<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>liberospirito</title>
	<atom:link href="http://liberospirito.altervista.org/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://liberospirito.altervista.org</link>
	<description>religione e libertà</description>
	<lastBuildDate>Fri, 11 May 2012 13:07:11 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.1</generator>
		<item>
		<title>Un papa da cinquecentomila euro</title>
		<link>http://liberospirito.altervista.org/un-papa-da-cinquecentomila-euro/</link>
		<comments>http://liberospirito.altervista.org/un-papa-da-cinquecentomila-euro/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 11 May 2012 13:07:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>liberospirito</dc:creator>
				<category><![CDATA[cattolicesimo]]></category>
		<category><![CDATA[critica del potere]]></category>
		<category><![CDATA[Benedetto XVI]]></category>
		<category><![CDATA[denaro pubblico]]></category>
		<category><![CDATA[vaticano]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://liberospirito.altervista.org/?p=377</guid>
		<description><![CDATA[Voi cosa ne pensate? Assurda follia, fiera della vanità, manie faraoniche… c’e da vergognarsi, altro che. Riportiamo l’articolo, a cura di Cinzia Giubbini, apparso su “Il Manifesto” in data 3 maggio 2012, che ci informa sui costi delle visite papali. PS: Ma il rabbi di Nazareth quando si spostava per i luoghi della Galilea come faceva? Quanto spendeva? Cinquecentomila euro per andare da Roma a Arezzo. Non è uno scherzo: è il costo pubblico per la visita pastorale in programma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://liberospirito.altervista.org/wp-content/uploads/2012/05/benedettoxvi_preghieraR400.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-378" title="benedetto xvi" src="http://liberospirito.altervista.org/wp-content/uploads/2012/05/benedettoxvi_preghieraR400-300x206.jpg" alt="" width="300" height="206" /></a></p>
<p>Voi cosa ne pensate? Assurda follia, fiera della vanità, manie faraoniche… c’e da vergognarsi, altro che. Riportiamo l’articolo, a cura di Cinzia Giubbini, apparso su “Il Manifesto” in data 3 maggio 2012, che ci informa sui costi delle visite papali. PS: Ma il <em>rabbi</em> di Nazareth quando si spostava per i luoghi della Galilea come faceva? Quanto spendeva?</p>
<p><em>Cinquecentomila euro per andare da Roma a Arezzo. Non è uno scherzo: è il costo pubblico per la visita pastorale in programma il 13 maggio nella diocesi Arezzo-Cortona-San Sepolcro, quando Benedetto XVI visiterà il santuario di Verna. Si tratta, certamente, della spesa standard per i viaggi papali, ma si sa che in Vaticano<br />
non sono campioni di trasparenza: niente di male se si trattasse dell&#8217;impiego del patrimonio della Chiesa.<br />
Peccato che quei soldi ce li metta anche lo stato. Stavolta la storia è venuta fuori grazie a un&#8217;interrogazione parlamentare presentata dai radicali Donatella Poretti e Marco Perduca. Secondo i due senatori tutti verseranno l&#8217;obolo: governo, regione Toscana, provincia e comune di Arezzo. Si legge infatti nell&#8217;interrogazione: «Sono 120 mila euro quelli che stanzierà la regione Toscana, 90 mila quelli del comune. Ad oggi non è ancora chiaro il contributo della provincia e quello a carico della diocesi tramite offerte dei fedeli ed enti vari. Inoltre, apprendiamo anche che il governo si farà carico di parte delle spese».<br />
Ma non solo, perché il papa prevede di utilizzare gli elicotteri dell&#8217;Aeronautica militare. Tutto sommato, però, il pontefice è un capo di stato estero. Non se la potrebbe pagare da solo la sua sicurezza? Anche perché la spesa comincia a farsi pesante se è vero, come scrivono i senatori che «solitamente con il Pontefice viaggiano il suo segretario personale, il Prefetto della Casa Pontifica, il Reggente, l&#8217;assistente, numerosi uomini della scorta vaticana, composta da agenti della Gendarmeria guidata dall&#8217;aretino Domenico Giani, e della Guardia Svizzera, i cerimonieri, i fotografi e giornalisti dell&#8217;Osservatore Romano, gli operatori della Tv e Radio Vaticana, il cameriere e il medico personale».<br />
Sulla questione ha risposto al manifesto la regione Toscana. Che in una nota fa sapere di aver deciso di spendere i 120mila euro «su richiesta della Curia»: «Eventi di questo rilievo, che coinvolgono un territorio nel suo complesso, hanno sempre comportato, sia a livello nazionale che locale, una partecipazione attiva delle istituzioni interessate», afferma la Regione, che invita a guardare il lato positivo della faccenda: «Si tratta di un evento che sarà seguito da tutti i media e che porterà all&#8217;attenzione del mondo alcune delle località più suggestive e ricche d&#8217;arte della Toscana. Con le conseguenze economiche che ne potranno derivare». Insomma, papa Ratzinger è pur sempre una «star» e le sue visite sono una macchina sforna-soldi. </em><em>Privati e pubblici.</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://liberospirito.altervista.org/un-papa-da-cinquecentomila-euro/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Dialogo religioso e religiosità del dialogo</title>
		<link>http://liberospirito.altervista.org/verita-e-cammino-2/</link>
		<comments>http://liberospirito.altervista.org/verita-e-cammino-2/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 06 May 2012 10:57:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>liberospirito</dc:creator>
				<category><![CDATA[appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[dialogo religioso]]></category>
		<category><![CDATA[dialogo interreligioso]]></category>
		<category><![CDATA[Federico Battistutta]]></category>
		<category><![CDATA[Verità e cammino]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://liberospirito.altervista.org/?p=370</guid>
		<description><![CDATA[Sabato 12 maggio, alle ore 17, presso la sede dell’associazione culturale DOGO, in via Martiri della Cagnola 69, a Galgagnano (Lodi)  ci sarà la presentazione del libro (a cui si è già accennato in un precedente post) di Federico Battistutta: Verità e cammino. Dialogo religioso e religiosità del dialogo, edito da Pazzini. Introdurranno il volume Ercole Ongaro e Monica Rossi. L&#8217;incontro è organizzato da Bruno Gallotta, responsabile del centro. Ricordiamo che, sino a pochi anni or sono, a Galgagnano e nello stesso luogo (una tradizonale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://liberospirito.altervista.org/wp-content/uploads/2012/05/cortile_stella_del_mattino.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-375" title="cortile_stella_del_mattino" src="http://liberospirito.altervista.org/wp-content/uploads/2012/05/cortile_stella_del_mattino-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198" /></a></p>
