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Tag: CEI

Invettiva per il cardinale

Autore: liberospirito 14 Feb 2016, Comments (0)

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E’ vero, di certe cose non meriterebbe nemmeno parlarne. Meglio volgere lo sguardo altrove, verso la vita, lasciando che, evangelicamente, i morti seppelliscano i loro morti. Eppure, è troppo forte, non si può tacere. Allora, evocando il genere dell’invettiva, cara a molti profeti, facciamo come coloro che, pur controvoglia, prendono la parola e dicono.

E’ dell’altro giorno la notizia delle linee guida della CEI in materia di pedofilia, secondo cui i vescovi, non essendo “pubblici ufficiali”, non sono obbligati a denunciare all’autorità giudiziaria casi di abusi sessuali nei confronti di minori da parte del clero. A sostenere ciò è intervenuto con mano pesante il presidente della CEI, card. Bagnasco. Egli ha pensato bene di puntualizzare la questione osservando che la legge italiana non riconosce questo dovere di denuncia. «Il Vaticano – ha cavillato il boss della CEI –  prescrive di rispettare le leggi nazionali e sappiamo che la legge italiana non riconosce questo dovere», sorvolando sul fatto che i vescovi di altri Paesi (ad es. esempio Irlanda, Germania, Danimarca) hanno invece scelto la strada di una più stretta collaborazione tra le autorità ecclesiastiche e quelle civili. Ma ciò che più di tutto indigna in una simile dichiarazione è lo sconcio motivo addotto per sottrarre i vescovi a una responsabilità dovuta: non per nascondere reati avvenuti contro minori al fine di non gettare nel discreto l’istituzione ecclesiastica, bensì solo per «l’attenzione verso le vittime», per tutelare con discrezione la privacy loro e dei loro familiari da indebite ingerenze.

Non sappiamo cosa pensi il papa in merito a tali affermazioni e, a dirla tutta, non ci interessa più di tanto. Ci si può solo augurare, e crediamo di non sbagliare, che il cardinale in questione, con tale improvvida uscita, abbia fornito un altro solido contributo a tutte le persone di buona volontà affinché si congedino, una volta per tutte, da apparati autoreferenziali che di altro sono preoccupate se non garantirsi posizioni e rendite acquisite. «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu va’ e annunzia il regno di Dio» (Lc 9,60).

