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Tag: berlusconi

Il senato regio

Autore: liberospirito 26 Giu 2014, Comments (0)
Religione e politica non dovrebbero mai incontrarsi, dicono alcuni. Pena il pericolo di fondamentalismi, integralismi, ecc. ecc. Sarà pure vera questa avvertenza, ma è anche vero che l’essere umano è un unicum; non si può scindere la sua apertura alla dimensione sociale e pubblica da quella riferita all’interiorità, alla relazione di sé con sè medesimo. Pena il pericolo di provocare una scissione nell’essere umano stesso, con tutte le possibili conseguenze. Del resto la parola “religione” rinvia all’idea di riunire, ricomporre, rilegare. Se politica e religione sono due e non una cosa sola, è vero pure che c’è un aspetto politico (cioè sociale, pubblico) nell’esperienza religiosa, così come c’è un aspetto religioso nell’esperienza politica (cioè attinente all’intimità più intima). E’ con tale premessa che presentiamo questo breve contributo, ma denso e sferzante, di Lidia Menapace (letto su www.italialaica.it).
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Faccio apposta questo titolo ad effetto, per vedere se riesco ad attirare l’attenzione sul pericoloso scivolamento verso una “democrazia autoritaria”, nella quale il Pd pretende di essere – come dice Renzi testualmente – il partito della Nazione (il pnr, cugino del tristemente noto pnf?) e lo stato diventa sempre più centralistico (si aboliscono le province, ma restano i prefetti, si smontano le regioni e si ritrasferiscono le loro competenze a Roma). Berlusconi non capisce che bisogna tacere fino a che il processo non è diventato costituzione materiale e rivela la sua impazienza, chiedendo che si parli subito esplicitamente di presidenzialismo, che imprudente scocciatore!

Comunque, se passa indenne la controriforma del Senato, ci riavviciniamo “modernamente” allo Statuto albertino, con il Senato di nomina e non eletto, chi fa politica  scelto dal potere esistente, oppure ricco, forse potrà essere regolarmente assunto,  se privo di proprie risorse, dalla Confindustria, datrice di lavoro.

Chi resta proprio fregato è il popolo, la cui “sovranità” si riduce ogni volta, perde identità (per qualunque cosa voti, vota per Renzi, legittimandolo come presidente del consiglio anche se non é mai stato eletto a quella funzione da un parlamento legittimamente in carica) e potere di garanzia: insomma la destra, per ora ademocratica, si estende come cultura politica, e l’eventuale innesto dei 5stelle stessi aggrava il processo, dimostrando quanto sia tentatore il potere appena assaporato.  Satana invero si riservò la carta del potere per ultima e più forte tentazione, quando – secondo il racconto biblico –  provò le sue mire su Gesù Cristo.

Se ci fosse meno ignoranza religiosa in questo paese più superstizioso che  religioso, e la Bibbia fosse uno dei classici dei quali l’ignoranza faccia vergogna, qualcuno se ne sarebbe già accorto da un bel po’, per la miseria!

Lidia Menapace

“Se Israele vuole assumere l’eredità di quell’ebraismo ridotto in cenere, deve assumerne la piena eredità morale, cessare di vessare ed imprigionare un altro popolo, diventare più piccolo, molto più democratico, abbandonare la mistica della potenza, diventare leader del processo di pace ed assumere la funzione di ponte fra occidente e Medio Oriente”. Con queste parole Moni Ovadia si esprimeva nel 2006 sul problema dello stato di Israele e delle richieste inascoltate del popolo palestinese. E’ della settimana scorsa la decisione dello stesso Ovadia di abbandonare pubblicamente la comunità ebraica di Milano. Su tutto questo riproduciamo l’intervista – a cura di Silvia Truzzi e apparsa sul “Fatto Quotidiano”  del 5 novembre – in cui Moni Ovadia argomenta le sue posizioni. Ci sembra una bella lezione in cui si cerca di coniugare religione e libertà.

