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Tag: Aldo Capitini

Ricordando Aldo Capitini

Autore: liberospirito 4 Ago 2017, Comments (0)

Proprio ieri, in queste giornate calde  e afose, è apparso sul blog personale di Francesco Postorino (http://dioemorto.blogautore.espresso.repubblica.it), un breve articolo dedicato alla figura di Aldo Capitini, autore che continua ad essere ignorato dalle nostre parti. Nonostante tutto Capitini svolge ancora un ruolo centrale per chi desidera coniugare, in maniera radicale, religione e libertà.  Per questa ragione ci sembra giusto suggerire questa lettura. Per chi desiderasse poi approfondirne la conoscenza sul sito www.liberospirito.org c’è un’intera sezione a lui dedicata con diverso materiale da leggere e scaricare: http://www.liberospirito.org/Aldo%20Capitini.html

aldo_capitini

Sguardo innocente, corpo fragile. Era davanti a un bivio: iscriversi al Partito fascista, mantenendo un posto di lavoro invidiabile, oppure esprimere un bel No a Mussolini con la certezza di un ritorno alla povertà. Scelse la seconda via, ed è il mio eroe.

Non poteva essere altrimenti. Se alcuni suoi compagni si tenevano i loro ideali al sicuro, protetti dalla vigliaccheria, Aldo Capitini urlava a testa alta il suo antifascismo. Alla Normale di Pisa il suo maestro Giovanni Gentile non è riuscito a convertirlo. E come avrebbe potuto? Capitini amava l’uomo con tutte le sue forze, ma anche i lombrichi, i coccodrilli, le mosche, le farfalle, le piante, gli uccellini, i doni di Dio. Amava la speranza, l’idea che il male potesse essere cancellato per sempre dalla lavagna delle dittature. Un personaggio scomodo, buffo e solitario. La sua religione, contrastata dalla Chiesa ufficiale e dal cattolicesimo ipocrita, è il dolce richiamo all’umanità più profonda. C’è sempre un altro, più in là, da difendere. La democrazia, il liberalismo, il socialismo, il disegno illuminista, gli ordinamenti giuridici di ampio profilo, il ripudio cerimoniale della guerra, la stretta di mano nelle messe preconfezionate, la comoda preghiera, l’elemosina, i manifesti, tutto questo non è sufficiente. Serve «persuasione». Ecco un termine che fa battere i cuori agli uomini giusti.

Provo a interpretare così la sua idea: la persuasione è il primo mattino, il risveglio del fanciullo, lo stiracchiare del gattino dispettoso, il profumo della terra bagnata dopo la pioggia, i sorrisi infilati nel deserto, la fervida attenzione verso gli spazi anonimi, l’amore che non chiede, l’irregolarità che investe i fanatici del sublime, lacrime versate sul dolore, radicalità, pace dopo segrete battaglie, ascolto spontaneo, rispetto fino all’osso, pedagogia, il gesto di Rosa Parks.

La persuasione è un’arma preziosa contro i fascismi dai mille volti. L’arma di Capitini è la nonviolenza, un’espressione da scrivere e vivere come un’unica parola. Nonviolenza non significa «mi sto fermo mentre quel Tizio stupra mia figlia», ma è un grido silenzioso che racconta passo dopo passo, «aggiunta» dopo «aggiunta», una verità ambientata nell’eterno. Capitini non è pigro. Lui agisce e inventa la marcia della Pace Perugia-Assisi. Ricorda ai padroni della terra che la vera terra, quella del sovrasensibile, non ha padroni. Sfugge al banale, al mediocre, gioca a fare il Socrate perugino durante la notte fascista leggendo Gandhi e San Francesco. Scrive articoli, libri, indossa a modo suo l’abito azionista. Solo che non viene studiato molto. Sono altre le letture incoronate. Io, nel mio piccolo, ho scritto un volume dal titolo Croce e l’ansia di un’altra città, anche per mettere in luce l’ansia inconfondibile che assale un filosofo al servizio della verità.

La sua ansia, incompatibile con quella alimentata dall’odierno nichilista, è respiro, ingenuo entusiasmo, riscoperta del Vangelo, irruzione dell’incanto. L’ansia del postmoderno, invece, è spegnimento, glorificazione del fatto, adesione acritica alla prima offerta «funzionante», morte di dio. La sua vocazione vegetariana, inoltre, non ha niente a che vedere con l’esibizionismo osceno e conformista di chi non sente l’insieme o il circostante.

