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Giornata della memoria o delle memorie?

Autore: liberospirito 29 Gen 2016, Comments (0)

L’isola della Tasmania fa parte della Federazione australiana. Lì viveva una popolazione aborigena di alcune migliaia di persone. L’ultimo discendente di questa etnia scomparve alla fine dell’Ottocento. L’estinzione avvenne sia per malattie portate dagli Europei, sia perché furono oggetto di una vera e propria caccia all’uomo da parte dei coloni. Sorte non molto diversa ha riguardato (e ancora sta riguardando) diversi altri popoli, un po’ in tutti i continenti. Di tutta questa gente se ne parla poco, anzi pochissimo. Non crediamo di sbagliare nel dire che nessuno ha provato a ricordare ciò nella Giornata della Memoria. E parlare anche di questi fatti non significa sminuire la Shoah.

Son trascorsi due giorni dal 27 gennaio, vale a dire dalla Giornata della Memoria: a ripercorrerle, tante le celebrazioni (ufficiali o meno): conferenze, convegni, interventi, spettacoli, musiche e altro ancora per non dimenticare. Così si è detto. Tutto bene allora? Forse il problema è il solito, è quello che si presenta in occasione di date importanti: dal 25 dicembre al 2 di novembre, dal 25 aprile al 1° di maggio, per ricordarne solo alcune, religiose e civili. Vale a dire: cadere/scadere nella ripetizione, con tutto quello che ciò comporta (retorica, inautenticità, assenza di empatia e di partecipazione, etc.), laddove sarebbe (il condizionale qui è d’obbligo) indispensabile rinnovare e rinnovarsi, ad esempio domandandosi dove oggi – proprio oggi! – avvengono nuove, altre atrocità, da denunciare e combattere, col pensiero e con l’azione.

Riportiamo sotto le parole che Moni Ovadia ha pronunciato a proposito del Giorno della Memoria. Ci son parse fra le più vive tra quello che abbiamo visto e sentito.

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«Il 27 gennaio sta diventando il giorno della falsa coscienza della retorica. Il limite principale, e il grande equivoco è di non aver capito, prima di tutto, che questa giornata non è stata istituita solo per gli ebrei. Il Giorno della Memoria doveva essere importante per una riflessione comune sull’Europa, sulle ragioni dello sterminio. Per rispondere alla domanda se tutto questo si è determinato per un incidente di percorso o se la degenerazione fosse iscritta nei geni dell’Europa. Parliamo della Germania ma magari ci dimentichiamo dei genocidi commessi dai fascisti italiani in Africa o della pulizia etnica nei paesi dell’ex Jugoslavia. La memoria ebraica non serve agli ebrei che lo sanno già ma dovrebbe essere un paradigma, un immenso edificio della memoria che possa servire anche agli altri».
[…]
«Per questo, ripeto, la giornata deve diventare “delle Memorie” per rilanciare, attraverso l’edificio della memoria un’azione comune per portare pace, uguaglianza sociale e applicazione vera dei diritti. Una condizione universale dell’esistere dove ogni persona sia libera di circolare nel mondo senza restrizioni di diritti e di dignità».

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