Crea sito

Tag: artenatura.altervista.org

Il grande sogno dell’umanità

Autore: liberospirito 18 Nov 2015, Comments (0)

Sui fatti di Parigi. Un intervento, rispetto ai molti che capita in questi giorni di leggere o ascoltare, spiazzante. Giustamente spiazzante. In quanto si sostiene che in questi giorni cupi, colmi di tragedia e dolore bisogna tornare al sogno, all’infanzia e alla poesia che li unisce dando forma a opere d’arte. “La bellezza salverà il mondo”, diceva Dostoevskij. Il testo proviene dal blog artenatura.altervista.org, curato da Silvia Papi, che partecipa fin dall’inizio al ‘progetto liberospirito’.

Chagall-La-madonna-del-villaggio-D1X

Abbiamo iniziato a pubblicare materiale su questo blog spinti dal bisogno di cercare quelle condizioni che ci portano a riconoscere e a creare bellezza. Più di un anno fa scrivevamo che separando l’arte dalla natura  abbiamo mutilato il nostro sentire, che siamo rimasti senza visioni mentre è sempre stata la “visione del mondo” che l’arte ha espresso a far grandi le opere, in ogni tempo.

Oggi, mentre ci accingiamo a pubblicare questo post, il mondo intorno dibatte sugli attentati di Parigi. Le pagine dei giornali e del web si riempiono di immagini e parole; come accadde per le morti in mare dei profughi che cercano aiuto sulle nostre coste, per il disastro nucleare di Fukushima e per tanti altri avvenimenti ancora che ci riempirono di sdegno, angoscia, preoccupazione, se non addirittura dolore. Potremmo fare un elenco che di certo sarebbe molto lungo. Poi si spengono i riflettori e nulla cambia, poco si risolve, fino alla prossima catastrofe. Questo è il modo della società dello spettacolo. Quasi banale è sottolineare l’evidenza di un comportamento umano che ha perso il senso del suo stare sulla terra e non sa più interrogarsi. L’equilibrio è rotto da troppo tempo, il disagio e la follia imperversano. Una piccola minoranza rema contro corrente cercando di salvare l’indispensabile, i semi necessari alla nostra vita. Tracce della bellezza che abbiamo saputo vedere e creare: opere d’arte e cultura.

In questo panorama, non casualmente, dedichiamo il nostro settimanale post al Messaggio Biblico dipinto da Marc Chagall.

All’interno di una famiglia di cultura e religione ebraica dove si parlava yiddish, nel 1887, nel villaggio di Vitebsk, allora parte dell’Impero Russo e oggi Bielorussia, da un mercante di aringhe, primo di nove fratelli, nacque Moishe Segal, in russo  Mark Zacharovič Šagalov. Abbreviato in Šagal, divenuto Chagall nella trascrizione francese. Il giorno stesso della sua nascita, il villaggio fu attaccato dai cosacchi durante un pogrom, e la sinagoga venne data alle fiamme. Per questo l’artista – rievocando le proprie origini – usava dire: “Io sono nato morto”.

Le sue origini, il villaggio e l’infanzia – felice nonostante le tristi condizioni in cui vivevano gli ebrei russi sotto il dominio degli zar – non abbandoneranno mai le visioni che Chagall dipingerà durante l’arco della sua lunga vita.

“Non ho letto la Bibbia, l’ho sognata”, e nella sua anima e nella sua infanzia si confondono letture del libro e immagini quotidiane, per dare vita a quella bellissima sintesi che è il mondo di Marc Chhagall ospitato, con grande cura e attenzione,  presso il Musée National Message Biblique Marc Chagall di Nizza.

In questi giorni cupi e carichi di tragedia è proprio al sogno, all’infanzia, ai racconti fondanti di ogni cultura e alla poesia che li unisce facendone opere d’arte, che dedichiamo questo modesto contributo, convinti che in essi stiano aiuto e sollievo per tutti noi. Accompagniamo la riproduzione di alcune opere con parole dello stesso Chagall.