Capitini vuole tutto e subito. Non crede ai progetti di lungo periodo, a quel triste riformismo che intende affascinare a colpi di «necessità pragmatica». L’umanità va realizzata oggi. Basta con l’inganno. Capitini ci insegna a sperimentare l’onestà senza pause, a respingere il cinismo e soprattutto a lottare contro ogni germe fascista, in piazza o nella propria cameretta, nei sogni di primo mattino o nell’ora drammatica del presente.

Francesco Postorino

Di seguito un nuovo appello lanciato alcuni giorni fa da Alex Zanotelli. Anzi, si tratta di due appelli: il primo per  l’istituzione in Italia di una forza di difesa non armata e nonviolenta; il secondo è una campagna contro le cosiddette banche armate. All’interno del testo tutte le informazione per partecipare e collaborare all’iniziativa.
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La guerra imperversa ormai dalla Somalia all’Iraq, dalla Siria al Sud Sudan, dal Califfato Islamico (ISIS) al Califfato di Boko Haram (Nigeria), dal Mali all’Afghanistan, dal Sudan (la guerra contro il popolo Nuba) alla Palestina, dal Centrafrica al Libano. La Libia sta sprofondando in una paurosa guerra civile di tutti contro tutti, come sta avvenendo nello Yemen. L’Ucraina sta precipitando in una carneficina che potrebbe portare l’Europa in guerra contro la Russia. E’ già ritornata la Guerra Fredda fra Russia e i paesi del Patto NATO che persegue una politica di espansione militare che va dall’Ucraina alla Georgia. “La grande Spada”, di cui parla l’Apocalisse, è ritornata a governare la terra e sospinge tutti i paesi ad armarsi fino ai denti. A livello mondiale infatti oggi si spendono quasi cinque miliardi di dollari al giorno in armi. Solo in Italia spendiamo 70 milioni di euro al giorno in armi, senza contare i 15 miliardi di euro stanziati per gli F-35 e 5,4 miliardi per una quindicina di navi militari. Ma ancora più grave è il ritorno trionfale delle armi atomiche. Gli USA spenderanno nei prossimi anni 750 miliardi di dollari per ‘modernizzare’ il loro arsenale atomico. La lancetta dell’ “Orologio dell’apocalisse “è stata spostata dagli scienziati per il 2015, a tre minuti dalla mezzanotte della guerra nucleare, lo stesso livello del 1984, allora in piena guerra fredda. In questo contesto, dopo i fatti di Parigi, sarebbe grave che l’Occidente cadesse nella trappola mortale di una ‘guerra santa’ contro l’Islam. Sarebbe davvero la “Terza Guerra Mondiale”. Per questo dobbiamo rilanciare con forza la nonviolenza attiva inventata da Gesù e messa in pratica da uomini come Gandhi , Martin Luther King, Nelson Mandela. Aldo Capitini. E per incamminarci su questa strada, abbiamo oggi a disposizione due strumenti importanti: la campagna per la Difesa Non Armata e Nonviolenta e la campagna contro le Banche Armate.
La prima campagna, lanciata all’Arena di Verona il 25 aprile 2014, è una raccolta di firme per una Legge di iniziativa popolare che porta il titolo :”Istituzione e modalità di finanziamento del Dipartimento della Difesa civile, non armata e nonviolenta.” L’iniziativa , sostenuta da un ampio schieramento del movimento per la pace, chiede l’istituzione e il finanziamento di un Dipartimento che comprende i corpi civili di Pace e l’Istituto di Ricerca sulla Pace e il Disarmo. Questo per dare concretezza all’articolo 11 della Costituzione (“L’Italia ripudia la guerra…!) e per dare fondamento istituzionale e autonomia organizzatrice al principio fondante della legge che vuole il pieno riconoscimento della difesa alternativa a quella militare , come afferma la legge n. 30 del 1998. Il finanziamento invece di questa Difesa civile dovrà venire sia dai fondi provenienti dalla riduzione delle spese per la difesa militare sia dalle possibilità dei contribuenti da destinare la quota pari al 6 per mille dall’imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF). Infatti la Difesa non armate e nonviolenta, per essere efficace, deve essere preparata, organizzata e finanziata. Come si è sviluppato a dismisura il Genio militare deve ora svilupparsi il Genio civile per una difesa alternativa. La Campagna per essere efficace ha bisogno che in ogni regione, provincia, città e comuni si formino dei comitati per la raccolta firme che terminerà entro il 28 maggio 2015. (Per informazioni vedi :[email protected]) Non possiamo accontentarci delle 50.000 firme richieste, ma dobbiamo portarne almeno mezzo milione che consegneremo al Presidente della Camera, perché la legge venga discussa al più presto in aula. Dobbiamo mobilitarci tutti in questa importante campagna.
Ma mi appello soprattutto ai vescovi, ai sacerdoti, alle comunità cristiane perché si impegnino per questa Difesa Nonviolenta che nasce proprio dall’insegnamento di Gesù di Nazareth.
In questo clima di violenza e di guerra, non è certo un compito facile, sfidare il “complesso militare-industriale” che oggi governa il mondo. Per questo trovo significativo che allo stesso tempo della campagna di Difesa Civile, sia stata rilanciata la Campagna contro le Banche Armate , da tre riviste missionarie e nonviolente, Nigrizia, Mosaico di Pace e Missione Oggi . Se vogliamo infatti contrastare la Difesa Armata, dobbiamo mettere in crisi la produzione e la vendita di armi (l’Italia è all’ottavo posto nel mondo per la produzione di armi pesanti e al secondo per le armi leggere). Chi finanzia la produzione e l’esportazione di armi sono le banche: le cosidette “banche armate”. Non possiamo dichiaraci per la pace ed avere i nostri soldi in banche che finanziano le armi. E’ immorale! Oggi, grazie alla legge 185, il Parlamento italiano è obbligato ogni anno a dirci quali sono state le banche che pagano per l’export di armi italiane. Unicredit e Deutsche Bank risultano quest’anno tra le principali banche armate nella lista della presidenza del consiglio. Ma sono tante altre ad avere le mani sporche di sangue.
Questa campagna era stata lanciata già nel 2000 rivolta soprattutto ai vescovi, parroci, responsabili di istituti religiosi . Purtroppo pochi hanno risposto in questi 15 anni! Eppure la pace è il cuore del Vangelo!
Per questo la rilanciamo con forza, chiedendo ai nostri vescovi, parroci, responsabili degli istituti religiosi di scrivere alla direzione della propria banca per chiedere se è coinvolta nel commercio delle armi. In caso di risposta vaga o di non risposta, chiediamo di interrompere i rapporti con la banca,rendendo pubblica la scelta.Mi appello , in particolare, alle comunità cristiane perché le trovo ancora “fredde”. Ma ci appelliamo a tutti i cittadini perché insieme, credenti e non, diamo una mano perché le nostre banche impieghino i soldi per la pace, non per la guerra.(Per ulteriori informazioni vedi i siti di Nigrizia, Mosaico di Pace e Missione Oggi e quello della Campagna :www.banche armate.it, dove troverete anche un fac-simile di lettera da inviare alla ‘banca armata’).
E’ ancora una delle tragedie nella storia dell’umanità che, come diceva Gesù, “ i figli di questo mondo sono più scaltri dei figli della luce!”
Diamoci tutti da fare perché vinca la Vita.
Alex Zanotelli

