo le forme. La pena prevista in caso di infrazione va dalla multa, alla prigione (da tre mesi a un anno) fino alla flagellazione. Tempo fa l’associazione “Justice for Iran” ha denunciato che nell’arco di dieci anni sono state arrestate decine di migliaia di donne a causa del copricapo “inadeguato”. Questo perché la legge iraniana vuole seguire alla lettera il dettato del Corano. Lì sta scritto (sura 24,31 ma vedi anche 33,59) che le donne, oltre a essere caste e a tenere lo sguardo abbassato, debbano coprirsi con veli il capo, i seni e non facciano mostra di “ornamenti femminili” se non ai mariti e alla ristretta cerchia dei familiari.

Segnaliamo questa iniziativa, non solo perché ne condividiamo la finalità, ma soprattutto perché interseca alcuni temi quanto mai attuali. In primo luogo la denuncia dell’invenzione della tradizione (a cui non solo l’islam, ma pressoché tutte le istituzioni religiose sono legate); poi le questioni di genere, ovvero il tratto patriarcale, con tutte le implicazioni misogine, che accomuna gran parte delle religioni, e il rifiuto da parte di molti uomini di riconoscersi in ciò; infine il ricorso a una pratica orizzontale che utilizza i nuovi media come forma di socializzazione della protesta. Ben fatto!

Scriblerus

 

Islam e omosessualità. Un’intervista

Autore: liberospirito 16 Dic 2015, Comments (0)

Può esistere un islam europeo del terzo millennio? E ancora: è possibile coniugare fede islamica e sensibilità queer? Sembrano questioni letteralmente paradossali, impossibili da affrontare, soprattutto dopo le stragi di Parigi. Proprio per questo merita leggere questa intervista a Ludovic-Mohamed Zahed, imam gay – di provenienza algerina, ma residente a Parigi – che ha fondato proprio a Parigi la “Moschea inclusiva dell’unità”, la prima moschea in Europa espressamente aperta ai gay: “un luogo di protezione e adorazione, con preghiere comuni praticate in un contesto egualitario e senza alcuna forma di discriminazione basata sul genere, e basata su una interpretazione progressista dell’Islam”, secondo la sua definizione. Quanto segue sono ampi stralci di un’intervista su questi temi apparsa sul sito di “Micromega”.

Zahed

Lei è un coacervo di stigmi. In quale delle identità si sente più a suo agio? Quale comunità la accetta di più? 

Tutto è difficile. Ma è paradossale: è più facile quando sei discriminato su più fronti, perché sei più forte e sei capace di superare ogni stigma. Lo stigma può spazzarti via dalla faccia della terra o farti più forte. Dopo che hai affrontato la prima discriminazione, poi la seconda, la terza… cominci a capire cosa c’è alla base di ogni discriminazione. Il meccanismo è sempre lo stesso, solo la facciata cambia.

Come è diventato imam? Chi l’ha scelto?

Ho fondato la prima moschea inclusiva in Europa a Parigi, e avevo studiato teologia islamica cinque anni in Algeria. La mia comunità e l’organizzazione di omosessuali musulmani di cui ero parte mi hanno detto: abbiamo bisogno di un imam, e io ho detto: d’accordo, ma solo se studierete con me per diventare anche voi imam. Poi si sono aggiunte molte persone che volevano pregare con noi, anche etero che volevano sapere di che parlavamo. Perché, quando si parla di islam, si parla di cose che vogliamo applicare alla nostra vita. E quindi eravamo gay e transessuali che curiosamente eravamo la avanguardia del nuovo islam riformato in Francia. Oggi comunque non sono più l’imam principale. Io volevo solo istruire altre persone e dire loro: ora siete liberi di fare quello che pensate sia meglio per voi. Io ora mi concentro più sulla ricerca.

Si può smettere di essere imam?

Ci sono diversi tipi di imam. L’imam che guida le preghiere, l’imam che fa le fatwā – quindi ricerca, pubblicazioni, eccetera: un teologo – e infine l’imam che insegna ad altri imam nella madrasa. Prima guidavo più le preghiere, oggi faccio più ricerca e insegnamento.

La moschea dell’unità che ha fondato è realmente significativa nel mondo musulmano o è un’eccezione?

Mi piacerebbe dire che ogni moschea è un’eccezione perché come noto non esiste un clero nell’islam. C’è piena libertà, con tanti svantaggi: ciascuno può dire di essere un imam e che ucciderà tutti perché gliel’ha detto Dio. Ma allo stesso tempo, se invece vuoi riformare la visione dell’islam, è molto semplice. Basta avere una comunità alle spalle.

Sembra che la posizione dell’Islam sull’omosessualità sia abbastanza chiara: incompatibilità assoluta. Come riesce a far convivere le sue due identità?

Spesso si indicano Sodoma e Gomorra, nell’antica Mesopotamia. Secondo lo storico Erodoto, la gente di quelle città adorava una dea dell’amore e della guerra, che era una rappresentazione molto violenta della loro religione. Le offrivano la verginità e la sessualità dei loro figli e delle loro figlie per fertilizzare i campi. A quei tempi, i preti usavano già il loro potere per controllare le identità della gente. La vera gente di Sodoma e Gomorra non era omosessuale. Gli uomini, le donne e i bambini erano interessi da sacrificare.

