Crea sito

Tag: Congregazione per la Dottrina della Fede

Riprendiamo da un articolo di Luca Kocci su “Il manifesto” di oggi, 23 maggio, la notizia della scomunica che ha colpito Martha Heizer,  presidente e co-fondatrice del movimento We are Church (Noi siamo Chiesa). Non c’è che dire: un bel regalo della Chiesa di papa Francesco…

church-today

Durissimo provvedimento della Santa sede contro i gruppi cattolici di base. La Congregazione per la dottrina della fede ha scomunicato – quindi escluso dai sacramenti ed espulso dalla Chiesa cattolica –

Martha Heizer, cofondatrice e presidente di We are Church (Noi siamo Chiesa), il principale movimento cattolico internazionale progressista, presente in oltre 20 nazioni e impegnato per una riforma della Chiesa in direzione di una maggiore collegialità, pluralismo e povertà.

Da tre anni Martha Heizer e suo marito Ehemann Gert (scomunicato anche lui), per sollevare pubblicamente la questione dell’ordinazione presbiterale delle donne, celebrano l’eucaristia nella loro casa ad Absam (vicino Innsbruck, in Austria) insieme ad altre persone della comunità e senza preti. Una prassi peraltro comune nelle comunità cristiane di base, moltissime delle quali anche in Italia.

La Congregazione per la dottrina della fede (l’ex sant’Uffizio) – guidata dal card. tedesco Müller, nominato da Ratzinger e annoverato fra i conservatori – ha avviato un’indagine che mercoledì sera si è conclusa con la consegna, da parte del vescovo di Innsbruck, mons. Manfred Scheuer, del decreto di scomunica proprio per aver infranto le regole canoniche sul sacramento dell’eucaristia. La coppia però lo ha respinto e non ha nemmeno voluto ritirarlo. «Siamo stati trattati come i preti che hanno compiuto delitti gravissimi, come gli abusi sessuali sui minori, anzi peggio perché non conosciamo un solo caso di un prete pedofilo che è stato scomunicato», dichiarano Heizer e suo marito. «Abbiamo rifiutato di ritirare il decreto, non lo accettiamo perché sappiamo di non aver commesso abusi tali da essere scomunicati. Anzi continueremo a impegnarci con maggior forza per la riforma della Chiesa cattolica: proprio queste modalità mostrano con quanta urgenza la Chiesa debba essere rinnovata». «Con le loro azioni, Heizer e suo marito hanno creato una situazione per cui era necessario prendere provvedimenti», lo scarno commento di mons. Scheuer, «in un certo senso si sono auto scomunicati».

Per Vittorio Bellavite, portavoce della sezione italiana di Noi siamo Chiesa, l’intervento è un attacco dell’ala conservatrice delle gerarchie al nuovo clima ecclesiale: «Il card. Müller ha “usato” questa vicenda per un attacco, indiretto ma molto duro, al nuovo corso di papa Francesco e alle riforme indispensabili che egli cerca di proporre. Non è possibile nessuna altra interpretazione davanti a un intervento nei confronti della presidente del principale movimento che da anni si impegna per la riforma della Chiesa cattolica nella linea del Concilio e che, ora, ha accolto con convinzione il messaggio del nuovo vescovo di Roma. La questione, di cui era imputata Martha, era ferma da tre anni e sembrava abbandonata. Non a caso viene risollevata ora che nella Chiesa lo scontro si sta facendo vivace».

Noi siamo Chiesa è nata in Austria nel 1996 attorno ad un “Appello al Popolo di Dio” che raccolse 2 milioni e 500mila firme in tutta Europa (oltre 35mila in Italia) e che chiedeva riforme radicali nella Chiesa cattolica: maggiore democrazia, abolizione dell’obbligo del celibato ecclesiastico, fine delle discriminazioni contro gli omosessuali, accesso ai sacramenti per i divorziati risposati. La scomunica alla presidente è un duro colpo al dialogo con il mondo cattolico di base, che sembrava essersi riaperto con papa Francesco, il quale però era sicuramente informato del provvedimento.

Luca Kocci

Perché Wojtyła non è un santo

Autore: liberospirito 30 Apr 2014, Comments (0)

Giovanni Franzoni, già abate di San Paolo fuori le Mura (nella cui veste – equiparata a quella di vescovo – ha partecipato al Concilio Vaticano II), è stato convocato agli inizi del 2007 dalla Postulazione per la causa dei santi per portare la sua testimonianza nel processo di beatificazione di Karol Wojtyła. Il ritratto del pontefice che emerge dalla sua deposizione giurata (qui riprodotta) è assai distante dall’iconografia che i media offrono in questi giorni. Il sito della rivista “Micromega” è ritornato sul tema proponendo vari interventi, fra cui quello di dom Franzoni, che riprende e puntualizza quanto aveva precedentemente dichiarato. Perchè Wojtila non è un santo? Basta guardare l’immagine sotto riportata: si tratta dell’incontro ufficiale fra il papa e Pinochet.

wojtila e pinochet

Dopo l’apertura della causa di beatificazione di Giovanni Paolo II un gruppo di teologhe e teologi cattolici, partendo ciascuno dalle proprie conoscenze e dalle proprie sensibilità ferite durante l’esercizio del pontificato di questo papa, ha diffuso un appello nel quale sono confluite le principali obiezioni al processo di canonizzazione. Si è voluto così rispondere all’invito della congregazione competente affinché fossero esposte sia le testimonianze favorevoli sia quelle contrarie alla beatificazione.