Italia in guerra

Autore: liberospirito 17 Set 2014, Comments (0)
Quello che segue è un nuovo intervento di Alex Zanotelli (proveniente dal sito www.ildialogo.org) di Alex Zanotelli contro le folli aspirazioni belliciste del nostro nuovo governo, il quale non fa altro che seguire pedissequamente il volere USA e NATO. Zanotelli propone anche due appuntamenti, uno dei quali è la consueta marcia Perugia-Assisi, lanciata a suo tempo da Aldo Capitini.
terza guerra mondiale
La guerra imperversa ormai dall’Ucraina alla Somalia, dall’Iraq al Sud Sudan, dal Califfato Islamico (ISIS), al Califfato del Nord della Nigeria (Boko Haram), dalla Siria al Centrafrica, dalla Libia al Mali, dall’Afghanistan al Sudan, fino all’interminabile conflitto Israele –Palestina.
Mi sembra di vedere il ‘cavallo rosso fuoco’ dell’Apocalisse : “A colui che lo cavalcava fu dato potere di togliere la pace della terra e di far sì che si sgozzassero a vicenda , e gli fu consegnata una grande spada.” (Ap.6,4). E’ la “grande spada” che è ritornata a governare la terra. Siamo ritornati alla Guerra Fredda tra la Russia e la NATO che vuole espandersi a Est, dall’Ucraina alla Georgia.
Nel suo ultimo vertice, tenutosi a Newpost nel Galles(4-5 settembre 2014), la NATO ha deciso di costruire 5 basi militari nei paesi dell’Est, nonché pesanti sanzioni alla Russia. Il nostro Presidente del Consiglio, M. Renzi, ha approvato queste decisioni e ha anche aderito alla Coalizione dei dieci paesi , pronti a battersi contro l’ISIS , offrendo per di più armi ai Curdi. Inoltre si è impegnato a mantenere forze militari in Afghanistan e a far parte dei “donatori” che forniranno a Kabul 4 miliardi di dollari. Durante il vertice NATO, Obama ha invitato gli alleati europei a investire di più in Difesa, destinandovi come minimo il 2% del PIL. Attualmente l’Italia destina 1,2% del proprio bilancio in Difesa .
Accettando le decisioni del Vertice, Renzi è ora obbligato ad investire in armi il 2% del PIL .Questo significa 100 milioni di euro al giorno!!! Questa è pura follia per un paese come l’Italia in piena crisi economica. E’ la follia di un mondo lanciato ad armarsi fino ai denti. Lo scorso anno, secondo i dati SIPRI, i governi del mondo hanno speso in armi 1.742 miliardi di dollari che equivale a quasi 5 miliardi di euro al giorno (1.032 miliardi di dollari solo dagli USA e NATO). Siamo prigionieri del “complesso militare-industriale” USA e internazionale che ci sospinge a sempre nuove guerre, una più spaventosa dell’altra, per la difesa degli “interessi vitali”, in particolare della “sicurezza economica”,come afferma la Pinotti nel Libro Bianco. Come quella contro l’Iraq , dove hanno perso la vita 4.000 soldati americani e mezzo milione di iracheni, con un costo solo per gli USA di 4.000 miliardi di dollari. Ed è stata questa guerra che è alla base dell’attuale disastro in Medio Oriente ,che fa ripiombare il mondo in una paurosa spirale di odio e di guerre. Papa Francesco ha parlato di Terza Guerra Mondiale.
Davanti ad una tale situazione di orrore e di morte, non riesco a spiegarmi il silenzio del popolo italiano. Questo popolo non può aver dimenticato l’articolo 11 della Costituzione :”L’Italia ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.” Non è possibile che gli italiani tollerino che il governo Renzi spenda tutti questi soldi in armi, mentre lo stesso non li trova per la scuola, per la sanità, per il terzo settore. Tantomeno capisco il silenzio dei vescovi italiani e delle comunità cristiane, eredi del Vangelo della nonviolenza attiva.
E’ ora che insieme, credenti e non, ci mobilitiamo , utilizzando tutti i metodi nonviolenti , per affrontare la “Bestia “(Ap.13,1)” . Ritorniamo in piazza e per strada, con volantinaggi e con digiuni e, per i credenti, con momenti di preghiera. Chiediamo al governo sia di bloccare le spese militari che di “tagliare le ali” agli F-35 che ci costeranno 15 miliardi di euro.
E come abbiamo fatto in quella splendida “Arena di Pace” del 25 aprile scorso, ritroviamoci unitariamente nei due momenti collettivi che ci attendono:Firenze e la Perugia-Assisi.
Tutto il grande movimento della pace in Italia ci invita a un primo appuntamento, il 21 settembre, a Firenze, dalle ore 11 alle 16 , al Piazzale Michelangelo. Il tema sarà :”Facciamo insieme un passo di pace”. Sarà l’occasione per lanciare la campagna promossa dall’Arena di Pace: Legge di iniziativa popolare per la creazione di un Dipartimento di Difesa Nonarmata e Nonviolenta.
Il secondo grande appuntamento sarà la Perugia-Assisi, il 19 ottobre, con una presenza massiccia di tutte le realtà che operano per la pace. Noi non attendiamo più nulla dall’alto. La speranza nasce dal basso, da questo metterci insieme per trasformare Sistemi di morte in Sistemi di vita. Ce la dobbiamo fare!
Noi siamo prigionieri di un Sogno così ben espresso dal profeta Michea:
“Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci, una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra.” (Michea,4,3)
Napoli, 10 settembre 2014
Alex Zanotelli