C’è un verso importante nel Corano: Dio parla agli abitanti di Sodoma e Gomorra attraverso la bocca degli angeli. Non c’è alcuna referenza all’omosessualità nel Corano. Menziona soltanto lo stupro di uomini, donne e bambini nel nome di un’ideologia. Esattamente quello che fanno i leader musulmani fascisti e immorali oggi nel nome dell’islam. Sono loro i veri sodomiti, non gli omosessuali.

Nonostante le dichiarazioni di molti accademici musulmani, la posizione dell’islam sull’omosessualità è molto complicata. Benché molti musulmani credano che Allah abbia una netta preferenza a che i fedeli si impegnino in matrimoni eterosessuali date le lodi che ne fa, in realtà né Allah né il Profeta (che la pace discenda su di lui) hanno mai apertamente bandito le relazioni omosessuali per i musulmani, né Allah ha mai condannato identità sessuali alternative.

Alcuni accademici musulmani invece bandiscono del tutto l’omosessualità basandosi sulla loro interpretazione dei versi 4:15-16 del Corano [che condannano uomini e donne che hanno relazioni fuori dal matrimonio, ndr] e sulla loro lettura sbagliata della storia di Lot [che nella Bibbia scappa da Sodoma e Gomorra e la cui moglie si trasforma in statua di sale, ndr].

La posizione del Corano e dell’Hadíth [l’insieme dei racconti sulla vita di Maometto che costituisce la Sunna, parte integrante del diritto islamico assieme al Corano,ndr] sull’omosessualità è molto più complessa di quanto si immaginino molti musulmani. Tra i compagni del Profeta, c’erano i mukhannathun, gruppo di omosessuali travestiti, talvolta mal tradotti con la parola “eunuchi”, ermafroditi o uomini effeminati. Anche se è chiaro che molti dei compagni erano loro fortemente ostili, il Profeta ne protesse almeno uno da un linciamento. Non solo li tollerava, ma – secondo un verso del Corano – ne impiegò uno in casa. Dopo la morte del Profeta, molti mukhannathun ebbero un ruolo molto importante nella vita e nella cultura della città di Medina. I mukhannathun, che il Profeta si rifiutò di eliminare nonostante le pressioni dei suoi compagni, sopravvivono ancora oggi nei paesi musulmani.

Lei sostiene spesso che se oggi fosse vivo, Maometto sposerebbe le coppie gay. Come può esserne tanto certo? 

Ne sono certo perché era una persona pragmatica che rispettava il benessere delle persone, secondo la tradizione. Cinque anni fa fondai l’organizzazione degli Omosessuali musulmani di Francia perché non volevo rifiutare né la mia omosessualità né il mio islam. Quando scoprii che potevo essere entrambe le cose, trovai pace. La Fratellanza salafita era molto importante in Algeria negli anni Novanta. Quando ero adolescente, ero molto affascinato dall’islam, e fu per questo che mi unii a loro nelle moschee, e diventai salafista. Allora era l’unico islam disponibile. È così che imparai l’arabo e a leggere il corano a memoria. Sfortunatamente tutta la filosofia di vita bellissima di rispetto contenuta nell’islam era macchiata da un’ideologia che era il contrario della spiritualità religiosa. Oggi rifiuto totalmente una rappresentazione fascista o politica della mia tradizione spirituale che so essere ispirata dalla pace.

Per lei l’islam sociologicamente non esiste. L’islam sono i suoi fedeli, come lei. Per cui dice che chiunque voglia escludere per esempio gay o donne si mette fuori dall’islam. Come possiamo essere sicuri che non sia lei a essere fuori dalla fede?

Sociologicamente, l’islam non è vivo e non parla. La nostra relazione con il divino è unica per ciascun essere umano, senza maestri fra Dio e ciascuno di noi. In arabo lo chiamiamo Tawhid: unicità di Dio che rispecchia l’unità umana, attraverso il pluralismo e la diversità. Questa è la mia rappresentazione dell’islam: “essere in pace”, come dicevo. La sfida maggiore di oggi nelle società arabo-musulmane è il fascismo, che è una minaccia comune a tutte le società che vivono una crisi economica e politica. Ma questo non ha nulla a che fare con l’islam o la cultura araba in sé. Alcuni vogliono imporre un’ideologia fascista attraverso l’islam. Purtroppo questo succede continuamente in molte culture e religioni. Loro cercano di mostrare una facciata di bontà e felicità, ma pensano solo a se stessi, sono concentrati sulle loro paure e fobie. E hanno bisogno di trovare capri espiatori, e di solito sono le minoranze religiose o etniche. Il vero problema è che la società islamica è perduta. Un giorno forse troveremo il modo di risolvere questo problema, Insh’Allah, con la volontà di Dio. Io sono sicuro che Dio rispetta la mia scelta perché per me l’islam aiuta ciascuno di noi nella sua ricerca della felicità, mentre il fascismo pretende solo di normalizzare e poi controllare le sessualità.