<p>Sabato 12 maggio, alle ore 17, presso la sede dell’associazione culturale DOGO, in via Martiri della Cagnola 69, a Galgagnano (Lodi)  ci sarà la presentazione del libro (a cui si è già accennato in un precedente post) di Federico Battistutta: <em>Verità e cammino. Dialogo religioso e religiosità del dialogo</em>, edito da Pazzini. Introdurranno il volume Ercole Ongaro e Monica Rossi. L&#8217;incontro è organizzato da Bruno Gallotta, responsabile del centro.</p>
<p>Ricordiamo che, sino a pochi anni or sono, a Galgagnano e nello stesso luogo (una tradizonale cascina lombarda), si sviluppava l&#8217;esperienza de &#8220;La Stella del Mattino”, un interessante esperimento di convivenza comunitaria interreligiosa lungo l&#8217;asse buddhista-cristiano, a cui l’autore del libro ha preso parte, svolgendo fra l&#8217;altro la carica di direttore dell&#8217;omonima rivista trimestrale che veniva presentata appunto come “laboratorio per il dialogo religioso”.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://liberospirito.altervista.org/verita-e-cammino-2/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Oltre la crisi, verso un’economia che fa stare bene</title>
		<link>http://liberospirito.altervista.org/oltre-la-crisi-verso-un%e2%80%99economia-che-fa-stare-bene/</link>
		<comments>http://liberospirito.altervista.org/oltre-la-crisi-verso-un%e2%80%99economia-che-fa-stare-bene/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 25 Apr 2012 20:06:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>liberospirito</dc:creator>
				<category><![CDATA[appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[equomanuale]]></category>
		<category><![CDATA[globalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[Herbert Anders]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://liberospirito.altervista.org/?p=362</guid>
		<description><![CDATA[Sabato 28 aprile si discuterà a Grosseto su come andare &#8220;Oltre la crisi, verso un’economia che fa stare bene”. L’incontro, promosso dalle associazioni Rosa Parks, Sentinella della Maremma e Maremma Viva, avrà luogo presso la Camera di Commercio alleore 16.00 . Interverrà Herbert Anders esperto di questioni ambientali e globalizzazione, nonché autore dell Equomanuale  pubblicato on line (www.equomanuale.org), di cui abbiamo anche già parlato in un precedente post. Dopo un breve sguardo sulle cause della crisi, verranno offerte una serie di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://liberospirito.altervista.org/wp-content/uploads/2012/04/1-123566475276Th.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-365" title="crisi globale" src="http://liberospirito.altervista.org/wp-content/uploads/2012/04/1-123566475276Th-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><a href="http://liberospirito.altervista.org/wp-content/uploads/2012/04/Crisis-on-Infinite-Earths.jpg"></a></p>
<p>Sabato 28 aprile si discuterà a Grosseto su come andare &#8220;Oltre la crisi, verso un’economia che fa stare bene”. L’incontro, promosso dalle associazioni Rosa Parks, Sentinella della Maremma e Maremma Viva, avrà luogo presso la Camera di Commercio alleore 16.00 . Interverrà Herbert Anders esperto di questioni ambientali e<br />
globalizzazione, nonché autore dell Equomanuale  pubblicato <em>on line </em>(<a href="http://www.equomanuale.org">www.equomanuale.org)</a>, di cui abbiamo anche già parlato in un precedente post.</p>
<p>Dopo un breve sguardo sulle cause della crisi, verranno offerte una serie di proposte concrete per un’economia che fa stare bene e saranno raccontate alcune storie di vita da parte di coloro  che si  stanno già muovendo in questa direzione. L&#8217;incontro è esteso alla partecipazione di tutti i soggetti interessati.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://liberospirito.altervista.org/oltre-la-crisi-verso-un%e2%80%99economia-che-fa-stare-bene/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Minoranze e libertà</title>
		<link>http://liberospirito.altervista.org/minoranze-e-liberta/</link>
		<comments>http://liberospirito.altervista.org/minoranze-e-liberta/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 17 Apr 2012 09:44:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>liberospirito</dc:creator>
				<category><![CDATA[appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[eresie]]></category>
		<category><![CDATA[Eresie]]></category>
		<category><![CDATA[minoranze]]></category>
		<category><![CDATA[Tavo Burat]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://liberospirito.altervista.org/?p=357</guid>
		<description><![CDATA[&#160; Sabato 28 aprile avrà luogo a Biella, alle ore 15.00 presso il Palazzo Ferrero un convegno dedicato alla figura di Tavo Burat, fondatore &#8211; fra le altre cose &#8211; del Centro Studi Dolciniani e di cui si è già parlato in altri post. Il titolo dell&#8217;incontro è Minoranze e libertà. Convegno sulle &#8220;battaglie&#8221; di Tavo Burat. Questo il programma dettagliato del convegno: - Patrizia Bellardone: Bibliografia ragionata - Michela Zucca: Civiltà alpina - Albina Malerba: Poesia e militanza civile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://liberospirito.altervista.org/wp-content/uploads/2012/04/28-aprile-web.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-358" title="Minoranze e libertà" src="http://liberospirito.altervista.org/wp-content/uploads/2012/04/28-aprile-web-214x300.jpg" alt="" width="284" height="381" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sabato 28 aprile avrà luogo a Biella, alle ore 15.00 presso il Palazzo Ferrero un convegno dedicato alla figura di Tavo Burat, fondatore &#8211; fra le altre cose &#8211; del Centro Studi Dolciniani e di cui si è già parlato in altri post. Il titolo dell&#8217;incontro è <strong>Minoranze e libertà. Convegno sulle &#8220;battaglie&#8221; di Tavo Burat</strong>. Questo il programma dettagliato del convegno:</p>