Scriblerus

Salviamo l’acqua, salviamo la madre

Autore: liberospirito 4 Nov 2014, Comments (0)
Chi si ricorda ancora del referendum sull’acqua? Ventisei milioni di italiani si erano espressi con chiarezza affinchè l’acqua divenisse bene comune fondamentale, da sottrarre alla logica di mercato. Ma, parafrasando il proverbio, “abrogata la legge, trovato l’inganno”… Infatti, parlamento, governo, consigli regionali e sindaci vari stanno ignorando amenamente l’esito del referendum, svuotando di senso quel piccolo esercizio di democrazia diretta rappresentato dall’istituto del referendum. Su tutto ciò pubblichiamo un indignato intervento di Alex Zanotelli. Si riferisce allo specifico campano, ma non solo. Quello che vien fuori chiaro da queste righe è che le parole non bastano più, occorre farsi sentire. La parola deve incarnarsi, esigere ascolto, prendere corpo nelle strade e nei luoghi pubblici. In fondo, anche questa è una maniera, piccola ma concreta, per declinare nel quotidiano il tema dell’incarnazione.
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“Tra i tanti processi di privatizzazione dei servizi pubblici in corso, quello dell’accesso all’acqua è il più criminale, ”ha scritto l’attivista R. Lessio nel suo libro All’ombra dell’acqua. “Un progetto folle a cui possono credere solo persone profondamente malate, ammalate del nulla”.
E in questo paese sono tante le persone ‘ammalate del nulla’, che spingono di nuovo l’Italia verso la privatizzazione dell’acqua. E questo nonostante il Referendum (11-12 giugno 2011), quando 26 milioni di italiani hanno sancito che l’acqua deve essere tolta dal mercato e che non si può fare profitto su un bene così fondamentale.
A tutt’oggi il Parlamento italiano è stato incapace di rispondere a questa decisione popolare con un’appropriata legislazione. Eppure lo scorso anno 200 deputati hanno preparato un disegno di legge che non si riesce a far discutere in Parlamento. La ragione è che il governo Renzi sta perseguendo una devastante politica di privatizzazioni. Con “Sblocca Italia” e la “Legge di Stabilità”, Renzi offrirà incentivi agli enti locali che privatizzano i servizi pubblici. E’ il tradimento del Referendum!
Il governatore della Campania Caldoro ha fiutato bene questo clima e il 31 luglio ha fatto votare al Consiglio Regionale la finanziaria con due maxi-emendamenti: uno, sul condono edilizio e l’altro sulla privatizzazione dell’acqua. La Regione Campania affida così alle società operanti sul territorio, soprattutto alla GORI, non solo la gestione e distribuzione dell’acqua, ma anche la captazione e l’adduzione alla fonte. Per di più Caldoro ha deciso di costituire presso la giunta una Struttura di missione con grandi poteri sulla gestione dei servizi idrici, togliendoli agli enti locali.
Abbiamo reagito con forza come comitati acqua della Campania con una vivace campagna mediatica. Anche il governo ha impugnato il maxi-emendamento perché in contrasto con i principi fondamentali della legislazione statale in materia. “Troveremo un’intesa con il governo”, ha replicato Caldoro, che è deciso a procedere sulla via della privatizzazione.
Tutto questo mette in pericolo l’ABC (Acqua Bene Comune) di Napoli, un comune che è passato da una gestione SPA ad un’Azienda Speciale, uno strumento che non permette di fare profitti.
Napoli è l’unica grande città in Italia che ha obbedito al Referendum ed ha dimostrato che si possono gestire i servizi idrici con un’Azienda Speciale. Lo sbaglio del sindaco De Magistris è stato che, nonostante le pressioni dei comitati, non ha “ messo in sicurezza”l’ABC. Così anche l’acqua di Napoli potrebbe capitolare alla spinta privatizzatrice di Caldoro.
A raccogliere i frutti di questa operazione di Caldoro sarà l’ACEA (Roma) di Caltagirone che si sta espandendo in Toscana e ora tenta di prendersi l’acqua del Meridione. L’ACEA detiene il 37% delle azioni della GORI, che ha una gestione molto contestata di 76 comuni dell’area vesuviana.
Al Nord sono in atto le stesse manovre di unificazione fra IREN (Torino-Genova) e A2a (Milano –Brescia) a cui guarda con interesse HERA (Emilia Romagna). Rischiamo così di avere una grande multiutility, che gestirà l’acqua del Nord.
Quello che sta avvenendo sotto i nostri occhi è di una gravità estrema. E’ la negazione del Referendum. Davanti a questo scenario, mi viene spontaneo chiedermi:”Dov’è il grande movimento dell’acqua? Dove sono i 26 milioni di italiani che tre anni fa hanno votato per la ripublicizzazione dell’acqua? Ma soprattutto dov’è la chiesa italiana, le chiese, le comunità cristiane su un tema così fondamentale come l’acqua, la Madre di tutta la vita sul pianeta Terra? ” La chiesa si batte contro l’aborto, l’eutanasia e la pena di morte in nome del ‘Vangelo della Vita’, così deve oggi battersi per il diritto all’acqua come ‘diritto alla vita’ come afferma la teologa americana Christiana Peppard nel suo volume Just Water.
E’ questo il tempo opportuno per credenti e non, per riprendere con forza l’impegno per proclamare l’acqua diritto fondamentale umano.
Per questo chiedo a tutto il movimento per l’acqua pubblica di ricompattarsi e di rimettersi insieme sia a livello locale, regionale, nazionale ed europeo. Mettiamo da parte rancori e scontri e continuiamo a camminare insieme!
A livello regionale dobbiamo contrastare la spinta alla privatizzazione dell’acqua e opporci alle multiutilities.
A livello nazionale, dobbiamo fare pressione sul Parlamento italiano perché discuta subito la Legge sull’acqua, firmata da 200 parlamentari. E’ possibile che il movimento Acqua del Lazio si impegni a dei “sit-in” davanti a Montecitorio? Dobbiamo batterci contro le politiche del Governo Renzi contenute in “Sblocca Italia” e nella “Legge di Stabilità”, che spingeranno i Comuni a privatizzare i servizi pubblici.
A livello europeo, dobbiamo fare pressione sui parlamentari a Bruxelles, perché boccino il “Piano Acqua Europa 2027”, noto come “Water Blueprint” e contestino la Commissione Europea che si è rifiutata di prendere in considerazione l’iniziativa dell’ICE (Iniziativa dei cittadini europei ) sull’acqua, che ha ottenuto oltre un milione e mezzo di firme in sette paesi.
A livello internazionale continuiamo a sostenere come movimento Acqua, il vasto movimento contro il
T-TIP (Partenariato Transatlantico per gli Investimenti e il Commercio tra USA e UE) e il TISA (Trattato sui servizi pubblici sotto l’egida del WTO), che spingono verso la privatizzazione di tutti i servizi pubblici.
Infine, in un momento così grave, chiediamo alla Conferenza Episcopale Italiana (CEI) di dichiarare che l’acqua è un diritto fondamentale, invitando tutte le comunità cristiane a impegnarsi a fianco del movimento per l’Acqua pubblica in Italia e a scrivere una lettera come quella del vescovo cileno Luis Infanti della Mora:”Dacci oggi la nostra Acqua Quotidiana”. “La crescente politica di privatizzazione è moralmente inaccettabile –scrive il vescovo Luis Infanti (che con il suo popolo ha impedito che l’ENEL costruisse 5 dighe in Patagonia)-quando cerca di impadronirsi di elementi così vitali come l’acqua, creando una nuova categoria:gli esclusi! Alcune multinazionali che cercano di impadronirsi di alcuni beni della natura, e sopratutto dell’acqua, possono essere legalmente padrone di questi beni e dei relativi diritti, ma non sono eticamente proprietarie di un bene dal quale dipende la vita dell’umanità. E’ un’ingiustizia istituzionalizzata che crea ulteriore fame e povertà, facendo sì che la natura sia la più sacrificata e che la specie più minacciata sia quella umana, i più poveri in particolare”.
Alex Zanotelli

