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Al di là della natura

Autore: liberospirito 20 Gen 2012, Comments (0)

Ci troviamo nuovamente a sottolineare – e non ci stanchiamo di farlo – l’importanza religiosa, sociale, etica e politica di un corretto ed equilibrato rapporto tra la nostra e le altre specie viventi.

E’ uscito di recente il libro di Marco Maurizi, Al di là della natura – Gli animali, il capitale e la libertà (Novalogos), che ci sembra interessante segnalare.

In questo testo l’autore fa un’importante riflessione sottolineando come l’animalismo, nella nostra società, sia considerato una scelta etica individuale mentre invece è un problema politico-economico, perché “l’uomo è un animale ridotto in schiavitù dalla stessa civiltà che ha assoggettato la natura non umana”.

Questo è il punto fondamentale del suo libro in quanto per Maurizi i fenomeni di schiavitù degli esseri umani (anche quella ipocritamente mediata da qualche legge) e della schiavitù animale non sono altro che la doppia faccia dello stesso dispositivo economico e ideologico. Quello che trasforma qualunque entità, senza fermarsi davanti a nulla, in mezzo per accrescere il  valore del capitale.

In termini più diretti: TUTTO va bene se produce denaro. E tutto significa proprio tutto. I corpi di noi esseri umani, anche bambini, nei campi di pomodori o alle catene di montaggio,  quelli degli animali destinati alla macellazione, come pure – aggiungiamo noi – l’intero Corpo della Terra (è recente l’ipotesi di via libera alle liberalizzazioni che permetteranno lo sfruttamento totale da parte delle multinazionali, per mare e per terra, fin nelle più intime profondità, delle risorse fossili del nostro pianeta).

Se il sentire religioso significa, come  crediamo, sentirsi parte, unita e partecipe, della vita sul nostro pianeta, nel nostro sistema solare, nell’insieme di sistemi che compongono l’universo, non esiste separazione nemmeno in tutto questo male e in questo dolore. Rendiamocene conto. Invece fa comodo sostenere il concetto di separazione, non piace paragonare il corpo umano a quello di un animale, figuriamoci considerare Corpo Vivente la massa terrestre intera.

Marco Maurizi sostiene, inoltre, come ciò che è necessario spezzare sia un ordine economico-sociale basato sulla messa a profitto della natura, quindi dei corpi, umani, suini, bovini…(e non solo,  aggiungiamo nuovamente), perché in questo modo viene ribaltato un forte pregiudizio antropocentrico: l’animale non è più sfruttato dall’uomo perché inferiore ma, al contrario, è considerato inferiore proprio perché lo sfruttiamo. La liberazione degli animali  viene a coincidere con la liberazione degli umani perché “solo quando l’uomo ha cominciato a rendere schiava la natura ha realizzato la ricchezza sociale necessaria a rendere schiavo l’uomo”.

Crediamo sia importante, proprio in ambito religioso, avere chiaro come di questi ordini economico-sociali siamo tutti con-partecipi e quindi quanto siano fondamentali la nostra consapevolezza e le scelte sociali e politiche che ne conseguono.

E’ proprio un  giusto sentire religioso che spinge alla necessità di non nascondersi nell’alto dei cieli perché non si è capaci di stare correttamente col corpo sulla terra. C’è già stato qualcuno più di 2000 anni fa che, se non ci confondiamo, accennava a tutto questo.

L’invito, da parte nostra, alla lettura di questo libro sottende dunque anche la continua domanda su cosa significhi essere autenticamente religiosi, in tutte le sue sfaccettature e con la complessità che essere incarnati in un’epoca storica comporta.

(Rimandiamo inoltre, sul sito de “il manifesto”, all’articolo di Felice Cimatti Un mondo di eguali oltre i confini della specie, apparso, in recensione al libro, il 19 gennaio scorso).

S.P.