<p>- <em>Patrizia Bellardone</em>: Bibliografia ragionata</p>
<p>- <em>Michela Zucca</em>: Civiltà alpina</p>
<p>- <em>Albina Malerba</em>: Poesia e militanza civile</p>
<p>- <em>Federico Battistutta</em>: L&#8217;eresia, un percorso di libertà</p>
<p>- <em>Enrico Pagano</em>: La Resistenza: pratica contemporanea: Tavo su &#8220;L&#8217;Impegno&#8221;</p>
<p>- <em>Giuseppe Pidello e Maurizio Pelegrini</em>: Attualità dell&#8217;<em>Om Salvej </em></p>
<p>Seguirà dibattito sul tema: <em>Come continuare l&#8217;opera  aperta da Tavo </em></p>
<p>La manifestazione terminerà la sera, alle 21,30, presso il Teatro Sociale Villani, sempre a Biella, con un concerto del gruppo Yo Yo Mundi. Numerose sono le associazioni promotrici. L&#8217;intera manifestazione è gratuita.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://liberospirito.altervista.org/minoranze-e-liberta/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Verità e cammino</title>
		<link>http://liberospirito.altervista.org/verita-e-cammino/</link>
		<comments>http://liberospirito.altervista.org/verita-e-cammino/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 06 Apr 2012 08:43:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>liberospirito</dc:creator>
				<category><![CDATA[dialogo religioso]]></category>
		<category><![CDATA[esperienza religiosa]]></category>
		<category><![CDATA[dialogo interreligioso]]></category>
		<category><![CDATA[Federico Battistutta]]></category>
		<category><![CDATA[Verità e cammino]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://liberospirito.altervista.org/?p=351</guid>
		<description><![CDATA[La terra è fatta di cielo. La menzogna non ha nido. Mai nessuno s’è perduto. Tutto è verità e cammino. Ferdinando Pessoa Questi versi del poeta portoghese Pessoa sono posti come esergo al libro di Federico Battistutta che si intitola appunto Verità e cammino. Dialogo religioso e religiosità del dialogo, edito quest&#8217;anno da Pazzini. Il tema è quello &#8211; quantomai attuale &#8211; di un&#8217;indagine sugli aspetti peculiari riguardanti l&#8217;apertura e la costruzione (meglio: una co-costruzione, un qualcosa da fare insieme) di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><em><a href="http://liberospirito.altervista.org/wp-content/uploads/2012/04/100949050-000.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-352" title="Battistutta verità e cammino" src="http://liberospirito.altervista.org/wp-content/uploads/2012/04/100949050-000.jpg" alt="" width="198" height="292" /></a></em></p>
<p style="text-align: right;"><em>La terra è fatta di cielo.</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>La menzogna non ha nido.</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>Mai nessuno s’è perduto.</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>Tutto è verità e cammino.</em></p>
<p style="text-align: right;">Ferdinando Pessoa</p>
<p>Questi versi del poeta portoghese Pessoa sono posti come esergo al libro di Federico Battistutta che si intitola appunto <em>Verità e cammino. Dialogo religioso e religiosità del dialogo</em>, edito quest&#8217;anno da Pazzini. Il tema è quello &#8211; quantomai attuale &#8211; di un&#8217;indagine sugli aspetti peculiari riguardanti l&#8217;apertura e la costruzione (meglio: una co-costruzione, un qualcosa da fare insieme) di una prospettiva interreligiosa e, più in generale, interculturale, per i nostri tempi e per quelli a venire.</p>
<p>La considerazione è che ciascuno di noi vive immerso nella vita da un punto privilegiato, che è solo suo; ma questo punto, importantissimo per ognuno di noi, non è tutto il mondo, ma solamente un parte, una visuale, peraltro piccola. Allora, se le cose stanno così, nessuno può affermare a buon diritto di avere accesso alla verità totale per la specie umana o pretendere di incarnare in una misura assoluta il senso del cammino dell’uomo. Ciò significa che il cerchio non si chiude mai, poiché il dialogo non può avere termine, né si esaurisce, è come una sorgente di acqua, è il continuo rifiorire di un campo. Non ci resta che andare da viandanti lungo al strada, poiché, come dice il poeta, “Tutto è verità e cammino”.</p>
<p>E soprattutto, le religioni non possono pretendere di avere il monopolio della religione, sono tutt&#8217;al più custodi di tradizioni universali, appartenenti perciò all&#8217;intera umanità, e non proprietarie gelose di un patriomonio di loro esclusiva proprietà.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://liberospirito.altervista.org/verita-e-cammino/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Se la feroce religione del denaro divora il futuro</title>
		<link>http://liberospirito.altervista.org/se-la-feroce-religione-del-denaro-divora-il-futuro/</link>
		<comments>http://liberospirito.altervista.org/se-la-feroce-religione-del-denaro-divora-il-futuro/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 29 Mar 2012 12:56:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>liberospirito</dc:creator>
				<category><![CDATA[critica del potere]]></category>
		<category><![CDATA[crisi finanziaria]]></category>
		<category><![CDATA[denaro]]></category>
		<category><![CDATA[fede]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Agamben]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://liberospirito.altervista.org/?p=345</guid>
		<description><![CDATA[Proponiamo la lettura di questo articolo di Giorgio Agamben apparso tempo fa su &#8220;La Repubblica&#8221; (16 febbraio 2012). Ci pare un valido contributo per comprendere le vicende presenti, mettendo in relazione l&#8217;attuale crisi economico-finanziaria, che tutto inesorabilmente macina, col senso religioso delle cose. Per capire che cosa significa la parola &#8220;futuro&#8221;, bisogna prima capire che cosa significa un&#8217;altra parola, che non siamo più abituati a usare se non nella sfera religiosa: la parola &#8220;fede&#8221;. Senza fede o fiducia, non è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Proponiamo la lettura di questo articolo di Giorgio Agamben apparso tempo fa su &#8220;La Repubblica&#8221; (16 febbraio 2012). Ci pare un valido contributo per comprendere le vicende presenti, mettendo in relazione l&#8217;attuale crisi economico-finanziaria, che tutto inesorabilmente macina, col senso religioso delle cose.</em></p>