Dei discorsi pubblici del nuovo papa se ne parla tanto. In genere positivamente. Le voci fuori dal coro, aperte e senza pregiudizi sono rare. Fra queste c’è l’articolo a firma di Marcello Vigili, apparso recentemente sul sito www.italialaica.it, che pubblichiamo qui sotto. Il testo non parla solo del papa, ma dell’atteggiamento comune, da “sepolcri imbiancati”, sia delle gerarchie politiche di casa nostra, sia delle gerarchie ecclesiastiche. Le parole dure e incisive di Francesco I contro le caste politche e religiose si scontrano contro muri di gomma senza fine. Il fatto che quei discorsi, addirittura esaltati, non vengano mai tradotti in prassi dalla Chiesa o dai politici estimatori del papa, dovrebbe essere il vero tema di riflessione. 

sepolcri imbiancati

La crisi ucraina, la visita di Obama in Italia e il suo appuntamento in Vaticano non possono certo essere considerati motivi sufficienti per giustificare lo scarso interesse mostrato dai nostri commentatori politici per la dura lezione impartita da papa Francesco ai parlamentari italiani durante la messa organizzata per il 27 marzo in San Pietro dal cappellano di Montecitorio. Erano presenti 492 parlamentari, 9 ministri, 19 sottosegretari, 3 parlamentari europei e 23 ex parlamentari.

Un evento che ha offerto al papa l’opportunità di confermare la scarsa considerazione verso la classe politica italiana, già manifestata in altre occasioni a partire dalla sua visita a Lampedusa. Commentando i testi biblici del giorno, ha denunciato i farisei che hanno rifiutato l’amore del Signore, additandoli come esempio negativo di classe dirigente che si era allontanata dal popolo. Ed era soltanto con l’interesse nelle sue cose: nel suo gruppo, nel suo partito, nelle sue lotte interne.

Il riferimento ai suoi diretti interlocutori è stato evidente a tutti.

A loro era rivolto l’invito a riflettere ricordando che per i peccatori c’è perdono, ma non c’è per quei peccatori che sono scivolati diventando corrotti. È tanto difficile che un corrotto riesca a tornare indietro. Il peccatore sì, perché il Signore è misericordioso e ci aspetta tutti. Ma il corrotto è fissato nelle sue cose, e questi erano corrotti.