Che possano esistere dei cristiani anarchici (o degli anarchici cristiani) potrà stupire molti. L’accostamento dei due termini sembra un vero e proprio ossimoro. Eppure… Eppure esiste un cristianesimo anarchico: basti pensare a diverse correnti considerate come eretiche nei secoli passati. O per venire al nostro tempo ricordare figure, fra loro molto diverse, ma accomunate dalla medesima sensibilità religiosa e politica: da Lev Tolstoj a Simone Weil, da Ivan Illich a Jacques Ellul. E in Italia Aldo Capitini, Ferdinando Tartaglia e, vicinissimo a noi (dal punto di vista cronologico) don Gallo.

thecatholicworkerfarm.org

Questa breve premessa per segnalare un convegno che si terrà in Inghilterra (per la precisione presso la Catholic Worker Farm) nel mese di luglio. Tale evento è organizzato in collaborazione con la rivista “A Pinch of Salt”;  il titolo è:  Comforting the Afflicted, Afflicting the Comfortable. Sono previsti workshop, tavole rotonde, momenti di riflessione e di socializzazione. Ci sono alcuni posti letto a disposizione e lo spazio nel campo per chi porta la propria tenda. Gli arrivi sono previsti entro le ore 12 del 18 luglio: le partenze per le ore 12 del 21 luglio. Gli organizzatori sono in grado di accogliere le persone in piccoli gruppi presso la stazione della metropolitana Rickmansworth (Metropolitan Line London Underground). Tutto il convegno è gratuito, ma le donazioni a sostegno della comunità ospitante e a “A Pinch of Salt” saranno benvenute.

L’indirizzo completo è il seguente: The Catholic Worker Farm, Lynsters Farm, Old Uxbridge Road, West Hyde, Hertfordshire, WD3 9XJ United Kingdom.

Web Site: www.thecatholicworkerfarm.org
E-mail:  [email protected]

Nonviolenza: partire da sé

Autore: liberospirito 25 Feb 2014, Comments (0)

Si è celebrato a Torino nei giorni 31 gennaio, 1 e 2 febbraio 2014, presso il Centro Sereno Regis, il XXIV Congresso del Movimento Nonviolento, l’associazione fondata da Aldo Capitini nel 1961. Riportiamo ampi stralci dell’intervista di Olivier Turquet a Mao Valpiana, riconfermato presidente del Movimento. Il testo integrale è consultabile su www.pressenza.com.

 nonviolenza

Come vede il Movimento Nonviolento il futuro prossimo?

Dal 1948 la spesa militare in Italia è sempre cresciuta in termini reali e proprio negli ultimi vent’anni, secondo la base dati della spesa pubblica per funzioni pubblicata dall’Istat, l’Italia ha registrato un aumento di quasi il 25% in termini reali per la sola Funzione Difesa.

La disoccupazione ha superato il 12% e quella giovanile il 40%, più di 9 milioni e mezzo di famiglie (quasi il 16% della popolazione) vivono al di sotto della soglia di povertà e quasi 5 milioni di persone ”non sono in grado di sostenere la spesa mensile minima necessaria per acquisire i beni e i servizi considerati necessari per condurre una vita minimamente accettabile”. L’Italia è l’unico paese dell’area OCSE che dal 1995 non ha aumentato la spesa per studente nella scuola primaria e secondaria “mentre negli altri paesi è aumentata in media del 62%” e nel quale si mette pesantemente a rischio la sicurezza degli studenti perché “quasi la metà degli edifici scolastici non possiede le certificazioni di agibilità, più del 65% non ha il certificato di prevenzione incendi e il 36% degli edifici ha bisogno d’interventi di manutenzione urgenti”. Insomma un paese alla deriva che deve continuare a stringere la cinghia”!

[…]

Ma nonostante questo fosco panorama, noi dobbiamo tenere aperta la speranza e la fiducia che le cose possono cambiare in meglio. Questo è sempre possibile, anche se ora può apparire difficilissimo. Forse il cambiamento non lo vedremo noi, ma è nostro compito tenere accesa la “fiammella della nonviolenza”, dalla quale un giorno potrà propagarsi quell’incendio necessario che può venire dalla “forza dell’amore e della verità” (Gandhi). La crisi in atto richiede l’impegno di tutti. Non possiamo aspettare che sia l’Europa, o il governo, o i partiti, a proporre le soluzioni; è dal basso che deve iniziare il cambiamento.