<p><a href="http://liberospirito.altervista.org/wp-content/uploads/2012/03/denaro1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-347" title="denaro" src="http://liberospirito.altervista.org/wp-content/uploads/2012/03/denaro1-300x245.jpg" alt="" width="300" height="245" /></a></p>
<p>Per capire che cosa significa la parola &#8220;futuro&#8221;, bisogna prima capire che cosa significa un&#8217;altra parola, che non siamo più abituati a usare se non nella sfera religiosa: la parola &#8220;fede&#8221;. Senza fede o fiducia, non è possibile futuro, c&#8217; è futuro solo se possiamo sperare o credere in qualcosa. Già, ma che cos&#8217;è la fede? David Flüsser, un grande studioso di scienza delle religioni &#8211; esiste anche una disciplina con questo strano nome &#8211; stava appunto lavorando sulla parola <em>pistis</em>, che è il termine greco che Gesù e gli apostoli usavano per &#8220;fede&#8221;. Quel giorno si trovava per caso in una piazza di Atene e a un certo punto, alzando gli occhi, vide scritto a caratteri cubitali davanti a sé <em>Trapeza tes pisteos</em>. Stupefatto per la coincidenza, guardò meglio e dopo pochi secondi si rese conto di trovarsi semplicemente davanti a una banca: <em>trapeza tes pisteos</em> significa in greco &#8220;banco di credito&#8221;. Ecco qual era il senso della parola <em>pistis</em>, che stava cercando da mesi di capire: <em>pistis</em>, &#8220;fede&#8221; è semplicemente il credito di cui godiamo presso Dio e di cui la parola di Dio gode presso di noi, dal momento che le crediamo. Per questi Paolo può dire in una famosa definizione che &#8220;la fede è sostanza di cose sperate&#8221;: essa è ciò che dà realtà a ciò che non esiste ancora, ma in cui crediamo e abbiamo fiducia, in cui abbiamo messo in gioco il nostro credito e la nostra parola. Qualcosa come un futuro esiste nella misura in cui la nostra fede riesce a dare sostanza, cioè realtà alle nostre speranze.</p>
<p>Ma la nostra, si sa, è un&#8217; epoca di scarsa fede o, come diceva Nicola Chiaromonte, di malafede, cioè di fede mantenuta a forza e senza convinzione. Quindi un&#8217; epoca senza futuro e senza speranze &#8211; o di futuri vuoti e di false speranze. Ma, in quest&#8217;epoca troppo vecchia per credere veramente in qualcosa e troppo furba per essere veramente disperata, che ne è del nostro credito, che ne è del nostro futuro? Perché, a ben guardare, c&#8217;è ancora una sfera che gira<br />
tutta intorno al perno del credito, una sfera in cui è andata a finire tutta la nostra <em>pistis</em>, tutta la nostra fede. Questa sfera è il denaro e la banca &#8211; la <em>trapeza tes pisteos</em> &#8211; è il suo tempio. Il denaro non è che un credito e su molte banconote (sulla sterlina, sul dollaro, anche se non &#8211; chissà perché, forse questo avrebbe dovuto insospettirci- sull&#8217;euro), c&#8217; è ancora scritto che la banca centrale promette di garantire in qualche modo quel credito. La cosiddetta &#8220;crisi&#8221; che stiamo attraversando &#8211; ma ciò che si chiama &#8220;crisi&#8221;, questo è ormai chiaro, non è che il modo normale in cui funziona il capitalismo del nostro tempo &#8211; è cominciata con una serie sconsiderata di operazioni sul credito, su crediti che venivano scontati e rivenduti decine di volte prima di poter essere realizzati. Ciò significa, in altre parole, che il capitalismo finanziario &#8211; e le banche che ne sono l&#8217;organo principale &#8211; funziona giocando sul credito &#8211; cioè sulla fede &#8211; degli uomini. Ma ciò significa, anche, che l&#8217; ipotesi di Walter Benjamin, secondo la quale il capitalismo è, in verità, una religione e la più feroce e implacabile che sia mai esistita, perché non conosce redenzione né tregua, va presa alla lettera. La Banca &#8211; coi suoi grigi funzionari ed esperti &#8211; ha preso il posto della Chiesa e dei suoi preti e, governando il credito, manipola e gestisce la fede &#8211; la scarsa, incerta fiducia &#8211; che il nostro tempo ha ancora in se stesso. E lo fa nel modo più irresponsabile e privo di scrupoli, cercando di lucrare denaro dalla fiducia e dalle speranze degli esseri umani, stabilendo il credito di cui ciascuno può godere e il prezzo che deve pagare per esso (persino il credito degli Stati, che hanno docilmente abdicato alla loro sovranità). In questo modo, governando il credito, governa non solo il mondo, ma anche il futuro degli uomini, un futuro che la crisi fa sempre più corto e a scadenza. E se oggi la politica non sembra più possibile, ciò è perché il potere finanziario ha di fatto sequestrato tutta la fede e tutto il futuro, tutto il tempo e tutte le attese. Finché dura questa situazione, finché la nostra società che si crede laica resterà asservita alla più oscura e irrazionale delle religioni, sarà bene che ciascuno si riprenda il suo credito e il suo futuro dalle mani di questi tetri, screditati pseudosacerdoti, banchieri, professori e funzionari delle varie agenzie di rating. E forse la prima cosa da fare è di smettere di guardare soltanto al futuro, come essi esortano a fare, per rivolgere invece lo sguardo al passato. Soltanto comprendendo che cosa è avvenuto e soprattutto cercando di capire come è potuto avvenire sarà possibile, forse, ritrovare la propria libertà. L&#8217; archeologia &#8211; non la futurologia &#8211; è la sola via di accesso al presente.</p>
<p style="text-align: right;"><em><strong>Giorgio Agamben</strong></em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://liberospirito.altervista.org/se-la-feroce-religione-del-denaro-divora-il-futuro/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Per una storia delle eresie libertarie</title>
		<link>http://liberospirito.altervista.org/per-una-storia-delle-eresie-libertarie/</link>
		<comments>http://liberospirito.altervista.org/per-una-storia-delle-eresie-libertarie/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 19 Mar 2012 17:47:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>liberospirito</dc:creator>
				<category><![CDATA[eresie]]></category>
		<category><![CDATA[Eresie libertarie]]></category>
		<category><![CDATA[Valerio Pignatta]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://liberospirito.altervista.org/?p=338</guid>
