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Tag: coppa del mondo

Brasile: popoli nativi e mondiali di calcio

Autore: liberospirito 12 Giu 2014, Comments (0)

I mondiali di calcio in Brasile sono alle porte e, insieme ad essi, arrivano pure tutte le assurdità del Barnum calcistico. L’associazione Survival International ha reso noto una serie di informazioni che mettono in relazione lo svolgimento dei mondiali con le condizioni di vita delle popolazioni indigene. E’ utile leggerle perchè i grandi organ di stampa preferiscono non parlarne. Basti questa notizia: il governo brasiliano ha stanziato 791 milioni di dollari per il sistema di sicurezza da mettere in atto durante la Coppa del Mondo; è una cifra almeno tre volte superiore al budget annuale del suo Dipartimento agli Affari Indigeni, sempre a corto di finanziamenti.

Chi intende dare il suo contributo a sostegno delle popolazioni indigene può andare a questa pagina di Survival International e seguire le loro proposte.

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Gli stadi di calcio sono costruiti sui territori indigeni, e la recente ricchezza del paese deriva dallo sfratto degli Indiani e dal furto delle loro terre. A seguire alcune informazioni su questi stadi e sui popoli nativi che vivono nei dintorni.

Stadio Maracanã (Rio de Janeiro): Maracanã è una parola indigena tupi che significa pappagallo (ma può anche riferirsi al maraca-na – un sonaglio fatto di semi usato dai Guarani durante le cerimonie religiose).  Con l’inizio dei lavori di ricostruzione dello stadio in vista della Coppa del Mondo, circa 70 Indiani appartenenti a 17 diverse tribù furono sfrattati da un edificio del XIX secolo, vicino allo stadio. Gli Indiani che lo abitavano volevano che l’edificio venisse preservato come Centro Culturale Indigeno, ma è stato raso al suolo per fare spazio a un gigantesco parcheggio e a un museo sul calcio. Nel 1910 quella casa coloniale aveva ospitato il primo Istituto di ricerca culturale indigena del Brasile. Subito dopo divenne l’ufficio principale per il Servizio di Protezione dell’Indio (l’odierno FUNAI). Fino al 1978 fu la sede centrale del Museo del Popolo Indiano del Brasile.

Stadio Cuiabá (Mato Grosso): tra le tribù che vivono in quest’area ci sono i Nambiquara, gli Umutina e i Pareci. Gli Umutina furono decimati dal morbillo e da altre malattie. Nel 1862 erano 400, ma nel 1943 ne sopravvivevano solo 73. Oggi il loro numero sta lentamente crescendo. I Nambiquara soffrirono terribilmente quando la fertile vallata del loro territorio ancestrale fu attraversata dalla superstrada BR-364, finanziata dalla Banca Mondiale. Erano 7.000 nel 1915, ma nel 1975 ne erano rimasti solo 530. Oggi i Nambiquara sono 2.000 ma le loro terre sono ancora invase dai cercatori di diamanti, dai taglialegna e dagli allevatori.

Stadio di Belo Horizonte (stato di Minas Gerais): A circa 100 km a nord-est di Belo Horizonte si trova un territorio indigeno chiamato “Fazenda Guarani”, abitato dai Krenak e dai Pataxó. Entrambe le tribù hanno subito enormi perdite nel tentativo di resistere all’espansione della frontiera coloniale. Negli anni ’60 lo stato brasiliano istituì due prigioni segrete gestite dalla polizia militare per punire e rieducare gli indigeni che resistevano all’invasione delle loro terre. La Commissione Nazionale brasiliana per la Verità sta ancora indagando sui maltrattamenti degli Indiani nelle prigioni.

Stadio di Manaus (stato di Amazonas):  sarà l’unica città amazzonica a ospitare la Coppa del Mondo. L’architettura dello stadio riprende lo stile di un cesto indigeno. Verso la fine del XVIII secolo la città di Manaus crebbe notevolmente grazie ai proventi del boom della gomma. Decine di migliaia di indigeni furono ridotti in schiavitù e costretti a estrarre la gomma. Nei confronti degli Indiani furono commesse atrocità terribili: a migliaia morirono per le torture, la malnutrizione e le malattie. Alcuni riuscirono a evitare la schiavitù rifugiandosi presso le sorgenti più remote degli affluenti del Rio delle Amazzoni, dove ancora oggi vivono cercando di evitare ogni contatto con la società nazionale. A un centinaio di chilometri da Manaus c’è il territorio dei Waimiri Atroari. La tribù oppose una valorosa resistenza ai cacciatori e ai lavoratori della gomma che invadevano il loro territorio; molti Indiani morirono negli scontri violenti. La tribù fu però contattata negli anni ’70, quando il governo spianò la loro foresta per costruire una superstrada. Centinaia di indigeni morirono per le malattie e negli scontri violenti con le unità dell’esercito inviate per sedare la resistenza. La Commissione Nazionale brasiliana per la Verità sta indagando sulle atrocità commesse in quel periodo nei confronti dei Waimiri Atroari.

Stadio di Brasilia: A solo cinque ore di macchina da Brasilia, alcuni piccoli gruppi di Indiani si nascondono nella vasta macchia spinosa. Sono gli Avá Canoeiro, gli ultimi 24 sopravvissuti di una tribù forte e fiera costretta a una vita in fuga dal 1780, e oggi sull’orlo dell’estinzione.

Stadi nel nord-est del Brasile: Recife, Salvador, Fortaleza e Natal: Delle 23 tribù della costa nord-orientale, solo i Fulnio hanno mantenuto la loro lingua. Quest’area fu una delle prime a essere colonizzate, ed oggi è teatro di alcuni dei conflitti territoriali più accesi. I Pataxó Hã Hã Hãe lottano da decenni per il loro diritto alla terra; nel corso del tempo hanno subito numerose violenze e i loro leader sono stati assassinati. A sei ore di macchina da Salvador, i Tupinambá vengono presi di mira dalla polizia, che ha assaltato i loro villaggi per sfrattarli dalle terre e fare spazio agli allevamenti di bestiame. Nell’agosto 2013 quattro Tupinambá sono stati uccisi e il loro corpi mutilati, e 26 case sono state distrutte.