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Per un islam laico

Autore: liberospirito 4 Mar 2019, Comments (0)

E’ stata presentata domenica 24 febbraio a Berlino l’ “Iniziativa per un Islam laico”, promossa dall’avvocata Seyran Ates, fondatrice della prima moschea liberale tedesca. A seguire pubblichiamo il comunicato con cui l’associazione ha lanciato la sua iniziativa. Rispetto alle paranoie islamofobe che circolano a casa nostra e nel resto dell’Europa ci sembra un’iniziativa che meriti attenzione e ascolto. Non è l’unico segnale che va nella direzione di una costruzione di un islam occidentale. In precedenti post abbiamo dato notizie che seguono questo cammino. A cominciare dall’apertura a Berlino di una moschea paritaria (sempre ad opera di Seyran Ates), in cui il velo non è obbligatorio e dove le donne possono tenere prediche, al pari degli imam maschi, proponendo, inoltre, una lettura storico-critica del Corano (vedi qui). Così come abbiamo dato pure notizia della “Moschea inclusiva dell’unità”, a Parigi, la prima in Europa espressamente aperta ai gay (vedi qui). Infine chi desiderasse approfondire il tema rimandiamo a un’intervista a Seyran Ates in cui articola  con chiarezza il suo pensiero (vedi qui). Ecco il comunicato dell’ “Iniziativa per un Islam laico”:

«L’“Iniziativa per un Islam laico” è stata fondata in Germania in occasione della quarta Conferenza sull’islam per dare visibilità alle musulmane e ai musulmani laici, che finora non sono stati rappresentati nel dibattito pubblico. Laicità significa per noi sottolineare la positiva neutralità dello Stato e la separazione, che deve essere sempre maggiore, fra religione e politica (Stato) e considerare i musulmani pieni cittadini di una società democratica, che condividono con gli altri diritti e doveri. L’Iniziativa sostiene una maggiore partecipazione civile dei musulmani (per esempio attraverso offerte formative) ma è contro qualsiasi diritto speciale per i musulmani. La libertà di confessione religiosa e il diritto all’“indisturbato esercizio del culto” previsti dalla Costituzione tedesca non includono secondo noi il diritto di imporre le norme religiose nello spazio pubblico».

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