		<description><![CDATA[All&#8217;interno del &#8220;progetto liberospirito&#8221; è uscito recentemente in libreria, ad opera di Valerio Pignatta, il saggio Storia delle eresie libertarie. Dai testi sacri al Novecento, edito da Odoya. Di che cosa tratta il libro, qual è il suo filo conduttore? La domanda di giustizia e l’insofferenza verso i centri di potere sono stati una caratteristica costante del divenire storico. In alcuni casi, queste richieste sono arrivate a rasentare o a mettere in pratica veri rivolgimenti sociali ed economici. Nei secoli dominati dall’autorità ecclesiastica, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://liberospirito.altervista.org/wp-content/uploads/2012/03/Pignatta_eresie.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-339" title="Pignatta Eresie libertarie" src="http://liberospirito.altervista.org/wp-content/uploads/2012/03/Pignatta_eresie-220x300.jpg" alt="" width="220" height="300" /></a></p>
<p>All&#8217;interno del &#8220;progetto liberospirito&#8221; è uscito recentemente in libreria, ad opera di Valerio Pignatta, il saggio <em>Storia delle eresie libertarie. Dai testi sacri al Novecento</em><em>, </em>edito da Odoya<em>.</em></p>
<p>Di che cosa tratta il libro, qual è il suo filo conduttore? La domanda di giustizia e l’insofferenza verso i centri di potere sono stati una caratteristica costante del divenire storico. In alcuni casi, queste richieste sono arrivate a rasentare o a mettere in pratica veri rivolgimenti sociali ed economici. Nei secoli dominati dall’autorità ecclesiastica, queste forme di disobbedienza e di rivolta hanno assunto la forma di eresie che hanno messo in discussione la visione teologica, le gerarchie ecclesiastiche, nonché il concetto di peccato e di vita evangelica.<br />
Attraverso i secoli è pertanto possibile individuare un filo rosso di movimenti e personaggi che nella loro proposta hanno immaginato o tentato di costruire, talvolta con lotte sanguinose o sofferenze personali atroci, una società libertaria che per certi versi ricorda da vicino quelle che saranno le posizioni anticapitaliste e antiautoritarie del movimento anarchico di fine Ottocento e primi Novecento.<br />
Dalle prime comunità cristiane agli spirituali francescani, dai dolciniani agli hussiti, dai fratelli del Libero Spirito agli anabattisti, dai <em>diggers</em> al movimento tolstoiano, è tutto un movimento sotterraneo di ribellione religiosa che emerge nel fiume della storia a illuminare le coscienze dei diseredati e dei ricercatori di verità.</p>
<p>Riprendiamo dal testo: <em>“Dopo la morte di Francesco i due gruppi di discepoli che si formarono, con intenti filosofici e religiosi abbastanza contrastanti, entrarono in lotta. Gli Spirituali, che volevano seguire la regola primaria del fondatore, si opposero con convinzione ai Conventuali, che propendevano per una maggiore elasticità di interpretazione della vita ascetica e di povertà predicata dal santo. Questi ultimi optarono anche per un rapporto più morbido e compromissorio col potere, la proprietà eccetera. Gli Spirituali furono dichiarati eretici nel 1317. In parte ritrattarono in seguito alle persecuzioni della Chiesa, e in parte confluirono nel movimento che sarà poi detto &#8220;dei Fraticelli&#8221;. Anche questo gruppo &#8211; che cercò di mantenersi, comunque e nonostante le persecuzioni, fedele alla regola originaria &#8211; fu dichiarato eretico e smembrato nel 1323, sebbene alcuni adepti e gruppuscoli resistettero sino alla metà del XV secolo. I Fraticelli, che non riconoscevano gerarchie, si opposero con tendenze gioachimite al potere politico e religioso. Un tentativo di sostegno gli &#8220;eretici&#8221; Francescani lo ebbero solo dal papa Celestino V, salito al soglio pontificio nel 1294, che però abiurò alla carica in breve tempo proprio a causa della sua insofferenza nei riguardi di una gerarchia ecclesiastica corrotta e ben lontana dallo spirito evangelico.”</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://liberospirito.altervista.org/per-una-storia-delle-eresie-libertarie/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Per la riforma della Chiesa</title>
		<link>http://liberospirito.altervista.org/per-la-riforma-della-chiesa/</link>
		<comments>http://liberospirito.altervista.org/per-la-riforma-della-chiesa/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 26 Feb 2012 17:37:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>liberospirito</dc:creator>
				<category><![CDATA[cattolicesimo]]></category>
		<category><![CDATA[critica del potere]]></category>
		<category><![CDATA[attualità dell'eresia]]></category>
		<category><![CDATA[comunità delle Piagge]]></category>
		<category><![CDATA[riforma della chiesa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://liberospirito.altervista.org/?p=330</guid>
		<description><![CDATA[Abbiamo ricevuto e con piacere diffondiamo la seguente &#8220;Lettera aperta alla chiesa italiana&#8221;. Il quotidiano di Firenze &#8220;La Nazione&#8221; l&#8217;ha presentata come il messaggio degli indignati religiosi. Condividiamo gran parte di quello che compare nel testo, così come la prospettiva dialogica e il tono sommesso. Con rammarico riteniamo che i destinatari del messaggio siano però costitutivamente refrattari a simili discorsi. A questo punto, forse sarebbe più opportuno a intraprendere autonomamente la propria strada, ponendo con costanza e con passione la domanda: cosa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><span style="color: black; font-family: Times New Roman; font-size: medium;"> </span></em><em>Abbiamo ricevuto e con piacere diffondiamo la seguente &#8220;Lettera aperta alla chiesa italiana&#8221;. Il quotidiano di Firenze &#8220;La Nazione&#8221; l&#8217;ha presentata come il messaggio degli indignati religiosi. Condividiamo gran parte di quello che compare nel testo, così come la prospettiva dialogica e il tono sommesso. Con rammarico riteniamo<br />
che i destinatari del messaggio siano però costitutivamente refrattari a simili discorsi. A questo punto, forse sarebbe più opportuno a intraprendere autonomamente la propria strada, ponendo con costanza e con passione la domanda: cosa significa essere eretici oggi?</em></p>
