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Scuola e religione: una questione non solo pedagogica

Autore: liberospirito 13 Set 2015, Comments (0)

Settembre, le scuole riaprono e con esse gli annosi problemi legati al mondo dell’educazione. Quest’anno, fra l’altro, incombe minacciosa la “Buona scuola” marchiata Renzi. Ma non è di ciò che intendiamo occuparci in questo post, bensì di un vecchio discorso, quello della necessaria laicità della scuola intesa come bene pubblico. Dove laicità non significa espellere domande riguardanti quella dimensione di senso che chiamiamo religione, ma la possibilità di porre tali questioni e di affrontarle con apertura, tolleranza e soprattutto equidistanza rispetto a questa o quella confessione religiosa o non-religiosa. Tutto qui. Condividiamo pertanto la posizione espressa su questo tema dai valdesi. A tale scopo proponiamo la lettura di un breve intervento proveniente dal sito della Chiesa valdese (www.chiesavaldese.org).

SchoolPrayer

Il campo educativo è sempre stato uno di quelli in cui si è verificato in modo particolarmente acceso il conflitto fra la Chiesa e lo Stato. Questo fenomeno si è registrato nell’Ottocento ma è sempre esistito nella società italiana. Non a caso le tensioni fra governo fascista e Roma si sono avute in questo settore. La reintroduzione della religione cattolica come materia di insegnamento nelle scuole pubbliche con il Concordato ha modificato profondamente il carattere laico che la scuola italiana aveva avuto sino a quel momento.

La presenza clericale mantenuta anche con i governi della Repubblica si è andata paradossalmente accentuando anche negli ultimi decenni con il finanziamento alle scuole cattoliche e l’assunzione in ruolo di professori di religione. Gli evangelici hanno sempre rivendicato il carattere laico della scuola di Stato, laico nel senso di una neutralità ed equidistanza rispetto ad ogni comunità religiosa. Per quanto riguarda l’educazione religiosa essi sono convinti che spetti alla comunità dei credenti assumere quel compito nelle sedi proprie e non in quelle pubbliche. Questo non dovrebbe escludere però la possibilità che la scuola offra agli alunni l’opportunità di approfondire il fatto religioso come espressione della cultura e della storia del paese.

Un insegnamento del cristianesimo nelle sue diverse espressioni ma anche delle maggiori religioni, affidata a docenti preparati nelle facoltà universitarie e non ad insegnanti reclutati dalle diocesi, costituirebbe per gli italiani l’occasione di un approfondimento culturale fondamentale.

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