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Diceva don Primo Mazzolari che “la libertà è l’aria della religione”. Non era ebreo, come non lo era George Orwell che in appendice alla Fattoria degli animali scrive: “Se la libertà significa qualcosa, significa il diritto di dire alla gente ciò che non vuol sentirsi dire”.

L’eco di queste frasi si sente entrando nella casa di Moni Ovadia a Milano. Per dar seguito al nome pacifista, il cane Gandhi si accomoda sul divano insieme a un paio di gatti; il caffè bolle, l’attore con il capo coperto racconta la storia del festival promosso dalla comunità ebraica che si è svolto alla fine di settembre a Milano, Jewish and the city. “Qualcuno, durante una riunione tra gli organizzatori ha posto il veto alla mia presenza. E gli altri hanno ceduto”.

Perché?

Per le mie posizioni critiche nei confronti del governo Netanyahu. Le violazioni del diritto internazionale, mi riferisco all’occupazione e alla colonizzazione dei territori palestinesi, durano da oltre cinquant’anni. Ho imparato dai profeti d’Israele che bisogna essere al fianco dell’oppresso. Io esprimo opinioni, non sono depositario di nessuna verità. Penso però che questa situazione sia tossica. Per i palestinesi, che sono le vittime, ma anche per gli israeliani: non c’è niente di più degradante che fare lo sbirro a un altro popolo. Aggiungo però che io m’informo esclusivamente da fonti israeliane. Non palestinesi: gli ultrà palestinesi sono i peggiori nemici della loro causa. Apprezzo molto due giornalisti israeliani di “Haaretz”, Gideon Levy e Amira Hass. Quello che dico io, rispetto a quello che scrivono loro, è moderato. Bene: vivono in Israele, scrivono su un quotidiano israeliano, sono letti da cittadini israeliani e pubblicati da un editore israeliano.

È iscritto alla Comunità ebraica di Milano?

Sì, per rispetto dei miei genitori. Ma ho deciso di andarmene. Io non voglio più stare in un posto che si chiama comunità ebraica ma è l’ufficio propaganda di un governo. Sono contro quelli che vogliono “israelianizzare” l’ebraismo. Ho deciso di lasciare, come ha fatto Gad Lerner a causa della mancata presa di posizione dei vertici milanesi dopo l’uscita di Berlusconi al binario 21, nel Giorno della Memoria.

Dicono che le sue critiche a Israele nascono dal desiderio di avere consensi, successo, denaro.

Ma oggi chi è a favore della causa palestinese? La sinistra? Nemmeno più Vendola lo è! E allora dove sarebbe il grande pubblico che mi conquisto? Più ho radicalizzato le mie critiche, più il mio lavoro è diminuito, mi riferisco agli ingaggi e non al pubblico. Il teatro è per tutti, il teatrante è un cittadino e come tale ha diritto alle sue idee.

Lei non è abbastanza “carino”?

Per niente, ma non si parla di cose carine. Il comportamento della comunità internazionale nei confronti del popolo palestinese è semplicemente schifoso. Nel 2000 intervistai per il “Corriere della Sera” un colonnello della Golani, le teste di cuoio d’Israele. Mi disse: “Se tu hai un bazooka in mezzo ai denti e un mitragliatore tra le chiappe, ci sono almeno due modi per uscirne”. Da militare m’insegnò che se si vuole fare la pace, si riesce. Se io dicessi che il governo Netanyahu è un po’ birichino, ma non così tanto, diventerei immediatamente il più grande artista ebreo italiano. Invece offendono i miei spettacoli.

È vero che riceve minacce?