<p><strong><span style="color: black; font-family: Times New Roman; font-size: medium;"><img class="aligncenter" title="giordano-bruno-" src="http://liberospirito.altervista.org/wp-content/uploads/2012/02/giordano-bruno-015-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: black; font-family: Times New Roman; font-size: medium;">Lettera aperta alla chiesa italiana</span></strong></p>
<p><span style="color: black; font-family: Times New Roman; font-size: medium;">“<em>Così dunque voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio ” </em>(Ef 2, 19)</span></p>
<p>Questa lettera nasce dopo l’incontro-invito con alcuni teologi e teologhe che abbiamo avuto nella comunità delle Piagge a Firenze il 20 gennaio scorso e al quale hanno partecipato tante persone credenti e non. Rifacendoci alla tradizione più antica della comunità credente, che per comunicare usava lo stile epistolare, anche noi abbiamo pensato di scrivere una lettera aperta alla chiesa italiana. Vorremmo fare una breve sintesi delle tante inquietudini e dei tanti desideri ed aspettative raccolte in quel contesto La trama principale delle nostre inquietudini, è espressa proprio dal testo della lettera alla chiesa di Efeso: <em>Così dunque voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio …</em></p>
<p>Abbiamo sempre pensato che questo fosse vero; abbiamo sempre pensato che la nostra condizione di donne e uomini credenti ci rendesse concittadini nella storia di tutti e familiari con il Mistero. Abbiamo sempre pensato che la nostra fede ci facesse responsabili nei confronti della vita di ogni creatura e dei difficili parti storici, sociali, economici, culturali e spirituali che la comunità umana vive da sempre. Abbiamo sempre pensato anche, che proprio perché siamo familiari di Dio, non siamo esenti dal vivere sulla nostra pelle le fatiche che ogni popolo fa per poter essere popolo degno e libero. Ma oramai, da molto tempo, ci sembra che questo non sia tanto vero, e soprattutto , con tristezza diciamo che forse nessuno ci chiede ed esige questa familiarità con il Mistero e questa solidarietà con la storia.</p>
<p>La struttura ecclesiale infatti sembra più preoccupata a guidarci che a farci partecipare e soprattutto a farci crescere. Le nostre comunità cristiane appaiono più tese a difendere una tradizione che a vivere una esperienza di fede. Noi sappiamo come diceva Paolo alla sua comunità di Corinto,che abbiamo il diritto di essere alimentati con parole<em> spirituali</em> … e con un <em>nutrimento solido </em>(Cfr. 1Co 3, 1-2),e invece ci sentiamo trattati come persone immature, come se non fossimo responsabili delle nostre comunità, ma solo destinatari chiamati a obbedire a ciò che pochi decidono ed esprimono per noi. E proprio in questo odierno contesto storico di grande fatica ma anche di grande opportunità per tutti i popoli, e dunque anche per la nostra società italiana, sentiamo che la chiesa è lontana da questa fatica quotidiana dell’umanità. E che quando si fa presente, lo fa solo attraverso analisi, sentenze e a volte giudizi, che non ascoltano e non rispettano le ricerche e i tentativi che comunque la società fa per essere più autentica e giusta. Ci sembrano sempre più vere le parole di Gesù nel vangelo <em>Legano infatti pesanti fardelli e li impongono sulle spalle della gente, ma loro non vogliono muoverli neppure con un dito </em>(Mt 23, 4). Noi non vorremmo essere collusi e complici di questo stile di vita, perché come credenti concittadini dei santi e familiari di Dio, sappiamo quanto è difficile sospingere la storia verso la pienezza della vita. Sappiamo anche che è difficile essere coerenti, ma lo vorremmo essere perché la coerenza oggi, sarà possibilità di vita per tutti. Perché condividere quello che abbiamo e non il sovrappiù, curarci dalle nostre ferite interiori,separarci da tutti quegli stili di vita che invece di includere escludono e invece di far crescere recidono, non è semplice ma è possibile, soprattutto quando nasce da una ricerca comune, dove ciascuno può suggerire qualcosa, dove ciascuno può condividere la sua visione del mondo e soprattutto la sua esperienza di Dio. Ma noi non ci sentiamo sostenuti nel far questo e l’esempio che abbiamo dalla chiesa ufficiale è, la maggior parte delle volte, quello di pretendere riconoscimenti e di difendere propri interessi,<br />
immischiandosi in politica solo per salvaguardare i propri privilegi.</p>
<p>Vogliamo essere popolo che cerca davvero di fare esperienza di Gesù, di quel Gesù che ispirava sogni di vita, che ispirava desideri di cambiamento. Quel Gesù che riusciva a far sognare anche chi conosceva solo disprezzo, o chi comunque veniva giudicato peggio di altri ed emarginato. Ci domandiamo come mai ci dicono di essere obbedienti al magistero senza chiederci di essere fedeli a questo sogno bellissimo di una umanità composta da <em>ogni lingua, razza, popolo, nazione …. </em>(Cfr. Ap 7,9). Perché ci viene chiesto di essere credenti che devono obbedire e difendere la verità e non ci dicono invece che la Verità è più grande di noi e per questo va ricercata costantemente, ovunque e con tutti? Allora è per questo che vorremmo offrirvi queste nostre riflessioni, vorremmo che la chiesa ripensasse le sue strutture di comunità, e soprattutto la propria struttura gerarchica e i suoi rapporti con la società.</p>
<p>Noi vorremmo che si rifiutasse ogni privilegio economico e soprattutto vorremmo che l’economia delle strutture ecclesiali non fosse complice della finanza e delle banche che speculano con il denaro a scapito del sudore e del sangue di individui e intere comunità, praticando un indebito sfruttamento, non solo delle risorse umane, ma anche di quelle naturali. Queste, in breve, sono alcune delle nostre inquietudini che condividiamo con tutti i credenti, perché <em>la Vita si è manifestata e noi l’abbiamo contemplata, vista, udita, toccata con le nostre mani …</em> (Cfr. 1Gv 1,1-4) e di questo vorremmo rendere testimonianza. Partendo da questo primo incontro, ci<br />
impegniamo a cominciare un processo di autocritica e critica costante, per aiutarci a vivere e crescere insieme, come comunità credenti ma anche come compagni e compagne di cammino di tutti coloro che – tra evoluzioni, rivoluzioni e rivelazioni- fanno di tutto per rendere la storia più bella, solidale e giusta.</p>