Erano Uomini di buone maniere, ma di cattive abitudini. Gesù li chiama, ‘sepolcri imbiancati’.

Sono parole dure e incisive quali nessuno dei suoi predecessori aveva usato, nel sollecitarli all’impegno e ad essere adeguati alla gravità dei tempi.

Non sembra, però, che siano servite a promuovere pentimenti e assunzioni di responsabilità, in verità, neppure nelle gerarchie ecclesiastiche e nei movimenti ecclesiali, che li hanno fin qui appoggiati, e non rinunciano a interloquire con loro.

Eppure indirettamente, ma non troppo, le parole del papa sono rivolte anche a loro che continuano a chiedere favori e privilegi come il Sinedrio dei tempi di Gesù che tresca con Erode e con Pilato per far fuori questo nazareno ribelle: predica amore e uguaglianza alle folle osannanti, che però lo abbandonano dopo aver goduto dei suoi miracoli e averlo acclamato come Messia.

Il cardinal Bagnasco, sempre pronto a cogliere ogni piccola minaccia ai privilegi cattolici, è intervenuto per confermare l’impegno a rafforzare il predominio ideologico sulla scuola. Ha denunciato la diffusione nelle scuole pubbliche di tre volumetti informativi, Educare alla diversità a scuola, a cura dell’Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali) per contrastare l’omofobia ottenendone dal Ministro l’immediato ritiro.

In verità frequenti sono i casi in cui si evidenzia che le parole di papa Francesco, pur esaltate, non sono tradotte nella prassi della sua Chiesa.

Recentemente la stessa Conferenza episcopale italiana, nel recepire nella sua ultima riunione, il pesante intervento della Congregazione per la Dottrina della Fede, che ha chiesto di modificare le “Linee guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici” da essa approvate nel 2012, lo ha di fato ignorato confermando il suo ruolo esclusivo in materia. Nel nuovo testo non si riconosce l’obbligo di deporre o di esibire documenti ad autorità esterne, non si garantisce alle vittime il diritto di essere parte nel procedimento canonico e assolutamente nulla si dice su possibili risarcimenti nei loro confronti. Tutto viene lasciato al prudente discernimento del vescovo o al suo solo “dovere morale di contribuire al bene comune! .

Il Movimento Noi siamo Chiesa ha così commentato: Ma la fiducia nella discrezionalità e nella buona volontà del singolo vescovo è stata ridotta a zero dai tanti anni in cui la totalità dei vescovi nel nostro paese ha sempre avuto come del tutto prioritaria la preoccupazione per l’onore della Chiesa, non intesa come comunità dei credenti ma come corpo sacerdotale.

Non c’è quindi da meravigliarsi se il richiamo di papa Francesco è stato così facilmente ignorato anche dai parlamentari, cattolici e non, che, invece, proprio in questi giorni sono chiamati ad una maggiore responsabilità nell’esercizio del loro mandato. La fase di revisione del sistema istituzionale si è aperta drammaticamente perché resa accidentata dalla scelta di Renzi di usare l’arma del ricatto e di travisare le posizioni degli oppositori per imporre le sue scelte.

Le sue false accuse contro il Presidente Grasso, reo di volere un Senato rinnovato ma diverso da quello da lui previsto, e il disprezzo per i firmatari del documento, che rileva nelle sue scelte una deriva autoritaria, non sollecitano, infatti, un franco dibattito ma pretendono un pronunciamento di fedeltà a chi sarà, presto, chiamato a formare le liste dei candidati per le prossime elezioni.

Forte sarà per i parlamentari la “tentazione” di lasciarsi corrompere a servire la volontà del capo piuttosto che l’interesse della comunità nazionale.

Un parlamentare è corrotto non solo se incassa una mazzetta, ma anche se offre il suo sostegno al miglior offerente e non vota” secondo coscienza”.