Chagall-Cantico-dei-cantici-–-Chagall

Si parla spesso del modo. In quali forme, in quale “movimento” porre il colore. Ma questo colore è una cosa innata. Non dipende né dal modo, né dalla forma in cui lo ponete. E non dipende nemmeno dalla maestria del pennello. E’ al di fuori da ogni “movimento”. Di tutti i “movimenti”, sono rimasti nella storia solo quelli, rarissimi, che hanno posseduto il colore innato … i “movimenti” sono stati dimenticati.

La pittura, il colore, non sono forse ispirati dall’amore? La pittura è solo il riflesso del nostro io interiore, e per questo stesso la maestria del pennello è superata. Non conta affatto. Il colore con le sue linee contiene il vostro carattere e il vostro messaggio.

Se ogni vita va inevitabilmente verso la fine, dobbiamo durante la nostra colorarla con i nostri colori di amore e speranza. In quest’amore si trova la logica sociale della vita e l’essenziale di ogni religione.  Per me, la perfezione nell’arte e nella vita è sgorgata dalla fonte biblica. Senza questo spirito, la sola meccanica di logica e di costruttività, nell’ arte e nella vita, non porta frutti.

Fin dalla mia prima giovinezza sono stato affascinato dalla Bibbia. Mi è sempre sembrato, e ancora mi sembra, che sia la più grande forma di poesia di ogni tempo. La Bibbia è come una risonanza della natura, e questo segreto ho cercato di trasmetterlo.

Questi quadri, nel mio pensiero, non rappresentano il sogno di un solo popolo, ma quello dell’umanità.

e2d06634-3ca3-11e4-95e1-a222c06f54b6

Le vedute senza fine di Hokusai

Autore: liberospirito 16 Giu 2015, Comments (0)

Presi dall’offrire spazio adeguato alle numerose emergenze del nostro tempo, ci siamo accorti che su questo blog – un po’ in contrasto con l’intenzione di partenza – scarseggiano materiali dedicati al dialogo Oriente /Occidente, solcando quell’asse che crea ponti fra esperienze culturali e religiose differenti. Di tanto in tanto proviamo a colmare tale mancanza. Lo facciamo, in questo caso, segnalando una mostra molto interessante presente a Lodi. Il contributo che proponiamo proviene da un altro blog di cui abbiamo già parlato – artenatura.altervista.org – che esplora, con senso critico e adeguata passione, le esperienze artistiche del presente come del passato.

img439

«Anche se fantasma me ne andrò per diletto sui prati d’estate»

L’arte occidentale, perlomeno da quando è in uso questo termine, ha posto al centro della sua attenzione l’essere umano. La visione antropocentrica è stato il perno intorno al quale ha ruotato – quando più, quando meno, tutta la cultura occidentale, portando questa visione fino alle sue estreme conseguenze, positive e negative. Anche se non siamo grandi conoscitori d’arte orientale crediamo di poterci permettere di dire che questo stesso atteggiamento non ha caratterizzato l’espressione artistica del mondo  orientale dove uomini e donne sono parte delle tante creature che compongono la grande natura.

Introduciamo così una bella mostra del grande pittore e incisore giapponese Katsushika Hokusai (Edo, 1760 – 1849) le cui opere furono fonte d’ispirazione per molti  artisti europei – Claude Monet, Vincent Van Gogh, Paul Gauguin … – che certamente cercavano nella leggerezza dell’arte giapponese un giusto contrappeso.