<p><strong>Alessandro Santoro</strong> – prete della Comunità delle Piagge (Firenze), <strong>Antonietta Potente</strong> – teologa domenicana, <strong>Benito Fusco</strong> – frate dei Servi di Maria (Bologna), <strong>Pasquale Gentili</strong> – parroco di Sorrivoli (Cesena), <strong>Pier Luigi Di Piazza</strong> – parroco Centro Balducci di Zugliano (Udine), <strong>Paolo Tofani</strong> – parroco di Agliana (Pistoia), <strong>Andrea Bigalli</strong> – parroco di Sant&#8217;Andrea in Percussina (Firenze).</p>
<p><strong> </strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://liberospirito.altervista.org/per-la-riforma-della-chiesa/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Taglia le ali alle armi</title>
		<link>http://liberospirito.altervista.org/taglia-le-ali-alle-armi/</link>
		<comments>http://liberospirito.altervista.org/taglia-le-ali-alle-armi/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 18 Feb 2012 11:35:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>liberospirito</dc:creator>
				<category><![CDATA[critica del potere]]></category>
		<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[Alex Zanotelli]]></category>
		<category><![CDATA[disarmo]]></category>
		<category><![CDATA[nonviolenza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://liberospirito.altervista.org/?p=320</guid>
		<description><![CDATA[Ne abbiamo già parlato su questo blog, riprendendo l’appello di Alex Zanotelli. Volentieri ritorniamo sul discorso, sostenendo la campagna &#8220;Taglia le ali alle armi!&#8221; promossa da Rete Disarmo, Sbilanciamoci e Tavola della Pace per contrastare l&#8217;acquisto del caccia Joint Strike Fighter. Quindici miliardi di euro per i cacciabombardieri F-35, prima della riduzione prevista dal Ministro. Ma saranno ancora un sacco di soldi spesi male. A cui occorre davvero rispondere con un &#8220;terremoto&#8221; di indignazione, con un coro di proteste. É [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://liberospirito.altervista.org/wp-content/uploads/2012/02/F-35_logo_color_large-712269.jpg"></a><img class="aligncenter size-medium wp-image-321" title="F-35_logo_color_large-712269" src="http://liberospirito.altervista.org/wp-content/uploads/2012/02/F-35_logo_color_large-712269-300x300.jpg" alt="" width="286" height="263" /></p>
<p>Ne abbiamo già parlato su questo blog, riprendendo l’appello di Alex Zanotelli. Volentieri ritorniamo sul discorso, sostenendo la campagna &#8220;Taglia le ali alle armi!&#8221; promossa da <em>Rete Disarmo</em>, <em>Sbilanciamoci</em> e <em>Tavola della Pace</em> per contrastare l&#8217;acquisto del caccia Joint Strike Fighter.</p>
<p>Quindici miliardi di euro per i cacciabombardieri F-35, prima della riduzione prevista dal Ministro. Ma saranno ancora un sacco di soldi spesi male. A cui occorre davvero rispondere con un &#8220;terremoto&#8221; di indignazione, con un coro di proteste. É quello che la società civile è chiamata, ora più che mai, ad esprimere visto che l’attuale governo<br />
sembra deciso a non cambiare idea di fondo sul &#8220;Programma pluriennale relativo all&#8217;acquisizione del sistema d&#8217;arma Joint Strike Fighter JSF&#8221;, il faraonico progetto di aereo militare (il più costoso della storia) a cui partecipa anche l&#8217;Italia. Forse non compreremo più 131 cacciabombardieri JSF completi di relativi equipaggiamenti, supporto logistico e basi operative come inizialmente previsto. Ma per quanto possano ridurre l’acquisto, saranno sempre di troppo. Anche uno solo equivale a 180 asili nido. E con l&#8217;ovvia crescita del costo per singolo aereo anche questo taglio ci potrebbe fare spendere (solo per la fattura) almeno dodici miliardi.</p>
<p>In un momento di tagli drastici agli stipendi, alla sanità, alla scuola, al supporto per il lavoro, etc., occorre eliminare del tutto le spese per gli armamenti che servono solo a produrre lutti e distruzioni di cui l&#8217;umanità non ha proprio alcun bisogno.</p>
<p>Per ulteriori info: <a href="http://www.disarmo.org/nof35">www.disarmo.org/nof35</a> e <a href="http://www.facebook.com/taglialealiallearmi">www.facebook.com/taglialealiallearmi</a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://liberospirito.altervista.org/wp-content/uploads/2012/02/img_165672.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-325" title="taglia le ali alle armi" src="http://liberospirito.altervista.org/wp-content/uploads/2012/02/img_165672-211x300.jpg" alt="" width="246" height="337" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://liberospirito.altervista.org/taglia-le-ali-alle-armi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Ontonomia</title>
		<link>http://liberospirito.altervista.org/ontonomia/</link>
		<comments>http://liberospirito.altervista.org/ontonomia/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 05 Feb 2012 16:09:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>liberospirito</dc:creator>
				<category><![CDATA[dialogo religioso]]></category>
		<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[Fabrice Olivier Dubosc]]></category>
		<category><![CDATA[Ontonomia]]></category>
		<category><![CDATA[raimon panikkar]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://liberospirito.altervista.org/?p=314</guid>
		<description><![CDATA[Proponiamo un contributo di Fabrice Olivier Dubosc, tratto dal blog da lui stesso curato (http://quelcherestadelmondo.wordpress.com), dove, prendendo spunto dal pensiero di Raimon Panikkar, viene proposta una riflessione sulle possibilità riguardanti la coscienza collettiva (e individuale). E’ un tema pregnante per il nostro vivere interculturale e interreligioso e quanto mai vicino all’ordine di considerazioni del blog e del sito del liberospirito. Raimon Panikkar ha proposto una griglia che permette di contestualizzare i ‘sintomi’ psicosociali in relazione a tre dimensioni della coscienza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Proponiamo un contributo di Fabrice Olivier Dubosc, tratto dal blog da lui stesso curato (<a href="http://quelcherestadelmondo.wordpress.com/">http://quelcherestadelmondo.wordpress.com</a>), dove, prendendo spunto dal pensiero di Raimon Panikkar, viene proposta una riflessione sulle possibilità riguardanti la coscienza collettiva (e individuale). E’ un tema pregnante per il nostro vivere interculturale e interreligioso e quanto mai vicino all’ordine di considerazioni del blog e del sito del liberospirito. </em></p>
