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Quarant’anni e non li dimostra

Autore: liberospirito 15 Dic 2010, Comments (0)

E’ recente l’uscita del numero speciale di A/Rivista anarchica (dicembre 2010 – gennaio 2011). L’uscita avviene proprio in queste giornate nelle quali le voci della protesta sembrano tornare – come all’improvviso, anche se nulla, propriamente, succede all’improvviso – nelle strade e nelle piazze (con gli studenti e i ricercatori, ma non solo: ieri a Roma c’erano i metalmeccanici, i terremotati dell’Aquila, le popolazioni del sud anti-discarica; e poi non c’è solo l’Italia: l’altro giorno a Londra, oggi ad Atene, nei giorni scorsi a Parigi e così via).

Con questa uscita speciale si è desiderato rendere un omaggio partecipe alla storia di questo mensile; quarant’anni di vita (1971-2011) nei quali si è guadagnato a pieno titolo non solo l’ingresso, ma un posto di tutto rispetto nel mondo dell’informazione, (o meglio, della controinformazione).

Si tratta di 260 pagine, per una metà costituita dai contributi quanto mai articolati e multicolori che forniscono bene un’idea delle diverse angolature a partire dalle quali si può provare a declinare la cultura e l’informazione libertaria. Un posto di rilievo è occupato da una lunga intervista a Paolo Finzi, uno dei fondatori del periodico, nato poco più di un anno dopo la strage di Piazza Fontana, a Milano. L’altra metà del numero riproduce tutte le copertine dei 358 numeri fin qui usciti. E’ un bel pezzo del nostro passato prossimo, non da archiviare ma da coltivare, con fantasia e con speranza.

Anche di religioni si è voluto e potuto parlare su questo numero, contrariamente a quanti pensano circa un’incompatibilità costitutiva fra questi due mondi, l’anarchia e la religione. Non solo: anche in questo caso gli interventi risultano decisamente sfaccettati. C’è la breve e appassionata testimonianza di don Andrea Gallo circa la sua fede antifascista e anarchica; c’è il testo di Federico Battistutta nel quale si intende far emergere il legame sotterraneo fra anarchia e religione, nel desiderio di poter aprire un confronto fra queste due realtà; così come c’è la convinta prospettiva anticlericale testimoniata da Francesca Palazzi Arduini; o il denso intervento di Arturo Schwarz, il quale, pur concentrando la sua riflessione sul binomio arte/anarchia, non è esente da espliciti cenni a una percezione spirituale (transpersonale, transrazionale) di tutta quanta l’esperienza  artistica.   

A seguire riportiamo l’intervento di Federico Battistutta. Chi volesse consultare on line il numero può andare al sito http://arivista.org/. Meglio ancora, si può acquistarlo direttamente al prezzo di 10 €. Per ogni contatto: [email protected].

 

Anarchia e religione

 Nella storia dell’anarchismo si può osservare una visione sostanzialmente negativa nei confronti della questione religiosa, in cui predominano l’ateismo e l’anticlericalismo, diversamente coniugati. Esemplare a questo proposito è stata la posizione di Bakunin, espressa in Dio e lo Stato: “Poiché Dio è tutto, il mondo reale e l’uomo sono nulla. Poiché Dio è la verità, la giustizia, il bene, il bello, la potenza e la vita, l’uomo è la menzogna, l’iniquità, il male, la bruttezza, l’impotenza e la morte”.

Detto ciò, nel pensiero e nella pratica dell’anarchismo sono esistiti, seppur in forma minoritaria, tendenze differentemente orientate nei confronti della religiosità, pur mantenendo forte la denuncia della componente autoritaria e coercitiva delle religioni organizzate e l’opposizione  nei confronti alle gerarchie ecclesiastiche.

Possiamo menzionare anarchici di ispirazione cristiana (Lev Tolstoj, Simone Weil, Dorothy Day, Ammon Ennacy e Jacques Ellul), ebraica (Gustav Landauer, Martin Buber, Gershom Scholem), finanche islamica (Henri-Gustave Jossot, Leda Rafanelli, Hakim Bey). E’ bene aggiungere che ciascuna delle persone citate ha variamente declinato il rapporto tra anarchia e religione. Tolstoj, per fare un esempio, non dichiarò mai di essere anarchico: “Mi considerano anarchico, ma io non sono anarchico, sono cristiano. Il mio anarchismo è solo l’applicazione del cristianesimo ai rapporti fra gli uomini”, scriverà nei suoi diari. Nel caso di Landauer, invece, l’ebraismo, che pur costituisce lo sfondo su cui si staglia tutta la sua riflessione, non assume i tratti dell’adesione a una religione positiva, pur nel riconoscimento che anche il momento più strettamente politico del suo pensiero ha risentito di un approccio mistico-religioso.

Ma l’esistenza di una dialettica creativa fra religione e anarchismo è riscontrabile anche allargando lo sguardo verso altri filoni religiosi, così come al di fuori di qualsivoglia confessione. Sono stati riscontrati punti di contatto – espliciti o impliciti – in diversi autori hindu, buddhisti e taoisti. Per limitarci ad un personaggio oltremodo conosciuto come M. K. Gandhi, egli fu notevolmente influenzato oltreché dalla millenaria tradizione spirituale induista, anche dal pensiero libertario di autori come Tolstoj e Thoreau. Ottenere l’indipendenza (swaraj), non significava per lui creare uno stato a imitazione di quelli occidentali; il potere doveva appartenere alle popolazioni sparse nei villaggi: un potere diviso e diffuso. Inoltre, per quando riguarda la questione della proprietà privata, egli non aveva difficoltà a definirsi socialista: un socialista con “forti tendenze verso l’anarchia”, lo ha definito qualcuno.

Il riconoscimento di un possibile rapporto fra il pensiero anarchico e alcuni autori ad esso contemporanei, ha permesso di allargare lo sguardo, compiendo indagini e ricognizioni verso periodi storici antecedenti la nascita dello stesso movimento anarchico. Per limitarci all’ambito cristiano, sono stati riscontrati numerosi punti di contatto studiando la vasta area costituita dal fenomeno delle eresie, sia all’interno del cristianesimo primitivo (contro cui tuonava l’apostolo Paolo: “non c’è autorità se non da Dio”), che nel Medioevo (come il multiforme movimento dei fratelli del libero spirito) o nelle epoche successive, più vicine alla nostra.

La discussione attualmente in corso concernente la rivisitazione dei paradigmi storici della tradizione libertaria (cfr. il post-anarchismo), i quali affondano gran parte delle loro radici nella cultura dell’Ottocento, può favorire nuove aperture e nuove possibilità per costruire relazioni dinamiche ed inedite fra anarchia e religione. In ogni caso, è questo un campo ancora tutto da esplorare.

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