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Delegando si muore

Autore: liberospirito 20 Mag 2014, Comments (0)
Riportiamo una larga parte del recente editoriale di Giovanni Sarubbi apparso su sito www.ildialogo.org (dove è possibile leggerlo integralmente). Vi è una critica del potere, nelle righe sotto riportate, altamente condivisibile (Ivan Illich diceva proprio a proposito del cristianesimo: Corruptio optimi pessima, vale a dire: Ciò che era ottimo, una volta corrotto, diviene pessimo). Si tratta di riprendere nelle proprie mani, senza delega alcuna, il rapporto con la religione e con la dimensione di senso in essa contenuta (e la critica al potere degli esperti di professione era un motivo assai caro proprio a Illich).
sterco del diavolo
Purtroppo, fra i comandamenti che dovrebbero essere universalmente accettati da chi si dichiara cristiano, “il non dire falsa testimonianza” è quello più violato.
Non c’è organizzazione umana dove vi sia un potere da gestire di qualsiasi tipo, sociale, politico, religioso, che non è intrisa di bugie. La dove c’è un potere da gestire li c’è anche la bugia, che si manifesta in vario modo, dal semplice nascondere le informazioni che permetterebbero alle persone di orientarsi correttamente e di poter decidere in tutta libertà e coscienza, alla bugia vera e propria, alla mezza verità, che spesso è peggiore di una bugia completa. E man mano che si sale nella scala organizzativa il livello di bugie è via via crescente. Ciò che circola ai livelli più alti di una organizzazione è quasi sempre sconosciuto ai bassi livelli a cui arriva solo ciò che deve arrivare per continuare a mantenere il potere di tutta l’organizzazione nelle mani di chi la dirige.
Sono giunto a questa amara considerazione attraversando tutta una serie di organizzazioni sociali, da quella sindacale, a quella politica, a quella religiosa che hanno tutte questo tratto caratteristico.
Da questa esperienza ho anche tratto la convinzione che sulle bugie non si può costruire nulla di buono. Basta pensare che sulle bugie si sono costruite tutte le guerre passate e quelle attualmente in corso; sulle bugie si sono costruiti tutti gli scismi e i sotto-scismi all’interno delle chiese cristiane; sulle bugie si costruiscono gli odi fra le persone di diversa etnia, cultura, religione, colore della pelle.
Lo so, quello che sto dicendo è banale, fa parte della vita di tutti i giorni. Ma spesso più banali sono le considerazioni più esse vengono ignorate e non considerate nel loro giusto valore dalla grande massa della popolazione. E così quando una verità che è sotto gli occhi di tutti ,ma che tutti non vedono o fanno finta di non vedere, viene detta in modo chiaro ed inequivocabile, ecco che ci sono le alzate di scudo, le reazioni di chi sente minacciato il proprio potere. Scatta anche il meccanismo di chi, pur non essendo il Re, è più realista del Re ed è anzi quello che più di altri si oppone a qualsiasi cambiamento e giura sulla buona fede del Re. E anche queste cose fanno parte della vita di tutti i giorni.
Ciò premesso, sul tema della crisi delle Chiese noi crediamo fortemente che una discussione aperta e senza falsità sia improrogabile. E diciamo questo perché la situazione dell’intera umanità è ad un punto di svolta drammatico, soprattutto per la questione ambientale che minaccia la sopravvivenza stessa della specie umana e non soltanto per i cambiamenti climatici in atto ma anche per le nuove e sempre più devastanti malattie che si diffondono.
Le chiese cristiane nel loro complesso sono corresponsabili della situazione nella quale siamo, lo abbiamo ripetuto più volte e più volte continueremo a farlo. Certo analoghe responsabilità hanno anche altre religioni o altre ideologie politiche ma noi parliamo per quel che ci compete. Noi cerchiamo di dare un contributo per quel che riguarda la religione nella quale siamo cresciuti e che condiziona la società nella quale viviamo.
Noi sappiamo bene di non avere alcuna verità indiscutibile e alcuna ricetta risolutiva. Poniamo problemi e stimoliamo tutti a confrontarsi con essi e a cercare insieme le soluzioni. E se proponiamo qualche soluzione o via da seguire lo facciamo con lo spirito della proposta possibile, non certo del diktat che deriva da chissà quale mandato divino. Non ne abbiamo noi e non ne riconosciamo a nessun altro essere umano.
Quello che è francamente diventato insopportabile è l’atteggiamento di chi è più realista del Re, di chi, per esempio, pur vivendo una condizione di miseria giustifica o accetta la mitologia e il simbolismo di chi è ricco ed è responsabile diretto della sua povertà. Sono atteggiamenti non più sostenibili sia sul piano civile, sia soprattutto sul piano religioso.
Io so bene che ci sono tanti preti e religiosi cattolici che dedicano la loro vita a favore degli ultimi della Terra. Ne conosciamo diversi e con molti di essi abbiamo l’onore di condividere scelte ed iniziative. Ma questi preti e religiosi sono emarginati all’interno della chiesa. Nella stessa chiesa ci sono anche preti che lucrano su ogni atto ecclesiale che sono chiamati a compiere, violando persino le pur blande regole scritte dal loro vescovo. E’ di questi giorni la notizia di un parroco che alla sua morte ha lasciato un milione di euro in eredità. E ci sono stati e ci sono ancora nel mondo cattolici che ammazzano altri cattolici (vedi Argentina o San Salvador), e mentre c’è chi vive in povertà, nella stessa chiesa c’è chi è dedito all’uso sfrenato di quel dio denaro che Papa Francesco ha giustamente chiamato “lo sterco del diavolo”. Domandiamo sommessamente è possibile continuare così? E’ possibile continuare ad ingannarsi facendo leva sulle emozioni o sulle mega santificazioni che continuano ad annunciarsi a getto continuo?
Noi pensiamo di no, e continueremo ad affrontare questo tema perché siamo convinti che una svolta positiva alla storia del mondo la potranno dare i cristiani che sappiano liberarsi di quel potere che, a partire dal quarto secolo d.C. , ha distrutto lo spirito originario del profeta di Nazareth, che non voleva creare alcuna organizzazione di potere. E non importa a quale chiesa questi cristiani appartengano ne serve costruirne di altre. E’ il potere la malattia, la partecipazione ed il coinvolgimento di tutti è la cura. E’ l’accentramento delle decisioni e della ricchezza in poche mani che è la malattia, la democrazia e la condivisione dei beni è la cura. E se in una comunità si deve delegare qualcuno a gestire una piccola fetta di un potere che attiene a tutta la comunità, questa delega deve essere sottoposta a controllo, nessuna informazione deve essere tenuta nascosta e questa delega non deve mai essere a vita.
Siamo anarchici, libertari, estremisti, fondamentalisti? Chiamateci pure come volete, le etichette non ci interessano. Noi siamo persone che non vogliamo più delegare ad alcuno la gestione della società in tutti i suoi aspetti, politici, culturali o religiosi che siano. E chiediamo a tutti di fare altrettanto perché delegando ad altri ci si scava solo la propria fossa e con la propria quella dell’intera umanità.
Giovanni Sarubbi
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