L’accento è ancora sul disarmo; però mi ha colpito il riferimento al “disarmo personale”: cosa si vuole intendere con questo?

Lo avevo già detto nel mio intervento finale dalla Rocca di Assisi, il 25 settembre 2011, alla conclusione della Marcia Perugia-Assisi nel cinquantesimo anniversario della prima Marcia di Capitini: “La vera marcia, lo sappiamo, comincerà questa sera, quando ognuno di noi tornerà nella propria casa con l’impegno di realizzare il programma politico nonviolento: pace e fratellanza. Per cominciare, dobbiamo partire da noi stessi, ognuno di noi deve fare il proprio disarmo. Un disarmo unilaterale, un disarmo culturale. Fare cadere i muri dentro le nostre teste. Spezzare il proprio fucile. Non aspettiamo che siano gli altri a disarmare, incominciamo noi!

Questa è la chiave della nonviolenza: partire dalla propria esperienza, mettere in gioco la propria vita. Questo è l’orizzonte che ci ha mostrato Aldo Capitini, questo è il varco attuale della storia che Capitini ha indicato dalla Rocca di Assisi cinquant’anni fa. Il Movimento Nonviolento, da lui fondato, prosegue il cammino nella direzione di una politica nonviolenta per l’opposizione integrale alla guerra”.

Saremo credibili nel chiedere il disarmo degli Stati, se già oggi noi iniziamo a praticare il disarmo personale, cioè non collaborare con le strutture che rendono possibile la guerra: armi ed eserciti. Così la strada dell’obiezione di coscienza è aperta davanti a noi.

Il congresso parla degli “altri viventi”, ma, curiosamente, non parla di un tema caro agli umanisti, l’Essere Umano: in questo momento storico caratterizzato dall’ideologia dell’ “homo hominis lupus” non senti l’esigenza, per i nonviolenti, di chiarire di che esse umano stiamo parlando? E quale definizione viene da dare?

Quella degli “altri esseri viventi” è una specificazione che abbiamo voluto fare per esplicitare una sensibilità ormai diffusa nell’ambito del Movimento. L’attenzione al mondo animale e all’alimentazione. Non è una novità, già Capitini, nei suoi scritti, affrontò con lucidità e lungimiranza il rapporto tra l’uomo ed il creato, evidenziando le nostre responsabilità verso ogni forma vivente o non vivente che la natura esprime. Per questo la mozione dice che è nostro impegno “creare un futuro disarmato, per la pace tra gli uomini, con la natura ed ogni essere vivente”.

Ma il nostro orizzonte, resta in quello che è scritto nella Carta del Movimento: “lo scopo della creazione di una comunità mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti”.

L’Essere Umano cui si riferiscono gli umanisti, è per noi nonviolenti il soggetto della definizione stessa di nonviolenza: “La nonviolenza è l’apertura all’esistenza, allo sviluppo, alla libertà, di ogni essere”. Oggi questo Essere Umano, insieme a tuta la Natura, è messo in pericolo dagli armamenti e dalla preparazione della guerra: per questo il disarmo è la via che vogliamo intraprendere.

Olivier Turquet e Mao Valpiana

 

Per la pace e l’incontro delle genti

Autore: liberospirito 27 Set 2011, Comments (0)
Pubblichiamo la mozione finale redatta in conclusione della marcia Perugia-Assisi svoltasi il presente anno. Ci pare una buona piattaforma su cui riflettere e discutere di fronte alle varie emergenze che colpiscono, sia a livello locale che globale, il pianeta e i suoi abitanti.
 
 
A conclusione della Perugia-Assisi, che abbiamo convocato a cinquant’anni dalla prima Marcia organizzata il 24 settembre 1961 da Aldo Capitini, vogliamo lanciare un nuovo appello per la pace e la fratellanza dei popoli.
Lo facciamo richiamando il primo articolo della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani che proclama: “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”.
La fratellanza dei popoli si basa sulla dignità, sugli eguali diritti fondamentali e sulla cittadinanza universale delle persone che compongono i popoli. I diritti umani sono il nome dei bisogni vitali di cui è portatrice ogni persona. Essi interpellano l’agenda della politica la quale deve farsi carico di azioni concrete per assicurare “tutti i diritti umani per tutti” a livello nazionale e internazionale. La sfida è tradurre in pratica il principio dell’interdipendenza e indivisibilità dei diritti umani – civili, politici, economici, sociali e culturali – e ridefinire la cittadinanza nel segno dell’inclusione. L’agenda politica dei diritti umani comporta che nei programmi dei partiti e dei governi ciascun diritto umano deve costituire il capoverso di un capitolo articolato concretamente in politiche pubbliche e misure positive.
Il nostro appello per la pace e la fratellanza dei popoli contiene alcuni principi, proposte e impegni:
Principi