Personalmente, oltre che dalla repressione del pensiero teologico cattolico attuata da Wojtyła, ero fortemente colpito da quanto avevo appreso a Managua, nella segreteria del Centro Valdivieso, circa il doloroso isolamento di monsignor Oscar Arnulfo Romero che – ricevuto in udienza privata dal papa affinché potesse riferirgli delle scomparse e delle uccisioni di cittadini, sindacalisti e sacerdoti salvadoregni che avevano sostenuto la causa dei contadini nella presa di possesso delle terre loro concesse dalla riforma agraria – vide disprezzata questa documentazione, si sentì esortare ad andar d’accordo comunque col governo salvadoregno e non riscontrò alcun calore pastorale nel papa.

Per i dettagli di questo doloroso isolamento rinvio alla deposizione già consegnata al tribunale del vicariato di Roma [pubblicata qui]. Aggiungo solo due considerazioni maturate in seguito a quella deposizione.

Quando è emerso lo scandalo degli abusi sessuali su minori compiuti da religiosi cattolici, e non per un atto di consapevolezza da parte della Chiesa ma grazie ai procedimenti legali e risarcitori intentati dalle vittime, l’attenzione del mondo si è rivolta alle responsabilità non solo dei religiosi abusanti ma anche delle autorità della gerarchia che avevano celato il fenomeno agli organi inquirenti laici e si erano accontentate di ammonimenti e di trasferimenti in altre sedi dei preti pedofili (che infatti, in molti casi, hanno proseguito nei loro perversi comportamenti).

Questa modalità di copertura degli scandali oltre a essere contrastante con la lettera dell’Evangelo, secondo il quale è bene che gli scandali siano manifesti perché ci sia chiarezza nella comunità, è risultata anche offensiva nei confronti del rapporto fra corpo ecclesiastico e società laica. Alcuni vescovi costretti tardivamente a dare le dimissioni in seguito all’esplosione degli scandali hanno pubblicamente detto che consultandosi con la Congregazione per la dottrina della fede, di cui era prefetto l’attuale pontefice, avevano operato nella convinzione di essere in armonia con la volontà del papa. Quanto poi allo scandalo che ha coinvolto l’arcivescovo di Vienna, Hans Hermann Groër, costretto alle dimissioni da una corale richiesta dei vescovi austriaci, è noto che la sua promozione da abate benedettino ad arcivescovo fu promossa personalmente da Giovanni Paolo II che aveva stretto un rapporto di amicizia e collaborazione con Groër già da quando era vescovo di Cracovia.

Una seconda considerazione più che la figura di papa Wojtyła riguarda la scelta dell’attuale pontefice di procedere alla cerimonia di beatificazione in una data – il 1° maggio 2011 – che evidentemente viene sottratta alla celebrazione e alla frequentazione di masse di lavoratori organizzati fra i quali vi sono notoriamente cattolici e non cattolici, credenti religiosi e diversamente credenti.
Questa «invasione di campo» costringe alcuni cattolici a scegliere fra partecipazione socio-politica e partecipazione a aventi ecclesiastici. Si tratta di un antagonismo di cui non sentivamo il bisogno.

Giovanni Franzoni

Dei discorsi pubblici del nuovo papa se ne parla tanto. In genere positivamente. Le voci fuori dal coro, aperte e senza pregiudizi sono rare. Fra queste c’è l’articolo a firma di Marcello Vigili, apparso recentemente sul sito www.italialaica.it, che pubblichiamo qui sotto. Il testo non parla solo del papa, ma dell’atteggiamento comune, da “sepolcri imbiancati”, sia delle gerarchie politiche di casa nostra, sia delle gerarchie ecclesiastiche. Le parole dure e incisive di Francesco I contro le caste politche e religiose si scontrano contro muri di gomma senza fine. Il fatto che quei discorsi, addirittura esaltati, non vengano mai tradotti in prassi dalla Chiesa o dai politici estimatori del papa, dovrebbe essere il vero tema di riflessione. 

sepolcri imbiancati

La crisi ucraina, la visita di Obama in Italia e il suo appuntamento in Vaticano non possono certo essere considerati motivi sufficienti per giustificare lo scarso interesse mostrato dai nostri commentatori politici per la dura lezione impartita da papa Francesco ai parlamentari italiani durante la messa organizzata per il 27 marzo in San Pietro dal cappellano di Montecitorio. Erano presenti 492 parlamentari, 9 ministri, 19 sottosegretari, 3 parlamentari europei e 23 ex parlamentari.