La raccolta Cento vedute del Monte Fuji fu il suo ultimo incompiuto lavoro, quasi un testamento spirituale, a proposito del quale scrisse: « Dall’età di sei anni ho la mania di copiare la forma delle cose, e sono cinquant’anni che pubblico disegni; tra quel che ho raffigurato non c’è nulla degno di considerazione. A settantatré anni ho a malapena intuito l’essenza della struttura di animali ed uccelli, insetti e pesci, della vita di erbe e piante e perciò a ottantasei progredirò oltre; a novanta ne avrò approfondito ancor più il senso recondito e a cento anni avrò forse veramente raggiunto la dimensione del divino e del meraviglioso. Quando ne avrò centodieci, anche solo un punto o una linea saranno dotati di vita propria. Se posso esprimere un desiderio, prego quelli tra lor signori che godranno di lunga vita di controllare se quanto sostengo si rivelerà infondato. Dichiarato da Manji il vecchio pazzo per la pittura».

100 vedute del Fuji – 100 modi di parlare di Dio senza mai nominarlo è la mostra- curata con estrema competenza da Bruno Gallotta – visitabile fino al 24 giugno presso la ex “chiesa dell’Angelo” in via Fanfulla a Lodi.

All’esposizione delle cento vedute riprodotte sono affiancati gli interessanti scritti di Bruno Gallotta che accompagnano il visitatore, immagine dopo immagine, in un affascinante viaggio interpretativo dell’opera di Hokusai. Questa sorta di “voce fuori campo” guida il nostro sguardo a osservare con attenzione, a non tralasciare nessun particolare, perché nulla era casuale nell’opera del grande maestro, e ci propone una interessante esegesi del testamento spirituale per immagini composto dall’artista giapponese.

L’opera originale si presenta sotto forma di tre volumetti xilografici di cm. 23 X16, rilegati alla maniera dei libri popolari giapponesi di quel periodo e la si può vedere in mostra in una bacheca al centro dello spazio espositivo.

Grande pregio di questa operazione culturale, assolutamente degna di nota, è quello di accompagnare per mano il visitatore lungo un percorso  che, passo dopo passo, apre alla visione di un mondo che ci si mostra nella sua grande poesia.

Laddove arte e religione possono ritrovarsi

Autore: liberospirito 8 Nov 2014, Comments (0)

camuni

Fra le tante segnalazioni che facciamo (convegni, conferenze, libri, mostre, etc.) finora non ci è mai capitato di indicare altri blog. Forse perchè ce ne sono tanti, troppi, e quindi non è cosa facile districarsi. Comunque sia, dentro questo cyber-mare-magnum, ve ne sono diversi validi e interessanti, in sintonia con queste pagine. Cominciamo allora col segnalarne uno.

Si chiama arte e natura (http://artenatura.altervista.org) e si occupa, per l’appunto, del rapporto tra arte e natura perlustrando varie piste. L’ultimo post che possiamo visionare è dedicato nello specifico al rapporto tra arte e religione, a partire dalle ricerche che da diversi anni compie Emmanuel Anati. Non può non interessarci.

Secondo lo studioso – che, fra le altre cose, ha portato alla luce la civiltà camuna – arte e religione nascono da un fondo arcaico comune, come prodotti di una stessa matrice esperienziale e cognitiva. Infatti sembra che l’arte e le espressioni religiose dei primordi si accompagnino intimamente. L’uomo, nel medesimo momento in cui emergevano in lui quelle domande di senso che poi non lo hanno mai abbandonato, è diventato anche artista; e probabilmente l’attività che esprime e produce ciò che noi oggi denominiamo arte non è una mera capacità in mezzo a tante altre, ma piuttosto manifesta un’esigenza della natura stessa dell’uomo. Nell’arte troviamo cristallizzate idee e messaggi il cui substrato religioso appare evidente o domanda con forza di essere evidenziato. Quanto ci sia bisogno oggi di ritrovare questo legame – ritrovare quell’abbraccio lontano fra arte e religione – al di là del proliferare di ideologie artistiche e/o religiose è dire solo una verità. Sia chiaro: non per coltivare impossibili istanze regressive, ma per esprimere con passione una struggente nostalgia rivolta al futuro.