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Tag: Arabia Saudita

L’ONU, i diritti umani e l’Arabia Saudita

Autore: liberospirito 23 Set 2015, Comments (0)

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Mentre “Amnesty International” diffonde in tutto il mondo notizie riguardanti la violazione dei più elementari diritti umani in Arabia Saudita, nello stesso tempo molti media hanno reso nota la decisione da parte delle Nazioni Unite di nominare l’Arabia Saudita alla guida del Gruppo Consultivo del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite  dei diritti umani.

In breve: Faisal bin Hassan Trad, l’ambasciatore saudita presso le Nazioni Unite a Ginevra, è stato eletto come presidente di un gruppo di esperti, appunto per il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite. La nomina avrebbe avuto luogo nel mese di giugno, ma fino ad ora non era stata resa pubblica.

Grazie al suo ruolo all’interno del gruppo consultivo, Trad avrà il potere di selezionare candidati, provenienti da tutto il mondo, relativamente a decine di ruoli di esperti nei paesi in cui l’ONU ha un mandato in materia di diritti umani. In altre parole l’ambasciatore permanente dell’Arabia Saudita presso il Palazzo delle Nazioni avrà la facoltà di selezionare alti funzionari che contribuiranno a stabilire gli standard internazionali sui diritti umani e a riportare eventuali violazioni in quest’ambito nel mondo.

Tutto ciò mentre l’Arabia Saudita risulta uno degli stati dove maggiormente vengono violati i diritti umani (su tutto ciò cfr. https://it.wikipedia.org/wiki/Diritti_umani_in_Arabia_Saudita). Sono oltre cento, infatti, le decapitazioni eseguite nella prima metà del 2015 in Arabia Saudita: omicidio, stupro, rapina a mano armata, consumo di sostanze stupefacenti, contrabbando, omosessualità, falsa profezia, apostasia, adulterio, stregoneria e magia sono i reati per cui il condannato può essere decapitato. E’ anche opportuno non dimenticare che la monarchia assoluta saudita è uno dei più importanti alleati geopolitici degli USA nel Medio Oriente, insieme a Israele.

Di fronte a questa indecente decisione, che getta – se ce ne fosse ancora bisogno – più di un’ombra sull’operato dell’ONU, diverse voci si sono levate. Anche noi non possiamo non unirci a queste proteste.

Cambiare l’Islam

Autore: liberospirito 9 Mar 2014, Comments (0)

Abbiamo letto su “Tempi di Fraternità” (www.tempidifraternita.it) questo intervento sull’islam contemporaneo, che proponiamo ai lettori per la sua immediatezza. E’ anche un piccolo contributo alla giornata dell’8 marzo, appena trascorsa. In fondo, anche una religione come quella islamica non può non risentire dell’impatto con il mondo occidentale, con quel fenomeno denominato secolarizzazione. Si tratta di un discorso, questo, qui solo accennato, quindi da riprendere con respiro più ampio.

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Pochi giorni sono passati dalla festa degli innamorati. In Italia si vedono coppie giovani e meno giovani girare per la città regalandosi un sorriso e un fiore, ma in altre parti del mondo non solo è proibita ogni espressione d’affetto, anzi ci sono sempre nuove prescrizioni per sottomettere le donne.

È proprio di questi giorni la notizia, che arriva dall’Arabia Saudita, secondo cui la suprema autorità religiosa ha imposto una nuova fatwa che vieta alle donne di andare da sole da un medico, senza essere accompagnate dal marito o da un parente stretto. Anche se questo divieto era precedente, le donne lo ignoravano facilmente e quindi c’è stato un giro di vite che ha portato anche a tragedie come quella della studentessa universitaria che non ha potuto essere soccorsa da medici uomini ed è morta per un attacco al cuore. Questo accade in un Paese ormai diventato economicamente ricco, grazie al petrolio, ma che dimentica facilmente il proprio passato di popolo di pastori itineranti con i propri cammelli, vestiti di bianco con i turbanti, che gli uomini portano ancora con fierezza, dimenticando però il passato. Oggi la politica di questo Paese è molto legata ai Paesi occidentali, ma la mentalità è anacronistica, perché certi divieti e chiusure non sono legati alle origini dell’Islam, ma a sue successive interpretazioni e soprattutto all’uso che i poteri dei potentati hanno fatto e fanno della religione.

Io da piccolo, cresciuto in una famiglia islamica, ho sempre conosciuto il rispetto delle persone, la religiosità delle donne che era sincera e non conosceva oppressioni e divieti. Provo quindi un senso di sdegno e di vergogna di fronte alla grande ingiustizia che in Paesi che si vantano di essere islamici le donne siano tanto oppresse. Le associazioni islamiche nel mondo dovrebbero reagire e prendere le distanze di fronte a certe leggi e comportamenti. Si rizzano i capelli a leggere certe notizie: possibile che i giovani musulmani sul nostro territorio non reagiscano? Non sentano vilipesa la loro religione che dall’opinione pubblica è superficialmente identificata con quelle leggi?

Faccio quindi un appello: per migliorare la religione, come la politica, come la società, bisogna anche criticarla. Le donne sono esseri umani come noi uomini, non quindi proprietà di uno sceicco come i cammelli da sfruttare. Hanno gli stessi diritti di muoversi in autonomia, di accedere ad una professione, di vivere in libertà. Non si può interpretare il Corano in modo restrittivo, questi errori appartengono al passato, noi dobbiamo cambiare, com’ è successo per altre religioni e culture. La parola “ermeneutica”, nata nell’antica Grecia, voleva dire concretamente critica alla politica che era marcia e poi si è estesa alle religioni monoteistiche nel bacino del Mediteranno, interpretando i testi sacri dell’Ebraismo e del Cristianesimo. Così la situazione è migliorata molto rispetto ai secoli passati. Sarebbe necessario che anche il Corano fosse interpretato, tenendo presente il periodo storico in cui è stato scritto e la trasformazione della società di oggi. Un testo può essere letto in modi diversi. Nella festa di San Valentino una lettera d’amore per noi uomini e donne del ventunesimo secolo, credenti di una qualunque religione o non credenti, ha un significato particolare quando siamo innamorati, ma non ha lo stesso significato se l’ amata ci ha lasciato. Credo che anche l’Islam ha bisogno di un cambiamento forte che venga dalla base, per vedere il testo sacro in un modo nuovo e per condannare i poteri politici che usano a modo loro la religione. Questo però vuol dire aprirsi a una mentalità nuova, al dialogo con altre religioni, al rispetto dei diritti delle donne, a nuovi modelli di vita, pur conservando i grandi valori della tradizione che sono i rispetto, la solidarietà e l’ospitalità del diverso.

Alidad Shiri