<p><a href="http://liberospirito.altervista.org/wp-content/uploads/2012/02/meticciato-culturale.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-315" title="meticciato culturale" src="http://liberospirito.altervista.org/wp-content/uploads/2012/02/meticciato-culturale.jpg" alt="" width="260" height="195" /></a></p>
<p>Raimon Panikkar ha proposto una griglia che permette di contestualizzare i ‘sintomi’ psicosociali in relazione a tre dimensioni della coscienza collettiva e in una prospettiva che aspira a una costruzione dell’umano. Panikkar definisce questi momenti come <em>kairologici </em>più che <em>cronologici. </em>Detto altrimenti si tratta di<em> </em>qualità della coscienza che non coincidono linearmente con mere fase ‘evolutive’ della storia anche se nei ‘sintomi storici’ si esprimono.</p>
<p>La griglia di Panikkar include dunque molteplici differenze a partire da un vertice di osservazione che distingue tre momenti della coscienza collettiva (e individuale): <em>eteronomia, autonomia e ontonomia.</em></p>
<p>Per <em>eteronomia</em> si intende un livello antropologico della coscienza che contempla il mondo secondo una <em>struttura monarchica</em> o piramidale della società. In questa prospettiva si suppone che le leggi che regolano le varie dimensioni della vita procedono <em>dall’alto verso il basso</em> secondo narrazioni religiose o secolari fortemente gerarchizzate. Una supposta ‘entità superiore’ (o un discorso interpretativo ‘superiore’) darebbe conto del funzionamento di tutto ciò che esiste. È la narrazione dell’ordine e del ‘pensiero unico’ ed è quella delle prospettive monoteiste, moniste, monoculturali, monodisciplinari. Un buon esempio del fatto che la questione non è cronologica si coglie da  un bell’articolo di Barbara Spinelli sulla rivoluzione in corso nel mondo arabo.</p>
<p><em>«Tutti i Paesi europei sono sconvolti dai turbini nordafricani, ma è in Italia che lo sgomento s’accoppia a quell’inettitudine, radicale, di interrogare sé stessi. È come se ci fossimo abituati, lungo gli anni, a pensare la democrazia in maniera monistica: come se il dominio , anche da noi fosse, di uno solo. Come se una fosse la fonte della sovranità: il popolo elettore. Una la legge, quella del capo. Una l’opinione, anche quando essa coincide con il parere di una parte soltanto (la maggioranza) della collettività. Monismo e pensiero unico cadono a pazzi oltre il Mediterraneo ma da noi hanno messo radici e vantano trionfi.»</em> [2011]</p>
<p>L’<em>autonomia</em> è l’altra faccia della medaglia: è il momento dell’auto-determinazione in cui ognuno fa da sé la propria legge. E’ anche il momento di una necessaria differenziazione individuale delle personalità e delle coscienze. Ogni precetto che viene da fuori o dall’ ‘alto’ viene considerato un’imposizione illecita. Ogni disciplina, come ogni sfera dell’esistenza, definisce le proprie regole e non vuole interferenze: le nazioni sono sovrane, la ragione è arbitro supremo, nessun individuo può avere più autorità di un altro e deve essere maestro del proprio destino. Il fare dell’uomo diventa centrale. La metodologia scientifica stabilisce paradigmi di democratica replicabilità, ma tende a ignorare le eccezioni. La narrazione storica e sociologica si afferma in contrasto a quella religiosa. La secolarità afferma come valore la vita vissuta da ogni uomo senza cedimenti all’immaginario. L’autonomia è in effetti una <em>reazione</em> contro le incongruenze della concezione eteronoma e tuttavia è animata dalla medesima forza assolutizzante perché tende ancora al monismo della propria ragione superiore, proietta facilmente il ‘male’ sugli altri e tende, all’interno di ogni singola sfera, alla monocultura.</p>
<p>Un piano ulteriore è <em>l’ontonomia,</em> un livello di coscienza in cui si è andati oltre le visioni eteronome della realtà ma anche oltre l’atteggiamento individualista. Panikkar la chiama anche la fase dell’ <em>inter-in-dipendenza. </em>Ognuno prende parte a partire dalla sua libera singolarità ma con attenzione alla processualità emergente nella comunità. Cominciamo ad accorgerci dell’altro. Il cuore della prospettiva ontonomica è per certi versi la <em>comunicazione. </em>In questa fase si riconosce che l’esperienza umana è contingente e relazionale, che la realtà è un intricata rete di relazioni e interdipendenze a cui ognuno contribuisce aderendo alla propria intrinseca vocazione, ma scoprendo che l’ordine <em>emergente </em>non deriva né da una mera imposizione superiore, né dalle leggi che un individuo ha stabilito per sé ma da una <em>processualità </em>in cui il sistema e gli individui che ne fanno parte gradualmente scoprono la realtà mentre la immaginano e mentre inventano insieme il loro destino. L’ontonomia equivale insomma a pensare che esista una relazione costituiva <em>in fieri</em> tra ogni elemento della realtà. Panikkar dice esplicitamente che l’ontonomia è la realizzazione del <em>nómos</em> (la legge) dell’<em>ón</em> (essere) su quel piano profondo in cui l’unità non nega né la diversità né il pluralismo ma in cui l’una è manifestazione dell’altra. L’ontonomia  descrive quella caratteristica <em>speculare </em>della realtà per cui ogni aspetto rispecchia – senza saperlo -  il tutto in una forma particolare.</p>
<p>La categoria dell’ontonomia ci permetterebbe dunque di ragionare su temi che ci stanno a cuore in una prospettiva che rifonda in termini inediti una terapia dell’umano. La dimensione ontonomica ci consente  inoltre di dar conto delle creolizzazioni inaspettate nell’incontro tra sistemi e culture. Se la contaminazione è sempre stata un tratto costitutivo delle culture, in un’epoca in cui l’ibridazione è in gran parte animata dal bisogno di circolazione e consumo delle merci e dal prevalere di istituzioni mortifere, la capacità di ritrovare sentimenti autentici di partecipazione alla vita sociale diventa un fattore cruciale.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Fabrice Olivier Dubosc</strong></p>
<p style="text-align: right;"><strong>http://quelcherestadelmondo.wordpress.com</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://liberospirito.altervista.org/ontonomia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