Un evento che ha offerto al papa l’opportunità di confermare la scarsa considerazione verso la classe politica italiana, già manifestata in altre occasioni a partire dalla sua visita a Lampedusa. Commentando i testi biblici del giorno, ha denunciato i farisei che hanno rifiutato l’amore del Signore, additandoli come esempio negativo di classe dirigente che si era allontanata dal popolo. Ed era soltanto con l’interesse nelle sue cose: nel suo gruppo, nel suo partito, nelle sue lotte interne.

Il riferimento ai suoi diretti interlocutori è stato evidente a tutti.

A loro era rivolto l’invito a riflettere ricordando che per i peccatori c’è perdono, ma non c’è per quei peccatori che sono scivolati diventando corrotti. È tanto difficile che un corrotto riesca a tornare indietro. Il peccatore sì, perché il Signore è misericordioso e ci aspetta tutti. Ma il corrotto è fissato nelle sue cose, e questi erano corrotti.

Erano Uomini di buone maniere, ma di cattive abitudini. Gesù li chiama, ‘sepolcri imbiancati’.

Sono parole dure e incisive quali nessuno dei suoi predecessori aveva usato, nel sollecitarli all’impegno e ad essere adeguati alla gravità dei tempi.

Non sembra, però, che siano servite a promuovere pentimenti e assunzioni di responsabilità, in verità, neppure nelle gerarchie ecclesiastiche e nei movimenti ecclesiali, che li hanno fin qui appoggiati, e non rinunciano a interloquire con loro.

Eppure indirettamente, ma non troppo, le parole del papa sono rivolte anche a loro che continuano a chiedere favori e privilegi come il Sinedrio dei tempi di Gesù che tresca con Erode e con Pilato per far fuori questo nazareno ribelle: predica amore e uguaglianza alle folle osannanti, che però lo abbandonano dopo aver goduto dei suoi miracoli e averlo acclamato come Messia.

Il cardinal Bagnasco, sempre pronto a cogliere ogni piccola minaccia ai privilegi cattolici, è intervenuto per confermare l’impegno a rafforzare il predominio ideologico sulla scuola. Ha denunciato la diffusione nelle scuole pubbliche di tre volumetti informativi, Educare alla diversità a scuola, a cura dell’Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali) per contrastare l’omofobia ottenendone dal Ministro l’immediato ritiro.

In verità frequenti sono i casi in cui si evidenzia che le parole di papa Francesco, pur esaltate, non sono tradotte nella prassi della sua Chiesa.

Recentemente la stessa Conferenza episcopale italiana, nel recepire nella sua ultima riunione, il pesante intervento della Congregazione per la Dottrina della Fede, che ha chiesto di modificare le “Linee guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici” da essa approvate nel 2012, lo ha di fato ignorato confermando il suo ruolo esclusivo in materia. Nel nuovo testo non si riconosce l’obbligo di deporre o di esibire documenti ad autorità esterne, non si garantisce alle vittime il diritto di essere parte nel procedimento canonico e assolutamente nulla si dice su possibili risarcimenti nei loro confronti. Tutto viene lasciato al prudente discernimento del vescovo o al suo solo “dovere morale di contribuire al bene comune! .

Il Movimento Noi siamo Chiesa ha così commentato: Ma la fiducia nella discrezionalità e nella buona volontà del singolo vescovo è stata ridotta a zero dai tanti anni in cui la totalità dei vescovi nel nostro paese ha sempre avuto come del tutto prioritaria la preoccupazione per l’onore della Chiesa, non intesa come comunità dei credenti ma come corpo sacerdotale.

Non c’è quindi da meravigliarsi se il richiamo di papa Francesco è stato così facilmente ignorato anche dai parlamentari, cattolici e non, che, invece, proprio in questi giorni sono chiamati ad una maggiore responsabilità nell’esercizio del loro mandato. La fase di revisione del sistema istituzionale si è aperta drammaticamente perché resa accidentata dalla scelta di Renzi di usare l’arma del ricatto e di travisare le posizioni degli oppositori per imporre le sue scelte.

Le sue false accuse contro il Presidente Grasso, reo di volere un Senato rinnovato ma diverso da quello da lui previsto, e il disprezzo per i firmatari del documento, che rileva nelle sue scelte una deriva autoritaria, non sollecitano, infatti, un franco dibattito ma pretendono un pronunciamento di fedeltà a chi sarà, presto, chiamato a formare le liste dei candidati per le prossime elezioni.

Forte sarà per i parlamentari la “tentazione” di lasciarsi corrompere a servire la volontà del capo piuttosto che l’interesse della comunità nazionale.

Un parlamentare è corrotto non solo se incassa una mazzetta, ma anche se offre il suo sostegno al miglior offerente e non vota” secondo coscienza”.

Marcello Vigili