Appena scrivo qualcosa, sul mio sito arriva di tutto: minacce, insulti, parolacce. I termini sono sempre “rinnegato”, “traditore”, “nemico del popolo ebraico”. Ho criticato l’episodio del bimbo palestinese di cinque anni che aveva lanciato una pietra ed era stato portato via da undici militari israeliani. Mi hanno scritto: “Avesse potuto quella pietra arrivare sul tuo cervello marcio”. Questi sono i termini, mai risposte nel merito. Mia moglie, che gestisce la mia pagina Facebook, spesso non me li fa leggere, li cancella e basta.

Sono ebrei quelli che la insultano?

La gran parte sì.

Aver subito la discriminazione non è servito a nulla?

Si, ma paradossalmente questo ha un aspetto positivo. Significa che gli ebrei sono come tutti gli altri. Si trovano in una condizione in cui il nazionalismo è a portata di mano? Diventano i peggiori nazionalisti, malgrado la Torah condanni l’idolatria della terra. L’ebraismo è una cosa, lo Stato d’Israele un’altra. Qualcuno ha sostituito la Torah con Israele. Il buon ebreo, dunque, non è quello che segue la Torah, ma quello che sostiene Tel Aviv. I sinceri democratici – tipo La Russa – sono amici d’Israele. E non importa se fino a poco tempo fa facevano il saluto romano inneggiando a quelli che hanno sterminato la nostra gente.

Lei cosa chiede?

Vorrei essere criticato – non calunniato o insultato – ma rispettato. Vorrei semplicemente avere il diritto di dire la mia opinione e potermi confrontare.

Addio al Piccolo Cesare

Autore: liberospirito 20 Gen 2011, Comments (0)

E’ di oggi la notizia sui quotidiani della decisione da parte del Vaticano di provare a scaricare Berlusconi a causa del sexy-gate che lo vedo coinvolto. ”La Santa Sede sta seguendo con attenzione e con particolare preoccupazione queste vicende italiane”, ha dichiarato il segretario di Stato Vaticano, cardinale Tarcisio Bertone. E’ lo stesso personaggio che all’incirca un mese fa si è congratulato con il premier per aver pienamente recepito le indicazioni della Santa Sede su temi definiti “eticamente sensibili” (famiglia, istruzione, difesa della vita), definendo come eccellente lo stato delle relazioni tra le due sponde del Tevere. Con quelle parole Bertone confermava, suo malgrado, quanto riportava sulla rivista “Rocca” Giancarlo Zizola a proposito del pensiero dei vertici vaticani, il quale, stando alla sintesi di un osservatore anonimo, ”non importa se il potere sia di destra o di sinistra, importa chi ci dà di più”.

Staremo a vedere se l’intervento del Vaticano contribuirà alla messa in liquidazione del “piccolo cesare” di Arcore e se saprà essere minimamente coerente su ciò. Staremo a vedere, appunto. Intanto riportiamo qui sotto le parole di Enrico Peyretti (intellettuale e ricercatore impegnato nel movimento per la nonviolenza e la pace), apparse sulla rete tempo fa, che costituiscono una sana denuncia.

 Una gerarchia insensata

 Enrico Peyretti

Sento, insistente, fra i cattolici seri e pensosi, non più disagio ma ripugnanza per queste ripetute prese di posizione di una gerarchia insensata a favore del governo Berlusconi. Non si tratta di destra o sinistra: si tratta di un governo che è “fuori” da tutte le parti: fuori dalla Costituzione, fuori dalla giustizia verso i più poveri (tanto all’interno quanto fra i migranti in cerca di vita respinti in mano a dittatori e predoni), fuori dalla legalità, fuori dalla parola veritiera e onesta, fuori dalla minima onestà civile.

Cosa vedono e cosa vogliono questi gerarchi di una organizzazione ecclesiastica fine a se stessa, con ogni mezzo? Con quale responsabilità parlano? Con quale conoscenza della realtà? Con quale coscienza dei primari valori umani e civili? Ma sanno a chi vendono la chiesa? I cristiani cattolici coscienti si facciano sentire, con voce forte. È il nostro dovere.

www.cdbchieri.it