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Per non dimenticare. Ancora

Autore: liberospirito 31 Gen 2016, Comments (0)

indiani038

Nuovamente a proposito di giornate da dedicare alla memoria. Domani 1° febbraio 1876 cade l’anniversario di una dichiarazione di guerra troppo spesso ignorata o non considerata come tale. Il ministro degli Interni degli Stati Uniti d’America dichiarò guerra ai “Sioux ostili”, quelli cioè che non avevano accettato di trasferirsi nelle riserve, dopo che era stato scoperto l’oro nelle Black Hills, vale a dire il cuore del territorio. Come era possibile trasferire migliaia di uomini, donne e bambini dalla terra dov’erano nati, in una stagione dell’anno in cui il territorio era ormai ricoperto di neve?

Quella dichiarazione di guerra del 1° febbraio segna l’inizio del massacro degli Indiani d’America, che culminerà con l’eccidio di Wounded Knee, passato alla storia grazie a testimonianze, libri, canzoni, e film. Sul finire del dicembre 1890, la tribù di Miniconjou guidata da Piede Grosso, una volta appresa la notizia dell’assassinio di Toro Seduto, decise di partire dall’accampamento sul torrente Cherry, sperando nella protezione di Nuvola Rossa. Il 28 di dicembre furono intercettati dal Settimo reggimento di cavalleria, che aveva l’ordine di condurli in un accampamento sul Wounded Knee: lì, uomini, donne e bambini furono portati sulla riva del torrente, circondati da due squadroni di cavalleria e trucidati. Il campo venne falciato dalle mitragliatrici e dei 350 Miniconjou presenti ne morirono circa trecento. Ora a Wounded Knee, sul cartello verde dove si può leggere la storia del massacro, è riportata la scritta “Massacre of Wounded Knee”; la scritta “massacre” è stata aggiunta, sostituendo la vecchia scritta “battle”.

Oggi tutte le terre ex-indiane delle Grandi Pianure sono utilizzate per l’agricoltura estensiva (grano, mais, soia, girasoli) o per l’allevamento (bovini, suini, ovini). Secondo alcuni dati, fra gli abitanti delle riserve indiane l’85% risulta disoccupato e il 97% vive sotto il livello di povertà; la speranza di vita oscilla fra i 40 e i 50 anni, mentre il tasso di suicidi supera di quattro volte la media nazionale americana.

Chiudiamo questo ricordo con le parole con cui Alce Nero (uomo-medicina sioux che fu ferito proprio a Wounded Knee) apre la sua autobiografia. Sono parole che testimoniano una sensibilità religiosa nei confronti del cosmo di cui noi oggi avvertiamo quella mancanza che si fa sempre più insopportabile:

“Amico, ti racconterò la storia della mia vita, come tu desideri; e se fosse soltanto la storia della mia vita credo che non la racconterei, perché che cosa è un uomo per dare importanza ai suoi inverni, anche quando sono già così numerosi da fargli piegare il capo come una pesante nevicata? Tanti altri uomini hanno vissuto e vivranno la stessa storia, per diventare erba sui colli. È la storia di tutta la vita che è santa e buona da raccontare, e di noi bipedi che la condividiamo con i quadrupedi e gli alati dell’aria e tutte le cose verdi; perché sono tutti figli di una stessa madre e il loro padre è un unico spirito” (da John G. Neihardt, Alce Nero parla, Adelphi).

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