Torniamo alla Francia. Come crede che stia gestendo la convivenza con il mondo musulmano? Crede che il modello laicista francese possa essere esportato?

Sono trent’anni che in Francia stiamo cercando un rinnovato equilibro stabile tra la laicità e il cosiddetto “islam francese”: non un islam importato, ma una rappresentazione del nostro background adattato alle nostre leggi e al nostro contesto culturale qui e ora. Abbiamo ancora questioni aperte come può immaginare.


Cambiare l’Islam

Autore: liberospirito 9 Mar 2014, Comments (0)

Abbiamo letto su “Tempi di Fraternità” (www.tempidifraternita.it) questo intervento sull’islam contemporaneo, che proponiamo ai lettori per la sua immediatezza. E’ anche un piccolo contributo alla giornata dell’8 marzo, appena trascorsa. In fondo, anche una religione come quella islamica non può non risentire dell’impatto con il mondo occidentale, con quel fenomeno denominato secolarizzazione. Si tratta di un discorso, questo, qui solo accennato, quindi da riprendere con respiro più ampio.

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Pochi giorni sono passati dalla festa degli innamorati. In Italia si vedono coppie giovani e meno giovani girare per la città regalandosi un sorriso e un fiore, ma in altre parti del mondo non solo è proibita ogni espressione d’affetto, anzi ci sono sempre nuove prescrizioni per sottomettere le donne.

È proprio di questi giorni la notizia, che arriva dall’Arabia Saudita, secondo cui la suprema autorità religiosa ha imposto una nuova fatwa che vieta alle donne di andare da sole da un medico, senza essere accompagnate dal marito o da un parente stretto. Anche se questo divieto era precedente, le donne lo ignoravano facilmente e quindi c’è stato un giro di vite che ha portato anche a tragedie come quella della studentessa universitaria che non ha potuto essere soccorsa da medici uomini ed è morta per un attacco al cuore. Questo accade in un Paese ormai diventato economicamente ricco, grazie al petrolio, ma che dimentica facilmente il proprio passato di popolo di pastori itineranti con i propri cammelli, vestiti di bianco con i turbanti, che gli uomini portano ancora con fierezza, dimenticando però il passato. Oggi la politica di questo Paese è molto legata ai Paesi occidentali, ma la mentalità è anacronistica, perché certi divieti e chiusure non sono legati alle origini dell’Islam, ma a sue successive interpretazioni e soprattutto all’uso che i poteri dei potentati hanno fatto e fanno della religione.

Io da piccolo, cresciuto in una famiglia islamica, ho sempre conosciuto il rispetto delle persone, la religiosità delle donne che era sincera e non conosceva oppressioni e divieti. Provo quindi un senso di sdegno e di vergogna di fronte alla grande ingiustizia che in Paesi che si vantano di essere islamici le donne siano tanto oppresse. Le associazioni islamiche nel mondo dovrebbero reagire e prendere le distanze di fronte a certe leggi e comportamenti. Si rizzano i capelli a leggere certe notizie: possibile che i giovani musulmani sul nostro territorio non reagiscano? Non sentano vilipesa la loro religione che dall’opinione pubblica è superficialmente identificata con quelle leggi?

Faccio quindi un appello: per migliorare la religione, come la politica, come la società, bisogna anche criticarla. Le donne sono esseri umani come noi uomini, non quindi proprietà di uno sceicco come i cammelli da sfruttare. Hanno gli stessi diritti di muoversi in autonomia, di accedere ad una professione, di vivere in libertà. Non si può interpretare il Corano in modo restrittivo, questi errori appartengono al passato, noi dobbiamo cambiare, com’ è successo per altre religioni e culture. La parola “ermeneutica”, nata nell’antica Grecia, voleva dire concretamente critica alla politica che era marcia e poi si è estesa alle religioni monoteistiche nel bacino del Mediteranno, interpretando i testi sacri dell’Ebraismo e del Cristianesimo. Così la situazione è migliorata molto rispetto ai secoli passati. Sarebbe necessario che anche il Corano fosse interpretato, tenendo presente il periodo storico in cui è stato scritto e la trasformazione della società di oggi. Un testo può essere letto in modi diversi. Nella festa di San Valentino una lettera d’amore per noi uomini e donne del ventunesimo secolo, credenti di una qualunque religione o non credenti, ha un significato particolare quando siamo innamorati, ma non ha lo stesso significato se l’ amata ci ha lasciato. Credo che anche l’Islam ha bisogno di un cambiamento forte che venga dalla base, per vedere il testo sacro in un modo nuovo e per condannare i poteri politici che usano a modo loro la religione. Questo però vuol dire aprirsi a una mentalità nuova, al dialogo con altre religioni, al rispetto dei diritti delle donne, a nuovi modelli di vita, pur conservando i grandi valori della tradizione che sono i rispetto, la solidarietà e l’ospitalità del diverso.

Alidad Shiri