Primo. Il mondo sta diventando sempre più insicuro. Se continuiamo a spendere 1.6 trilioni di dollari all’anno per fare la guerra non riusciremo a risolvere nessuno dei grandi problemi del nostro tempo: la miseria e la morte per fame, il cambio climatico, la disoccupazione, le mafie, la criminalità organizzata e la corruzione. Se vogliamo uscire dalla crisi dobbiamo smettere di fare la guerra e passare dalla sicurezza militare alla sicurezza umana, dalla sicurezza nazionale alla sicurezza comune.

Secondo. Se vogliamo la pace dobbiamo rovesciare le priorità della politica e dell’economia. Dobbiamo mettere al centro le persone e i popoli con la loro dignità, responsabilità e diritti.

Terzo. La nonviolenza è per l’Italia, per l’Europa e per tutti via di uscita dalla difesa di posizioni insufficienti, metodo e stile di vita, strumento di liberazione, strada maestra per contrastare ogni forma d’ingiustizia e costruire persone, società e realtà migliori.

Quarto. Se vogliamo la pace dobbiamo investire sulla solidarietà e sulla cooperazione a tutti i livelli, a livello personale, nelle nostre comunità come nelle relazioni tra i popoli e gli stati. La logica perversa dei cosiddetti “interessi nazionali”, del mercato, del profitto e della competizione globale sta impoverendo e distruggendo il mondo. La solidarietà tra le persone, i popoli e le generazioni, se prima era auspicabile, oggi è diventata indispensabile.