Marcello Vigili

Parliamo questa volta di scuola, diritti, nonché di ingerenze abusive e nostalgiche. Lo facciamo pubblicando un articolo scritto da Maria Mantello, apparso sulla rivista “Micromega”, a proposito della polemica sorta al Liceo Mamiani di Roma per l’inserimento, all’interno del libretto delle giustificazioni, della dicitura “genitore 1” e “genitore 2”, anzichè dei più tradizionali “padre” e “madre”.
Libretto giustificazione assenze
Sono davvero indignati allo storico Liceo Mamiani di Roma per il caso che si è voluto strumentalmente creare su quella dicitura “genitore 1 e genitore 2” che compare sul libretto delle giustificazioni degli studenti. E che una rinnovata santa alleanza intìma alla Preside di sostituire con “padre” e “madre”.La Costituzione repubblicana, come sappiamo, parla di famiglia e di genitori, e questo concetto democratico della responsabilità genitoriale viene finalmente applicato con l’entrata in vigore nel 1975 del nuovo diritto di famiglia, che spazza via i residui fascisti della patria potestà declamata dal codice Rocco.
Quindi il fatto che su dei libretti di giustificazione ci sia lo spazio per le firme dei genitori (a qualunque titolo tali siano) è del tutto legittimo.Per ribadire questo e respingere le intimidazioni, dirigenza, docenti, studenti, genitori, personale ausiliario, tecnico e di segreteria, hanno sottoscritto un documento.

Come tante altre volte le componenti del Mamiani sono unite nel rivendicare con orgoglio la tradizione progressista del liceo e con essa il valore della scuola pubblica, anche stavolta hanno voluto esprimere unitariamente la loro indignazione per un attacco tanto ridicolo quanto pericolosamente pretestuoso.

Il telefono della Preside squilla in continuazione. Tutti la vogliono intervistare e lei ribadisce con la sua voce pacata «il valore plurale della scuola pubblica in quel ruolo di accoglienza umana sociale culturale. La scuola dell’inclusione, dove ognuno è diverso e uguale».

La famiglia si è evoluta, è un dato! Ed è molto di più della stereotipia dei ruoli a cui i nostalgici degli arcaismi sessisti vorrebbero rinserrare l’universo mondo.

Al Mamiani lo sanno e sono offesi per l’attacco minaccioso di Alemanno alla Preside nella pretesa di veder stampigliate al posto di genitori, le parole madre e padre. Come se si trattasse di un atto di registrazione anagrafica e non di un documento interno alla scuola che riconosce appunto «l’azione genitoriale – precisa la Preside – anche delle tante nuove famiglie allargate, frutto di nuove unioni, e che al Mamiani sono una realtà almeno per la metà dei nostri studenti».

«Nelle scuole italiane – si legge nel documento del liceo – il termine genitore è diventato prassi dal 1975. Il nostro Liceo, che è molto attento alla legalità, non poteva contraddirla. Tanto che l’edizione vigente dei libretti scolastici di giustificazione non è certo una novità editoriale di oggi, ma esiste nel nostro Liceo da diversi anni. E ci stupisce davvero che alcuni zelanti tutori della “sacra” famiglia se ne siano accorti solo ora».
Ma evidentemente, la “sacra” famiglia può passare anche per un libretto di giustificazione.

É scesa in campo finanche la Cei col suo quotidiano Avvenire che scorge nella mancanza delle parole padre e madre una “picconata al mattone fondamentale dell’edificio sociale”.
Ovvero quella famiglia che l’ex Sindaco di Roma vede in funzione esclusivamente procreativa, proiettando sulla Costituzione il suo catechismo: «Ricordo infatti a tutti i più illuminati progressisti – ha detto Alemanno – che in genere si atteggiano a grandi difensori della Costituzione della Repubblica italiana, che la nostra Carta fondativa parla esplicitamente di famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna finalizzata alla procreazione».

Dove abbia letto questo in Costituzione, resta davvero un mistero della fede! Intanto però chiede l’intervento degli uffici territoriali del Miur affinché intervengano. E Storace, per non essere da meno, ha presentato una interrogazione alla Regione Lazio.

Quanto zelo! Troppo e simultaneo. Ed è proprio questo che disturba e insospettisce al Mamiani. Nel documento già più volte citato infatti si legge: «lo zelo è talmente tanto da farci sospettare una ben orchestrata campagna aggressiva, che in poche ore ha mobilitato finanche un organo solitamente prudente quale quello della Cei, l’”Avvenire”. Ci domandiamo allora se questo attacco concentrico non sia mirato a denigrare la Scuola Statale colpendo lo storico liceo della Capitale, il quale fa dell’educazione alla critica la propria via maestra costituzionale».

Maria Mantello