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Il marinaio, l’oceano e la distruzione che avanza

Autore: liberospirito 23 Lug 2016, Comments (0)

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C’è un filone del genere fantascientifico che passa sotto il nome di “fantascienza apocalittica”. Si tratta di storie a sfondo catastrofico. Ma accade, talvolta, che la realtà superi la fantasia. E’ quanto viene da pensare leggendo il rapporto di Ivan Macfadyen, un marinaio che ha deciso di ripetere la traversata dell’Oceano Pacifico, da lui già effettuata una decina di anni fa. In breve: l’oceano oggi è morto, svuotato di ogni forma di vita. I media di lingua inglese hanno riportato con enfasi il racconto drammatico della sua traversata dall’Australia al Giappone e poi verso la California. Rifiuti, solo rifiuti e imbarcazioni per la pesca industriale intente a saccheggiare con metodo quel poco che è ancora rimasto.

Dal Giappone alla California l’oceano è diventato un deserto formato da acqua e rottami. Niente animali, non un solo richiamo di uccelli marini. Solo il rumore del vento, delle onde e dei grossi detriti che sbattono contro la chiglia. A nord della Nuova Guinea il marinaio si è imbattuto in una flotta per la pesca industriale presso una barriera corallina: cercavano del tonno, volevano solo del tonno, per cui tiravano e ributtavano in mare – ormai morta – ogni altra creatura marina.

Ma la parte più allucinante del viaggio, quella dal Giappone alla California, è stata costantemente accompagnata da quantità di rottami trascinati in mare dallo tsunami del 2011, quello che ha innescato la crisi di Fukushima.

Non indugiamo ulteriormente nel riassumere il viaggio di Macfadyen (riportato sul giornale australiano “The Newcastle Herald”): quanto detto è più che sufficiente a fornire un’idea concreta della condizione in cui ci troviamo.

Un paio di settimane fa abbiamo tenuto un incontro, vicino a Firenze, dal titolo “Distruzione o cambiamento” (e come sottotitolo “Ecoteologia per il XXI secolo”). L’idea che lo orientava era la seguente: una riflessione religiosa oggi non può prescindere da ri-considerare il rapporto uomo/ambiente, partendo proprio dai danni che l’essere umano sta arrecando all’ambiente. Abbiamo scritto “l’essere umano”: in realtà riguarda una parte degli esseri umani: il mondo occidentale che sta edificando, a tappe forzate, il capitale-mondo. Non è più tempo per rimanere a guardare rassegnati o sperando che qualche dio prima o poi venga a salvarci. Al capitale-mondo va opposto il fare-mondo, da costruire insieme a tutta la comunità dei viventi. Qui sta la salvezza. Perché tutto è connesso a tutto. Perché tutto oggi ci riguarda da vicino: l’Oceano Pacifico come il mar Mediterraneo, l’Amazzonia come la Valsusa.

Scriblerus

 

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