Quinto. Non c’è pace senza una politica di pace e di giustizia. L’Italia, l’Europa e il mondo hanno bisogno urgente di una politica nuova e di una nuova cultura politica nonviolenta fondata sui diritti umani. Quanto più si aggrava la crisi della politica, tanto più è necessario sviluppare la consapevolezza delle responsabilità condivise. Serve un nuovo coraggio civico e politico.
Sesto. Se davvero vogliamo la pace dobbiamo costruire e diffondere la cultura della pace positiva. Una cultura che rimetta al centro della nostra vita i valori della nostra Costituzione e che sappia generare comportamenti personali e politiche pubbliche coerenti. Per questo, prima di tutto, è necessario educare alla pace. Educare alla pace è responsabilità di tutti ma la scuola ha una responsabilità e un compito speciali.
Proposte e impegni
1. Garantire a tutti il diritto al cibo e all’acqua
E’ intollerabile che ancora oggi più di un miliardo di persone sia privato del cibo e dell’acqua necessaria per sopravvivere mentre abbiamo tutte le risorse per evitarlo. Ed è ancora più intollerabile che queste atroci sofferenze siano aumentate dalla speculazione finanziaria sul cibo, dall’accaparramento delle terre fertili, dalla devastazione dell’agricoltura e dalla privatizzazione dell’acqua.
2. Promuovere un lavoro dignitoso per tutti
Un miliardo e duecento milioni di persone lavorano in condizioni di sfruttamento. Altri 250 milioni non hanno un lavoro. 200 milioni devono emigrare per cercarne uno. Oltre 12 milioni sono vittime della criminalità e sono costrette a lavorare in condizioni disumane. 158 milioni di bambine e di bambini sono costretti a lavorare. Occorre ridare dignità al lavoro e ai lavoratori, giovani e anziani, di tutto il mondo.
3. Investire sui giovani, sull’educazione e la cultura
Un paese che non investe, non valorizza e non dà spazio ai giovani è un paese senza futuro. La lotta alla disoccupazione giovanile deve diventare una priorità nazionale. Investire sulla scuola, sull’università, sulla ricerca e sulla cultura vuol dire investire sulla crescita sociale, politica ed economica del proprio paese.
4. Disarmare la finanza e costruire un’economia di giustizia
La finanza, priva di ogni controllo internazionale, sta mettendo in crisi l’Europa politica e provoca un drammatico aumento della povertà. Bisogna togliere alla finanza il potere che ha acquisito e ripristinare il primato della politica sulla finanza. Occorre tassare le transazioni finanziarie, lottare contro la corruzione e l’evasione fiscale e ridistribuire la ricchezza per ridurre le disuguaglianze sociali.
5. Ripudiare la guerra, tagliare le spese militari
La guerra è sempre un’inutile strage e va messa al bando come abbiamo fatto con la schiavitù. Anche quando la chiamiamo con un altro nome è incapace di risolvere i problemi che dice di voler risolvere e finisce per moltiplicarli. Promuovere e difendere sistematicamente i diritti umani, investire sulla prevenzione dei conflitti e sulla loro soluzione nonviolenta, promuovere il disarmo, contrastare i traffici e il commercio delle armi, tagliare le spese militari e riconvertire l’industria bellica è il miglior modo per aumentare la nostra sicurezza.
6. Difendere i beni comuni e il pianeta.
Se non impariamo a difendere e gestire correttamente i beni comuni globali di cui disponiamo, beni come l’aria, l’acqua, l’energia e la terra, non ci sarà né pace né sicurezza per nessuno. Nessuno si deve più appropriare di questi beni che devono essere tutelati e condivisi con tutti. Urgono istituzioni, politiche nazionali e internazionali democratiche capaci di operare in tal senso. Occorre ridurre la dipendenza dai fossili, introdurre nuove tecnologie verdi e nuovi stili di vita non più basati sull’individualismo, la mercificazione e il consumismo.
7. Promuovere il diritto a un’informazione libera e pluralista
Un’informazione obiettiva, completa, imparziale, plurale che mette al centro la vita delle persone e dei popoli è condizione indispensabile per la libertà e la democrazia. Sollecita la partecipazione alla vita e alle scelte della collettività; favorisce la comprensione dei fenomeni più complessi che attraversano il nostro tempo, promuovere il dialogo e il confronto, costruisce ponti fra le civiltà, avvicina culture diverse, diffonde e consolida la cultura della pace e dei diritti umani.
8. Fare dell’Onu la casa comune dell’umanità.
Tutti nelle Nazioni Unite, le Nazioni Unite per tutti. Se vogliamo costruire un argine al disordine internazionale, i governi devono accettare di democratizzare e rafforzare le Nazioni Unite mettendo in comune le risorse e le conoscenze per fronteggiare le grandi emergenze sociali e ambientali mondiali.
9. Investire sulla società civile e sullo sviluppo della democrazia partecipativa
Senza una società civile attiva e responsabile e lo sviluppo della cooperazione tra la società civile e le istituzioni a tutti i livelli non sarà possibile risolvere nessuno dei grandi problemi del nostro tempo. Rafforzare la società civile responsabile e promuovere la democrazia partecipativa è uno dei modi più concreti per superare la crisi della politica, della democrazia e delle istituzioni.
10. Costruire società aperte e inclusive.
Il futuro non è nella chiusura in comunità sempre più piccole, isolate e intolleranti che perseguono ciecamente i propri interessi ma nell’apertura all’incontro con gli altri e nella costruzione di relazioni improntate ai principi dell’uguaglianza e alla promozione del bene comune. Praticare il rispetto e il dialogo tra le fedi e le culture arricchisce e accresce la coesione delle nostre comunità. I rifugiati e i migranti sono persone e come tali devono vedere riconosciuti e rispettati i diritti fondamentali.
Queste priorità devono essere portate avanti da ogni persona, a livello locale, nazionale e globale, in Europa come nel Mediterraneo.
Per realizzarle abbiamo innanzitutto bisogno di agire insieme con una strategia comune e la consapevolezza di avere un obiettivo comune.
Per realizzarle abbiamo bisogno di dare all’Italia un governo di pace e una nuova politica, coerente in ogni ambito, e di investire con grande determinazione sulla costruzione di un’Europa dei cittadini, federale e democratica, aperta, solidale e nonviolenta e di una Comunità del Mediterraneo che, raccogliendo la straordinaria domanda di libertà e di giustizia della primavera araba, trasformi finalmente quest’area di grandi crisi e tensioni in un mare di pace e benessere per tutti.
 
Assisi, 25 settembre 2011