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Chi ha vinto (per ora)

Autore: liberospirito 17 Lug 2014, Comments (0)
“Chi ha vinto (per ora)” è il titolo di questo intervento di Lidia Menapace (breve ma quanto mai denso, secondo il suo stile). A quale vittoria si riferirisce l’autrice? Alle recenti elezioni europee? A Renzi? A Marchionne? Probabilmente, ma non solo. Potremmo dire, con un lessico un po demodè, che si tratta di un’analisi della fase attuale, di cui i vari Renzi e Marchionne sono solo epifenomeni o tutt’al più sgradevoli sintomi. E tutto questo discorso c’entra – e tantissimo – con un sentire religioso che non vuole ridursi ad un accantucciarsi intimistico. “Chi ha vinto (per ora)” non significa però auspicare la vittoria di una parte su di un’altra, ma andare al di là della logica del vincere e del perdere, per affermare semplicemente la vita. “Socialismo o barbarie”: il riferimento all’espressione di Rosa Luxemburg ci induce a segnalare, per chi non lo conosce, un piccolo ma prezioso libriccino, pubblicato alcuni anni fa da Adelphi dal titolo Un po’ di compassione, in cui l’autrice, rinchiusa in una prigione, assiste e partecipa alla sofferenza di un animale maltrattato.
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Questa mano della partita, o più precisamente questa partita della gara, l’ha vinta il capitalismo, il sistema vigente e dominante sul pianeta, secondo una opinione molto diffusa, che io pure del resto condivido.
Nella lunga contesa, il capitalismo via via ha vinto sul feudalesimo,  poi ha prodotto lo stato di diritto  con la Rivoluzione francese  e poi é cominciata una lunga storia di crisi sempre più gravi e pericolose, nel corso delle quali il capitalismo con la prima guerra mondiale ha cambiato comando, dall’Europa (Inghilterra) all’America (USA), e poi la seconda, ma con il necessario appoggio dell’Urss, uscendone dissanguato quasi quanto i vinti e in ogni modo da quella volta un assetto capitalistico certo sicuro ed egemone non vi è più stato. La crisi capitalistica si è approfondita tanto da essere riconosciuta come strutturale . Il campo anticapitalistico non é riuscito a comporre un disegno adeguato per trasformare la crisi del capitalismo in una occasione per avviare l’alternativa (che si chiami  anticapitalismo, socialismo o come vorremo).
  Senza ulteriori analisi, dico che per quanto mi risulta resto dell’opinione che il capitalismo ha vinto la partita di quella lunga gara in corso, ma non essendo in grado di superare la propria crisi, non produce né accetta o promuove un cambiamento di se stesso se non regressivo, e quindi siamo al noto dilemma luxemburghiano: “Socialismo (o comunque vorremo chiamare l’alternativa) o barbarie”. Di socialismo nemmeno l’ombra, ma la barbarie cresce ogni giorno sia nel senso delle atrocità quotidiane e sia nel senso di perdere ogni ombra di razionalità , sia nel senso di promuovere alcunchè di ragionevole.
  Il frutto più utile della sciagurata stagione che viviamo é che – se non ci diamo da fare per promuovere l’alternativa –  la barbarie fino alla guerra atomica è prevedibile.
Lidia Menapace
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